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Lo studio dell'Essere

Messaggio  Annali il Mar Gen 17, 2017 7:50 pm

Il Positivismo
Nella seconda metà dell’ottocento si affermò il Positivismo, nato come reazione all’idealismo allo scopo di applicare il metodo sperimentale alla vita dell’uomo e alla società. Nacquero così la psichiatria e la sociologia.
 
Auguste  Comte (francese, 1798- 1857)
La filosofia superati gli stadi teologici e metafisici, è giunta al livello delle scienze positive, accomunate dal metodo scientifico. Su queste premesse Comte pose le basi della sociologia.
 
John Stuart Mill (inglese, 1806-1887)
Filosofo ed economista, per lui tutta la conoscenza si fonda sul metodo induttivo: persino le verità logico-matematiche sono generalizzazioni frutto dell’esperienza. Esponente dell’Utilitarismo (secondo cui il fine delle azioni umane è il raggiungimento di ciò che è utile all’individuo e alla società) propose una politica di riforme volta a favorire una maggiore giustizia sociale ed economica.
 
Charles Darwin (inglese, 1809-1882)
Naturalista, studiando l’origine della specie dimostrò la scientificità dell’Evoluzionismo, smentendo le teorie creazioniste e ponendo l’uomo sullo stesso piano di tutti gli esseri viventi.
 
Karl Marx (tedesco, 1818-1883)
Riprendendo la lezione di Hobbes, affermò che l’uomo è solo materia, mentre tutto ciò che egli definisce spirituale non è che una sovrastruttura determinata dalla sua condizione economica e sociale. L’uomo si distingue però dagli animali perché produce e perché vive in una società divisa in classi. Nel “Capitale” spiegò che il Capitalismo ha come fine l’accumulo di beni economici ed è basato sullo sfruttamento dei lavoratori.
 
Georg Cantor (tedesco, 1845-1818)
Partendo dallo studio del numero e dall’infinito elaborò la teoria degli insiemi, base della matematica moderna.
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La filosofia e il pensiero Islamico II

Messaggio  eroil il Lun Gen 16, 2017 2:42 pm

Il primo problema che sorse riguardò il Corano stesso:

"Se sia parola creata o increata essendo divina."

I difensori della divinità del Corano costituirono il gruppo dei Mutakallimum (parlanti)
dal termine kalam, che significa appunto parola.

Un altro problema riguardò gli atti umani e la libertà.

I primi pensatori dell'Islàm, fieramente attaccati alla lettera del Corano e sprovvisti ancora
di una attrezzatura dialettica, difesero accanitamente l'assoluta onnipotenza di Dio, alla quale
non può sfuggire il minimo moto dell'anima.
Si noti che il problema della teodicea (giustificazione di Dio rispetto al problema del male) perde
qualsiasi senso nell'ortodossia islamica. Essendo Dio onnipotente, da Lui viene tutto, compresi
gli atti dell'uomo: quando, ad esempio, un uomo muove la mano Dio che ha già creato l'uomo
e la mano, crea anche il moto della mano nonché il potere che l'uomo ha di muoverla ma Dio
crea, oltre agli atti, la capacità nell'uomo di compierli grazie alla quale egli (l'uomo) acquisisce
questi atti rendendosene responsabile.
Dio non crea il male morale, compie solo il bene il male viene dall'uomo, anzi, il bene e il male
"stanno nelle cose" è per questo che Dio ne comanda alcune e ne vieta altre
.

C'è dunque una legge morale "naturale" conoscibile attraverso la ragione e alla quale è sottoposto
lo stesso Dio: Egli fa sempre il meglio per le sue creature.

Sorsero così i Giabariti, campioni ad oltranza della onnipotenza divina, a scapito della libertà umana. 

Però, a mano a mano che l'Islàm assorbiva il pensiero greco, si fece maggiormente sentire
la reazione dei Qadariti per essi è l'uomo che dispone liberamente delle sue sorti.

Dai Qadariti sorsero ben presto i primi pensatori indipendenti, che erano spiriti aperti al progresso
i quali avevano come scopo di rendere ragione della loro fede e, nello stesso tempo, di liberarla
dagli eccessivi del letteralismo che la rendeva sempre più vulnerabile.

Codesti erano i Mutaziliti (o indipendenti, perché si erano appartati, separati, durante
una discussione svoltasi nell'anno 35 dell'egira tra gli ortodossi e la setta dei careziti
ad essi rimase per eccellenza il nome di Mutakallimun) che furono i creatori della prima
teologia speculativa.

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La filosofia e il pensiero Islamico

Messaggio  eroil il Lun Gen 16, 2017 2:07 pm

Chiarimento preliminare:
Il testo, come è evidente, non vuole criticare ne sconvolgere il pensiero Islamico espresso
nel al-Qurʾān. (Corano)
Ma serve per capire se effettivamente esiste un processo o volontà di integrazione tra culture
e per cercare una risposta, se possibile, alla domanda originale di tutta questa discussione:
"Che aria tira, quale clima culturale condiziona oggi la società nelle sue componenti da renderla
simile a una terra di Caino?

La mancanza dei valori fondamentali dell'esistenza, il trionfo dell'effimero?"

Dalle origini al Medioevo

Generalmente è sempre consigliata al musulmano la precisa aderenza al precetto della legge.
La ragione di ciò sta, in sostanza, nell'impossibilità di ragionare su un Dio come quello islamico
per la sua estrema "personalità" trascendente, per la sua estrema libertà, che nulla deve garantire
alla logica umana.
Egli, attraverso il Profeta dell'Islam, fonda uno stato universale e dà particolare importanza
a quello che il credente deve fare su questa terra per realizzare il piano divino.
L'unica cosa concreta di cui l'uomo debba interessarsi, rispetto a Dio, è la giusta esecuzione
dei suoi ordini per la conquista ordinata dei beni di questo mondo e dell'altro.
Si può ben comprendere come in un quadro siffatto la "falsafah", come in arabo si chiama
la "filosofia" sia stata sostanzialmente un corpo estraneo al vero Islàm, quello tutto teso
all'obbedienza al Corano e all'imitazione del pensiero e del comportamento di Maometto
il carattere religioso del pensiero islamico ne è l'aspetto distintivo che le conferisce una
assoluta coerenza.
Ora, è proprio il tentativo di dare spiegazione coerente all'assoluto monoteismo divino
il primo fattore che indusse i musulmani all'esercizio della ragione in riferimento alla divinità.


Se vogliamo trovare una differenza di fondo tra la tradizione islamica e quella occidentale
la possiamo vedere nel concetto di necessità:
la necessità domina il mondo divino ed umano tale è la convinzione dei grandi filosofi musulmani.

Al contrario, la scolastica latina cercherà di salvaguardare sia il libero arbitrio dell'uomo
che la libertà creativa di Dio.



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Lo studio dell'Essere

Messaggio  Annali il Sab Gen 14, 2017 9:00 pm

L’Islam
Quando, dal IX secolo il Corano e gli insegnamenti del profeta Maometto divennero la base teologica dei musulmani, i dotti arabi integrarono la nuova dottrina con la filosofia greca. Lo stesso accadde nel campo delle scienze, dopo che gli arabi ebbero conquistato l’Egitto nel VII secolo, ereditando il grande sapere scientifico conservato ad Alessandria.
 
Avicenna (arabo, 980-1037)
Integrò i principi medici Ippocrate e di Galeno con le teorie di Aristotele. La sua enciclopedia divenne il libro di testo nelle facoltà di medicina occidentali fino al XVI secolo. Scrisse anche una summa dell’Aristotelismo, che lo mise in contrasto con i teologi musulmani.
 
Al-Gazhali (arabo, 1058-1111)
Sostenne che la ragione non è valido strumento di conoscenza, né della realtà né di Dio, opponendosi agli altri filosi arabi, più vicini al pensiero greco. Negò la relazione causa-effetto indicata da Aristotele, sostenendo, come più tardi Hume, che l’uomo collega tra loro i fenomeni solo per abitudine.

Averroé (arabo, 1126-1198)
Medico, giurista, matematico e filosofo incarnò l’ideale enciclopedico. Commentò le opere di Tolomeo e Aristotele e sostenne che il Corano ha tre livelli di lettura: uno popolare e letterale, uno giuridico-normativo e uno filosofico, nel quale i contenuti religiosi possono convivere con le dottrine filosofiche greche.
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Questioni contemporanee

Messaggio  eroil il Gio Gen 12, 2017 9:56 pm

L'utilità della folosofia

"Mi trovai intricato in tanti dubbi ed errori, che mi sembrava di avere tratto nel tentativo
di istruirmi un unico utile: la crescente scoperta della mia ignoranza...Mi si era fatto credere

che con lo studio avrei acquistato una conoscenza chiara e sicura di tutto ciò che è utile
alla vita"
(Cartesio: Discorso sul metodo)

La caratteristica impossibilità di definire i confini della filosofia, e la sua apparente
inconcludenza pratica, sono state fra le ragioni fondamentali di un filone critico nei confronti
dell'attività del filosofo in sé e per sé.

Filosofo = conservatore di utili sarcasmi...

Quando allora Nietzsche definirà la sua filosofia come "gaia scienza", intenderà appunto
richiamarsi a una filosofia che sia capace, come scienza della terra, di occuparsi di questo
mondo terreno e non dell'altro, metafisico, inventato da filosofie compromesse
con la trascendenza.

E qui ci si può fermare un momento per parlare un attimo di:

Friedrich Wilhelm Nietzsche (Röcken 15 ottobre 1844/Weimar 25 agosto 1900)
è stato un filosofo, poeta, compositore e filologo tedesco.

La sua filosofia, appartenente al filone delle filosofie della vita, è considerata da alcuni
uno spartiacque fra la filosofia tradizionale e un nuovo modello di riflessione, informale

e provocatorio.
In ogni caso si tratta di un pensatore unico nel suo genere, da giustificare l'enorme influenza
da lui esercitata sul pensiero posteriore.

Ecco un esempio del suo pensiero, in questo caso riguarda il suo giudizio su Platone
e di chi ne usò il pensiero filosofico.

Il crepuscolo degli idoli (1889)
Traduzione dal tedesco di Anonimo (1924)

Ciò che io devo agli antichi

[...]Infine la mia antipatia per Platone va sempre più aumentando trovo ch’egli ha deviato
da tutti i fondamentali istinti degli Elleni, lo trovo così impregnato di morale così, cristiano
avanti lettera, egli diede già l’idea del "bene" come idea superiore che sono tentato d’impiegare
riguardo a tutto il fenomeno Platone piuttosto che ogni altro epiteto, quello di "alta mistificazione"
o, se si preferisce, d’idealismo.
Si è pagato caro aver visto questo Atenese andare a scuola dagli Egiziani.
(o forse dagli Ebrei in Egitto?)
Nella grande fatalità del cristianesimo, Platone è quel fascino a doppio senso chiamato "ideale"
il quale permette alle nature nobili dell’antichità di sbagliarsi e di abbordare il ponte che conduce
alla "croce"...e quante tracce di Platone vi sono ancora nell'idea della "Chiesa" nell’edificazione
nel sistema, nella pratica della Chiesa!


Nietzsche concepisce la vita come un continuo crescere e superamento di quei valori
consolidatisi nel tempo che cercherebbero ipocritamente di normalizzare l'esistenza nella morale
corrente, la vita nel pensiero nietzschiano, contrariamente al darwinismo, non è mai adattamento
conservazione, ma continua crescita senza la quale il vivente si spegne.
Il tentativo tipico dell'umanità di fondare la propria vita su certezze, ricercandole nella religione
nella scienza, nei valori morali, fa sì che questa si spenga sopraffatta dalla cultura moderna.

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La filosofia del XX secolo come funzione critica

Messaggio  eroil il Mar Gen 10, 2017 1:15 pm

"Chi pensa sia necessario filosofare deve filosofare e chi pensa non si debba filosofare deve
filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso

o andarsene di qui, dando l'addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere
solo chiacchiere e vaniloqui."
(Aristotele, Protreptico o Esortazione alla filosofia)

Già direbbe qualcuno, ma Lui, (Aristotele) non doveva alzarsi alla mattina presto
per andare al lavoro e magari fare la coda in macchina imbottigliato in una
mega futuristica tangenziale...ma anche a quei tempi, l'andare a cavallo non era
cosa semplice, a parte il fatto che non era da tutti avere un cavallo...

La filosofia contemporanea trova la sua delimitazione iniziale, secondo la comune storiografia
filosofica, nel periodo in cui i grandi ideali e sistemi di pensiero ottocenteschi declinano
di fronte alle tragedie e alle disillusioni tipiche del Novecento.
Nel secolo XX l'unico senso tradizionale della filosofia sembra essere rimasto quello della sua
funzione critica.
Persa ogni possibilità di unificare i saperi particolari, ormai troppo diversi e complessi
la filosofia non si definisce più per un metodo proprio d'indagine o per uno specifico campo
di applicazione ma conserva in un certo modo la sua funzione universale riservandosi
il compito di critica dei vari saperi, delle loro differenze e delle loro possibilità.

Questa funzione critica della filosofia si sviluppa in modi diversi a seconda che si veda
in essa prevalentemente...

1)L'aspetto metodologico, come critica cioè dei metodi dei saperi, come fa l'empirismo logico
ovvero:
"La concezione scientifica del mondo non conosce enigmi insolubili il chiarimento delle questioni
filosofiche tradizionali conduce, in parte, a smascherarle quali pseudo-problemi, e a convertirle
in questioni empiriche, soggette, quindi, al giudizio della scienza sperimentale"
(Hans Hahn, Otto Neurath, Rudolf Carnap, La concezione scientifica del mondo.
Il Circolo di Vienna, a cura di A. Pasquinelli, Laterza, Roma-Bari 1979, pp. 74-77)

E, la filosofia analitica, ri-ovvero:

Alla fine del XIX secolo, Gottlob Frege ed altri portarono ad uno straordinario avanzamento
nel campo della logica, i risultati di questo metodo sono controversi tuttavia è innegabile
che tale tentativo abbia portato importanti ripercussioni e sviluppi in una serie di campi
quali ad esempio l'informatica e lo studio del linguaggio nei suoi vari aspetti:
sintassi, semantica, pragmatica.

2)Una funzione di critica liberatoria dalla soggezione a strutture filosofiche del passato come
nella fase finale della fenomenologia di Edmund Husserl, in modo particolare nell'opera:
"Crisi delle scienze europee."

3)Una funzione di critica dei valori come nel pragmatismo di John Dewey.
(Burlington 20 ottobre 1859/New York 1º giugno 1952) è stato un filosofo e pedagogista
statunitense. Scrittore e professore universitario, ha esercitato una profonda
influenza sulla cultura, sul costume politico e sui sistemi educativi del proprio paese.
Intervenne su questioni politiche, sociali, etiche, come il voto alle donne e sulla delicata
questione dell'ingiusta condanna degli anarchici Sacco e Vanzetti.

4)Una funzione di critica sociale, l'interpretazione filosofica del destino degli uomini in quanto
non sono puramente individui ma membri della società.
(vedere: Jürgen Habermas e Max Horkheimer)

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Filosofia del XIX secolo

Messaggio  eroil il Gio Gen 05, 2017 10:21 pm

La filosofia dell'Ottocento, che viene spesso trattata come un periodo a sé stante
vede il pensiero di Hegel, che affermò un'unione mediata di soggetto e oggetto, dunque
non più uniti indissolubilmente.
Hegel ripropose in un certo senso il ragionamento circolare di Cartesio, sostenendo
che il divenire logico della storia, scaturito dall'Assoluto, serve alla fine a rendere
ragione dell'Assoluto stesso.

1)Dialettica storica: di Georg Wilhelm friedrich Hegel

La tesi:

La tesi è lo stato di partenza della dialettica, la semplice cosa in sé, per ciò che è.
In questo stato le cose sono quelle che sono, si trovano in sé, il loro significato è quello palese
ed evidente. (tale stato è associato da Hegel all'astratto, l'intellettuale, ovvero la percezione
di un problema in sé)

L'antitesi:

L'antitesi è la necessaria negazione della cosa di partenza, per cui un'altra determinazione
si oppone alla prima come parte diversa e contrapposta. La seconda fase è quella che
costituisce la transizione: perché qualcosa muti è necessaria una negazione della cosa stessa
un cambiamento di essenza, un proiettarsi fuori di sé. (questo stato è ricondotto da Hegel
al dialettico, al negativo-razionale, ovvero la controtesi che nega la tesi)

La sintesi:

La sintesi è l'ultima parte del processo dialettico a tre stadi, è il momento in cui la tesi e l'antitesi
si fondono in una nuova entità, la quale racchiude aspetti della prima e della seconda.
La sintesi è il momento in cui l'oggetto del mutamento supera la negazione e riacquista un nuovo
significato in cui si trovano sintetizzati sia elementi della cosa originaria sia elementi
della cosa negata. (questa fase e ricondotta da Hegel allo speculativo, positivo-razionale
ovvero alla visione d'insieme che scaturisce dalla fusioni delle tesi contrapposte per arricchimento)

Per dirla come Hegel, ogni cosa "si afferma, si nega, si supera", la dialettica rappresenta
la "vita dell'Assoluto"


2)Dialettica storica: Karl Marx-rovesciando Hegel


1)Il rifiuto sia della metafisica idealista (in particolare di tipo religioso) sia dell'empirismo
a favore di un metodo rivolto alla generalizzazione teorica basata sul metodo scientifico:
scopo della scienza è scoprire quelle che nel gergo hegeliano sono le "leggi di movimento"
dei sistemi che studia, basate sulle forze fondamentali che ne determinano l'evoluzione
rifiutando idee preconcette imposte sui fenomeni ma senza fermarsi neppure ad una mera
descrizione statica della loro apparenza superficiale.

2)Una visione olistica per cui ogni cosa è una parte connessa del complesso che è l’Universo
ed è sottoposta, in quanto comunque materia organizzata in forme storicamente determinate
alle medesime leggi fondamentali. Marx rifiuta dunque ogni forma di dualismo.

3)Il riconoscimento del mutare incessante della realtà, per Hegel frutto del dipanarsi teleologico
della dialettica dello Spirito, per Marx al contrario frutto del risolversi e del continuo ricrearsi
della contraddizione all'interno degli oggetti materiali, in un'evoluzione che non ha una direzione
data dall'esterno ed è intervallata da balzi qualitativi. (che nella storia umana sono le rivoluzioni)

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Lo studio dell'Essere

Messaggio  Annali il Gio Gen 05, 2017 9:25 pm

Illuminismo
L’illuminismo
Dopo il pensiero scientifico,il razionalismo, il materialismo e l’empirismo nel settecento la filosofia abbandonò i dogmi platonici e aristotelici della scolastica, iniziando così il secondo dei “Lumi della ragione” da opporre alle tenebre della superstizione. Fu anche l’epoca della lotta all’assolutismo, (culminata nella Rivoluzione francese) della nascita dello Stato e del diritto moderni, della fiducia nel progresso.
Nei principali rappresentanti spiccano:
Gianbattista Vico (italiano, 1668-1744)
Contestò la pretesa cartesiana di rappresentare la realtà con solo criteri matematici. Riconobbe nella vicenda umana il continuo ripetersi di cicli storici (corsi e ricorsi) inaugurando così la filosofia della storia.
David Hume (inglese, 1711-1776)
Nel trattato della natura umana elaborò una teoria della conoscenza che si forma attraverso impressioni e idee. Negò il principio razionale di causa ed effetto (quella che chiamiamo causa di qualcosa è il risultato di un’associazione di idee.
Voltaire (francese, 1694-1778)
Polemico contro la superstizione e il fanatismo, escludeva un interessamento diretto di Dio alla condizione umana, propugnando invece una religione  naturale basata sulla ragione.
Montesquieu (francese, 1689-1755)
Giurista di carriera, la sua opera “Lo spirito delle leggi” è un’enciclopedia del diritto in cui la politica è esaminata con metodo scientifico. Sancì l’importanza della separazione dei poteri: legislativo,(quello del parlamento) esecutivo, (del re e del suo governo) giudiziario (della magistratura).
Jean –Jacques Rousseau (francese, 1712-1778)
Indicò nello stato di natura il regno dell’innocenza e della felicità e teorizzò uno Stato che lo garantisse attraverso il governo della ragione, la piena espressione della natura umana (L’uomo è nato libero). Nel suo metodo educativo, descritto nel trattato “Emilio” si riflette la sua idea dell’uomo , ritenuto fondamentalmente buono.
Christian Wolff (tedesco, 1678-1754)
Fu il caposcuola dell’illuminismo tedesco, che con lui divenne “filosofia dogmatica”. Definì il postulato come una proposizione non dimostrabile.
Adam Smith (inglese, 1723-1790)
Pose le basi del liberismo e del pensiero capitalista: la riccheza è garantita dalla produttività fondata sulla suddivisione del lavoro e da una libera iniziativa individuale che non prevarichi però gli interessi altrui.
Immanuel Kant (tedesco, 1724-1804)
La filosofia deve indagare i limiti e i poteri della ragione (Criticismo) mettendo al centro non più larealtà dell’oggetto, bensì il soggetto. Nella “Critica della ragion pura”introdusse la  distinzione tra “giudizio sintetico a posteriori )frutto dell’esperienza) e  “giudizio sintetico a priori” (che prescinde dall’esperienza). Nel campo dell’etica sviluppò la teoria dell’”imperativo categorico”: sono morali le azioni che l’uomo compie obbedendo  alle indicazioni della ragione.
Alexander Baumgarten (tedesco, 1714- 1762)
Usò per primo il termine “Estetica” riferito alla riflessione filosofica sulle arti e sul bello.


Ultima modifica di Annali il Ven Gen 06, 2017 2:36 am, modificato 2 volte (Motivazione : titolo approriato)
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Filosofia Moderna

Messaggio  eroil il Mar Gen 03, 2017 3:39 pm

La filosofia moderna: dal 1400 fino al 1800 circa.

Essa ebbe inizio con la filosofia rinascimentale, che vide una rinascita del neoplatonismo
e del pensiero di Plotino, identificato allora interamente con quello di Platone.

Tra gli esponenti di spicco del neoplatonismo vi fu in Germania Nicola Cusano, che rielaborò
una teologia negativa su basi mistiche, affermando che Dio è il fondamento della razionalità
ma di Lui possiamo avere solo una conoscenza intuitiva perché la Verità non è qualcosa
da possedere ma da cui si viene posseduti. Mentre in Italia abbiamo Marsilio Ficino
e Pico della Mirandola. (Per non farmi venire mal di testa come la Signora Annali, per saperne
di più su questi Signori c'è Wikipedia) Smile
In un tale rinnovato clima culturale riprese vigore una disciplina emblematica di questo periodo
l'alchimia, che funse per certi aspetti da apripista alla chimica e alla scienza moderna.
Cultore dell'alchimia fu in particolare Giordano Bruno, che anticipò per via filosofica le scoperte
dell'attuale astronomia, introducendo il concetto di infinito in rottura con la visione geocentrica
dell'universo. Sarà poi con Galileo Galilei che si fa nascere ufficialmente la scienza moderna.

Nel Seicento Cartesio sviluppò una prima forma di metodo razionale, che pur rifacendosi
al concetto teologico di Dio, se ne serviva non per annullare il pensiero nel senso tradizionale
della teologia negativa in favore di una dimensione mistica e intuitiva del sapere, ma al contrario
per dare consistenza e oggettività al pensiero umano, fu così che elaborò il cogito ergo sum
in virtù del quale l'essere risulta sottomesso al pensiero e la verità concepita come oggetto
da possedere.

La posizione di Cartesio ricevette per questo le critiche di Blaise Pascal:

"Non posso perdonarla a Cartesio, il quale in tutta la sua filosofia avrebbe voluto poter fare
a meno di Dio, ma non ha potuto evitare di fargli dare un colpetto al mondo per metterlo

in moto, dopo di che non sa più che farne di Dio"

(Blaise Pascal, Pensieri, 77)

Un pensiero autenticamente materialista cominciò invece a prodursi in Inghilterra, sempre
nel Seicento, dando luogo a una riproposizione del meccanicismo democriteo, in virtù
del quale i fenomeni naturali sarebbero interamente riconducibili a leggi meccaniche
di causa-effetto.
A questa teoria aderirono in primo luogo Thomas Hobbes, e in seguito Isaac Newton.

Sul finire del Settecento Immanuel Kant decise di sottoporre la ragione a vaglio critico
tramite la Critica della ragion pura.
La riflessione kantiana si inserì nella cornice dell'illuminismo che andava nel frattempo
sviluppandosi in Francia e i cui maggiori esponenti furono Voltaire, Rousseau, e Montesquieu.
Per risolvere le contrapposizioni tra razionalisti ed empiristi, Kant attuò una rivoluzione
copernicana del pensiero, affermando che se da un lato il razionalismo non è autonomo
ma ha bisogno dell'esperienza per aspirare ad una conoscenza oggettiva, dall'altro
è l'esperienza, sensibile ad essere modellata dalla ragione e non viceversa.

Ma la grandezza di Kant risiedette soprattutto nella critica della ragion pratica per l'importanza
attribuita al sentimento morale, fondando sulla ragione anche l'agire etico: la legge morale
che la ragion pratica si dà e a cui questa spontaneamente ubbidisce, diventa per Kant garanzia
universale e necessaria di libertà, dell'immortalità dell'anima, e dell'esistenza di Dio, concetti
preclusi invece alla pura ragione.

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Lo studio dell'Essere

Messaggio  Annali il Mer Dic 07, 2016 6:21 pm

Tra il Cinquecento e il Seicento nacque il pensiero scientifico. La rivoluzione i8niziò con l’astronomo polacco Niccolò Copernico che mise il Sole al centro dell’universo e proseguì con il tedesco Giovanni Keplero e il fisico inglese Isaac Newton. Testimone del conflitto tra pensiero laico e dogmatismo cattolico fu il francese Michel de Montaigne, il cui scetticismo è espresso dal motto “ que sais-je?” (che cosa so io?)
 
Galileo Galilei (italiano 1564-16429) Con lui il metodo scientifico trovò le sue prime applicazioni. Fisico e astronomo fu un convinto assertore del sistema eliocentrico di Copernico. Nel “Dialogo sopra i sistemi” enunciò i principi del metodo sperimentale che rifiuta ogni verità precostituita. Accusato di eresia fu costretto ad abiurare. Avanzò la tesi del doppio linguaggio (biblico e della natura espresso da formule matematiche.)
 
Giordano Bruno (italiano 1548- 1600) Difese il sistema eliocentrico copernicano e teorizzò l’esistenza di “infiniti mondi” emanati da Dio e in continuo mutamento: per lui esiste, infatti, solo processi di trasformazione. Fu arso come eretico.
 
Francesco Bacone (inglese 1561- 1626). È tra i fondatori del metodo scientifico. Nel trattato “Novum Organum” oppose alla logica deduttiva (di Aristotele e della Scolastica) il metodo sperimentale e induttivo (basato sull’osservazione empirica dei fenomeni) che mira a descrivere l’universale partendo dal particolare e non viceversa. Elaborò anche una “teoria degli idoli” false immagini innate che deviano il pensiero umano.
 
Tommaso Campanella (italiano 1568- 1639) Accettò le idee di Giordano Bruno e propose una riforma della società: nel suo libro “La città del Sole” espose un’utopia in cui gli uomini vivono in una società sottoposta solo alle regole della ragione e dove è abolita la proprietà privata. Condannato per eresia si rifugiò in Francia.
 
Cartesio (René Descartes, francese, 1596-1650) Con lui inizia la filosofia moderna. Rifiutò la Scolastica, riportando la ragione a guida fondamentale dell’uomo. Il Razionalismo cartesiano oppone la “res cogitans” (spirito e pensiero, oggetto di studio della cosiddetta “filosofia prima”) alla “res extensa” (la materia oggetto di studio della fisica). Il primato della ragione è sintetizzato dal motto”cogito, ergo sum” (penso dunque esisto, null’altro da dimostrare.)
 
Blaise Pascal (francese, 1623- 1662). Matematico e fisico separò nettamente la fisica dalla scienza. Fervente cristiano prese le distanze dal razionalismo cartesiano distinguendo l“ esprit de géometrie”proprie delle scienze fisiche dall’”esprit de finesse”, il pensiero intuitivo ispirato dal cuore e non dalla ragione.
 
Thomas Hobbes (inglese, 1588-1679) Identificò la filosofia con la scienza, elaborando il pensiero materialistico: si può indagare solo ciò che è corporeo . la teologia pertanto non può essere ritenuta una scienza. Per Hobbes lo Stato è la risposta al bisogno di sicurezza dell’uomo, che si affida a un sovrano per superare i conflitti dello stato di natura, in cui “l’uomo è lupo per altri uomini” (homo homini lupus). Si giustifica così l’assolutismo.    
 
John Locke (inglese 1632-1704) Caposcuola dell’Empirismo, elaborò una teoria della conoscenza fondata sull’esperienza, negando l’esistenza delle idee innate di Cartesio: l’uomo conosce attraverso le sensazioni (le idee semplici) mentre le “idee complesse” regolano le operazioni mentali astratte. Teorizzò per primo il “Liberalismo”, secondo il quale il fine dello Stato è la tutela dei diritti naturali dei cittadini.
 
Gottfried Leibniz (tedesco, 1646-1716). Matematico, filosofo, criticò il razionalismo, ritenendo che la materia ha origine da una sostanza di ordine metafisico. Da queste premesse, sviluppò la teoria delle mònadi, enti completi, indipendenti e numericamente infiniti creati da Dio (mònade suprema, che regola i movimenti di tutte le altre).
 

(E… basta così, questo Pensiero Scientifico mi ha procurato un gran mal di testa leggendo di quante teorie furono capaci d’inventarsi le grandi menti del passato: quasi nessuno d’accordo con l’altro, ognuno per la propria via convinto d’essere di volta in volta portatore di luce, di genialità, di elaborazioni mentali sempre nuove e originali.) 
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Filosofia e storia moderna

Messaggio  eroil il Mar Dic 06, 2016 1:10 pm

La storia moderna è un concetto storiografico, inteso come fase successiva all'epoca
medievale e precedente l'era contemporanea.
Riguarda un arco temporale di circa tre secoli, dalla seconda metà del XV secolo o dalla prima
fase del XVI secolo alla fine del XVIII e inizi del XIX secolo.

La tradizione la fa iniziare con la scoperta delle Americhe del 1492.
Tuttavia prossimi di pochi decenni a tale data di per sè puramente convenzionale, sono
situati altri avvenimenti che segnarono ugualmente un punto di discontinuità importante:

1)la caduta di Costantinopoli e la fine dell'Impero bizantino per mano dei Turchi Ottomani
guidati da Maometto II nel 1453.

2)la fine della Guerra dei cent'anni tra Francia e Inghilterra, sempre nel 1453 data a cui alcuni
storici danno molta importanza per il suo avvio dato all'idea degli stati-nazione e alla formazione
delle monarchie nazionali moderne.

3)l'inizio dell'Umanesimo e del Rinascimento alla metà del XV secolo e l'invenzione della stampa
a caratteri mobili (in Europa)

4)l'inizio della Riforma protestante con la pubblicazione delle 95 tesi di Martin Lutero a
Wittenberg nel 1517, secondo quanto indicato dai manuali storici tedeschi.
Con Lutero ha fine l'idea dell' unità del mondo cristiano medievale e si delinea il concetto
di Europa (definendosi gli europei, prima di allora, "cristiani" anziché "europei")

5)La pubblicazione di Copernico della teoria eliocentrica, nel 1543: questa é invece
per il suo enorme impatto tanto sulla scienza quanto sulla religione e la società
la data proposta dagli scienziati.

Le principali date che la storiografia indica invece come conclusive di questa fase (spartiacque
tra una storia moderna e quella che definiamo storia contemporanea) sono le seguenti:

1)1789, ovvero l'anno in cui si verificarono i primi avvenimenti di quella che chiamiamo
Rivoluzione francese.

2)1815, l'anno in cui si concluse il Congresso di Vienna, dove le maggiori potenze d'Europa
si erano riunite per restaurare (da qui il termine Restaurazione per definire quel periodo)
l'Ancien Régime e quindi la situazione precedente alla Rivoluzione e all'epoca napoleonica.

3)1848, ovvero l'anno in cui dilagarono in tutta Europa i Moti del '48 e iniziò l'era delle repubbliche
(in Francia, in Spagna, in Svizzera, poi seguite nel XX secolo da Germania, Italia, Russia,
Portogallo, Grecia e altre nazioni).

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Medioevo

Messaggio  eroil il Mar Dic 06, 2016 12:17 pm

la situazione

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, si assistette a una prima fase con la lotta
tra le popolazioni del nord e dell'est europeo per la ricostruzione a livello locale
dell'organizzazione amministrativa, militare, economica e giuridica.
Cruciale in questa organizzazione fu la struttura feudale che, se da un lato permetteva
una certa stabilità grazie all'organizzazione continentale del sistema, non fu mai
sufficientemente forte da togliere completamente autonomia alle realtà locali, che così
poterono gestire la transizione tra l'uniformità dell'Impero romano e la nascita degli stati nazionali.

Contemporaneamente allo sforzo per la creazione di stati nazionali, nell'Italia centrosettentrionale
e in alcuni centri commerciali d'Europa si assiste invece all'emancipazione dall'Impero romano
tramite i Comuni, città o paesi indipendenti a regime repubblicano, che si contrappongono
al concetto in formazione di monarchia nazionale, sino alla loro trasformazione, in Italia
in signorie cittadine e poi in stati regionali, ambienti in cui sorgerà il Rinascimento.

E in questo contesto, una realtà in grado di dare uniformità al panorama europeo
fu la comune
radice religiosa basata sul Cristianesimo, ereditata dall'ultimo periodo
romano e proseguita
fino all'XI secolo con la separazione della Chiesa ortodossa
dalla Chiesa cattolica nel 1054.

Questa radice comune portò da un lato a una commistione tra potere temporale
e religioso che permise dei momenti di identità come nel caso delle crociate
e persistette non senza conflitti
anche oltre la Riforma protestante. 

In filosofia il Medioevo si caratterizza per una grande fiducia nella ragione umana, che si esprime
nella corrente della scolastica, il cui maggior esponente è Tommaso d'Aquino.(Roccasecca 1225
Fossanova 7 marzo 1274)
La crisi di questa corrente filosofica, nel XIV secolo, con autori come Duns Scoto (Duns 1265
66 – Colonia 8 novembre 1308) e soprattutto Guglielmo di Ockham (Ockham 1285
Monaco di Baviera 1347) fu segnata da un crollo di fiducia nella ragione e da un conseguente
crescente atteggiamento, di chi, constatando discordanza tra fede e ragione fu incline a seguire
la prima senza tenere conto della ragione, portando quindi alla fine del pensiero medievale
e alla nascita del pensiero moderno.
L'Umanesimo e il Rinascimento furono dei poderosi tentativi di rispondere a tale crisi, proponendo
quale modello gli "antichi", come risposta al crollo di fiducia nella ragione umana.
Come è stato ben spiegato da diversi storici, come Régine Pernoud*, gli Umanisti finirono
per attribuire all'intero Medioevo quei caratteri di debolezza della ragione e di fideismo
che ne caratterizzano, al contrario, proprio la crisi.

*Régine Pernoud (Château-Chinon, 17 giugno 1909 – 22 aprile 1998) è stata una storica
francese, specialista del Medioevo.(Se volete approfondire Wikipedia)

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Messaggio  Annali il Lun Dic 05, 2016 4:33 pm

Umanesimo


Il quattrocento fu segnato dalla grande novità dell’Umanesimo da (studio umanitatis, l’insieme delle scienze umane che comprendeva grammatica, retorica,storia, poesia e filosofia).
L’eredità del pensiero classico fu liberata dalle censure e dalle interpretazioni teologiche medioevali, fu riscoperto l’epicureo Lucrezio, mentre Platone, Aristotele e gli scienziati alessandrini furono studiati nella loro lingua originale e visti in una nuova luce grazie alla nascita della filologia (la scienza che studia i testi antichi.)

Erasmo da Rotterdam (olandese 1466-1536) fu l’umanista più noto del suo tempo. Nel suo”Elogio della follia” condannò l’intolleranza religiosa. Difese il libero arbitrio contro Lutero, affermando che la salvezza è nelle mani dell’uomo, mentre per Lutero essa dipende solo da Dio (servo arbitrio).

Marsilio Ficino (italiano 1433-1499) Tradusse Platone e ne fece conoscere il pensiero. È il fondatore del Neoplatonismo del ‘400, che metteva in discussione Aristotele, autorità assoluta nel medioevo (“ipse dixit” era la frase che troncava ogni disputa “l’ha detta lui”). Fuse le idee di Platone con il pensiero cristiano, elaborando una teoria dell’amore: quello per l’uomo è preparazione necessaria all’amore per Dio.

Pico della Mirandola (italiano 1463-1494). Grande conoscitore del Platonismo, ma anche della cultura araba e di quella ebraica, sostenne la dignità dell’uomo e la sua superiorità anche sulle creature angeliche.  Fu accusato di eresia e morì in circostanze misteriose.

Dopo l’Umanesimo proseguirò con Pensiero Scientifico e Illuminismo, arrivando pian piano dall’Idealismo, all’Islam e via di seguito…

Eroil, se riesci a schematizzare le varie epoche filosofiche documentandole, va bene, diversamente prosegui come stabilito nel tuo cammino storico.
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Storia del Cristianesimo

Messaggio  eroil il Gio Dic 01, 2016 6:22 pm

In età antica (Dal I-IIsec.a Costantino I Imp.dal 306 al 337)

Storicamente il cristianesimo nasce dal messianismo ebraico del I secolo, ovvero dall'attesa della liberazione
nazionale e religiosa, annunciata nelle profezie contenute nell'Antico Testamento.
Da qui le prime persecuzioni da parte delle autorità imperiali, che ritennero i cristiani sobillatori dell'ordine
costituito e non propugnatori di una particolare fede religiosa.

I primi cristiani erano Ebrei, e si ritrovavano in Sinagoga a pregare e discutere sul nuovo messaggio, per loro
il "Messia" era arrivato ed era Gesù. Per altri no, e da qui i primi "maltrattamenti" già in patria.  

Nel II secolo le chiese giudeo-cristiane iniziarono a prendere coscienza della propria indipendenza nei confronti
della religione sorella.
Quest'ultima era impegnata a riorganizzare le proprie strutture e basi religiose dopo la crisi successiva
alla distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 d.C.) mentre le chiese dei "gentili" continuavano ad espandersi.

Il Cristianesimo si opponeva sicuramente e palesemente alla cultura dominante, ma d'altra parte
anche i suoi intellettuali erano impegnati nella rielaborazione dei sistemi filosofici ellenici e nella loro

unificazione col monoteismo.
Molti intellettuali "classici" avevano nettamente separato la loro filosofia dalla religione, affermando
esplicitamente che gli dèi non esistevano.

Alla fine del III secolo, quindi, la società intera fu pervasa da uno spirito religioso talmente forte che i vecchi
culti, per nulla sopiti, si ridestarono, si trasformarono e si unificarono anch'essi rispondendo in modo creativo
alla sfida monoteista.
Ma, proprio quando il monoteismo divenne un fenomeno di massa, gli imperatori, in particolare Diocleziano
reagirono in modo aggressivo e perseguitarono i cristiani violentemente quanto in passato.
 
Quando, infine, Costantino si pose alla testa del movimento monoteista, all'inizio del IV secolo, ci fu ancora
una fase di discussione fra intellettuali di ogni categoria e di ogni confessione religiosa.
Proprio a tale scopo l'imperatore convocò nel 325 a Nicea il primo concilio ecumenico generale della Chiesa
durante il quale vennero condannate le dottrine eretiche del prete alessandrino Ario e venne elaborata la prima
organica stesura del credo cristiano.

Alla fine del IV e nel V secolo la crisi multilivello dell'impero arrivò a un grado talmente alto da portare sconforto
in ogni settore: militare, politico, civile, economico e culturale.
Il Cristianesimo divenne l'unica religione legale nel 391 con l'imperatore Teodosio, dopo di che la Chiesa divenne
intollerante e autoritaria.
La lotta alle idee divenne fondamentale per la gestione sociale.

La libertà di pensiero fu resa impossibile. Vendetta? Auto difesa?

Dal suo riconoscimento ufficiale era passato mezzo secolo, e dopo qualche decennio di diatribe teologiche, la Chiesa
cristiana ormai l'unica chiesa ufficiale, la chiesa con la "c" maiuscola divenne la sola istituzione che garantisse
il diritto, per i popoli e per i cittadini.

Nel 392 tutte le opinioni che discordavano con questa visione del mondo furono dichiarate illegali
e perseguite militarmente.


Ora qui sorge spontanea una domanda:
La Chiesa, intesa come filosofia Cattolica è ancora il Cristianesimo?
Non naturalmente quello delle origini, ma la sua evoluzione, oggi, dopo 2000 anni di storia.

Il Medioevo a detta di alcuni è stato il ritorno alla barbarie intellettuale
ma forse sotto certi aspetti...anche no!
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Messaggio  Annali il Ven Nov 25, 2016 12:07 am

Eroil di questa discussione "filosofica" ne è lo storico-divulgatore... io richiamo nel contesto il "Cammino del Pensiero".Riprendo da qui con "La Scolastica"
La Scolastica
In pieno Medioevo l’incontro tra fede cristiana e pensiero greco fornì due nuovi obiettivi alla filosofia: interpretare le Sacre scritture attraverso la ragione e dotare la chiesa di strumenti logici e dialettici utili a contrastare l’incredulità e l’eresia. A questi compiti si dedicarono filosofi della Scolastica (dalle varie scuole e università europee) che posero le basi della Teologia (scienza di Dio). Un anticipatore ne fu Giovanni Scoto Eriùgena (irlandese 810-870) che s’impegnò contro l’eresia della doppia predestinazione, secondo la quale alcuni uomini sarebbero destinati alla salvezza, altri alla dannazione.
Anselmo d’Aosta (1033-1109) Teologo, è considerato il fondatore della Scolastica. Contribuì a un linguaggio filosofico che fosse in grado di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio e la verità delle Scritture.
Bonaventura da Bagnoreggio (1221-1274) Teologo di Parigi, adattò il pensiero aristotelico alla dottrina cristiana, spiegando la fede come uno stato di estasi mistica.
Maestro Eckhart (tedesco 1260-1327) Fondatore della mistica tedesca fu condannato a morte come eretico. Partendo dal neoplatonismo, definì il pensiero come superiore all’essere e Dio come puro intelletto.
Tommaso d’Aquino (italiano) 1225-1274) Attivo all’Università di Parigi fu il più importante esponente della scolastica, distinguendo nettamente fede e filosofia. La sua dottrina (detta Tomismo) afferma che la filosofia è L’Ancella della Teologia, e che i due saperi si fondono nella Teologia razionale, grazie alla quale si possono dimostrare le verità della fede (l’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima.)
Guglielmo da Ockham (inglese 1280-1350) Insegnò a Oxford, anticipò l’Umanesimo e fu condannato per eresia. S’ispirò ad Aristotele per studiare i processi della conoscenza, fece ordine nella selva delle metafisiche scolastiche con un criterio di “economicità” (il rasoio di Ockham) che consiste nel tagliare ogni concetto superfluo. A questo si rifà la scienza oggi.
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L'impero e il cristianesimo.

Messaggio  eroil il Mer Nov 23, 2016 6:06 pm

Brava Signora Castellana, mi ha preceduto sul discorso della filosofia cristiana
ho preparato una sorta di premessa perché il discorso si fa un po' più serio
e per alcuni sulla religione non si scherza, ciò che sto per postare sembrerà slegato
dal suo, ma è solo questione di lettura, ovvero ciò che doveva venire scritto prima Smile 

Premessa:
Andando a parlare di religione/i c'è il pericolo di (involontariamente) offendere qualcuno,
ed è ciò che in assoluto voglio evitare per cui il mio parere religioso, o se volete il mio
"credo" non sarà esplicitamente esternato.
Se penserete di averlo scoperto da commenti o appunti su scritti storiografici che di seguito
saranno riportati nel proseguo di questa e delle prossime discussioni, essi sono solo atti dovuti
per onestà storica e dove non lapalissiani documentati con riferimenti alle fonti originali.   

Dunque; dicevo? A si... Rolling Eyes

L'impero romano e il cristianesimo ebbero a partire dal I secolo d.C. una storiografia comune,
Il cristianesimo fu fondato da persone convinte che Gesù di Nazaret fosse il Messia come
coloro che lo avevano conosciuto per primi  gli apostoli, o che non lo avevano mai incontrato
ma erano stati influenzati dai suoi insegnamenti come gli evangelisti Marco e Luca, oppure
che affermarono di aver avuto rivelazioni mistiche della sua natura divina, come Paolo di Tarso,
che favorì la fondazione di comunità cristiane dopo la sua conversione.

Il cristianesimo si diffuse inizialmente da Gerusalemme in tutto il vicino Oriente.
Fu adottato come religione di Stato dall'Armenia nel 301, in Etiopia nel 325, in Georgia
nel 337 e infine dall'Impero Romano nel 380.
Si diffuse in tutta Europa nel Medioevo e continuò ad espandersi nel mondo con le grandi
scoperte dal Rinascimento in poi diventando la maggiore religione al mondo.
Durante la sua storia il cristianesimo ha attraversato persecuzioni (ma ne ha anche provocate
ed eseguite) scismi e dispute teologiche che hanno sancito la nascita di diverse chiese distinte.
Le confessioni principali del cristianesimo sono il cattolicesimo, l'ortodossia orientale
e il protestantesimo.

Si lo so, il discorso potrebbe diventare barboso, per cui vedrò di sintetizzare in periodi
o fasi la storia del cristianesimo, e attingere da essi la filosofia cristiana in corrispondenza
a quella della civiltà occidentale, anche perché le comunità cristiane dell'europa orientale
non hanno conosciuto il fenomeno che in occidente passa sotto il nome di "Medioevo"!

Le fasi sono quattro:

1) epoca antica (I-V secolo)
2) epoca medievale (V-XV secolo)
3) epoca moderna: protestantesimo, Rivoluzione francese (XIV-XVIII secolo)
4) epoca contemporanea (XIX-XXI secolo): dalla Rivoluzione francese ai nostri giorni.

Che poi la quarta epoca sarebbe lo scopo di tutta la nostra presente
e futura discussione.

Dai su, che continua con la filosofia cristiana. Arrow
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Messaggio  Annali il Mer Nov 23, 2016 5:19 pm

Gnosticismo e Cristianesimo


Lo Gnosticismo (da gnosis conoscenza) influenzò il Cristianesimo delle origini accentuando la separazione platonica fra mondo delle idee e mondo dei fenomeni e quella fra anima e corpo. Gli gnostici basandosi sul dualismo orientale (netta divisione tra bene e male) invitavano a mortificare il corpo, sede del male, per esaltare l’anima riflesso del bene.
La maggior parte dei dotti cristiani, i Padri della Chiesa, erano di cultura greca, così il Cristianesimo fu imbevuto di elementi greci, ispirati soprattutto al pensiero di Platone.
Severino Boezio (latino, 480- 526) fece conoscere nel Medioevo il pensiero di Platone e di Aristotele, traducendo i loro scritti in latino. Caduto in disgrazia scrisse in carcere il suo capolavoro “La consolazione della filosofia”, in cui sostiene che i mutamenti della fortuna non influiscono sulla vera felicità.
Sant’Ambrogio (latino, 339-397).Profondo conoscitore del pensiero greco fu vescovo di Milano e avvicinò il giovane Agostino alle idee di Plotino sul problema del rapporto fra bene e male.
Sant’Agostino (latino, 354- 430). Vescovo di Ippona dopo aver aderito allo gnosticismo, si convertì al cristianesimo. Sostenne la verità della matematica e della dialettica e quindi la validità della ragione. Per lui il male è la privazione del bene e in sé non esiste, esistono, invece il male fisico e quello morale (cioè il peccato, causato dalla libera volontà dell’uomo. Suo il detto”Ama e fa ciò che vuoi”
Plotino (latino, 205-270). Fu il maggior esponente del Neoplatonismo, riprendendo il pensiero di Parmènide e di Platone definì il male come l’assenza del bene che per lui coincide con l’essere e la luce di Dio. Secondo Plotino Dio (l’Uno) è inconoscibile, l’uomo può solo intuirlo e cercare di unirsi a lui distaccandosi dal mondo materiale.
Paolo di Tarso (latino, circa 5-67). A lui si deve il primo tentativo di integrare i cristiani nello Stato imperiale, esortandoli a vedere nell’autorità romana la volontà di Dio.
Tertulliano (latino, circa 160-220). Usò gli strumenti della retorica classica per difendere i cristiani perseguitati. Fustigatore dei costumi invitava i fedeli a una vita di rinunce. Per Tertulliano, il corpo, come ogni altra creazione di Dio è innocente. Ciò che facciamo è responsabilità dell’anima.   



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Messaggio  Annali il Sab Nov 19, 2016 1:02 am

Filosofi Naturalisti

La filosofia occidentale nacque con gli interrogativi che per primi si posero i filosofi naturalisti, attivi sulla costa dell’Asia Minore fra il VII e il VI secolo a.C.
Partendo dall’osservazione della natura, cercavano le cause di fenomeni come la nascita, la morte e la trasformazione delle cose, indagando la realtà di là delle spiegazioni offerte dai racconti mitici, facendo ricorso alla razionalità.
 
Anassàgora (circa 496-428)
Portò le idee dei naturalisti nell’Atene del V secolo a.C. Per lui, all’origine del mondo vi era una mescolanza di semi da cui, grazie all’azione dell’”intelletto” (nous) si sarebbero formate le cose.
 
Anassìmene (586-528 a.C.)
Individuò il principio del mondo nell’aria, responsabile della vita animale e vegetale attraverso i processi di condensazione e rarefazione.
 
Talete (VII- VI sec a. C.)
Nativo di Mileto è considerato l’iniziatore della filosofia, intesa come ricerca della causa prima del mondo. Individuò tale principio nell’acqua, fonte di vita per la natura ma anche elemento su cui pensava galleggiasse la Terra.
 
Anassìmandro (610-547 a.C)
 
Allievo di Talete, per lui il principio del mondo era una sostanza indeterminata e infinita, che chiamò “àpeiron” (l’illimitato). Da questa si sarebbero sviluppati i quattro elementi: l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco.
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Piccola parentesi...ma restando in tema

Messaggio  eroil il Ven Nov 18, 2016 1:54 pm

Bene Annalì, leggo con piacere che "Filosofeggiando" sta diventando a tutti gli effetti
una discussione, sperando che qualcuno/a voglia affiancarci per migliorarne il contenuto...

"Solo il presente ci è tolto, dato che solo questo abbiamo"

(Marco Aurelio, Pensieri, II, 14)

Marco Aurelio Antonino Augusto fu imperatore dal 161 sino alla morte, avvenuta per malattia
nel 180 a Sirmio secondo il contemporaneo Tertulliano o presso Vindobona.
Associò al trono suo figlio Commodo. È considerato dalla storiografia tradizionale come
un sovrano illuminato, il quinto dei cosiddetti "buoni imperatori" il suo regno fu tuttavia
funestato da conflitti bellici, guerre partiche e marcomanniche, da carestie e pestilenze.

Nel film colossal del 2000 "Il gladiatore" l'imperatore Marco Aurelio viene
ucciso dal figlio Commodo. Incoerenza storica, il resto del film è un'altra
storia.

Prossima lettura e discussione?

L'impero e il cristianesimo...sorpresi? Ma no dai(forse) Rolling Eyes
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Messaggio  Annali il Mer Nov 16, 2016 7:44 pm

Filosofia terapeutica

Nei regni ellenistici nati dallo smembramento dell’impero di Alessandro Magno, fiorì la filosofia terapeutica, detta così perché rivolta a liberare l’uomo dalla sofferenza.
Dopo lo scetticismo inaugurato da Pirrone e proseguito da Carneade, (219-129 a.C.) si svilupparono l’epicureismo e lo stoicismo, che influenzeranno la cultura romana. A sintetizzare queste correnti, come ben spiegato da Eroil, sarà l’oratore e filosofo Cicerone (latino) e lo storico Plutarco, poi nel I secolo d.C.
Crisippo (281-284 a.C.) trasformò in dottrina il pensiero di Zenone di Cizio (231-263 a.C.) fondatore dello stoicismo. Per gli stoici l’anima ospita una scintilla della divinità e per questo l’uomo deve rinunciare alle manifestazioni irrazionali e alle passioni.
Epittèto (50-138 d.C.) rifacendosi al radicalismo di Crisippo, affermò che possiamo controllare solo le cose che ci appartengono (virtù, sapienza, ragione) e non quelle che non ci appartengono (fama, ricchezza, onori).
Pomezio e Posidonio (secondo secolo a.C) introdussero il pensiero stoico presso i romani, ma senza il rigore etico di Crisippo. Posidonio elaborò anche una teoria della storia: i popoli più vicini allo “stato di natura” secondo lui sono dotati di maggior forza morale, mentre l’abbondanza e prosperità portano alla decadenza.
Marco Aurelio (latino 121-180 d.) imperatore romano, fu anche filosofo stoico. Fece propria la lezione di Seneca (pure questa richiamata da Eroil) tanto nell’etica quanto nella politica. A lui si deve la concezione del monarca come “primo servitore dello Stato”.  
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L'età imperiale

Messaggio  eroil il Mer Nov 16, 2016 3:15 pm

L'avvento di Augusto e dell'Impero segnarono la fine del progetto culturale politico di Cicerone.
Con l'avvento del "princeps" e la crisi del senato, la filosofia si distacca sempre più
dalla politica e acquista toni individualistici legati all'etica e all'arte del vivere.
Fu lo stoicismo ad imporsi, in particolare attraverso Seneca come ideologia maggiormente
adeguata al nuovo ceto dirigente essendo basata sul rigore morale e sul senso del dovere
anziché sulla vita ritirata e sul distacco dalle cose pratiche, tipicamente epicureista.

Lo stoicismo intanto, s'interessava sempre più alle meditazioni religiose che nel mondo
greco-romano s'intessevano con interessi magici, misterici.
Incominciava a diffondersi il Cristianesimo, inizialmente soprattutto nei ceti più bassi
e fra gli schiavi.

Seneca Lucio Anneo (Corduba 4 a.C./Roma 65) filosofo, drammaturgo e politico romano
esponente dello stoicismo.
Breve riassunto della dottrina stoica:
Gli stoici dividevano la filosofia in tre discipline:
la logica, che si occupa del procedimento del conoscere.
la fisica, che si occupa dell'oggetto del conoscere.
l'etica, che si occupa della condotta conforme alla natura razionale dell'oggetto.


Essi portavano un esempio:
la logica è il recinto che delimita il terreno,
la fisica l'albero
l'etica è il frutto.

Più che un riassunto è un "sunto"! Spiegazione breve.
La logica per gli stoici, a differenza di quanto avveniva nel pensiero greco precedente
comprendeva oltre alla conoscenza e alla dialettica, anche la retorica.
Per "logica" infatti gli stoici intendevano non solo le regole formali del pensiero che
si conformano correttamente al Lògos, ma anche quei costrutti del linguaggio con cui
i pensieri vengono espressi.
Non a caso Lògos può significare sia ragione che discorso, oggetto della logica, quindi sono
proprio i ragionamenti espressi in forma di proposizioni.

Ma tornando al rapporto filosofico di Seneca, più che con limpero, con Nerone
che al tempo era l'immagine dell'impero...
Nel 55-56 egli invita Nerone con la sua opera " De clementia " ad assumere un ruolo di monarca
filantropo formatosi all'insegnamento della filosofia, ma pochi anni dopo rinuncia di fronte
al dispotismo dell'imperatore.

Tra i vari temi trattati, in particolare quello dedicato alla schiavitù che egli ritiene sia
una istituzione priva di ogni base giuridica, naturale e razionale.


Così anche per le differenze sociali:
"Che significa cavaliere, liberto, schiavo, sono parole nate dall'ingiustizia
da ogni angolo della terra è lecito slanciarsi verso il cielo."

(Epistole, 31)

"Chiedi quale sia la via alla libertà? Qualsiasi vena del tuo corpo"
(Seneca, De ira, V, 15)

Non per niente, come detto sopra:
"Incominciava a diffondersi il Cristianesimo"

Per chi vuol continuare a leggere o magari ad intervenire...

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Messaggio  eroil il Lun Nov 14, 2016 2:52 pm

Come fai notare tu Annalì il pensiero filosofico è tutto un susseguirsidi scoperte interiori,
poi rivolte verso ciò che circonda l'uomo e come il suo associarsi all'ambiente e ai suoi simili
deve avere delle regole precise ma nello stesso tempo duttili, non dogmatiche, appunto
per favorirne l'evoluzione.
Cicerone nelle sue "Tusculanae" definisce la filosofia guida dell'esistenza capace di unire uomini
e creare civiltà:
"Hai inventato le leggi, hai suscitato le comunità, hai dettato i doveri"

Ma poi è successo qualcosa che ha rallentato questo processo, dopo l'impero
romano...si, ma prima dobbiamo parlare un po' dell'impero, era un esere
unico o una torre di Babele con tante anime?

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Messaggio  Annali il Sab Nov 12, 2016 1:19 am

Prima della nascita della filosofia l’uomo cercava le risposte ai propri interrogativi solo nella religione e nel mito. Era il tempo del “pensiero mitico”.
Durante la ricerca del principio del mondo, i filosofi greci individuarono nell’uomo una componente interiore ritenuta l’anima. La loro riflessione mirò da un lato a definire il rapporto dell’anima con il corpo e con il mondo, dall’altro la separazione dell’essere dal divenire.
Empèdocle (492- 432 a.C. circa) scrisse sulla necessità e sull’infinità dell’essere, mentre Senòfane (VI e V sec a.C.) inaugurò la riflessione sulla morale (ovvero cosa è bene): per lui la “saggezza apportatrice di bene” (agathesophia) doveva servire al progresso della polis.
Eraclito (550- 480 a.C) Secondo il suo pensiero, il divenire e il mutamento universale sono caratteri insopprimibile del mondo: Tutto scorre (panta rei) e niente rimane immobile.
La ricerca filosofica doveva partire dall’ispirazione divina (il lògos, discorso o ragione) che guida l’anima dell’uomo saggio.
Pitagora (570-497 a.C.) Individuò due opposizioni fondamentali, riflesso del contrasto fra bene e male: la prima è quella tra l’anima (immortale e potenzialmente perfetta) e il corpo (in cui l’anima si reincarna). L’altra è quella tra il numero (principio ordinatore dell’universo, in grado di spiegare la natura) e il caos.
Zenone (V secolo a.C) Allievo di Parmènide, attaccò le teorie pitagoriche, dimostrando (per esempio con il paradosso di Achille e della tartaruga) che portavano a conclusioni assurde e che contraddicevano le loro stesse premesse.
Parmènide (V sec a.C.) Si ritiene sia stato il fondatore dell’ontologia, cioè della scienza dell’essere (òntos+lògos “ragionamento sull’essere"). Per Parmènide l’essere è pieno, unico, incontaminato e perfetto. Il passato e il futuro con la molteplicità appartengono invece al non essere. Il mondo dei fenomeni, molteplice per definizione e soggetto al divenire del tempo, sarebbe dunque illusorio e ingannevole.
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Ven Nov 11, 2016 1:40 pm

L'eclettismo di Cicerone
Premesso che:
L'eclettismo in filosofia indica un particolare indirizzo speculativo che diffusosi in età
ellenistico/romana, riuniva in sé più dottrine di diverse scuole filosofiche.

La filosofia romana pre Greca ha un suo fine pratico/politico: indicare un ideale di vita
per l'individuo e la società.
Un impulso decisivo alla diffusione della filosofia greca in Roma fu dato da Marco Tullio Cicerone
(Arpino 106 a.C./Formia 43 a.C.) che tradusse e scrisse in latino opere che formarono
la base della filosofia romana.

"Filosofia, guida dell'esistenza! Indagatrice della virtù vittoriosa avversaria dei vizi…
tu hai fatto nascere le città, hai chiamato a raccolta gli uomini che vegetavano dispersi

li hai uniti nella convivenza sociale…tu hai rivelato agli uomini le possibilità comunicative
del linguaggio e della scrittura.

Hai inventato le leggi, hai suscitato le comunità, hai dettato i doveri"
(Marco Tullio Cicerone, Tusculanae)

Il primo accostamento di Cicerone al pensiero greco avvenne nell'ambito di uno stoicismo
molto diverso dai suoi più antichi fondatori.
Lo stoicismo fu introdotto in Roma da Panezio di Rodi (185 a.C.-100 a.C.) che ne aveva
attenuato il rigore introducendovi apporti dal pensiero platonico ed aristotelico e rendendolo
così adatto alle esigenze di formazione culturale della classe dirigente romana.
Per cui, l'esigenza stoica di vivere secondo natura era stata trasformata nel vivere secondo
le attitudini dateci dalla stessa natura, così il saggio si realizza moralmente partecipando
al governo dello stato come membro della più ampia comunità razionale che si esprime
nella vita sociale e politica. Era vero che i sensi ingannano, ma la verità, la si può comunque
raggiungere con il retto uso della ragione.

"Io non sono uno di quelli il cui animo vaga nell'incertezza e non segue principi costanti.
Che mai ne sarebbe del pensiero o piuttosto della vita, se togliessimo il metodo non solo

di ragionare ma anche di vivere?"
(De officiis)

Quindi Cicerone vuole certezze, ma nello stesso tempo, non accetta i dogmatismi che generano
fanatismo per cui egli preferisce orientarsi verso un moderato scetticismo. E quindi il suo stato
ideale avrà dunque una costituzione mista dove sia presente il consolato, il senato aristocratico
e i comizi popolari.

In sintesi si potrebbe affermare che:
L'esperienza comune, il buon senso e il consenso su verità da tutti condivise sono antecedenti

a qualsiasi dottrina e, anche se non certe, sono probabili e bastano a guidare un ideale politico.


Questa sintesi potrebbe essere una delle risposte al quesito posto all'inizio di questa discussione.

L'età imperiale? Un po' di pazienza, per fare un impero ci vuole un "Augusto"
magari uno come Seneca ed alcuni amici suoi...che poi non è detto che il
suddetto impero duri a lungo...

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Roma e filosofia greca

Messaggio  eroil il Gio Nov 10, 2016 12:13 pm

Dunque, dove eravamo rimasti? Rolling Eyes
A si, la diffusione della filosofia Greca nell'impero romano giusto? Bene...(forse) 

Lucrezio (98 a.C./55 a.C.)

Un primo accostamento al pensiero greco, ancora in età repubblicana, fu il tentativo di Lucrezio 
di diffondere in Roma il pensiero epicureo.
Il pensiero di Epicuro era conosciuto in Roma dalla prima metà del II secolo a.C. quando
un decreto del 154 a.C.espelleva da Roma gli epicurei Alceo e Filisco per i loro costumi "licenziosi". 

Parentesi) Epicuro, chi? Esempio di pensiero epicureo:
Epicurus Samo 342 ac/Atene 270 ac discepolo dello scettico democriteo Nausifane
e fondatore di una delle maggiori scuole filosofiche dell'età ellenistica e romana,
l'epicureismo, che si diffuse dal IV secolo a.C. fino al II secolo d.C., quando, avversato
dai Padri della Chiesa subì un rapido declino, per essere poi rivalutato secoli dopo dalle
correnti naturalistiche dell'Umanesimo, del Rinascimento e dal razionalismo laico illuminista.

« Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando
ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi. »


(Epicuro, Lettera sulla felicità (a Meneceo)

Comunque il tentativo di Lucrezio non ebbe molto successo e del resto era politicamente
pericoloso in Roma, aderire all'epicureismo che sosteneva la convenzionalità delle leggi
dello stato, negava la religione tradizionale, e sostituiva all'impegno del cittadino
nella politica, considerata fonte di infelicità, il rapporto di amicizia.
Per questo Cicerone condannò l'epicureismo pur apprezzando la poesia di Lucrezio,
come un pensiero di filosofi "plebei".

Non andate via, Castellana permettendo, Cool si parlerà di Cicerone del suo
"ecletismo" e pensiero politico. Poi l'età imperiale...insomma, come si dice,
tanta carne a cuocere sul fuoco...sperando di non bruciare nulla.

To be continued Wink
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

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