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Filosoffeggiando (Discussione)

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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  Annali il Lun Lug 17, 2017 7:21 pm

Trovo interessante ricordare la risposta che diede Caino, dopo l'uccisione di Abele, alla voce che gli chiedeva dove fosse suo fratello: " ... Sono forse io, il guardiano di mio fratello?" Ed è su questo che ritornerò essendo che ci si può allacciare ad ampio raggio su movimenti migratori e razzismo, ampliando poi discorsivamente in tema di globalizzazione... Shocked
Poi, ritornando sul tuo: "... E si, i due concetti, realtà/verità sono soggettivi e ognuno è libero di dare loro il valore 
che più gli è utile nel momento in cui li usa."
Qui mi viene da fare una considerazione sui travestimenti nichilistici,conseguenza della svalutazione o annullamento  dei  più alti valori umani, per cui, anche il valore della verità è messo da parte per far posto al diritto di molteplici verità, onde non interessa la "verità" ma solo la propria, "mia" verità...  Twisted Evil

Resta "restate" in attesa, ma mi raccumand... senza trattenere il fiato... Razz
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Ven Lug 14, 2017 9:27 pm

"...Come avviene in alcuni casi della vita: nessuno sbaglia a suo uso e consumo
ma ciascuno di noi è artefice e responsabile anche degli errori altrui..."

Sostituirei, "in alcuni casi" nel, "in tutti i casi"...per tutto il resto in perfetta sintonia. Smile

Ora si potrebbe tentare di riassumere questa lunga cavalcata in "Filosofeggiando"partendo,
non per ri-iniziare, ma per poter arrivare o avvicinarci alla risposta da estrapolare, dopo circa
un anno di divulgazioni, discorsi e considerazioni alla tua domanda originaria:

Annali il Mer Ago 03, 2016 4:16 am

Che aria tira, quale clima culturale condiziona oggi la società nelle sue componenti da renderla
simile a una terra di Caino? La mancanza dei valori fondamentali dell'esistenza, il trionfo
dell'effimero?

Qal è la tua prossima considerazione? Smile
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  Annali il Gio Lug 13, 2017 10:50 pm

"...Ecco come la realtà può essere travisata non avendo chiara l'intera
sequenza degli eventi...la verità, è quella dei testimoni...forse.

E si, i due concetti, realtà/verità sono soggettivi e ognuno è libero di dare loro il valore 
che più gli è utile nel momento in cui li usa."


Mah, non so... chissà perché la caduta di pezzi d'intonaco dal palazzo non sono stati ammessi a favore dell'accusato...e la cosa finiva lì...
Forse perchè i testimoni a sfavore erano più d'uno? Forse è giusto sia la maggioranza a trovare ragione???

Capita spesso ci si irrigidisca nell'ostinata difesa dei nostri errori, anche quando ne abbiamo percezione possano essere tali...comportandoci come in quei comizi dove, il favore popolare  mutato direzione,  le stesse persone che li hanno votati si meravigliano siano stati eletti certi politicanti incapaci ...
Indifferentemente approviamo o rigettiamo le medesime cose regolandole, magari, sull'opinione degli altri.
Come avviene in alcuni casi della vita: nessuno sbaglia a suo uso e consumo,ma ciascuno di noi è artefice e responsabile anche degli errori altrui... 
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Gio Lug 13, 2017 4:49 pm

Facendo un passo indietro e tornando al mio post di martedì 11/07/2017 in cui cerco di illustrare

Dove inizia la realtà e dove finisce la verità, o,viceversa:

1) Cammino per una strada quando all'improvviso un'auto della polizia si ferma
al vicino incrocio, mi avvicino ed esterefatto vedo il milite alla guida che guarda
inorridito nella via, il suo collega è sceso dall'auto ma si è anche lui bloccato
a fissare cosa sta succedendo in quella strada...

2) Arrivato all'angolo guardo anch'io e vedo un energumeno che scansata una vecchietta
terrorizzata sta correndo verso un signore che tranquillamente cammina lungo il marciapiede
mi volto verso i militi ma li vedo allibiti incapaci di qualsiasi reazione...

3) L'energumeno ha raggiunto l'uomo e quasi placcandolo energicamente lo trascina
lungo la via sino ad un passo carraio dove si infila con la sua preda...

4) L'istante sucessivo nel punto del marciapiede dove l'uomo stava transitando si schianta
un grosso pezzo di intonaco staccatosi da qualche balcone...

Visto così questo susseguirsi di fatti si risolverebbe in un atto d'eroismo...ma...
se escludiamo i "testimoni" del punto 1 e del punto 2 prendiamo in considerazione
solo la testimonianza della vecchietta, nel punto 3 le interperanze dell'uomo
che non accortosi del pericolo accusa il suo "presunto" salvatore e lo denuncia.

In tribunale, il primo testimone:
Ci racconti cosa ha visto, chiede il giudice alla vecchietta, "Ecco signore, io
stavo camminando quando quello li, indicando l'accusato, mi è passato di corsa
così vicino che quasi mi faceva cadere mi sono stretta la borsa al petto, sa,
avevo appena ritirato la pensione poi l'ho visto afferrare quel signore la,
indicando l'accusatore, e trascinarlo nel vicino portone"..."E poi?" Insiste il
giudice, "Ho chiuso gli occhi dallo spavento, in quel momento ho sentito un botto
come se qualcuno lanciasse degli oggetti pesanti, e guardando ho visto il marciapiede
pieno di pezzi...di pietre, ho pregato Gesù ringraziandolo di avermi fermata così da non
essere colpita dalle pietre."

Secondo testimone:
Ci racconti cosa le è successo, chiede il giudice all'accusatore, "Stavo camminando
tranquillamente quando quell'energumeno mi ha violentemente urtato e poi trascinato
in un portone, con l'intento di rapinarmi mi sono messo ad urlare ed è accorsa gente
che ha bloccato...quell'individuo sino all'arrivo della polizia, lui asserisce
che ha agito così perché stavo per essere investito dalla caduta di un pezzo
di intonaco, ma io non ho visto ne intonaco ne sentito botti da impatto."

Per farla breve, in questo caso il ragazzo può essere accusato di tentata rapina?


Ecco come la realtà può essere travisata non avendo chiara l'intera
sequenza degli eventi...la verità, è quella dei testimoni...forse.

E si, i due concetti, realtà/verità sono soggettivi e ognuno è libero di dare loro il valore
che più gli è utile nel momento in cui li usa.


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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Mer Lug 12, 2017 11:03 pm

"...Potrei dire all'istante che la realtà non esiste e non esiste nemmeno la verità...Ma non sarebbe
reale e neppure vero...Allora???..."

Non saprei; tempo fa...quando ancora frequentavo aule scolastiche dove certe domande come
la tua erano fonte di studio imposto da prof. maniaci seriali, feci un esperimento come dici tu
di "pancia".
La domanda era: se chiudo gli occhi ciò che normalmente vedo è ancora reale o non esiste più
perché io non lo percepisco?

Mi armai di macchina fotografica e fotografai a caso palazzi e persone, chiudendo gli occhi prima
dello scatto...a rullino sviluppato scoprii che i palazzi e le persone erano fotografate come io
mi ricordavo di aver inquadrato prima di chiudere gli occhi...come esperimento di "pancia"
è logico? Rolling Eyes 

Oppure i due concetti, realtà/verità sono soggettivi e ognuno è libero di dare loro il valore
che più gli è utile nel momento in cui li usa?
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  Annali il Mer Lug 12, 2017 10:32 pm

"Realtà o verità"
Essì, è una grossa domanda questa e mi verrebbe di risponderti subito esponendo nel'immediato il mio pensiero... A pensarci bene, però, serve un minimo di riflessione per dare senso logico e  costruttivo che non sia  solo un commento buttato lì lì a sensazione di "pancia"... 
La storia dell’essere umano è lunga e talvolta anche oscura. Tutto ciò che ha preso forma oggi è esistito prima di noi ed ha prodotto, in modi e tempi diversi ciò che siamo adesso, ossia siamo il frutto di tutto ciò che ha segnato il percorso tracciato dalla storia fino a questo preciso istante. 
Potrei dire nell'istante che la realtà non esiste e non esiste nemmeno la verità... Ma non sarebbe reale e neppure vero... Allora??? 
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Realtà e verità quale differenza?

Messaggio  eroil il Mar Lug 11, 2017 9:48 pm

É una grossa domanda questa, un grosso problema filosofico, forse la più fondamentale
delle domande filosofiche la soglia tra il senso comune e la verità, i primi pensatori gente
come Pitagora, Eraclito e Parmenide in particolare, furono i primi ad avanzare dubbi
sul fondamento del senso comune.
É la domanda fontamentale che ne fa scaturire altre, cos'è la verità?, cos'è reale?
cos'è logico?
E, altra domanda, la scienza di oggi è studio della verità o prodotto culturale?

Se rispondessi darei un'opinione e, forse, questo farebbe scomparire il senso autentico
di queste domande che non va perduto, ma continuamente ricercato più della loro risposta
più della verità!    

In greco verità si dice in un modo che suona come "ciò che non si nasconde".

Su questo nome ci sarebbe da dire davvero molto, ma anche ci si potrebbe impostare
tutta la storia filosofica occidentale in breve:

Il senso greco di verità si può generalmente ascrivere ad un qualcosa che vada ricercato
nelle profondità dell'essere nella sua interezza, che si cela fuori dell'esistenza della quale pochi

si rendono conto e dalla quale pochissimi possono uscire è un viaggio iniziatico oltre il senso comune
oltre l'opinione corrente, nel mondo della perfezione ideale e della spiritualità. Irraggiungibile? Forse!

É stato studiato che questo carattere iniziatico della filosofia può essere definito; una rimanenza
del carattere sacrale di cuture orali e non alfabetizzate, quali le culture pre-greche.
Già Aristotele contrapponeva a questa cultura greca 'classica' una teoria che potrebbe essere spiegata
dalla celeberrima frase della filosofia medievale, che in Aristotele vedeva il maestro indiscusso:


"la verità è la coincidenza di pensiero e realtà"

Per cui da questo "postulato" si possono ascrivere la base del Tomismo, Cartesio, Spinoza,
Hegel, il Positivisimo e anche Kant(forse) il senso greco della verità è da Platone in poi
indiscutibilmente proprio ed unicamente caratteristico di ogni forma di sapere e cultura occidentali.

Vediamo; dove inizia la realtà e dove finisce la verità, o, viceversa...

1) Cammino per una strada quando all'improvviso un'auto della polizia si ferma
al vicino incrocio, mi avvicino ed esterefatto vedo il milite alla guida che guarda
inorridito nella via, il suo collega è sceso dall'auto ma si è anche lui bloccato
a fissare cosa sta succedendo in quella strada...

2) Arrivato all'angolo guardo anch'io e vedo un energumeno che scansata una vecchietta
terrorizzata sta correndo verso un signore che tranquillamente cammina lungo il marciapiede
mi volto verso i militi ma li vedo allibiti incapaci di qualsiasi reazione...

3) L'energumeno ha raggiunto l'uomo e quasi placcandolo energicamente lo trascina
lungo la via sino ad un passo carraio dove si infila con la sua preda...

4) L'istante sucessivo nel punto del marciapiede dove l'uomo stava transitando si schianta
un grosso pezzo di intonaco staccatosi da qualche balcone...

Riassumendo; realtà e verità sono presenti in tutti i passaggi, ma, se ci si sofferma solo al primo
e al secondo si ha una realtà distorta che impedisce di sapere la verità...il terzo sembra confermare
i primi due, ma solo l'insieme di tutti i passaggi realtà e verità coincidono...con buona pace di Aristotele.

Come sempre...commentabile, se avete tempo e voglia Rolling Eyes
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Il concetto di morale è sempre stato così?

Messaggio  eroil il Sab Giu 17, 2017 6:04 pm

Da: Annali il Mer Mag 31, 2017 10:18 pm

Ora che giunto il tempo di entrare nel vivo della discussione[...]
[...]nel momento in cui tutto sembra essere rimesso in discussione...

Da: eroil il Gio Mag 25, 2017 10:32 pm
 
[...]E così meditiamo sulla pace raggiunta nei ristoranti, ai concerti, nei bar finché qualcuno
che della nostra decadenza se ne strafrega entra e spara o si fa esplodere...tanto sa
che porgeremo l'altra guancia, nell'errato concetto che così li vinceremo...per sfinimento...

Si può continuare la discussione, partendo dall'inizio di una tua conclusione
e la fine di una mia riflessione...

Tra le notizie di palazzi che bruciano con la velocità e facilità di zolfanelli
politici milionari che si picchiano in Parlamento nel dibattito che dovrebbe
essere "solo verbale" sullo ius soli, (diritto del suolo) ovvero il diritto
alla cittadinanza come conseguenza di essere nati in Italia.
Vi è anche la morte di Erika, per le conseguenze dei traumi riportati la sera del 3 giugno
in piazza San Carlo a Torino.
E guarda caso solo ora "moralmente" diventa un'inchiesta per omicidio.

Lo so, non sembra l'inizio di un pensiero filosofico su cui discutere una deriva morale,
ma come sempre la domanda primaria è a chi addossare le responsabilità?
E qui la moralità, (l'insieme dei valori o principali ideali in base ai quali l'individuo
o la collettività decidono la scelta del propio comportamento) diventa uno scarica barile
collettivo nel caso in cui ci siano delle vittime i politici intervistati mentono sapendo di mentire...
(mi prendo le mie responsabilità se per caso un politicante mi vole denunciare)

Ora mi chiedo se dall'antichità ai giorni correnti questo concetto fondamentale,
è sempre stato volutamente interpretato e applicato secondo l'interesse del momento?

Il presupposto laico asserisce che; la morale si fonda sull'indipendenza della ragione
da ogni dogmatismo e quindi valorizza il dibattito, il confronto e l'apertura alla libertà
delle scelte personali.

Nell'ambito religioso troviamo l'efficacia della morale come proveniente da Dio.
Si pone inevitabilmente la questione:

"La morale è giusta perché è stabilita da Dio, o Dio stabilisce la morale perché di per se
è cosa giusta?"
Da un punto di vista formale la morale è un precetto frutto della coscienza del singolo
riguardante un'azione da compiere o da omettere.
La sua violazione comporta una sanzione pertinente alla medesima morale per esempio il rimorso.

Platone mostra l'insufficienza della morale ossia il limite in cui essa è rinchiusa, o si è rinchiusa.

Esempio banale: una norma morale, prima ancora che una legge, dice che uccidere non è giusto
per cui la morale resa coattiva diventa legge che vieta l'assassinio.
Ma se mi trovassi a scegliere fra la mia vita e quella di un altro?
Se si trattasse di legittima difesa? E in caso di guerra?

Tale questione nella speculazione moderna si sposta, dunque, dalla validità della morale
alla sua efficacia, per mostrare la validità della morale in questo senso basta una buona
ragione, che, d'altronde non è sufficiente per rendere la morale stessa efficace.
Ne deriva quindi, che conoscere una legge morale (o norma) e osservarla, sono due cose ben diverse.

Concludo questa divagazione sulla morale, prendendo atto che per chi è pubblicamente
responsabile, la moralità...non pervenuta!

Volendo si può commentare... Question
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Lo studio dell'Essere

Messaggio  Annali il Mer Mag 31, 2017 10:18 pm

Ora che giunto il tempo di entrare nel vivo della discussione  cultural-filosofica, attraversando il cammino del pensiero filosofico dalle origini ai giorni nostri, non mi rimane che chiudere il cerchio con gli ultimi eminenti "pensatori" del Novecento. Infatti mancava quest'ultimo tassello nel mio "Studio dell'Essere" iniziato 3.000 anni fa dai greci e cammin facendo giunto fino a noi, nel momento in cui tutto sembra essere rimesso in discussione...
Il '900 e le altre correnti -


Il novecento si aprì con il pessimismo di Oswald Spengler (tedesco 1880-1936) per il quale la civiltà occidentale era ormai al tramonto. Fu però, anche il secolo della scoperta dell'inconscio (Freud) della definizione del tempo come durata qualitativa (Bergson), della nascita della fisica relativistica (Einstein).
Dagli anni '30 e '40 il pensiero si frantumò in varie correnti, riconducibili però alle due grandi linee di pensiero ottocentesche: Idealismo e Positivismo.

Edmund Husserl, tedesco (1859-1938)  fondò il metodo della Fenomenologia, al centro della quale è la cosiddetta"riduzione eidetica", o la sospensione del giudizio di fronte a ogni credenza.
Friedrich Nietzsche, tedesco (1844- 1900). Fece del Nichilismo (la negazione della realtà) un atteggiamento positivo. Per lui, i valori tradizionali di verità, scienza, progresso e morale ono una risposta negativa, dettata dalla paura colletiva, alla volontà di potenza  insita nell'uomo, Solo il superuomo può esprimere positivamente tale volontà, con forme di vita individualistiche spregiudicate in cui il proprio Io si afferma in maniera incondizionata.
Sigmund Freud austriaco (1856-1939) Medico e fondatore della Psicoanalisi, identificò nell'inconscio la sede degli istinti e dei desideri, e nei conflitti irrisolti la causa di isterie e nevrosi. Rovesciando una tradizione millenaria che vedeva nella psiche una materia impenetrabile alla ragione, ne fece il punto di vista da cui partire per l'analisi del paziente.
Benedetto Croce, italiano (1866- 1952). Filoso e storico, rinnovò l'estetica, schierandosi contro i positivisti e riprendendo il pensiero idealista di Hegel e la teoria della Storia di Vico.
Henri  Bergson francese, (1859- 1941). Elaborò una nuova concezione del tempo influenzato dalla psicanalisi: non più una successione di istanti quantitativamente uguali che scorrono in una sola direzione, ma una durata qualitativa dove il nostro passato riaffiora nel presente e lo condiziona.
Giovanni Gentile, italiano (1875-1944). Ministro dell'istruzione del governo fascista, riformò la scuola italiana privilegiando le materie umanistiche. Fu il teorico dell'Attualismo, una rivisitazione dell'idealismo di Hegel che pone l'accento sull'atto del pensiero.
Se qualcuno degli eminenti pensatori  sia stato da me dimenticato, spero non se ne abbia a male... in caso contrario mi metto a disposizione per porvi rimedio...
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Sab Mag 27, 2017 12:15 am

Annali ha scritto:Che fine ha fatto:< il prevenire è meglio che curare??? > Mad Mad Mad
Probabilmaente sacrificato per interessi politici e capitalistici...meglio lasciare credere
che l'indifferenza fermi la jihad...  Twisted Evil
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  Annali il Ven Mag 26, 2017 11:57 pm

Che fine ha fatto:< il prevenire è meglio che curare??? > Mad Mad Mad
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  Annali il Ven Mag 26, 2017 11:55 pm

"...Qui da noi non sono 'ancora' avvenuti attentati"


Detto bene: "non ancora" ricordiamoci che nessuno è immune...
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Ven Mag 26, 2017 11:38 pm

Qui da noi non sono 'ancora' avvenuti attentati...ma se...puta caso, piangeremo
anche noi porgendo l'altra guancia, come sta succedendo in mezza Europa?
Purtroppo mi sa tanto di si... Crying or Very sad Evil or Very Mad
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  Annali il Ven Mag 26, 2017 11:24 pm

Il nostro paese ripudia la guerra ma solo come offesa... non per difesa legittima... Twisted Evil Twisted Evil Twisted Evil
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Ven Mag 26, 2017 12:14 am

'...Sì...'


E poi sarei io che dichiaro guerra... Rolling Eyes Smile
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  Annali il Ven Mag 26, 2017 12:11 am

"...accoglienza' è l'unico termine consentito e tu li vuoi
mandare via?  "

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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Gio Mag 25, 2017 11:18 pm

Annali ha scritto:Ah. Ho letto ma è molto più di un "pensiero"... è una dichiarazione di guerra...niente affatto celata...
Vuoi un contraddittorio??? Ben difficilmente l'avrai...
Io direi solamente: via, via tutti... riprendiamoci il nostro paese...
Quale guerra vuoi che dichiariamo...'accoglienza' è l'unico termine consentito e tu li vuoi
mandare via? Shocked Rolling Eyes
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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

Messaggio  Annali il Gio Mag 25, 2017 11:09 pm

Ah. Ho letto ma è molto più di un "pensiero"... è una dichiarazione di guerra...niente affatto celata...
Vuoi un contraddittorio??? Ben difficilmente l'avrai...
Io direi solamente: via, via tutti... riprendiamoci il nostro paese...
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Attentati e filosofia occidentale...o decadenza?

Messaggio  eroil il Gio Mag 25, 2017 10:32 pm

C'è un proverbio frutto della cultura popolare che cita: 'aiutati che Dio ti aiuta.'
Questo proverbio, anche se potrebbe sembrare conforme alla dottrina cristiana, non si trova
scritto nella Bibbia non è presente perché il concetto mette in secondo piano l'aiuto divino.
Nella favola di Esopo; 'Ercole e il carrettiere' vi è attribuito il detto:
'Gli dei aiutano quelli che si aiutano'

Ma siamo ancora capaci di...'Aiutarci?'

Ora il pensiero (e l'azione) comune è che gli attentatori non avranno il nostro amore
e nemmeno il nostro odio.
In effetti, dopo ogni attentato ai combattenti jihadisti offriamo un dispiegamento di forze
fatto di fiori, cuoricini, dediche ai 'martiri' scritti con il gessetto sul selciato, per ultimo
le orecchie da coniglietto di Ariana Grande.
Sono tutti gli orpelli dei nostri sentimenti che di metafisico non hanno più nulla.
Non siamo più capaci di evolverci in elevati pensieri e nemmeno sprofondare in filosofici abissi
per cui non possiamo offrire ne amore ne odio verso gli attentatori jiadisti...siamo privi di senso
del tragico.
Si scrivono editoriali per dire che la nostra vittoria sarà non cambiare la nostra vita.
Continuare ad andare a teatro, al cinema, al bar, al ristorante, perché è la nostra vita
e nessuna minaccia la deve incrinare.     
Ed è perfetta così, non c'è nessun dubbio, finalmente ci siamo emancipati dalla sete di gloria
e di sangue che ha caratterizzato l'europa e il mondo da quando 13 milioni di anni fa la prima
proto-scimmia scese dagli alberi...sorge un dubbio, anche lei 'fuggiva' metafisicamente o
materialmente da un conflitto?

Non lo sapremo mai, in compenso in questo lasso di tempo abbiamo; Ucciso Dio, (in senso lato
del termine 'ucciso') fatto le rivoluzioni e cosa molto importante, codificato i diritti universali
dell’uomo, scoprendo che teniamo di più alla nostra pelle che ad un'idea.

E così meditiamo sulla pace raggiunta nei ristoranti, ai concerti, nei bar finché qualcuno
che della nostra decadenza se ne strafrega entra e spara o si fa esplodere...tanto sa
che porgeremo l'altra guancia, nell'errato concetto che così li vinceremo...per sfinimento...

Si racconta che...

Il demone Asmodeo rispose: 'Toglimi la catena, dammi il tuo anello sul quale
è inciso il nome di Dio e io ti dimostrerò la mia superiorità'
Allora Salomone gli tolse la catena e gli diede l'anello.
Asmodeo ingoiò l'anello e scagliò Salomone lontano quattrocento parasanghe.

Fiaba ebraica
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Lo studio dell'Essere

Messaggio  Annali il Mer Mar 22, 2017 7:44 pm

E. Arriviamo all'Idealismo
La filosofia tedesca esaltò l'Io come soggetto del pensiero e rifiutò il razionalismo del secolo precedente, anche se alcune idee illuministe si ritrovano nell'Idealismo di  Fichte e di Hegel.

Johann G. Fichte, tedesco (1762- 1814)
Insegnò all'Università di Jena, da dove fu cacciato per ateismo (un suo allievo aveva identificato Dio con l'ordine morale) Per Fichte è l'io, autocosciente e assoluto, a creare l'immagine del mondo.


Georg W.F.Hegel, tedesco (1770-1831)
Elaborò un complesso sistema in cui il divenire della realtà è spiegato con la dialettica, intesa come opposizione di una tesi, e di un'antitesi, risolta da una sintesi. Con questo metodo  Hegel cercò un'unità che superasse il dualismo tra finito(la realtà empirica) e la indicò nella filosofia in cui si manifesta la ragione assoluta, che chiamò"idea".La ragione dunque non sarebbe pensiero astratto, bensì la realtà stessa.

Arthur Schopenhauer,tedesco(1788-1860)
Oppose al dominio della ragione di Hegel l'irrazionalità del reale.Il nostro mondo è animato da una volontà irrazionale che produce nell'uomo una serie infinita di desideri e di bisogni.
L'uomo può liberarsi da questa schiavitù solo annullando la propria volontà attraverso l'ascesi e la contemplazione.

Ludwig Feuerbach, tedesco (1804-1872)
Discepolo di Hegel, capovolse il sistema del maestro giudicandolo una forma di teologia, per la quale la realtà sta solo nel mondo dell'infinito. In questo modo si priva l'uomo della propria natura e delle proprie esigenze reali. Egli auspicò invece, il ritorno a una filosofia che si occupasse dell'uomo e della sua natura sensibile.

Soren Kierkegard, danese (1813-1855)
Fu il precursore dell'Esistenzialismo. Alla dialettica di Hegel contrappose la forma dell'alternativa:di fronte alle contraddizioni dell'esistenza, l'uomo deve scegliere una delle due possibili condizioni di vita (estetica o morale). La necessità della scelta  è sintetizzata dal titolo di un suo scritto: Aut aut (O questo o quello).
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Cattolicesimo e Cristianesimo

Messaggio  eroil il Ven Feb 17, 2017 4:13 pm

Volevo continuare questa "discussione" parlando della differenza che c'è tra "Cattolicesimo"
e "Cristianesimo" ma prima, un piccolo commento sul racconto postato dalla Castellana
perché a mio parere è inerente al tema.

In sintesi:
Due uomini mentalmente agli antipodi scoprono di essere la stessa cosa di fronte alla tragedia
della guerra e della morte, nel momento estremo si accorgono che il Dio che credevano diverso
è lo stesso per entrambi...e non c'è per aiutarli.
Anche se, chi predica le due fedi si sforza ognuno per la propia, a dimostrare che il Dio è pietà,
bontà e amore...nella conclusione ove la scrittrice scrive:
"In fondo alla via il minareto si stagliava alto nel cielo, come un dito accusatore."
Io ci aggiungerei anche, come esempio di simbolo accusatore, le guglie del duomo di Milano.

 

Proseguiamo e poniamoci una domanda:

“Qual è la differenza fra cattolici e cristiani?”

Una distinzione fondamentale fra cattolici e cristiani sta nel modo in cui viene considerata la Bibbia.
I cristiani considerano la Bibbia come l’autorità suprema per la fede e la pratica, al chè dovrebbero
solo attenersi al nuovo testamento ma il tutto si interseca con  il pensiero cattolico che considera
la Bibbia come se avesse la stessa autorità della Chiesa e della tradizione.

E dunque:

Le tre divisioni principali della cristianità sono il cattolicesimo, l'ortodossia orientale e le varie
denominazioni del protestantesimo.
Il Grande Scisma del 1054 divise la cristianità calcedoniana fra la Chiesa cattolica romana
e la Chiesa ortodossa.
Il protestantesimo nacque all'interno della Chiesa cattolica a seguito della riforma protestante
nel XVI secolo, dividendosi poi in varie ramificazioni.  

Dare una definizione unitaria del cristianesimo è difficile, poiché esso, più che una singola
religione in senso stretto, si può considerare una serie di correnti religiose, devozionali e/o
metafisiche e/o teologico-speculative, modi di comportarsi, abitudini quotidiane spesso
eterogenee, aventi sì un comune nucleo di valori e credenze religiose, ma differenti tra loro
a seconda del modo in cui interpretano la tradizione e la sua letteratura religiosa, e a seconda
di quale aspetto diviene oggetto di focalizzazione per le singole correnti.

La Chiesa cattolica stabilisce il proprio effettivo giorno di nascita già nel mattino di Pasqua,
quando Cristo risorto si rese manifesto alle donne e agli apostoli.
Da quando gli Apostoli ricevettero lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste essa realizza
l'imperativo missionario di Gesù:
"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato." 
 
(Matteo 28,19-20) 

Ora; è una prerogativa della chiesa cattolica predicare e battezzare tutti.
Ma come l'ha eseguito non mi pare propio in sintonia con il pensiero "cristiano"
Basta andare a vedere lo scempio delle popolazioni incontrate con la scoperta delle
americhe, oppure all'inquisizione, o alle crociate partite con l'imperativo Dio
lo vuole...ma di fatto un'azione di conquista e di commercio, come può un Dio di
pace e misericordia volere tutto ciò?


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Messaggio  Annali il Mer Feb 15, 2017 4:56 pm

Mi rendo conto ora che nel mio divagare tra filosofi e scuole di pensiero manca il gruppo dei Sofisti...
Non sia mai detto che non dia a Pietro quel  che è di Pietro e ai sofisti quanto spetta loro...
Dunque.  
I Sofisti.
Nell'Atene del V secolo a.C. i cittadini, impegnati nella vita pubblica avvertirono il bisogno di apparire più persuasivi nelle assemblee. A soddisfare le esigenze ci pensò un gruppo d'intellettuali, tutti immigrati e di scuole filosofiche diverse, che si propose di insegnare la retorica ( cioè l'arte della persuasione) a pagamento. Erano i Sofisti, dei quali i famosi furono Gorgia, Prodico, Ippia e Antifonte, oltre all'iniziatore Protàgora. (greco, V secolo a.C) esiliato per avere affermato che non è possibile dimostrare l'esistenza degli dei, è considerato l'iniziatore del relativismo. Dalla sua affermazione " L'uomo è misura di tutte le cose" deriva che nessuna credenza si può definire falsa, poiché ciò che pare ai singoli individui, in un dato luogo e momento, esiste certamente.

Socrate  (greco, 469-399 a. C.) Non lasciò nulla per iscritto e fu una figura controversa.Il commediagrafo Aristofane ne fece l'emblema dei sofisti, dipinti come avidi e arroganti. Platone invece lo presentò come un filosofo interessato all'etica (il comportamento umano) Avrebbe insegnato gratuitamente per educare i giovani a riconoscere l'ignoranza dell'uomo (fu suo il detto: So di non sapere), a conoscere se stessi ("Conosci te stesso" ripreso da un'iscrizione incisa sul tempio di Delfi) e a dedicarsi al sommo bene.

Platone (Greco, circa 427- 347 a.C.) Ateniese, sfruttò i risultati della ricerca linguistica e dialettica dei sofisti, affrontando in modo nuovo il problema dell'essere e definendo la filosofia "come uso del sapere a vantaggio dell'uomo". Il mondo dei fenomeni, sentenziò, quello in cui viviamo, non è "non-essere",come sosteneva Parmeide, ma una copia imperfetta del mondo ideale. A questa concezione si ispirò il suo progetto di città ideale, governata dai filososi, come pure la visione dell'anima, in cui la parte razionale controlla, con l'aiuto di quella emotiva, la parte dominata dai desideri del corpo. 

Diogene (greco, IV secolo a.C.) Come il suo maestro Antìstene, fondatore del Cinismo, anche lui portò alle estreme conseguenze il rigorismo etico di Socrate. Il sommo bene si raggiunge solo con un ritorno allo stato di natura (vivendo cioè "come un cane") e rinunciare a ogni bisogno individuale. Teorizzò un comunismo radicale in cui ricchezze, donne e figli dovevano essere condivisi (!?)

Pirrone ( circa 360-270 a.C.) Fondatore dello Scetticismo, secondo lui le cose di questo mondo non possono essere comprese né dalle sensazioni né dalla ragione. i fronte a tale realtà, il giusto atteggiamento è, sul piano della conoscenza, l'afasia,   cioè il silenzio e l'impossibilità di asserire o negare alcunché, e sul piano etico l'atarassia,  ovvero l'imperturbabilità di fronte ai casi della vita.
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Lo studio dell'Essere

Messaggio  Annali il Lun Feb 06, 2017 6:43 pm

L’Epistemologia
Nel ‘900 s’inizia con Gaston Bachelard (francese, 1884-1962) a riflettere sulla filosofia della scienza (Epistemologia, dal greco epistéme “conoscenza” termine coniato dal filoso scozzese J:F: Ferrer nel 1854) e a usarne il metodo nell’analisi dei processi di conoscenza.
 
Martin Heidegger (tedesco 1889-1976) Concentrò la sua attenzione sull’uomo, il quale appartiene alla sfera dell’essere, ma allo stesso tempo sull’essere si interroga. Dal suo pensiero presero le mosse alla fine degli anni venti l’Esistenzialismo, che mira all’analisi dell’esistenza.
 
Herbert Marcuse (tedesco, 1898-1979. Allievo di Hussrl e di Heidegger elaborò una filosofia della liberazione: l’uomo deve liberarsi dai vincoli gerarchici di una società basata sullo sfruttamento del lavoro e sulla repressione psicologica e sessuale.le sue ide furono riprese dai movimenti di contestazione degli anni ’60.
 
Michel Foucault (francese, 1926-1984) affrontò il tema fra potere e sapere. Ogni società ha i suoi luoghi di potere, (fabbriche, scuole, carceri, ospedali…) che nel contempo determinano nuove forme di sapere.  
 
Karl Popper (austriaco, 1902-1994) Filoso della scienza, chiarì che una teoria scientifica è valida solo se è falsificabile, cioè se è possibile elaborare un test per controllarne la falsità.
 
Bertrand Russell (inglese, 1872-1970) Matematico e filoso della scienza, per lui tutto è logica: gli oggetti, la coscienza, i progetti della conosceza.
 
Georg Simmell (tedesco, 1858-1918) Elaborè una filosofia della vita in cui lo spirito vitale deve incessantemente lottare per superare lo stato di non-vita (la semplice esistenza) e deve continuare a rinnonovarsi. Quindi non esiste una verità assoluta e definitiva.
 
Hans G. Gadamer (tedesco. 1900- 2002) Allievo di Heidegger, è il fondatore dell’ermeneutica (l’arte dell’interpretazione) Secondo lui il linguaggio è l’unico mezzo d’interpretazione della realtà, compreso l’essere umano: “Chi ha il linguaggio possiede il mondo”
 
Ludwig Wittgenstein (austriaco, 1889-1951) Per lui la ricerca filosofica si può basare solo sulla logica del linguaggio (Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere) Le sue idee sono alla base del Neopositivismo, per il quale la metafisica non ha valore perché pretende di dimostrare l’esistenza di entità al di là della nostra esperienza.
 

Jean –Paul Sartre (francese 1905-1980) Partendo dalle tesi di Husserl e di Heidegger fondò l’esistenzialismo francese, per il quale è l’uomo a dare il senso al mondo attraverso l’esercizio della libertà e l’impegno pratico. Elaborò una teoria dell’immaginazione, intesa come libertà attiva del soggetto. 
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La filosofia e il pensiero Islamico IV

Messaggio  eroil il Gio Gen 19, 2017 2:54 pm

A proposito di jihad e di altri concetti.

La parola jihad significa sforzo, i musulmani all’inizio l’hanno interpretata come “sforzo su se stessi
resistenza contro le tentazioni, il male”.
In seguito fu utilizzata come richiamo alla guerra, quando il profeta era minacciato e perseguito
dagli abitanti della mecca che non credevano al suo messaggio, nell’XI secolo durante le crociate
i musulmani hanno dichiarato il jihad, la guerra contro gli aggressori per difendersi è dunque
una guerra di difesa e non di offesa.
Il jihad si giustifica solo nel contesto di una guerra in cui bisogna difendersi per salvare
la propria vita e il proprio paese.

C’è il grande jihad, jihad al akbar, che è quello dell’uomo contro se stesso, mentre il jihad al asghar
il piccolo jihad, che consiste nel fare la guerra contro i nemici dell’islam, coloro che, all’epoca
della rivelazione, continuavano ad adorare gli idoli e a combattere il profeta.
Nel tempo queste sfumature sono scomparse ed ormai sussiste un jihad solo, la lotta armata, la guerra.
Guerra però contro i nemici dell’islam e chi sono i nemici dell’islam?

Dobbiamo ricordare che l’islam esige dal credente il rispetto per le altre due religioni monoteistiche
ebraismo e cristianesimo, dunque i nemici dell’islam dovrebbero essere tutt’al più i politeisti o gli idolatri.
Oggi ovviamente non ha senso perché l’islam non è minacciato da nessuno, in più l’islam non costringe
nessuno a credere nel suo messaggio:
“Non vi sia costrizione nella fede” (sura II, versetto 256, cfr. anche CIX,5; XXVIIII,56)

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La filosofia e il pensiero Islamico III

Messaggio  eroil il Gio Gen 19, 2017 2:42 pm

Sulla natura del libro sacro, il Corano, il dibattito è stato violento.

I razionalisti (IX secolo, i mutaziliti) dicono che il Corano è stato creato, quindi è altra cosa
da Dio, i letteralisti (portavoce della tradizione) dicono che è increato e come tale partecipa
di fatto della stessa sostanza di Dio.
Ritroviamo in questo dibattito non solo due visioni della religione musulmana ma due visioni del mondo.
Hanno prevalso i tradizionalisti, cosa che spiega il fatto che molti Stati musulmani di oggi continuano
a interpretare il Corano in modo letterale e ad applicare la sharia, ovvero la legislazione tradizionale
che era in vigore all’epoca in cui l’Islam si impose in Arabia.
Che cosa ha fatto sì che lo spirito del Corano sia stato sacrificato per diventare una ideologia
politica basata sulla violenza, l’odio e la vendetta?


Ma continuiamo con la storia, all’interno dell’islam sono nate delle divisioni.

I regni di Baghdad e di Cordova erano sunniti, cioè si situavano nella tradizione classica
del profeta, mentre il califfato del Cairo era sciita, cioè sostenitore di Ali.

SUNNITI: dall'arabo sunna, consuetudine, norma, indica la gran maggioranza dei musulmani
che dicono di rifarsi direttamente alle norme dettate da Maometto
.

SCIITI: dall'arabo shia, partito, sono i musulmani scismatici, che si rifanno ai partigiani
della famiglia del quarto califfo, cugino e genero di Maometto e dei suoi discendenti.

(Alidi, Imamiti e Ismailiti) 

Dal 1055 i califfi si rivolgono a mercenari selgiuchidi (venuti dalla odierna Turchia) per la difesa
del proprio territorio e saranno essi ad impedire ai cristiani di arrivare ai luoghi santi di Gerusalemme.
Sarà così che i turchi prenderanno il potere politico.
Dopo le Crociate, la civiltà musulmana sarà sconfitta ed in Europa prevale il cristianesimo.

Il mondo arabo sarà sempre più isolato e la filosofia araba smetterà di svilupparsi
e soprattutto di essere insegnata nel mondo arabo-musulmano, al suo posto verrà
insegnata la religione islamica.

C’è stato uno studioso importante che è vissuta nell’Africa del Nord (1332-1406), un certo
Ibn Khaldun, che può essere considerato il padre della “sociologia” perché ha studiato
la mentalità ed i comportamento degli arabi e li ha criticati duramente.

Metteva in guardia i califfi dalle persone non qualificate che si incaricavano
dell’insegnamento
religioso, già alla sua epoca, vedeva il pericolo insito nell’utilizzare
 l’islam per ragioni estranee
alla religione, bisognerà attendere la fine del XIX,
l’inizio del XX secolo perché vi siano
dei tentativi di riforme.

Dall’impero arabo-musulmano si passerà all’impero ottomano, cioè turco. I turchi si stabiliranno
in Egitto, in Libano, Siria, Iran, Tunisia, Algeria, il XVI secolo ha rappresentato l’apogeo
della potenza militare ottomana.
Nel XIX secolo, l’impero declina e dopo la prima guerra mondiale la Turchia cambierà politica
e deciderà di diventare uno stato moderno, con religione e politica separate, grazie
a Mustafa Kemal Atatürk, la Turchia fu il primo paese musulmano a diventare uno stato laico. 
Dopo la fine dell’impero turco, è la volta del colonialismo europeo: i francesi sbarcano in Algeria nel 1830 e in seguito in Marocco e Tunisia, gli inglesi in Egitto nel 1882: ciò che ha permesso l’occupazione di quei paesi è stato il declino che stavano attraversando. Dopo qualche tempo quei popoli si sono ribellati: ad es. l’Algeria ha combattuto la sua guerra per l’indipendenza fra il 1954 e il 1962.

L’islam che prevale oggi nei paesi del Golfo segue la dottrina di Muhammad ibn ‘Abd al-Wahhab (XVIII sec.), il wahabismo, sistema rigorista che applica la sharia, vale a dire la legislazione dogmatica tale quale era nel VII secolo, come se il mondo non fosse cambiato.


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Re: Filosoffeggiando (Discussione)

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