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Chi scrive e chi legge

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Messaggio  spitfire il Mer Mag 06, 2020 6:50 pm

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non smettete mai di scrivere...Annali, Eroil, e tutti voi  di Aec o altri posti  reali o no... voi, che avete questo dono...per favore.
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Messaggio  Annali il Dom Apr 26, 2020 1:15 pm

Spulciando miei topic in altro sito ho ritrovato questo mio racconto... Non so se sia già in pagina qui. ora lo posto e se sarà un doppio lo leverò...

NEL BOSCO
Il cuore batte all’impazzata dopo la lunga corsa. Non vedo il cielo sopra di me, ma solo un groviglio di rami intrecciati nel folto degli alberi. Riprendo fiato prima di ricominciare a correre attraverso la vegetazione che diventa sempre più intricata. Non odo alcun rumore, neppure il cinguettare degli uccelli o il frinire delle cicale. Sono arrivata in fondo al sentiero e finalmente mi fermo ai piedi di una grossa quercia. Mi lascio cadere, senza quasi più forze, sopra un verde tappeto di acetosella soffice e fresco, cosparso di fiorellini dal bel colore rosa intenso. Non potrei proseguire oltre e mi sorprendo a pensare che forse sarebbe stato bello restare per sempre in questo bosco silenzioso, pieno di quiete.
Lo schiocco di un ramo spezzato poco distante mi mette in allarme. Striscio cautamente dietro un cespuglio di mortella e nascosta dal fitto fogliame, immobile, attendo di sentire i passi avvicinarsi. Cosa ci faccio in questo bosco? Come ci sono arrivata? Ora ho paura…..
Mi alzo di scatto e riprendo la corsa, verso…dove? La domanda gira senza posa nella mente.
Corro alla cieca, senza quasi più forze, inciampo in una radice sporgente e cado, con il viso nell’erba dall’odore aspro, pungente. Ho solo la visione di un’ombra sopra di me, poi comincio a fluttuare nel nulla, nel silenzio ovattato dell’incoscienza.
Mi sollevo a fatica dal ruvido materasso, sorpresa e un po’ impaurita. Dove mi trovo? E qualunque posto sia, chi mi ci aveva portato?
Sento un rumore e salto dal letto. I miei occhi vagano alla disperata ricerca di un posto dove nascondermi, di un anfratto qualsiasi.
Mi muovo silenziosamente, verso l’angolo più buio della stanza e mi infilo sotto il tavolo, coperto dalla tovaglia che ricade a sfiorare il pavimento.
I passi si sono fermati e un paio di stivali appare davanti ai miei occhi. Spio da sotto il tavolo, nel riquadro di spazio visibile. Tutto mi sarei aspettata meno di udire la voce gentile che mi invitava ad uscire: “ Che fai lì sotto? Non avrai paura di me, spero!”
Non oso muovermi. Mi sento incollata al pavimento, un tutt’uno con esso.
“ Ti ho preparato un infuso di erbe, con biancospino, verbena e menta dolce.”
Tiro fuori il capo da sotto il tavolo e sollevo lo sguardo verso l’alto. L’uomo mi appare altissimo, un gigante. Tutto di lui è notevole: i suoi capelli biondi, lunghi sin quasi a sfiorare le spalle, gli occhi di un intenso colore blu che risplendono nel viso abbronzato e persino la fragranza del suo dopobarba, fresco, muschiato, piacevole.
Io guardo lui e lui guarda me. A sorpresa abbozza un sorriso, molto fugace perché scompare subito dietro una smorfia burbera: “ Che cosa fai in questa parte profonda del bosco? Non è precisamente una meta turistica, sai? Può succederti qualunque cosa, e non certo piacevole.”
“ Io… mi sono persa.” Rispondo. Non sono in grado di capire, né di spiegare perché mi trovo in questo bosco, soprattutto come sia potuta arrivarci, visto che mi ero appena infilata nel letto, a casa mia, lontana da un qualsiasi posto che avesse più di un gruppo sparuto di alberi.
Ricordo, molto vagamente, di essermi risvegliata nel pieno della notte con la gola secca. Mi sembrava di avere inghiottito un pezzo di carta vetrata. Mi ero girata verso il tavolino per prendere il bicchiere con l’acqua. Non c’era e lo trovai molto strano. Ero sicura di averlo messo. Fui costretta ad alzarmi. Tastai con i piedi il tappeto, alla ricerca delle ciabattine rosa senza trovarle. Ma dove era finito tutto?
E dove ero finita io? Forse in qualche sogno strano?Andai verso la finestra e cercai di aprirla. Una luce accecante invase la stanza, una violenta scossa mi fece vacillare e un vortice improvviso mi risucchiò.
Cercai di opporre resistenza e forse gridai. Lottai con tutte le mie forze e finalmente riuscii a raggiungere il letto e rifugiarmi sotto le coperte. Esausta, sfinita, come se fossi appena uscita dalle spire di un grosso boa.
Tremando allungai la mano verso il comodino e trovai il bicchiere pieno d’acqua, mi sollevai e bevvi avidamente. Ogni cosa era tornata al proprio posto, anche le mie belle ciabattine rosa.
Era stato solamente un brutto sogno?
La voce, lontanissima, appena udibile, mi giunse un istante prima di chiudere gli occhi. Era la voce di mia madre. Mormorava una preghiera:- Grazie Signore, grazie per avermela riportata!- Non sapevo che avesse perduto qualcosa, ma doveva essere qualcosa di molto importante, se aveva incomodato il Signore.
Dopo mi sono ritrovata a correre disperatamente nel fitto del bosco sconfinato, senza inizio e senza fine. Forse fuori dal mondo, o forse dentro un mondo sconosciuto, inesplorato.
Non il mio, in nessun caso.
“E così ti sei persa?Non avresti dovuto neppure entrarci sai? Non puoi immaginare le cose che succedono in questo bosco!” Sembra arrabbiato mentre parla ed io sono confusa. Perché mi sgrida? Chi è? Non vorrei trovarmi nella sua casa.
La mia mente è simile a un lago ghiacciato, incapace di trattenere un solo pensiero coerente. Tutto fluttua e scivola, inesprimibile e indefinibile.
Sono qui, nel profondo di un bosco sconosciuto, dentro la casa di un uomo strano e altrettanto sconosciuto, e sono queste le mie uniche certezze.
“ La tisana.” Dice porgendomi la tazza. Io la guardo dubbiosa, senza allungare la mano per prenderla. Non mi fido di lui, meno che mai della sua tisana.
Il suo tono è gentile: “ Prendila e bevila tutta!” Mi decido e prendo con riluttanza la tazza che mi porge. Comincio a sorseggiare lentamente il liquido aromatico, gradevole. Alla fine provo un senso di sollievo, di piacere, quasi.
Restituisco la tazza vuota e lo ringrazio. Lui mi ricambia con un sorriso. I suoi incredibili occhi blu scintillano nel viso cotto dal sole. Sembra più un marinaio che un uomo del bosco, un bosco dove è difficile credere che il sole sia mai potuto penetrare.
“ Ora devi riposare, sdraiati e cerca di dormire. Io cercherò il modo di riportarti a casa.”Dice indicando il letto.
Il mio primo impulso è di rifiutare. Non posso rischiare di addormentarmi, forse per sempre, in quel posto ai margini della mia vita. Ma, penso, forse può essere più saggio fingere di obbedire per poi approfittare della sua distrazione e riprendere la mia fuga. Da chi o da cosa ancora mi è incomprensibile. Mi distendo sul letto e chiudo gli occhi, mentre il respiro diviene leggero e se ne va sempre più lontano.
Mi sento strana, dentro di me il malessere cresce d’intensità. Desidero tornare nel luogo da cui ero venuta, ma non riesco a ricordare quale sia. Da dove vengo? Perché non riesco a ricordare?
Guardo l’uomo. Mi gira le spalle, concentrato a trafficare davanti a un banco luminoso.
Mi sollevo un poco puntando i gomiti sul materasso. Il letto cigola e l’uomo interrompe il suo metodico rimestare.
“ Che fai?” chiede allarmato, “resta sdraiata!”
“ Non voglio… mi sento male…” La mia voce sembra giungere da uno spazio remoto.
Ora lui è accanto al letto e mi tocca la fronte. “ Non è niente,” dice “ tra poco la tisana comincerà il suo effetto e ti sentirai meglio. Chiudi gli occhi, adesso.”
La sua mano è fresca e delicata e calma la mia angoscia. Lo guardo: i suoi occhi sono due strisce di cielo. Gli chiedo quale sia il suo nome.
“Angelo, mi chiamo Angelo. E tu?”
“ Non lo so, non me lo ricordo.” Rispondo con gli occhi pieni di lacrime.
Quando mi risveglio la stanza è buia. Il silenzio lo avvolge come una spessa coltre.
Fuori un uccello emette un fischio modulato. Dov’è l’uomo? Sono sola? Ho paura.
Rimango ferma, immobile, fino a quando qualcosa di molto freddo mi colpisce. Allora urlo e la luce si accende, tanta luce che mi ferisce gli occhi come lame di coltelli.
Cerco di alzarmi dal letto ma non ci riesco, qualcuno mi trattiene impedendomi di muovermi. La voce risuona nella stanza imperiosamente: “Ferma! Resta ferma, stai giù!”
È la voce di Angelo ma io non voglio ascoltarlo. Violente scosse attraversano il mio corpo. Riesco a liberarmi nonostante gli spasmi e salto giù dal letto, sorda ai richiami di Angelo che m’implora di restare.
“Ragazza, fermati! Se te ne vai, non avrai scampo. Il bosco ti annienterà, non puoi sfuggirgli. Io posso aiutarti solo se resti con me!”
Sono davanti alla porta aperta con il solo desiderio di sfuggire alla mia angoscia. Mi volto un attimo a guardarlo, esitando, ma in quell’attimo una forza terribile mi attira oltre la soglia e mi scaglia nell’intrico di alberi contorti, tra visioni spettrali e uccelli mostruosi. Il bosco mi sta intrappolato per prendersi la mia vita!
Allora l’istinto di conservazione affiora di prepotenza e finalmente mi rendo conto che avrei dovuto lottare con tutte le mie forze per sopravvivere.
Il bosco si è fatto buio e invaso dalle grida. Le urla mi terrorizzano, ma non sono le mie: chi grida in modo tanto concitato? Le voci sono tante. Non ne riconosco nessuna.
Chiamo Angelo e lui appare come per incanto vicino a me. Mi tiene saldamente e insieme lottiamo contro la forza travolgente, violenta, decisa a catturarmi e imprigionarmi dentro la corteccia degli alberi. Per nutrirli ulteriormente ed espanderli all’infinito.
La voce mi incita: “ Resisti, ragazza! Non cedere, ce l’hai quasi fatta!”. È la voce di Angelo, e i suoi occhi, inconfondibili, intensamente azzurri, spezzano l’oscurità simili a dardi luminosi.
Mi aggrappo fortemente alle sue mani, che mi trascinano lontano, al riparo dalla collera del bosco malefico e del suo potere distruttivo. Il vento urla furioso per aver perduto la sua preda, per non essere riuscito a trattenermi sotto le sue ali nere.
Non provo più alcun timore, sono in salvo.
Ora il bosco mi appare bellissimo, pieno di luci e di colori, del cinguettare degli uccelli sugli alberi e il frinire delle cicale.
Guardo Angelo e vedo i suoi occhi di cielo pieni di gioia : “ Brava ragazza, ce l’hai fatta! Adesso puoi tornare. Hai lottato e vinto!”
“ Tu hai vinto! ”
Le mie parole si disperdono in un’eco lontana, tra le foglie lucenti degli alberi, nei cespugli straripanti di fiori ma non raggiungono Angelo, scomparso in un ultimo accecante sprazzo di luce.
Lo chiamo. Non voglio andarmene da sola, temo di perdermi in un incubo peggiore di quello appena vissuto.
Una forza sconosciuta si è impadronita di me e lentamente mi trascina attraverso una nebbia gelatinosa, dove il mio corpo sembra sfaldarsi. Respiro a fatica, galleggiando sopra un fiume che scorre impetuoso e mi trasporta sempre più lontano. Emergo a tratti da un groviglio di sensazioni, richiamata dalle voci rassicuranti che mi sollecitano.
Sono fuori dalla nebbia, con gli occhi pieni di lacrime e madida di sudore per lo sforzo compiuto, dentro una stanza tutta bianca. Dalle mie braccia pendono tanti tubicini collegati a strani congegni, che emettono intermittenti segnali luminosi e strisce serpeggianti.
Dove mi trovo? Il bosco, la strana casa, tutto quanto, che cosa era stato? E chi era l’uomo che si era tanto prodigato per salvarmi? Forse un Dio?
Non era stato un lungo orribile sogno, ma brevi attimi scanditi dal soffio leggero del mio respiro. Vissuti appesi a un fragile filo.
Le lacrime copiose mi bagnano il viso. Chi aveva compiuto il miracolo?
La mano dal tocco delicato si posa sulla mia fronte e la voce felice esclama: “ Brava la mia ragazza, visto che ce l’hai fatta?”
L’emozione invade il mio cuore! Riconosco il tocco di quella mano e il suono di quella voce! Sono la mano e la voce di Angelo, dell’uomo che aveva tenuto saldamente il filo che reggeva la mia vita. Che non si era arreso.
Attraverso il velo delle lacrime vedo il suo sorriso e i suoi splendidi, inconfondibili occhi azzurri. E i suoi capelli biondi e il viso abbronzato dal sole. E riconosco il profumo del suo dopobarba, fresco, muschiato, piacevole.
Gli sorrido anch’io con gratitudine, mentre leggo il suo nome sul camice che indossa:
- Dott. De Angelis. - Un medico. Non un Dio.
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Messaggio  Annali il Sab Apr 18, 2020 12:42 pm

A Spit dedico questo mio racconto/diario,  per il quale ha manifestato desiderio di lettura...

- QUANDO I SOGNI SVANISCONO AL TRAMONTO -

La mia amica Linda manca da scuola da tre giorni ed io subito dopo pranzo vado da lei per non farle mancare i compiti. Studiamo insieme e alla fine guardiamo un po' di televisione.
Quando esco da casa sua, la cerco con lo sguardo.
Sì, c'è. Da qualche sera la bella auto bianca lucente di cromature, è ferma poco distante.
Rallento il passo e cerco di respirare profondamente per impedire che le guance diventino color rosso porporino...
Lo zainetto è divenuto un peso immane, le gambe si muovono rigide e mi domando come potrò fare a superare i pochi metri che mi porteranno oltre.
La portiera si apre all'improvviso e lui scende. Oddio, questo no, non me l'aspettavo! Che faccio? Proseguo?
Mi saluta, con un sorriso appena accennato, quasi in imbarazzo.
Rispondo con voce da pulcino, ritagliandomi un minimo di coraggio che nemmeno sapevo di possedere.
" Sembra pesante" dice accennando allo zaino ciondolante dal mio braccio "Ti posso aiutare?"

Così ho conosciuto Gianni, nell'ora del tramonto di una sera di maggio...
Prendemmo l’abitudine di restare a chiacchierare ogni pomeriggio seduti in macchina, mentre il sole calava lentamente oltre i tetti delle case e il volo delle rondini s’intrecciava attorno al campanile della chiesa di San Francesco...
Una sera mi chiese cosa facessi la domenica ed io risposi che non facevo nulla di particolare.
" Faresti una corsa in macchina con me?" mi chiese guardandomi serio negli occhi.
Mi soffermai incerta a guardarlo e mi stupii di non aver notato prima la dolcezza dei suoi occhi.
Si sporse verso di me e a sorpresa allungò la mano tra i miei capelli, per una carezza leggera.
Io non mi ritrassi, indugiando a osservarlo: aveva bei lineamenti, occhi nocciola punteggiati da pagliuzze dorate e folti capelli scuri, morbidi e lisci... Emanava da lui una sottile fragranza e non so perché, in quel momento avrei voluto trovarmi lontana da lì. Mi sentivo inadeguata, e assolutamente impreparata. Ero incerta e confusa e lui non insistette...

Il mio rapporto con Gianni, se così posso definirlo, proseguì per diverso tempo senza scosse. Io arrivavo con il mio inseparabile zainetto e lui era là, nei pressi della chiesa seduto in macchina. Ci salutavamo con un semplice ciao e si restava a conversare.
Mi chiedeva come avessi trascorso la giornata, cosa avessi fatto di bello e così via. Sul momento io entravo in crisi, ripensando alla banalità del mio quotidiano vivere e allora inventavo lì per lì, qualche episodio gratificante.
Gianni ammiccava e sorrideva, attento, senza però mai parlare di se.
Quando gli chiedevo come avesse trascorso lui la giornata, rispondeva che non era stata interessante quanto la mia. Naturalmente io non gli credevo...

Una sera, appena salita in macchina, mi porse una bellissima rosa bianca. La presi chiedendo" Per me?"
"Certo per chi se no?" rispose sorridendo" Una rosa per la mia ragazza!".
"Sono la tua ragazza?" Non avevo realizzato che mi considerasse a quel modo, ma mi piacque. Però non aveva risposto alla mia domanda.
Avviò l'auto ed io strinsi più forte la rosa tra le mani. C'era qualcosa di diverso quella sera nel comportamento di Gianni, lui era diverso. Si diresse verso lo spazio verde, appena fuori città, fermò nell’ampio viale all’ombra dei platani e finalmente si girò a guardarmi...
“È un posto splendido, non trovi? Venivo ogni qui con mia madre e il mio fratellino più piccolo. La mia casa è poco lontana, ora ti ci porto”. Rimise nuovamente in moto e imboccò uno dei tanti viali disseminati di eleganti ville. Si fermò davanti a un'alta cancellata di ferro battuto.
"Ecco" disse, questa è casa mia, vuoi che entriamo? Mia madre è in casa e mio fratello rientrerà tra un po'".
Entrare? pensai terrorizzata. A sorpresa?Come gli era venuto in mente?
Mi girai verso di lui e l'espressione che vide sul mio viso lo riempì di allegria.
" Rilassati" rise " non c'è niente di spaventoso in casa mia, però ti capisco. Non eri preparata. La prossima volta ti farò un invito come si conviene."..
La prossima volta? Pensai sempre più confusa...
Quando mi riportò a casa, allungò la mano per stringere la mia. Aveva proprio deciso di stupirmi. La sua mano era morbida e calda. Avrei voluto non lasciarla più. Quella notte sognai fosse lui il mio principe azzurro che mi avrebbe portato al castello...
La sera dopo, in previsione del nostro incontro, misi nel prepararmi molta più cura del solito, non so perché, la presagivo come ‘un' occasione speciale, uscì e m’incamminai a passo svelto. (o forse volai?) Lui non era là. Della bella lucente auto bianca nemmeno l’ombra.
Attesi a lungo sui gradini della chiesa, il tempo scorreva e il sole si abbassava sempre più. Dovetti rassegnarmi all’idea che Gianni non sarebbe apparso, non quella sera. Trascorsero tre giorni prima di vederlo riapparire...

"Mi spiace non averti potuto avvisare dei miei impegni” disse “spero non ti sia fatta brutti pensieri”. Lo guardai in viso e dissi di no, che non ne avevo avuti. “ Sono stato a Ginevra per un consulto medico”. “Ginevra in Svizzera?” riuscì soltanto a chiedere scioccamente. La mia mente aveva alzato un sipario di difesa.
Mi guardò sorridendo appena, poi, senza parlare, avvicinò il viso al mio. Sulle mie labbra fu il tocco leggero delle sue. Durò solo un attimo, ma in quell’attimo sentì scorrere l’eternità. “Dolce” disse “ resta sempre così”.Poi mise in moto e prese la strada che portava alla zona più antica della città. Si fermò a poca distanza dal castello che sorgeva a ridosso del lago e rimase a osservarlo come lo vedesse per la prima volta. “Lo vedi? È stato costruito secoli  fa ed è ancora qui, bello e saldo”...
Un fugace pensiero stava facendosi strada nella mia mente “ Il principe mi ha davvero portato al castello!”
“Volevo vedere insieme a te il tramonto sul lago. Guarda il sole sembra inabissarsi nell’acqua!”
Guardai ammirata quello spettacolo incomparabile: il cielo striato di rosso sembrava cadere lentamente nel lago incendiandolo a larghi strati. Uno spettacolo avvincente ma io ero più interessata a cercare di scoprire cosa passasse nella mente di Gianni. Non lo conoscevo abbastanza da capire come fosse realmente, però riuscivo a percepire in lui un certo turbamento...
Mi riaccompagnò a casa e mi disse che per un po’ non ci saremmo rivisti.
“Devo partire, ma spero di tornare".
"Speri di tornare?” I pensieri crollarono nella mente. Non feci nessun’altra domanda.
Lui indugiò un poco prima di rispondere" Si spero di tornare e di rivederti”.
Passarono i giorni e i mesi. L'estate stava per finire ed io ogni sera sedevo sui gradini della chiesa ad aspettare che una macchina bianca apparisse accanto a me...

Quella sera ero tanto immersa nei miei pensieri da non sentirla arrivare. La frenata improvvisa rischiò di arrestare ogni mia attività vitale. Non mi girai subito, dovevo prima calmare i battiti furiosi del mio cuore.
Sapevo che era lui, non poteva che essere lui.
Mi girai e solo allora compresi che sì, la macchina era di Gianni, ma gli occhi che mi guardavano, pur se simili, non erano i suoi.
Alla guida c'era un ragazzo che gli assomigliava, il fratello, immaginai.
"Sei Anna, vero? Gianni mi ha parlato di te e ti ha descritto tanto bene che sarebbe impossibile non riconoscerti."
Io ero piuttosto sorpresa ma non preoccupata. Doveva esserci una ragione, se Gianni non era lì, o forse più di una.
Sì, la ragione c'era, ed era in quella busta azzurra che il ragazzo mi porgeva.
Non avrei voluto prenderla. Intuivo che con quel gesto, avrei messo la parola fine al capitolo di una storia troppo brevemente vissuta, o mai, forse, iniziata.
La mano del ragazzo tremava e i suoi occhi erano umidi di pianto. " Gianni non c'è più..." Mormorò soltanto...
Le parole, appena sussurrate, mi colpirono con rumore assordante.
Gianni non c'è più...
Non chiesi, non volli sapere, non feci domande. Presi soltanto la busta, sicura di interpretare così la volontà di Gianni, ovunque egli, in quel momento fosse...
Alle mie spalle il sole tramontava indifferente, incendiando il cielo con lingue di fuoco, portandosi via, mentre scompariva, i miei sogni di ragazza
lasciandomi un addio definitivo.
Non aprii subito la busta azzurra, mi bastava toccarla con le dita per sentire scorrere sotto di esse, parole d'amore: le parole che avrei voluto sentirmi dire e non sono state mai dette...
Un alito vibrante, sottile, come le corde di un violino.

A. P.
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Messaggio  eroil il Dom Mar 08, 2020 3:38 pm

La battaglia per Helmus®
(il ritorno III)
 
Tre giorni...Tre giorni di assalti e tentativi di scardinare la difesa della Fratellanza Arcana
asserragliata nella fortezza di Helmus, ci vuole una soluzine e l'unica che può funzionare
è in mio possesso, però a questo punto devo svelare chi realmente sono e ho delle remore
nei confronti delle due elfe e di Gwenn, "Ciao Anghel, un quarto di real per conoscere
i tuoi pensieri" ecco, basta pensarla e lei compare mi volto di scatto impugnando
e due spade e le pianto nel terreno di fronte a me, poi a braccia conserte e fissandola
negli occhi, mentre le else delle spade diventano due draghi stilizzati ad ali spiegate, "penso"
<Da quando lo sai?> lei piega il capo e con un mezzo sorriso, <Che futura regina dei mondi
del nord sarei se non sapessi chi è l'erede del regno dei mondi centrali?>
Dico, "Già un effimero segreto" lei mi si avvicina tocca le due spade e dice, "Anche cavaliere
del drago, dov'è Arjhax?". Snapp, uno schiocco di dita e...sono il drago, la struttura ciborg
interna è simile al veicolo che ci ha portati qui, l'AI...¢¥☼→ "Unità dragon attiva"
invece è...l'AI! Mi siedo nella poltrona centrale e indosso il visore di comando connettendomi
in simbiosi all'unità dragon, la sensazione di potenza è immensa agito le grandi ali nere, provo
un saltello sulle possenti zampe posteriori il terreno tutt'intorno trema, abbasso la testa
all'altezza della Gwenn che impassibile è rimasta a guardare, spalanco le fauci irte di denti
e l'avvolgo in una nuvola di fumo grigio mentre penso, <Salta su andiamo a fare un giro
sulla fortezza>
È seduta al mio fianco e si sta guardando riflessa in uno specchio spento degli antichi,
"Ti è andata bene che non mi hai rovinato l'acconciatura..." l'urlo di Arjhax mentre si alza
in volo pare una folle risata.
Lo specchio magico davanti a Gwenn si è attivato ora lei ha una visione totale di tutto
ciò che ci circonda e l'uso delle armi offensive in dotazione di Arjhax, le difese sono
gestite dall'AI io essendo in simbiosi con l'unità dragon sono...Arjhax, le mie armi denti
acuminati fuoco magico e artigli possenti.
Gwenn indossa un elmetto che la mette in comunicazione con l'AI ed esclama:"Ciao Wanny
tutto bene?" "♥♫" squitta l'AI "Da quando l'AI ha un nome?" dico stupito "Da sempre"
mi risponde Gwenn e prosegue:"Solo un Principe dedito alle armi, alla guerra e al quale  
l'approfondimento dello studio in generale l'annoia non può sapere certe cose basilari
come per esempio che; "lo specchio magico" tecnicamente è un "monitor" prendo fiato
per rispondere, ma lei mi precede: <Attento a ciò che pensi di dire, sai benissimo
che io e te siamo mentalmente in simbiosi da quando siamo nati>!
Si, io e la Gwenn siamo gemelli, anche se lei sostiene la sua primogenitura essendo nata
un minuto prima di me, i nostri genitori sono " la Regina dei mondi del nord ed il Re
dei mondi centrali" il rapporto fra di loro non era ben visto dai maggiorenti dei loro regni
così decisero di allevarci separatamente, coscienti della nostra simbiosi mentale
che in effetti non ci separò mai. 
Facendo finta d'essermi offeso le chiudo l'accesso alla mia mente e mi concentro
sulla fortezza.
Al primo passaggio distruggo tutto ciò che c'è di offensivo sugli spalti centrali
sovrastanti il portale d'accesso, una rapida virata e piombo alle spalle delle difese
che la Fratellanza Arcana ha allestito all'interno, Gwenn sembra divertirsi lanciando
i "denti di drago" i quali esplodono al contatto con gli obbiettivi, nonostante le mie
difese magiche siano potenti alcuni colpi del nemico arrivano a segno e mi fanno
deviare, la Gwenn esclama, "Fratellino, hai visto la spirale di luce che si innalza
dalla torre alla nostra destra?" "Si" dico, "deve essere il portale con cui alimentano
le loro difese, hai qualche dent.." "Missili" si chiamano missili" mi interrompe Gwenn
esclamo, "Ok! Quello che sono, l'importante è che siano più potenti di quelli
che hai lanciato prima!"
Dalla punta delle mie ali partono due scie di fuoco che centrano le ferritoie
in cima alla torre, l'esplosione che segue fa crollare metà della struttura
il fascio di luce ha un ultimo guizzo poi si spegne.
Io nel frattemo mi sono posizionato di fronte all'ingresso della fortezza
il ponte levatoio è sollevato e aiuta a rinforzare il portale d'accesso,
"Prova anche qui sorellina" dico alla Gwenn, non se lo fa ripetere questa volta
le scie sono tre, l'impatto è devastante appena si dirada il polverone l'esercito
in attesa con un unico urlo si avventa con le due elfe in prima fila verso lo squarcio
provocato dai...ok, missili.
Mi riporto in quota e osservo i nostri soldati dilagare all'interno di Helmus
"Cambiando discorso" esclama Gwenn "Come vanno le cose tra te e Shivra?"
Lentamente mi giro verso di lei sollevo il visore la guardo e...dico, "Mi sono perso
qualcosa?" scuote la testa e aggiunge, " Quando l'ho incontrata dopo il vostro
viaggio di ritorno a Cosmos, mi ha chiesto se a te piacevano le donne o avevi qualche
remora sulle elfe Drow..." riabbasso il visore ed esclamo, "aspetta che tutto sia finito
l'aggiusto io...lei e il suo offendere il mio senso del pudore!"
La grassa risata di Gwenn viene interrotta dal'AI !→¢¥◙ dragon nemico classe "Esplorer"
a ore "12", esclamo, "A questo ci penso io e l'AI, Gwenn vai a dare una mano alle elfe
mi paiono in difficoltà" "Ok!" risponde e sparisce.    
Affronto subito il dragon nemico, con un paio di missili e il fuoco magico...la Gwenn
lo definirebbe, "laser ad ampio spettro", il nemico fa altrettanto ma le nostre barriere
difensive ci proteggono, l'unico modo per poterle evitare sono le nostre unghie e denti
ci azzuffiamo come due gatti selvatici dei pianeti di Orione.

Nota:
Si, continua, appena rifaccio mente comune su come stavo articolando il racconto
la sosta forzata mi ha un po' rallentato...per leggere tutto dal principio scendere
dove c'è "Il ritorno" e "Arborio" (il ritornoII)

Ciao a tutti/e Eroil Very Happy
eroil
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Messaggio  eroil il Mar Nov 27, 2018 6:11 pm

Arborio®️
(Il ritorno II)

È passato quasi un mese, io e Shivra siamo a Cosmos la capitale dell'Alleanza Galattica
dopo aver consegnato il baule ai saggi e conferito con il Lord Reggente Sir Habner, per
il rapporto sulla missione siamo ritornati alle nostre solite mansioni, la Shivra s'è rivestita
(eufemismo) e presta servizio come officiante al tempio della Dea Saffo, io sono rientrato
nei ranghi della Gilda dei Guardiani il mio grado di capitano mi esenta da alcune mansioni
ma non da allenamenti giornaglieri, e a questo giro devo anche partecipare a dei corsi
di magia di base.
A quanto pare dai documenti trovati nel baule, la Fratellanza Arcana ha assoldato alcuni
maghi dei mondi d'oltre confine per applicare alle proprie armi e armature la magia nera
e per contrastare quel tipo di magia, le armi anche quelle potenziate come le mie spade
necessitano d'un aiuto magico.
Mi ritorna in mente ciò che disse il cavaliere della Fratellanza quando nel duello mi ferì
al fianco sinistro, "l'acciaio di Rigel non intacca la tua armatura ma la sua magia si"
ecco perché era così sicuro, con la magia era riuscito ad avere il sopravvento
su ben tredici Guardiani.
Il richiamo dell'AI, ∟▲¥╝ "Anghel dammi attenzione" interrompe i miei pensieri ¶ "Si" rispondo
(devo decidermi di aggiornare il software all'AI non posso continuare a tradurre il galattico!)
"Devi presentarti dal Lord Reggente" ?? "Ah, ma allora sai tradurre" ¶→>>» "Si, ma muoviti
è urgente"!
Devo trovare il modo di sconnettere l'AI...¿↕️↨*°* "non traducibile"!  

Il Lord Reggente mi informa che la Fratellanza Arcana sta cercando di invadere Arborio
capitale del sistema ¶h, e che la ranger Nike è scomparsa, siamo in guerra e dobbiamo
intervenire.
Ho due giorni standar per potenziare le armi e me..."Me?" esclamo, "Si capitano" afferma
il Lord "è atteso nei laboratori ciborg, i due giorni per prepararsi iniziano da ora!"
che dire..."Come comanda, mio Lord"

Il nostro veicolo si è aggregato al trasporto truppe della flotta galattica stiamo per varcare
l'antico portale saremo nelle vicinanze di Arborio in pochi minuti.
Avviso Shivra, Gwenn e, l'aggregata all'ultimo minuto, Thia, Chierico devoto elfa della luna
un guaritore ma anche un letale combattente, ed in più pare sappia dove si trova
la ranger Nike.
Appena varcato il portale ci troviamo nel bel mezzo di uno scontro tra i nostri trasporti
e quelli della Fratellanza, un caos di lampi d'energia azzurri e viola.
Tramite l'AI ci giunge la voce roboante dell'Ammiraglio Geddarm, "Capitano Anghel allerti
i suoi uomini vi trasportiamo in vicinanza del luogo indicato dal vostro Chierico... inizio lancio
...buona fortuna" guardo le ragazze e dico," Portate pazienza l'ammiraglio è un terrestre...
da quelle parti sono maschilisti, hanno delle remore sulle donne guerriere!"

Il veicolo ci scarica ai bordi di una immensa e a quanto pare impenetrabile foresta Thia porge
a ciascuno un piccolo disco di metallo dicendo, "Prendete, serve per essere riconosciuti come
alleati dalla foresta e dai suoi abitanti" come il dischetto tocca la mia mano scompare
"Ehi...ma!" esclamo, "Tranquillo" dice Gwenn "è l'ultimo modello di passaporto!" Shivra e Thia
ridacchiano.
Ci innoltriamo nella foresta, Chiedo a Thia,"Dove stiamo andando?" "Alla Fortezza di  Helmus
è antichissima e in disuso, la fratellanza è riuscita ad occuparla" E continua, "Nike e i suoi
arceri erano i più vicini e sono intervenuti ma poi abbiamo perso il contatto..." chiedo
"Quanto dista?" "Di questo passo dovremmo arrivare all'imbrunire" mi risponde Shivra, Thia annuisce.
"E tu come lo sai Shivra?" interviene Gwenn, "Arborio è il pianeta d'origine di tutti gli elfi" rispondo
"Ecco bravo, hai studiato storia antica?" mi chiede Thia "No" dico "non mi pare, è che
da quando sono uscito dal laboratorio ciborg mi sento un po' strano" Gwenn e Shivra scoppiano
in una fragorosa risata.

"Ferme" esclamo, nelle mani mi compaiono le due spade, nella sinistra scudo mortale diventa
avvolgente e ci protegge tutti e quattro, nella destra l'esecutotore inizia a fiammeggiare...
"Fermo Guardiano" dice Thia mettendomi una mano sulla spalla "sono amici, puoi riporre le armi".
Siamo circondati da elfi apparsi dal nulla, Shivra mi fa un cenno di assenso con il capo
e le armi tornano nei foderi, "Notevole Guerriero, non saremmo riusciti a sorprenderti"
il complimento arriva da un'elfo anziano vestito d'un saio bianco, s'avvicina aiutandosi
nel camminare con un bastone, Thia e Shivra si inginocchiano al suo cospetto "Padre" Esclama
Thia, "Maestro" dice Shivra lui sorride e lasciato il bastone, che resta ritto e fermo, poggia
le mani sul loro capo, "Felice di rivedervi Principesse, su in piedi, dobbiamo pianificare l'assalto
alla fortezza e liberare vostra zia Nike" detto ciò, mentre le due elfe si rialzano s'incammina
facendoci cenno di seguirlo.

Gwenn mi si avvicina,"Visto? Noblesse oblige...a proposito, cos'è questa novità
che le armi ti compaiono in mano per evocazione?" "Ecco" le rispondo "è una parte
di quel, un po' strano, che mi sento addosso" dandomi una manata sulla spalla
dice, "Non vedo l'ora di vedere le novità!"

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Messaggio  eroil il Mar Ott 30, 2018 6:49 pm

Il ritorno®️ 

Lo scontro tra il mio gruppo e gli avversari è quasi concluso, sono riuscito a
sconfiggere il cavaliere della Fratellanza Arcana, i miei fratelli d'arme
stanno concludendo vittoriosi i loro duelli, per cui mi accingo ad entrare nel
tempio della fratellanza per prenderne possesso...∟▲¥╝... Mi tolgo il visore
della realtà virtuale, la richiesta di attenzione dell'AI è impellente, devo rispondere.
╗╣┐¬▼░...ops, scusa, traduco: "Anghel", è il mio nome, "Dammi attenzione"
scrive l'AI, rispondo: "Siamo quasi arrivati?" ¶ "Si!" Chiedo qual'è la distanza:
►☼◄ "Unità astronomica d'avvicinamento?" ¢▓  "Un OL." (un'ora luce)
Con un sospiro indosso il visore di comando e mi connetto in simbiosi con il veicolo
per coordinare il rientro a terra. Ma poi...sarò mai partito?

Indirizzo il globo di luce a posarsi nel punto indicato dalla AI, come esco dalla simbiosi
veicolare mi trovo ad osservare un antico portale ricoperto di rune magiche la voce dell'AI
risuona nell'elmo...♂│→♀ "Uomo aspetta le Donne"...elmo? Allungo una mano e mi tocco
la testa, si in effetti indosso un elmo, alzo la celata e l'elmo scompare...mi guardo le braccia
mi tocco il petto e realizzo di indossare un'armatura completa, sulle spalle sento il peso
dei due foderi incrociati e delle due spade, incomincio a capire dove mi ha riposizionato l'AI.
Il dubbio diventa certezza, in effetti non sono mai partito il portale è l'ingresso del tempio
della fratellanza.
Alle mie spalle risuona una voce femminile con il marcato accento dei mondi del nord "Aspetta
Anghel, dammi tempo di annullare la magia delle rune..." mi affianca l'affascinante Gwenn
un'umana maga del controllo tanto bella quanto letale, mormora alcune parole magiche seguite
da strani gesti delle mani e le rune sul portale spariscono, "Prego capo dopo di te" esclama
con un mezzo inchino e un sorriso ironico, allungo un braccio e spingo, il portale dolcemente
si apre.
"Un momento aspettate che ci siano tutti" la voce il cui accento non è umano è di Shivra,
Drow elfo oscuro warlock flagello dei mondi dell'est, con le arti magiche è affine a Gwenn
ma molto più potente perchè la magia fa parte del suo essere e non la deve evocare,
se fosse arrivata prima avrebbe abbattuto il portale non annullato le rune.
Io e Gwenn ci voltiamo a salutare l'elfa, ironicamente Gwenn la stuzzica "Vedo che ce l'hai
fatta con quei quattro Tielfing che ti avevano circondata"!
Con un'espressione indecifrabile Shivra risponde, "Dilettanti" in qell'attimo una freccia sibila
tra di noi e va ad impattarsi in piena fronte all'orco guardiano che ci stava caricando...
alla freccia segue l'arrivo di Nike un'umana ranger arciere, letale anche in mischia con
i due lunghi pugnali che cinge ai fianchi, la voce è tanto soave e armonica dei mondi arborei
del sud quanto è letale la sua propietaria, " Muoviamoci, pare ci siano ancora degli Arcani
da abbattere"!
Entriamo nel tempio, impugno le due spade che iniziano a fiammeggiare, "Megalomane"
esclama Shivra, "Già" ridacchia Gwenn, "Zitte" urla Nike "non sono pochi" e scaglia verso
il cielo alcune frecce che formano una nube dalla quale piovono lampi d'energia ogni volta
che un nemico viene colpito, poi inizia a lanciare raffiche di dardi verso gli avversari, Gwenn
e Shivra li contrastano con lampi di letale energia magica, io mi dirigo verso il cavaliere arcano
che pare il capo, anche lui impugna due spade nere come la notte, "Finalmente un Guerriero
Guardiano dell'Alleanza Galattica" esclama ghignando "Ma allora esistete ancora" "Pare di si"
rispondo un po'sorpreso "Sono il primo che incontri?" esplode in una risata maligna "No, è che
da dopo l'ultimo è passato un po' di tempo e pensavo vi foste estinti"!
Mi indica l'altare dove sono allineati tredici teschi, "Il numero tredici non mi è mai piaciuto"
esclama caricando è veloce, troppo veloce, lo schivio per un pelo però una sua lama
mi ha sfiorato il fianco il dolore è lancinante, sorride, "l'acciaio di Rigel non intacca la tua armatura
ma la sua magia si" e parte di nuovo alla carica verso il mio lato ferito con tutte e due le spade
alzo il braccio sinistro e la spada diventa uno scudo fiammeggiante dove si infrange il suo attacco
ruoto leggermente il busto e con l'altra spada penetro di punta sotto la sua spalla sinistra
all'altezza del cuore, la lama fiammeggiante gli penetra nel costato sino all'elsa, ruoto la spada
per estrarla, mentre lo scudo è tornato spada, con un movimento orizzontale gli stacco
di netto la testa, "Si" dico, "decisamente il numero tredici non t'ha portato fortuna..."
ma nemmeno a me, a quanto pare la magia delle sue lame sta ancora facendo effetto,
cado in ginocchio e urlo, "Gwenn!!!"
"Sono qui" esclama e subito impone le mani per curarmi, gli si affianca anche Shivra
e in poco tempo mi guariscono la ferita ed eliminano il veleno magico.
In quel momento realizzo che erano li tutte e tre che mi guardavano combattere
"Ehi" dico, "ma intervenire?" "Uno con due spade di cui una diventa anche uno scudo
non ha nessun bisogno di aiuto" esclama Nike riponendo la freccia che aveva incoccato.
Già, la spada sinistra si chiama "scudo mortale" l'altra l'esecutore.
Ci avviciniamo al baule ai piedi dell'altare, non possiamo aprirlo la magia che lo protegge
è troppo forte decido di portarlo direttamente ai saggi dell'alleanza.
Chiedo, "Chi viene con me?" Nike scuote il capo, "Non posso devo tornare su Arborio
e sparisce, guardo Gwenn, "No grazie, devo incontrare un amico" e sparisce pure lei,
beato "l'amico" Shivra non dice nulla, con un gesto solleva magicamente il baule
e s'incammina verso l'uscita, il baule la segue e io pure.
Siamo sul veivolo in viaggio verso la capitale dell'alleanza, ►☼▲ "due ML" (mesi luce)
per l'avvicinamento dice l'AI, intanto la Shivra si è messa in libertà, generalmente va in giro
combattendo vestita solo d'un costume da cortigiana, immaginate quanto può coprire, ora
s'è messa in libertà indossa solo un minuscolo perizoma...e afferma che così non offende
il mio senso pudico.
Il fatto è che non ci posso nemmeno provare, è sacerdotessa della Dea Saffo...
Vabbè, "AI, per favore caricami sulla consoll un video gioco...non di guerrieri e paladine" ║§║
"Si va bene un gran premio di F1S" (formula "uno" spaziale)

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Messaggio  Annali il Dom Ott 14, 2018 10:54 pm

eroil ha scritto:Io in silenzio mi sto chiedendo...che aspetti? Smile

Aspetto, come anticipato, me ne capiti il tempo o la voglia... Razz
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Messaggio  eroil il Dom Ott 14, 2018 10:49 pm

Io in silenzio mi sto chiedendo...che aspetti? Smile
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Messaggio  Annali il Dom Ott 14, 2018 12:07 am

Dunque. Ho apposto la parola "fine" al mio ultimo racconto della serie "mistero"...
Ne estrapolo qualche pezzo qua e là, non per stupire ma per riempire il tempo, non sapendo che altro fare Razz...

...Seguivano attenti il movimento delle labbra, non fidandosi della loro capacità uditiva.
Come bambini intimoriti da racconti terrificanti.
L’incredulità, manifestata all’inizio, aveva lasciato il posto al più profondo turbamento.
Ascoltavano parole che nessuno aveva mai udito prima, vecchie di secoli o, di millenni, rivelatrici di segreti rimasti celati nel tempo, in paziente attesa che la trama assumesse contorni visibili a occhi umani.
I loro occhi.
Erano penetrati dentro i segreti, e ora, ne facevano parte. Gli eventi di intere epoche trascorse, confluendo nelle loro menti, li aveva resi partecipi.
Quando lui tacque e nella stanza calò il silenzio, il tempo rimase congelato per parecchi minuti e nessuno si mosse o pronunciò una sola parola.
Si guardavano confusi, incapaci di esprimere a parole le emozioni. Un  mutamento profondo era avvenuto a livello delle loro coscienze.
Davide osservava Peter con occhi indagatori. Qualcosa, nel suo atteggiamento, lo impensieriva. Sembrava essersi rinchiuso in se stesso, lontano ed estraneo, con il viso segnato da una profonda tristezza.
Richiamò la sua attenzione pronunciando deciso il suo nome: “Peter? Sei con noi?”
Lui si riscosse dalla cupa meditazione in cui era immerso. Rimase a capo chino, per non  rivelare il velo di emozione che gli brillava negli occhi.
“ Che c’è?” chiese.
“ Dillo tu a noi, che c’è.”
“ Non posso seguirti, ecco che c’è.”
Al coro di proteste che seguì le sue parole, mise fine Davide.
“ Perché? Che cosa te lo impedisce?”
Peter stentava a trovare le parole giuste per esprimersi. Forse avrebbero capito o forse no.
Aveva intravisto un mondo di luce nel quale non era certo di essere degno di entrare a farne parte. Non dopo aver preso coscienza del modo imperfetto con cui aveva gestito la sua vita. Sarebbe stato complicato  da spiegare e in fondo non avrebbe fatto alcuna differenza.
Le scelte erano state sue e il loro peso ricadeva esclusivamente su di lui.
Il silenzio si protraeva e Davide decise di intervenire.
“ Non è necessario che tu risponda. Credo di avere capito. Ti conosco da troppo poco tempo e non so nulla dei tuoi trascorsi, ma, davvero, non mi interessano.  Paga i debiti a te stesso e lasciali alle spalle. Quello che potrai fare per impedire che gli indifesi e gli innocenti soffrano, tornerà alla fine a tuo favore. Niente sarà dimenticato.”...

...Luigi fece una leggera carezza sulla testa di candidi ricci della zia poi la condusse verso il trio di amici che aspettava in piedi di essere presentati.
“ Vieni, zietta, anche tu, zio Giulio, i miei amici sono ansiosi di fare la vostra conoscenza. Non è vero, ragazzi?”
“ Verissimo, ” rispose per tutti Peter “ senza di voi, niente potrebbe aver inizio…”
Sul viso del professore l’espressione corrucciata si fece più accentuata. Aprì la bocca per parlare ma stavolta fu Luigi a prevenirlo: “ Lui è Peter, zio, il mago del computer e questi sono Marco, l’amico di cui ti ho parlato più volte e Vincenzo, il miglior giornalista che io conosca.”
Vincenzo scosse la testa: “ Non lo stia a sentire professore. Io sono, probabilmente, il solo
giornalista che conosce!”
Si avvicinarono.
Caterina li accolse con il sorriso sulle labbra. Avrebbe voluto abbracciarli tutti, anziché limitarsi a una stretta di mano. Ma, chissà cosa ne avrebbe pensato Giulio!
Porse la mano a Peter e lui la strinse delicatamente nella sua. Era fragile e leggera come l’ala di un uccellino.
Lei rabbrividì al contatto. Lo guardò in viso e un fremito di sgomento le trapassò il cuore, mentre guardava dentro i suoi occhi. Pensieri antichi come il mondo e forse anche di più, passarono come un vento turbinoso attraverso la sua mente, e le immagini che vide, ne era certa, non appartenevano alla memoria del giovane che le stava davanti. Appartenevano a un’era molto remota, primordiale, ed erano forse, la memoria del mondo stesso.
Con una lucidità sorprendente, intuì le risposte a ogni domanda che, inutilmente, si era posta nel  corso di tutta la sua esistenza.
Lasciò ricadere la mano lungo il fianco, come se non gli appartenesse. Gli occhi erano divenuti una pozza acquosa che le offuscava la vista.
Peter le sorrideva, ignaro dello sconcerto causato...



Nel caso avessi destato un qualsiasi sprazzo d'interesse, potrei, me ne capitasse il tempo, offrire altri brani alla lettura dei miei cortesi e silenziosi ospiti... study
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Messaggio  Annali il Dom Mag 13, 2018 2:37 am

Dai miei bambini nella ricorrenza della festa della mamma: 
quanto tempo fa? Ieri… le mamme sono senza tempo…
(dalla femminuccia, V elementare) 
"Mamma, non ti ringrazierò mai abbastanza d'avermi messo al mondo, e d'avermi dato una casa in cui abitare. tante cose belle da guardare, la natura d'ammirare. 
La voce con cui dare conforto a chi sta male, tutto il mondo da esplorare. 
Ma soprattutto un'anima di bambina che alla vita domanda soltanto l'affetto della sua mamma". 
(dal maschietto, III elementare):
"Mamma, sei profumata come un bocciolo di rosa, sorridente come il Sole che splende sul mare. 
Sei vivace come un delfino che guizza nell'acqua, sei splendente come una stella che brilla nel cielo. 
e sei dolce come un pasticcino appena sfornato. 
Auguri mamma 
I tuoi bimbi (...)
                      Chi scrive e chi legge Vintage-clip-art-43


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Messaggio  eroil il Ven Nov 03, 2017 9:49 pm

Tanto per finire un racconto un po' farlocco scritto così per allenare la fantasia
dunque, ricapitolando:

Il primo capitolo si trova qui: eroil il Ven Set 08, 2017 1:36 am
il secondo è qui: eroil il Gio Ott 05, 2017 2:55 pm
il seguito e la conclusione è scritta qui sotto.

Il fioraio ®️

Riprendo lentamente conoscenza la stanza è quella di un ospedale, prendo atto di avere
la spalla sinistra e il torace fasciati, non sento dolore e a parte di una flebo al braccio
destro non percepisco altre "intubazioni".

Un movimento alla mia sinistra mi fa voltare il capo, l'amico Igor mi sorride ed esclama,
"Finito di poltrire? Su, novello phoenix" e ridacchiando mi porge uno specchio...lo guardo,
mi specchio e cerco di sedermi...lui mi blocca dicendo, "Ehi! Calma non sei poi tanto
differente da prima, e hanno dovuto farlo, uno di quei bastardi prima di andarsene ti ha dato
un calcio in pieno viso...e non calzava scarpette da ballo" mi riguardo con più attenzione
e, si, devo dargli ragione, torno improvvisamente alla realtà ed esclamo, "Da quanto tempo
sono qui? Emma dov'è?" cerco di nuovo di sedermi, "calma amico" esclama Igor "Sei qui
da tre settimane ed Emma è in Marocco sta bene ed è monitorata, fa rapporto tutti i giorni
in più abbiamo alcuni uomini in loco e in ogni caso se propio occorre è protetta, il lato oscuro
di tutta la faccenda è che l'organizzazione su cui stavate indagando è a conoscenza
delle vostre identità, e te, ti credono morto per cui il remake nei tuoi confronti sarebbe
stato fatto comunque, senza aiuti esterni" si mette a ridere, "Emma invece" continua,
"É stata da loro assoldata come killer, stanno facendo un repulisti della concorrenza senza
che la polizia locale abbia motivo di intervenire" a questo punto lo interrompo, "Quando
potrò uscire da qui...ieri?" "Tra un paio di giorni, e andremo direttamente a riprendere
la tua...mogliettina."

(Emma)Tre settimane prima...

Quattro giorni di viaggio con soste minime, il che mi fa pensare ad un sistema capillare
per il solo cambio di motrice e autista, ottimo per evitare strade molto frequentate
che rallenterebbero la marcia, evitando eventuali controlli.
Siamo fermi da mezza giornata, dal container non posso vedere fuori, presumo che siamo
prossimi ad un confine le altre tre ragazze le hanno scaricate appena ci siamo fermati,
non sono riuscita a guardare fuori.

Si riparte con un sussulto, il mio "dente" del giudizio, (l'impianto di localizzazione con cui
comunico con la base) mi comunica, "siete appena sbarcati a Ceuta, l'enclave spagnola
in Marocco" bene...cioè, mica tanto.

Il tir si ferma spero definitivamente, si apre il portello laterale, vedo che siamo all'interno
di un capannone, Mr.Helsen entra nel container accompagnato da uno scagnozzo
e sorridente esclama, "Bene carissima siamo quasi arrivati, dobbiamo discutere del tuo
ingaggio..." interviene il suo accompagnatore, "Capo, perché prima di parlare non
ci divertiamo un po'?" e allunga un braccio per palparmi un seno...penso,"stupido"
tre secondi dopo è steso a terra privo di sensi con il braccio lussato...Helsen a braccio
teso mi punta una pistola a pochi centimetri dal viso, lo guardo negli occhi e mentre
lo disarmo penso,"stupido due, troppo vicino".

Helsen con un balzo si è allontanato, ora ho io la pistola in mano, ma tengo il braccio
armato steso lungo il corpo, parlo tranquilla, "Bene Jonn, di che ingaggio si tratta?
A proposito, ho già ricevuto l'acconto dell'ingaggio per la tua eliminazine."

Sbianca in volto, ma si riprende subito e sorridendo esclama, "Me lo avevano detto che eri
in gamba, se ti si arriva troppo vicino non hai bisogno di armi..." lo interrompo, "Ora si, per
cui posa sul tavolo la pistola che hai nella fondina alla caviglia e il coltello da lancio che hai
nel fodero alla cintura, senza toglierli dai rispettivi foderi" degluisce e abbozza un "Ma..."
"Sbrigati e fai come ti dico se vuoi vivere e parlare del mio ingaggio" mentre lui traffica
per slacciare i foderi con le armi io frugo velocemente l'uomo a terra e recupero un'altra
pistola, poi visto che da segni di ripresa gli assesto una bottarella e lo rimetto a "nanna"

Recuperate le armi mi appoggio al tavolo e sorridendo dico,"Ad armi pari si tratta meglio
non trovi?" resta un momento a fissarmi, non capisco se per la battuta o per il sorriso
"Ecco..." inizia "Abbiamo bisogno di eliminare quattro personaggi in Marocco, persone
all'apparenza irreprensibili ma corrotti, tu dovresti organizzare le "esecuzioni" senza
insospettire troppo la polizia locale e i servizi statali, insomma farli passare se possibile
per "incidenti" che ne dici?"
Ci penso su mentre metto in moto il "dente" poi dico, "Si può fare, dipende quanto siete
disposti a pagare" sembra sollevato "Due milioni di euro bastano?" ci penso un po'
"Tre, il personale di raccordo me lo procuro io e voglio l'autonomia completa metà subito
metà a lavoro ultimato" sorride "Ok!" urla verso l'esterno che gli portino il PC, gli do il codice
bancario svizzero dove trasferisce la metà del pattuito quando la traslazione è avvenuta
si informa se l'aereo privato è pronto.
Poi mi fa cenno verso l'uscita, "Prego..." scuoto il capo e dico, "In certi casi so essere
più galante d'un cavaliere, vai pure avanti tu" ridacchiando inizia ad uscire.
Troppo facile; suonano tutti assieme i famosi campanellini di Luca.

(Luca) Rabat (Marocco)

Abbiamo da poco lasciato l'ambasciata Italiana dopo un summit con l'intelligence locale,
il risultato è che i rapporti di Emma hanno evidenziato che la presunta "guerra" tra bande
non è altro che un tentativo di golpe e che il Mr.Helsen ne è l'esecutore materiale
i mandanti, alcuni capi di opposizioni fondamentaliste locali, grazie alle indagini da infiltrata
di Emma sono stati arrestati.
Il lato negativo è che Emma e le sue coadiuvanti sono state scoperte e Mr.Helsen è riuscito
ad individuare il loro punto logistico nei pressi dell'areoporto internazionale di Rabat-Salé
ed è appunto in quella direzione che Igor sta guidando il suv sulla Avenue Hassan II verso
la prefettura di Salé preceduto da un mezzo delle "teste di cuoio" locali.

Giunti a destinazione nei pressi di un capannone di stoccaggio, già circondato da uonmini
in tenuta anti sommossa, ci avviciniamo all'ufficiale che dirige le operazioni, gli chiedo
"Com'è la situazione?" lui ci saluta militarmente prima di sringerci la mano, "Signori" inizia
"Prima dell'irruzione stabiliamo alcune priorità, voi siete qui per recuperare tre vostri agenti
che con il loro operato ci hanno permesso di impedire un golpe, ora, io vi reputo operativi
e vi aggrego momentaneamente ai miei comandi, come i tre agenti che cercheremo
di liberare, ma, la mia priorità è sgominare la banda che li assedia" fa un cenno
e un inserviente ci porta due giubbotti antiproiettile uguali a quelli della task force poi
riprende il monologo,"Per cui noi vi proteggeremo dove ci sarà possibile il recupero fisico
dei vostri agenti è di vostra competenza perché voi li conoscete noi no" sembra abbia finito
ma..." quando il tutto sarà terminato e i vostri recuperati senza perdite, sarete in cinque
e vi scorteremo all'aereo che vi aspetta in pista, tutto chiaro?" "Sissignore" rispondiamo
all'unisono io e Igor salutandolo militarmente. si allontana e sbraita alcuni ordini, facciamo
irruzione nel capannone assieme agli altri militari.

Il capannone è pieno di cassoni sovrapposti e container, per cui la battaglia si svolge
tra improbabili corridoi che portano al nulla...grazie alle informazioni di Emma io e Igor
sappiamo all'incirca dove si trova lei e le sue ragazze, un corridoio che finisce contro
un muro facilmente difendibile unica entrata unica uscita, lascio Igor al riparo di un pilastro
ed entro nel "corridoio" pochi passi e mi ritrovo una pistola puntata alla tempia, "Chi sei?"
...ma da dove... Alzo le mani e dico,"Dalla scritta sul giubbotto faccio parte dei buoni"
"Così pare" risponde la ragazza, mi disarma e perentoria, "Vai avanti, hai una faccia
conosciuta vediamo se è vero..." pochi metri e il corridoio si allarga, all'interno dietro
una sorta di barricata c'è Emma e l'altra ragazza.
"Capo" dice la mia "scorta" abbiamo visite, ho visto Igor appostato all'ingresso ma questo
qui non so chi sia" è troppo vicina...le cose insegnate da Emma non si dimenticano,
specialmente la tecnica di disarmare chi ti viene troppo vicino...l'attimo dopo ho recuperato
la mia arma e l'ho riposta nel fodero, tengo per la canna quella della ragazza e dico,
"Se ti dicevo che sono Luca cosa facevi?" È un po' frastornata, ma la risposta è secca,
"ti avrei sparato" gli rendo la sua arma...e mi ritrovo tra le braccia di Emma, "Luca..."
mi strige a se, "Piano, piano le costole e la spalla mi fanno ancora male" mi guarda,
"Cosa hai fatto al viso?" "Hanno dovuto rifarmi il look qualcuno prima di andarsene
si è divertito" in quel momento sentiamo la voce della mitraglietta di Igor,
"Presto andiamo ad aiutarlo e vediamo di uscire da qui."

Igor ha bloccato quattro "banditi" probabilmente gli ultimi della banda
alle loro spalle si sentono arrivare quelli della task force, il nostro intervento
li induce ad arrendersi..."Ehi, che stavate facendo la dentro un simposio?"
"Ma no" Esclama divertita Emma, "Volevamo vedere come te la cavavi!"

Conclusione...

Il piano sovversivo è stato debellato, Mr.Helsen è stato ucciso dagli uomini della task
force noi naturalmente rientriamo nel solito anonimato, Emma continua a sostenere
d'essere a tutti gli effetti la Signora Corsini io continuo a sostenere che la farsa
dello scambio di anelli avvenuto in macchina non è vincolante, e che manca la formula
finale di chi è preposto a suggellare tale evento.

"Quale formula, quella del: Finché morte non vi separi? Per quella non abbiamo bisogno
che qualcuno ce la spieghi...visto il "lavoro" che facciamo" e cambia discorso,
"Lo sai che con la "faccia" nuova sei più carino?"
Tipica logica femminile...

Nota:A parte la Avenue Hassan II e la prefettura di Salé dove vi è l'areoporto
internazionale di Rabat-Salé, ogni attinenza a cose, nomi, fatti e situazioni già accaduti
o che accadranno in futuro sono da ritenersi puramente casuali.
(l'autore Eroil)
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Messaggio  Annali il Dom Ott 22, 2017 10:09 pm

A te, grazie Em... 
Mi riconosci nel personaggio??? Sì, un tantinello di me lo potrai trovare sempre in ogni mio scritto...sia nel serio che nel faceto...
Qui, uno stralcio del diario che tengo nel cassetto dei ricordi, dove scrivo di quel giorno che mio fratello, che ora non è più fra noi, salvò la vita a me e a mia madre...
.........Improvvisamente, non ricordo come, le mie mani persero la presa e caddi nell’acqua. Era fredda e il suo contatto mi procurò un forte spasmo che mi tolse il respiro. Non era molto profonda ma non riuscì a rialzarmi perché la corrente mi trascinava via.
Sentivo confusamente la voce di mia madre che gridava: “ Aggrappati, aggrappati!”
Io cercavo di farlo e istintivamente annaspavo nell’acqua alla ricerca di un appiglio. Le mie mani trovarono qualcosa che strinsi con tutte le mie forze, senza accorgermi che ciò che stringevo non era altro che la stoffa della mia gonnellina. La mamma riuscì a raggiungermi e mi tenne stretta, ma il fondo era scivoloso e scivolò a sua volta nell’acqua che ci trascinò verso il tunnel sotterraneo che attraversava la città, nel dedalo delle linee di scolo. 
Fiotti d’acqua mi entravano in gola, tossivo e annaspavo nella confusione più totale. Nella mente cominciarono ad affiorare strane visioni. Mi rividi in piedi sul tavolo della cucina, mentre la mamma mi faceva indossare il vestitino azzurro che le suore dell’istituto, situato di là del nostro cortile, mi avevano regalato. Ricambiavano la cortesia della mamma, che nutriva le loro galline con le croste della polenta raschiate dal fondo del paiolo di rame. Non avevo mai avuto un abitino tanto bello, con il colletto ricamato e le maniche a sbuffo. Lei lisciava il corpetto con le mani, mi dava un bacio sulla guancia e diceva: “ com’è bella la mia bambina!” ed io ridevo, tutta contenta.
Il ricordo svanì e mi ritrovai ad annaspare nell’acqua. Dov’era finito il mio bel vestitino azzurro?
Sentii le mani della mamma stringermi più forte, mentre la corrente ci trascinava fin quasi all’ingresso del tunnel. Dentro era buio, un buio pauroso che ci avrebbe inghiottito per sempre. Poi, vidi l’enorme bocca spalancata, prossima a ghermirci, allontanarsi lentamente da noi, senza capire cosa stesse succedendo, chi ci stesse salvando. Era mio fratello Nini, considerato timido e pauroso che, vincendo le sue paure, si era gettato coraggiosamente dentro l’acqua al nostro inseguimento, riuscendo ad afferrare la mamma e trarre in salvo entrambe. Lui aveva nove anni, io solamente quattro...
Prossimamente per esteso... study
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Messaggio  spitfire il Ven Ott 20, 2017 7:30 pm

complimenti, Annali... e grazie. 
ti ritrovo nel personaggio... 
un abbraccio.

sono proprio i libri che vorresti leggere in un giorno di pioggia... provare per credere.Chi scrive e chi legge Librip10
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Chi scrive e chi legge Empty Un cielo pieno di nuvole

Messaggio  Annali il Ven Ott 20, 2017 3:37 am

Metto un filo di rossetto sulle labbra e sono pronta per uscire. Ho perso un sacco di tempo a rovistare nell’armadio prima di decidere cosa indossare.
Si è fatto tardi ma sono soddisfatta per la scelta e completamente a mio agio. Un ultimo sguardo allo specchio ed esco. Scruto il cielo che non promette niente di buono: un pallido sole fa capolino dietro un vasto banco di nuvole grigie. Qua e là solo qualche squarcio d’azzurro. Pioverà?
Non mi va di portare l’ombrello e poi sono già in strada. Forse ce la faccio a prendere l’autobus. No, non ce la faccio proprio! Lo vedo sfrecciare a tutta velocità senza sostare alla fermata. Che iella! Cammino in fretta con la borsetta a tracolla che mi sbatte sul fianco, lottando per trattenerla con una mano mentre con l’altra cerco, inutilmente, di impedire al vento, levatosi all’improvviso, di scompigliarmi i capelli.
Le folate si fanno impetuose, mi sento leggera e ho l’impressione che mani invisibili mi sospingano, mi sollevino per portarmi via.
Grosse gocce di pioggia cadono sull’asfalto con rumore sordo: toc, toc, toc.
In un attimo un mare d’acqua spazza la strada. Sono fradicia, in balia della pioggia violenta, impietosa. Fortunatamente il centro non è più tanto distante e spero di arrivarci viva.
Sento dei passi affrettati alle mie spalle,  un ampio ombrello mi ripara e una voce maschile chiede: “ Permette?” mi giro verso la figura che mi affianca e senza indugio rispondo:  “Altroché! È il cielo che la manda!”
“ Veramente il cielo sta mandando un vero diluvio. Forse riusciamo a raggiungere il porticato senza soccombere.” Così dicendo infila un braccio sotto il mio e ridendo esclama: “ Su, via di corsa!” Correndo ci schizziamo a vicenda l’acqua delle pozzanghere, ho le scarpe inzuppate e la gonna appiccicata alle gambe.
Finalmente siamo al riparo dei portici, affollato di gente e di ombrelli gocciolanti. Tutta la piazza è inondata di acqua che scorre gorgogliando lungo i marciapiedi.
Sono bagnata come un pulcino uscito dall’uovo appena dischiuso, con i capelli che ricadono scomposti sul viso. Mi sento un disastro! Cerco di ricomporre la gonna incollata alle gambe come una seconda pelle, ma la situazione non migliora.
Il mio salvatore m’invita a entrare nel bar alle nostre spalle ed io non mi faccio pregare, ho proprio bisogno di una bevanda calda, che mi rianimi e mi risollevi il morale finito al livello delle mie belle scarpette afflosciate.
Il locale è confortevole, con bei quadri alle pareti e tende coloratissime che ricoprono le ampie vetrate. Mi affretto verso un tavolo libero e con un sospiro di sollievo mi lascio cadere esausta sulla comoda poltroncina di pelle.
Per fortuna il nostro ingresso è passato inosservato, mi sarei sentita a disagio con il mio aspetto da sopravissuta a un naufragio.
“ Va meglio?” La domanda mi riscuote e mi riporta alla realtà, guardo in viso il mio interlocutore e cerco di stirare le labbra in un tentativo di sorriso. Sono ancora un po’ sottosopra e mi riesce difficile sorridere e poi, a essere sincera, non vorrei che il tipo si facesse strane illusioni sul mio conto ma, visto che tanto cortesemente mi ha sottratto all’oceano d’acqua che stava per inghiottirmi, mi sforzo di essere il più gentile possibile mentre rispondo: “ Ora sì, grazie a lei.”
Lui mi guarda e scuote il capo mentre dice: “ È stato un piacere. Tenere sottobraccio una bella ragazza è il sogno di ogni uomo!”
La frase è chiaramente scherzosa pur tuttavia m’inquieta: ai complimenti di uno sconosciuto s’impone una ferrea regola, la fuga! Non subito, però, il cameriere arriva con un vassoio di pasticcini e teiera fumante, assolutamente da non perdere.
 
In fondo un minimo di cortesia la devo al mio occasionale compagno, non posso andarmene proprio in un momento come questo, con l’invitante aroma del tè che mi attira e mi tenta. Rimango stoicamente seduta a sorseggiare voluttuosamente il liquido ambrato, che mi riporta la temperatura corporea a livelli accettabili.
Un paio di dolcetti alle mandorle e mi sentirei pronta ad affrontare un altro nubifragio.
“ Sì, va sicuramente meglio, ” commenta lui sorridendo divertito, “ ora però, permettimi di presentarmi, Aldo Rossini”, dice tendendomi la mano.
Smetto per un attimo di sorseggiare il tè e mi presento a mia volta, senza metterci troppo entusiasmo “ io sono Marina.” Di proposito non aggiungo il cognome, non per scortesia, ma semplicemente per evitare che mi trovi sull’elenco telefonico. Anche questo fa parte delle mie ferree regole.
Ma lui non si scoraggia e chiede: “Marina e poi?”
“Marina e basta” rispondo laconica. Subito, però, mi pento della risposta non troppo gentile. Lui continua a sorridermi come se la cosa non lo toccasse affatto e confesso che mi irrita un po’. Ma chi si crede di essere? penso agguantando un bignè. Uno schizzo di crema mi scivola sul mento e lui mi porge un tovagliolino di carta. Mi indispettisce che continui a essere tanto gentile mentre io faccio del mio meglio per rendermi antipatica.
Dopo un’altra tazza di tè al gelsomino decido di cambiare tattica. Niente pose contrarie alla mia personalità, un tantino stravagante, questo è vero, ma un minimo di cortesia posso pure dimostrargliela. Non voglio apparire odiosa, ma intendo mantenere le distanze senza esagerazioni, perciò, con un sorriso un pochino più aperto, cerco di avviare un minimo di conversazione.
“ Non ti ho mai visto da queste parti, non è qui che abiti, vero?”
“ No, non sono del posto. Sono in …trasferta, diciamo. Una circostanza speciale.”
Io insisto, curiosa, forse un pochino indiscreta. “ Una circostanza speciale? E quale sarebbe?”
“ La speranza di incontrare una bella ragazza come te?” risponde lui socchiudendo gli occhi.
Io mi irrigidisco subito sulle difensive. Ma allora ci sta provando! Se pensa che sia disponibile si sbaglia, perciò depongo la tazza sul tavolino e mi preparo una sfilza di – tante grazie, sei stato gentile, blà, blà …
Lui non è certo uno stupido e ha capito che sono pronta a battere in ritirata, perciò scuote la testa e con aria di rimprovero butta là: “ Come mai ti sei trovata nel mezzo di un simile acquazzone, vestita come se andassi al ballo di fine anno, e per giunta senza ombrello?”
Lo guardo e sento il desiderio di infilargli, dentro il colletto della camicia, il resto dei bignè, ma riesco a trattenermi. Mi limito invece a guardarlo freddamente negli occhi mentre rispondo:
“ Guarda che quando sono uscita non pioveva.”
“ A no? E come mai io avevo l’ombrello? Per il sole? Era chiaro che tutte quelle nuvole nere avrebbero riversato tanta acqua da sommergere mezzo paese.” Ribatte sarcastico.
“ Esagerato! E poi avrei dovuto prendere l’autobus, l’ho perso per un filo.”
“ Non si dice per un filo ma per un pelo” mi corregge.
 Ma tò, guarda questo. Cerca forse la lite?
Lui intuisce che mi sto inquietando e mi tende la mano: “ Dai, facciamo pace! Guarda, è tornato il sole.”  
Mi giro verso la vetrata e intravedo, oltre i tetti delle case, una striscia di cielo azzurro. Guardo l’ora e mi sfugge un piccolo grido: “ Dio, com’è tardi! Luisa mi ucciderà!”
Mi alzo di scatto e rischio di mandare all’aria il tavolino. “ Calma, perché tanta fretta?”esclama Aldo trattenendo la teiera che rischiava di rovesciarsi.
“Avevo un appuntamento con un’amica, alla biblioteca, sarà furiosa e sicuramente se ne sarà andata.”
“ Ma no, se è una buona amica sarà ancora lì ad aspettarti. Non credi?” Mi rassicura lui bonariamente.
Certo che è proprio un bel tipo! Non si scompone mai. Se qualcuno si fosse comportato con me come io ho fatto con lui, lo avrei già mandato al diavolo.
“ Ora devo proprio andare, grazie di tutto, sei stato molto gentile.” Sistemo la borsa a tracolla e mi avvio all’uscita.
Lui mi segue: “ Non vuoi che ti accompagni? Chissà, potrebbe piovere di nuovo.” Dice agitando l’ombrello.
“ Non credo proprio che pioverà, ormai non ci sono più nuvole in cielo.”
Lo guardo e vorrei trovare in lui un briciolo di delusione, non fosse altro per appagare la mia vanità ma pare che l’unica ad essere delusa sia io.
“ Bene, come vuoi Marina…Marina e basta. Ci vediamo.”
Sì, stai fresco, penso uscendo in fretta dal locale.
Trovo Luisa nella saletta della biblioteca comunale, è un po’ agitata per il mio ritardo e mi manifesta un palese disappunto. “Ma dove eri finita? È una vita che ti aspetto!”
“ Se vuoi saperlo ero finita nel bel mezzo di un temporale come non si vedeva dai tempi di Noè. O per caso non te ne sei accorta?” rispondo piccata, “ lui è già qui?”
“No, per fortuna. Forse anche lui si è smarrito nel tuo stesso temporale! Andiamo, troviamoci un bel posto in prima fila.”
Il lui di cui parliamo è l’autore di bellissimi romanzi, tutti veri – best seller – e oggi sarà ospite della biblioteca comunale per presentare il suo nuovo libro.
Avverto del trambusto all’ingresso “ è arrivato”, penso emozionata. In fondo alla sala si è formato un capannello quasi tutto al femminile. Luisa mi rifila una gomitata sussurrandomi:
“ Eccolo, eccolo!” “ Ahi! Mi hai fatto male, l’ho capito da sola, non serve che mi incrini una costola.” Mi lamento.
“ Scusami, gli andiamo incontro?” Non aspetta neppure la mia risposta e fila via veloce come una scheggia.
Quando il capannello si dirada, posso finalmente vederlo e manca poco che cada dalla sedia. Ma … è Aldo, Aldo Rossini! Mi ha seguito, allora è proprio ostinato. Beh! In fondo scopro che  non mi dispiace e alzo la mano per attirare la sua attenzione.
Mi ha visto e viene verso di me con il suo consueto sorriso. Guarda Luisa ritornata vicino a me e dice: “ Visto che ti ha aspettato?”  Poi prosegue e si avvicina al tavolo dove l’attende la segretaria della biblioteca.
Comincio a sentirmi agitata: “ Luisa che succede? Non arriva più Diego Flores?” Chiedo al massimo della confusione.
“ Ma sei cieca? Sta già lì, non lo vedi?”
“Ti sbagli, lui è Aldo, l’ho conosciuto oggi.”
“ Allora non sei solo cieca, sei anche sorda. Non hai sentito la presentazione della segretaria? Guarda, ora sta firmando copie del suo libro. Vieni, andiamo anche noi.” Cerca di farmi alzare ma io oppongo resistenza. Sono incollata alla sedia, lo stupore mi impedisce di muovermi, eppure vorrei alzarmi e infilare l’uscita. Se penso che mi sarei messa a ballare sulle punte, quando Luisa mi aveva telefonato: “ Marina, indovina?”
“ Non sono indovina.” Dico io.
“ Ma no, voglio dire: sai la notizia?”
“ Hai intenzione di continuare con le domande o vuoi arrivare al punto?” Là, sono cascata anch’io nella spirale dei punti di domanda.
“ E va bene, te lo dico: Diego Flores! Sabato prossimo, alla biblioteca comunale per la presentazione del suo nuovo romanzo!” Butta là con enfasi.
Diego Flores? Il nostro autore preferito!
E ora sono furiosa con me stessa. Volevo conoscere lo scrittore famoso ed eccolo lì, proprio davanti a me, a firmare autografi e dispensare sorrisi, proprio come era davanti a me in quel bar, mentre ingollavo tè e pasticcini con gli abiti zuppi e un sorriso niente affatto simpatico stampato sul viso.
Forse se non mi fossi arroccata troppo sulle difensive e mi fossi “degnata”, di guardarlo veramente, avrei potuto riconoscerlo, visto che c’era la sua fotografia sul pieghevole di copertina del suo ultimo romanzo.
Cupamente immersa nei miei pensieri non mi accorgo della sua presenza. È in piedi davanti a me con una copia del libro. “ Tu non lo vuoi l’autografo?” chiede con la consueta calma. Non c’è ironia nella sua voce, ma piuttosto una nota ansiosa, forse causata dal timore di un mio rifiuto.
“ Certo che sì” rispondo, intenzionata a non mostrargli lo sconcerto che mi causa scoprire la sua vera identità, “ ma perché ti sei presentato a me con un altro nome?”
“ Non l’ho fatto. Aldo Rossini è il mio vero nome. Diego Flores è soltanto uno pseudonimo, mi è sembrato suonasse meglio, non trovi?”
“ Avresti potuto dirmelo, là, in quel bar.”
“ Sì, avrei potuto, ma sembravi così ansiosa di liberarti di me… E quel, “Marina e basta”, anche se mi ha fatto sorridere, non mi ha certo incentivato.”
“ Mi hai costretto a scappare con quella tua frase: speravo di incontrare una bella ragazza come te”, dico, cercando di imitare la sua intonazione.
Sono sicura di averlo colto in fallo perché non risponde subito, ma quando lo fa sorride apertamente:“Sembravi un istrice, volevo semplicemente ammorbidirti un po’, farti rilassare. E, tanto perché tu lo sappia, quello che ho detto, lo pensavo veramente.”
Lo sguardo di Luisa è su di noi ed è chiaro che non capisce di cosa si stia parlando. Furtivamente mi dà un pizzicotto per attirare la mia attenzione. Io la ignoro, pizzicotto compreso.
Un gruppo di ragazze si avvicina chiedendo la dedica all’autore ed io lo guardo mentre cortesemente risponde alle loro domande, presa da un imprevedibile attacco di gelosia.
Luisa, impaziente e irritata, si avvicina: “ allora? Andiamo o aspetti il bacino sulla guancia?” Le lancio un’occhiata tipo – vai e uccidi – che la raggela. Un ultimo sguardo al gruppo chiocciante intorno a Diego, (o Aldo?) e raggiungo l’uscita.
Pochi passi e “trac!”, un ombrello si apre sopra la mia testa.
“Ma che fai, non piove…” faccio sorpresa.”
“ Certo che piove, non senti?”
“ No, non piove, non c’è nemmeno una nuvola in cielo.”
“ Come no, guarda bene”, dice lui “ ti dico che piove, credimi.”
“ Tu sei tutto matto. Dai, chiudi l’ombrello che non sta piov…endo.”Toc, toc,toc. Grosse gocce di pioggia rimbalzano sull’ombrello.
Aldo mi prende sottobraccio ed esclama: “ Su, corri, vedo un bar, laggiù!”
Rinuncio a discutere. In fondo basta crederci, no?  
 
Annalì

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Messaggio  controvento il Gio Ott 19, 2017 10:48 pm

Sono nata negli anni ‘50, quelli che vengono ancora oggi definiti favolosi. Non ho ancora capito perché. O forse sì.
I ricordi che ho di quegli anni sono legati alla famiglia. Il mio mondo era e gravitava intorno a mamma e papà, ai loro abbracci, alle risate e al tepore del lettone nelle sere d’inverno.


Negli anni ‘60, nell’immaginario collettivo pur essi favolosi, al mio mondo si è aggiunto quello esterno: scuola, amichetti, canzoni ...ah...come amavo le canzoni! Sapevo tutte le parole: fatti mandare dalla mamma a prendere il la-atte devo dirti qualche cosa che riguarda noi du-u-u-e...perchè perché-è la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallo-one...perchè perché-è una volta non ci porti pure me...un cuore matto, matto da legare che crede ancora che tu pensi a me… e cantavo.


Avevo anche scoperto nel frattempo, il piacere dei viaggi immaginari che si dipanavano dalla parola scritta. Ho seguito Zanna Bianca nelle foreste dello Yukon, sono stata accanto a lui mentre combatteva contro il malvagio e potente bulldog Cherokee; ero con Alice mentre giocava a croquet con la regina di picche, e insieme a lei, ho danzato con il cappellaio matto; nel ventre della balena ho pianto con Geppetto e Pinocchio, e con il capitano Achab ho solcato i mari.
Stridula e stonata, passavo il tempo canticchiando mentre, una dopo l’altra, vivevo le storie che i libri mi raccontavano e l’infanzia lasciava pian piano lo spazio all’età delle ribellioni, della disperazione quando un brufoletto dispettoso faceva capolino, magari proprio il giorno in cui speravo di avere accanto Giorgino, il bello della classe, quello dietro il quale tutte a sospirare che pareva il vento che scendeva dalle Ande…


L’ho rivisto l’altro giorno, Giorgino: spalle sconfitte e un bel po’ stempiato. Ci siamo salutati con l’imbarazzo degli anni. “Che piacere”, “Non sei cambiato/a”, Te la ricordi la Susanna?”, “Sai che è morto Franco? Te lo ricordi Franco, vero? Quello del primo banco un po’ cicciotto...”,”Ci dobbiam vedere...una rimpatriata tutti insieme”, “ Si, dai che organizziamo”, “Sarebbe bello”….


Non se ne farà niente. Entrambi avevamo la voglia di scappare dai fantasmi di quel che eravamo e dalla realtà di quel che siamo. Mentre mi allontanavo, l’eco di una canzone… il sempiterno Morandi...parlami di te, bella signora, parlami di te che non ho paura, parlami di te, dei tuoi silenzi, portami con te nei tuoi appartamenti...parlami di te, bella signora, del tuo mare nero nella notte scura, io ti trovo bella non mi fai paura, signora Solitudine…

Ciao Giorgino
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Messaggio  spitfire il Sab Ott 07, 2017 10:55 am

il "Ritorno" e' sempre doloroso, ma non perquello non verra' piu'. Si ritorna dopo giorni, anni, o dopo una vita, ma si ritorna, anche per convincersi che i sentimenti che si provano sono rimasti gli stessi, sia nel caso di un libro, una casa, un' amico, le lapide di una persona cara ...

Vi leggo, vi leggo comunque... continuate a scrivere.
un abbraccio.
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Chi scrive e chi legge Empty I ricordi del cuore...

Messaggio  Annali il Sab Ott 07, 2017 2:09 am

Ritrovato questo “pezzo” scritto un giorno di maggio 2010.
Mamma  amava molto questo mese lo stesso mio di nascita. . 
Da lei emanava il profumo delle rose che coltivava nel nostro minuscolo giardino, giusto un fazzoletto di terra. 
Noi bambini seduti sotto il portico stavamo a guardarla attenti, mentre curava, canticchiando, i suoi amati fiori. 
Ripenso spesso a quel periodo della mia vita e rivedo me stessa, i miei fratelli e i miei genitori, dentro una cornice un po' sbiadita dal tempo. 
Frammenti di ricordi che perdurano nella memoria, saldamente, e dentro di essi ritrovo soprattutto mia madre, lei, con la sua dolcezza, la sua bontà. 
Era la nostra forza, il nostro sostegno e mai, mai, riuscivo a immaginare la mia vita senza di lei. 
Mi sembra di rivederla, quando morì mio padre, china a lisciare l'abito con cui l'avrebbe rivestito per l'ultima volta, con i begli occhi verdi velati di lacrime, la lunga treccia castana raccolta a crocchia sulla nuca. Non aveva un solo capello bianco e la sua pelle era morbida e soda come quella di una bambina. Sembrava che la vita, così prodiga con lei di tribolazioni, avesse voluta ripagarla mantenendo inalterata la dolcezza del suo viso e l'elasticità delle sue carni. 
La guardavo, con la sua pena contenuta, il suo silenzioso dolore. Gli ultimi anni trascorsi non erano stati facili, la malattia di mio padre aveva inferto un duro colpo alla nostra economia, ma, spronati dal suo amore per noi, a piccoli passi abbiamo attraversato la nostra vita, in un cammino non sempre facile, come soldati costretti ad attraversare un campo cosparso di mine. 
Era una persona timida e insicura, ma era proprio la sua insicurezza che la spronava, che la induceva a cercare in se stessa risorse che neppure pensava di possedere. 
Il suo ricordo più caro era la piccola borsetta di pelle di serpente che mostrava spesso a me e a mia sorella con molto orgoglio,quasi fosse una reliquia. Rappresentava un pezzo della sua vita di ragazza e non se ne separò mai, finchè visse. 
A volte mi capita di ripensare a quella borsetta, con tenerezza, rimpianto, nostalgia, e tanto rammarico per non averla ritrovata quando lei venne a mancare. 
E quando accadde, noi, suoi figli, insieme a lei, seppellimmo pezzetti dei nostri cuori, i sorrisi dell'infanzia e tutta una parte del nostro mondo perduto. 
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Chi scrive e chi legge Empty Galeotto fu il Carducci? Poteva essere ma non è stato...

Messaggio  Annali il Sab Ott 07, 2017 12:52 am

Ritrovata questa pagina scritta altrove...

Povero libro mio! Come sei ridotto!
Ti ho ritrovato e non sembri tu. Come potresti? Tanti anni, sono trascorsi e le tue pagine di carta sottile, leggerissima, trasparente quasi, sono ingiallite, la copertina telata, sfatta, sfilacciata.
Il ricordo di quel giorno, in cui arrivasti nelle mie mani e ti sfogliai con occhi attenti e affascinati, ora è qui, nella mente.
Era una domenica pomeriggio, avevo quattordici anni e lui…sedici? Forse…
Mi piace scrivere poesie gli avevo detto giorni prima.  E lui: ti piace il Carducci? Mi piace sì, ho risposto.
Era gentile, carino pure.  Ci siamo conosciuti durante l’intervallo di una recita di studenti, al teatro Scientifico. (MN)Lui con gli amici suoi, io con le amiche mie. Abbiamo fatto amicizia, non subito però, lui era timido, o forse troppo educato per comportarsi in modo sbrigativo come gli altri ragazzi.
Amicizia vera e propria forse non vi fu. Venne a mancare il tempo perché maturasse.
Una serie di tentativi  di avvicinamento discreto da parte sua. Io? Aspettavo e basta.  Gli piacevo certo e lui piaceva a me, tutto qui.
Poi il libro di poesie: è di mia madre, dice. Te lo presto, così ti puoi leggere tutte le poesie di Carducci che ti piacciono.  Oh! Faccio io, grazie! Ma la tua mamma? Non ti preoccupare, fa lui, non se ne accorgerà. Basta non ci scrivi sopra. Scherzi? Nemmeno per sogno!
Me ne tornai a casa tutta contenta e mi misi subito a sfogliarlo.
Lo conservo ancora. Non ho mai potuto restituirlo.
Aveva un nome insolito che da subito mi aveva fatto sorridere: si chiamava Adalberto. 
 Chi scrive e chi legge 20634388719
 Questo il libro ancora in mio possesso...
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Messaggio  Annali il Ven Ott 06, 2017 7:10 pm

Se il lettore, (o la lettrice) troppo si emoziona e decide di non proseguire nella lettura allora diventa inutile lo scrivere per lo scrittore... 

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Messaggio  spitfire il Ven Ott 06, 2017 8:06 am

Buongiorno, carissimi... 
Ill mio nodo si e sciolto e non lo posso piu' fermare .. allora mi devo fermare  io, dalla lettura dei vostri post... scusate.

un bacio.
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Messaggio  Annali il Gio Ott 05, 2017 10:39 pm

 Controvento: ...Arrivata a fine lettura con un grosso nodo in gola... Crying or Very sad
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Messaggio  controvento il Gio Ott 05, 2017 10:03 pm

Oggi sono passata davanti alla casa dove ho abitato dalla nascita fino ai miei 11 anni.
L’hanno tirata su il mio papà e la mia mamma, di domenica, con l’aiuto degli amici.
Lo zio Ferruccio, marito della sorella di mia mamma, considerato “ricco” perché caporeparto all’Inps e figlio di capostazione, prestò loro 40.000 lire – si era negli anni ‘50 e 40.000 lire erano una cifra rispettabile – per acquistare il terreno e le prime pietre.
In buona sostanza, si trattava di due stanze, una sopra l’altra, unite da una ripida scala.
Ho una foto di me su quella scala: avevo 10 mesi, paffutella, gli occhi sgranati, un abitino di lana chiara e un buffo berretto a tre punte. Risulto in piedi sullo scalino ma si intravvede la mano di qualcuno, la mia mamma, che mi sostiene.
Parrà strano, ma io ho un nitido ricordo di quel momento: il sorriso della mamma, il suo vestito giallo, papà che rideva e l’eccitazione per la foto, scattata dal “ricco” zio Ferruccio, il quale possedeva, udite udite, una macchina fotografica! E mica una qualunque: una Rolleiflex 6X6 che, per uno strano gioco del destino è finita in mio possesso e fa ancora bella mostra di sé nella mia libreria. E’ ancora perfettamente funzionante, non fosse per la difficoltà a reperirne i rullini e fotografi che ancora si dedichino al loro sviluppo.
Il secchiaio era nel sottoscala e la cucina, rigorosamente a legna, oltre a riscaldare la cucina/tinello/studio/lavanderia/laboratorio (mia mamma era una bravissima magliaia e vi riceveva le sue “clienti” ) l’unica stanza multifunzionale del piano terra, serviva per cucinare i pasti della famiglia.
La tavola dai piedi di legno, il cassetto per le posate e il piano di marmo dove sparpagliavo libri e quaderni.
La credenza panciuta, con la vetrina a mettere in mostra bicchierini di vetro colorato che, in caso di ospiti, venivano usati per offrire un liquore giallo, dalla bottiglia affusolata e l’etichetta con la scritta rossa e fregi color argento.
Mi piaceva molto quella bottiglia dai colori vivaci. E il nome, “Strega”, mi affascinava. Eera evocativo di qualcosa di misterioso che, ero convinta, avrebbe dovuto essermi svelato quando sarei stata “più grande”...
Il “bagno” ( in realtà si trattava di una turca e, per l’epoca, in cui le latrine erano per lo più poste fuori dalla casa, era considerato un lusso) era stato ricavato in un anfratto, chiuso da una porticina di legno bianco, sempre nel sottoscala, di fianco al secchiaio.
Durante l’inverno, il bagno veniva fatto due volte la settimana. Il sabato o la domenica mattina e il mercoledì. Grossi pentoloni di acqua venivano posti a scaldare sulla piastra della stufa, mentre un grande mastello veniva posizionato li accanto, per non prendere freddo. Gli altri giorni, ci si lavava a pezzi prima di andare a dormire.
L’estate invece, una rudimentale doccia, realizzata con un grosso bidone di acqua posto sul tetto di un casotto di legno nel cortile interno, che si scaldava col sole, permetteva che ci si lavasse interamente ogni sera.
Il piano di sopra era inizialmente costituito da un unico spazio, identico come dimensioni a quello inferiore, ma verso i miei 5 anni, con l’innalzamento di un muro, venne ricavata una microscopica stanzetta tutta per me.
Il lavoro di mio padre ci portò poi a trasferirci in un’altra parte della città. La casa fu venduta ad un amico di famiglia e fino ad oggi, passare da quella via, nell’estrema periferia est della città, non mi aveva mai procurato particolari emozioni, se non un vago senso di nostalgia.
Ma oggi...la casa era aperta e chiaramente in fase di ristrutturazione. Avevo saputo che l’amico di papà che l’aveva acquistata anni prima, se n’era andato da tempo e la casa risultava chiusa ormai da qualche anno.
D’impulso, ho fermato la macchina e sono entrata.
Una valanga di ricordi e di emozioni mi ha sopraffatta.
Stavano demolendo pareti e pavimenti ma ancora si intravvedevano pezzi di marmo granigliato che ricordavo benissimo. Mi si sono parate davanti le immagini dei miei, ho risentito le loro voci, mi sono rivista bambina in quella casa…

Mi sono seduta sul primo gradino della scala e ho pianto.
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Messaggio  eroil il Gio Ott 05, 2017 2:55 pm

Antefatto. ®️

Sto guidando in scioltezza lungo il viale XXV Aprile che da Cavoretto scende verso Corso
Moncalieri, sul sedile al mio fianco Giorgia guarda fisso davanti a se la strada, le dico;
"Io e te dobbiamo parlare..." lei si volta e con un sorriso appogggiandosi alla portiera dell'auto
sospira e dice, "si penso propio di si, ma non sarebbe meglio farlo quando arriviamo dal Capo?"
Sto per risponderle quando il cell. collegato all'auto si mette a squillare...un tocco al pulante
sul volante e siamo collegati in vivavoce con il Capo in persona, "C'è un contrattempo e visto
che siete in zona vi ho fatto prenotare un campo per una partita a tennis e un pranzo al Royal
Club a nome di Luca Corsini e signora...Emma Corsini, capito anche tu Giorgia?" "Si Capo "
dice G...Emma "Ora divertitevi, parlate e soprattutto organizzatevi, quando verrete da me
nel pomeriggio dovrete essere una squadra operativa e una coppia perfettamente affiatata"
un clic mette fine alla telefonata.
Sempre di poche parole il Capo e questa volta mi ha spiazzato completamente.
Giunto in Corso Moncalieri accosto al marciapiede fermo l'auto e mi giro verso Emma...e resto
basito, ha in mano una scatolina me la porge dicendo,"Il Capo ha deciso che siamo sposati vuoi
ufficializzare la cosa?" sto al gioco prendo la scatola la apro, all'interno ci sono due fedi d'oro
una con incastonati alcuni diamantini, se è vera vale una fortuna, ho un piccolo singhiozzo
ma a voce ferma dico, "Emma...vuoi dirmi di si?" ha gli occhi lucidi, e per la prima volta
mi accorgo che sono azzurri come un cielo sereno..."Si...Si" esclama un po' emozionata
le infilo all'anulare la fede con i diamantini, e lei fa a me la stessa cosa con l'altro anello
poi mi bacia...ecco...un bacio e due occhi impossibili se bastano quelli a far innamorare
un uomo...sono rovinato!

Il fioraio ®️

Interland di Torino sud autoporto SITO, in un piccola ditta di trasporti e impor/export.
Emma finisce la video telefonata, "Ok, thank you goodbye". 
Sono mesi che stiamo indagando su una ditta di trasporti probabilmente collusa con traffici
poco chiari, dalla droga alla tratta di donne da vendere come schiave del sesso.
E sono anche mesi che io e Emma viviamo da "sposati" e per il momento pare che
come copertura funzioni, in questo periodo ho avuto modo di apprezzare le capacità
investigative di Emma e anche la sua preparazione atletica e di combattimento, nulla da stupirsi
ha passato un periodo in Israele collaborando ad un caso con agenti del mossad.
Con noi, ma che agisce come sempre nell'ombra, c'è Igor il nostro angelo custode "l'amico"
quello che mi/ci tolse dai pasticci nello scontro a fuoco con la banda di spacciatori del fu Donovan.
Le chiedo, "Trovato?" con il suo solito sorriso che scioglierebbe un iceberg dice, "Si e c'è di più
questa sera arriverà qui da noi un tir l'autista è al limite del periodo accumulato di guida
così lascerà qui il bilico e con la motrice andrà in albergo per il giusto riposo, tornerà domani
per riprendere il viaggio" dico,"Strano che ditta è?" Emma consulta la bolla di viaggio che
nel frattempo ci è stata inviata via mail e che ha stampato..."É la flores export una ditta
olandese" obbiètto "E che ci azzecca con la ditta sospetta?" "Ci azzecca che è una sua
succursale e fa molti viaggi dall'Olanda al medio oriente, ufficialmente per trasportare fiori
non ti suona uno dei tuoi famosi campanellini?"
Si mi suonava, forte e chiaro,"Ok! Avvisa Igor questa sera verremo a controllare"

Io e Emma ci siamo appostati in un angolo del capannone che ospita il bilico a parte le tenui
luci di servizio l'ambiente è buio, di Igor non c'è traccia ma confidiamo nella sua presenza.

Uno scatto e poi nell'angolo anteriore della fiancata, del bilico si apre uno sportello con scaletta
tipo quello degli aerei...l'interno è illuminato, ecco perché la richiesta del collegamento elettrico
con la scusa della temperatura costante per evitare il deperimento dei fiori..."Hai visto?
Alta tecnologia" mi sussurra Emma, "Già!"
Dall'interno del bilico escono due uomini in contemporanea il portone scorrevole del capannone
si apre, una motrice entra in retromarcia e si posiziona per agganciare il bilico, io ed Emma
scattiamo in piedi, "l'allarme non è entrato in funzione" esclamiamo all'unisono.
"Ma che bravi" commenta qualcuno dietro di noi...quattro uomini in tenuta stile commando
ci puntano contro delle mitragliette, il quinto ci perquisisce e mi disarma poi ordina, "Avanti
andiamo che vi presento al capo" arriviamo nei pressi del bilico a cui avevano già agganciato
la motrice. "Bene bene, cos'abbiamo qui?" esclama uno degli uomini usciti poco prima dal
container.
"Ma lei è..." esclama Emma, "Certo mia cara, te lo avevo detto che ci saremmo incontrati"
esclama lui, poi rivolto ai suoi uomini, "Portatela qui" sempre puntandomi le armi addosso
gli altri si allontanano...si mette male dovè Igor?
Quando ha vicino a se Emma l'uomo estrae una pistola e mentre gli applica un silenziatore
escama rivolto a lei, "Vedi piccola sono convinto che tu non hai idea cos'era il tuo fu "maritino"
ti spiegherò strada facendo" e mi spara.
Il dolore tra la spalla sinistra e i torace è immenso...prima d'essere avvolto dal silenzio e dal buio
sento Emma urlare il mio nome...

"Bene" esclama il capo, "abbiamo l'ultimo "fiore" mettetela con le altre e se si agita troppo
sedatela partiamo, il "disturbo" applicato all'allarme non durerà per molto."
Un Suv caricò gli uomini del commando e si accodò al tir.

Il capannone è dinuovo silenzioso...un uomo sembra comparire dal nulla da un angolo lontano
si avvicina al corpo di Luca impreca sottovoce poi estrae dal tascapane un laccio emostatico
e una benda, tampona temporaneamente l'emorragia si carica il corpo sulle spalle e sparisce
da dove è venuto.

Come ho fatto ad essere così stupida da non capire che il committente del trasporto
e della sosta non era altri che Jonn Helsen il titolare della ditta su cui io e Luca stavamo
indagando...e se sa di lui sa anche di me, ma forse pensa che io possa essergli utile...a parte
vendermi a qualche gestore di bordelli medio orientali o asiatici.

L'interno del container è arredato come un enorme camper con tanto di cucina, soggiorno
letti a castello e latrina chimica, mi ritrovo in compagnia di tre ragazze un po' spaventate
per lo sparo udito in precedenza...arrischio un timido "Hello" ma non ottengo risposta, mi siedo
sull'unico letto non disfatto, coprendomi il volto con le mani inizio a piangere, Luca...in quel
momento sento vibrare il localizzatore impiantato in un finto dente del giudizio, l'ultima
generazione di simpatici oggettini, naturalmente in frequenza ultra criptata e in morse
"Sei monitorata, rapporto giornaliero, Luca ce la farà" ...bene anche se da remoto fa piacere
non essere sola...e rinfrancata per Luca.

Non scappate...segue Arrow Arrow
Nota:A parte le vie di Torino e dintorni, ogni attinenza a cose, nomi, fatti e situazioni
già accaduti o che accadranno in futuro sono da ritenersi puramente casuali.
(l'autore Eroil)
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Messaggio  spitfire il Lun Ott 02, 2017 8:31 am

Buongiorno, 

premetto che non ho finito di leggere ancora tutti i vostri post in qusto cassetto,e cio' che vorrei e non finire mai di leggervi...

continuate, cari a scrivere... noi, lettori abbiamo tanto bisogno di voi...
un abbraccio.
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Messaggio  controvento il Sab Set 30, 2017 3:57 pm

complimenti a chi qui scrive per la gioia di chi legge...
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