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Il mondo in guerra

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IL MONDO IN GUERRA

Messaggio  Annali il Dom Ott 23, 2016 12:04 am

La campagna italiana in Grecia

Il 28 ottobre 1940 Mussolini decise di attaccare la Grecia, spinto soprattutto dal desiderio di dimostrare alla propria alleata, la Germania, che già aveva occupato vari Paesi, di non esserle inferiore nella conquista di nuovi territori.
L'impresa si rivelò più difficile del previsto, concludendosi con successo, grazie all'aiuto avuto dall'esercito tedesco, nell'aprile 1941.
 

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IL MONDO IN GUERRA

Messaggio  Annali il Sab Ott 22, 2016 4:50 pm

La Marcia su Roma


Il 28 ottobre 1922 un corteo di militanti fascisti con a capo Benito Mussolini, marciò su Roma rivendicando la guida politica del Regno d'Italia e minacciando, in caso di rifiuto, la presa del potere con la violenza. Il re Vittorio Emanuele III cedendo alle pressioni decise di incaricare Mussolini di formare un nuovo governo.
Il giorno successivo,  29 ottobre 1922, è considerato il primo giorno dell'era fascista, che terminò il 25 luglio 1943, quando il re Vittorio Emanuele III fece arrestare Mussolini.


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La Lunga Marcia di Mao-Tse-tung

Messaggio  Annali il Mar Ott 18, 2016 7:21 pm

Il 16 ottobre 1934 oltre centomila comunisti cinesi si misero in marcia per fuggire all'attacco delle truppe del partito rivale, i nazionalisti del Kuomintang. 
Nella conferenza tenutasi a gennaio del 1935 il Partito Comunista Cinese elesse quale proprio presidente Mao Tse-tung. 
Anziché considerarsi semplicemente in fuga, Mao decise che quell'azione doveva essere considerata una marcia d'attacco contro il Giappone, che stava invadendo la Cina dalla Corea e dalla Manciuria. Propose quindi che si marciasse sullo Shaanxi, una provincia semidesertica della Cina centrale, per combattere contro le truppe giapponesi. 
Qui i superstiti della fuga, ridotti a soli 20.000 uomini (meno di un quinto di quanti erano alla partenza) arrivarono ad ottobre del 1935, dopo aver percorso 12.000 chilometri tra mille stenti e difficoltà, e riuscirono a fronteggiare con successo i Giapponesi.
La Lunga Marcia servì a dare al Partito Comunista Cinese, e a Mao in particolare, un grande consenso popolare, che sarebbe poi stato determinante nella vittoria della guerra civile da parte dei comunisti contro i nazionalisti, scoppiata dopo la seconda guerra mondiale.

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Bombe su mantova

Messaggio  Annali il Ven Lug 01, 2016 1:38 am

Mantova in guerra
Mantova, mia città di nascita, collocata in una posizione strategica dal punto di vista geografico–difensivo rappresentava un nodo nevralgico per i trasporti e le comunicazioni stradali e ferroviarie, con i territori della repubblica di Salò e con gli altri stati di confine. Era una città fortemente militarizzata: ospitava diverse caserme con oltre 5.000 militari, scelta dall’esercito tedesco per proteggere la zona e rendere difficile per le truppe alleate l’attraversamento del Po e del Mincio.
 La particolarità della città non sfugge agli occhi dell’intelligence degli eserciti anglo-americani, che ordinarono decine di azioni per distruggere i maggiori obiettivi militari e strategici. I principali bersagli sono i tre ponti: dei Molini (dove c’era la casa di nonna mia), della diga Massetti e di San Giorgio.
Dai primi di febbraio 1944 le azioni di bombardamento si fanno sempre più cruente, nel mese di luglio dieci bombardamenti devastano la città, quello più terribile avvenne il giorno 14, con 10.000 bombe incendiarie che colpiscono e distruggono numerosi edifici. Gli attacchi sempre più volti a infondere terrore nella popolazione e indurre la resa incondizionata della città.
Le manifestazioni pubbliche di cordoglio per le vittime dei bombardamenti sono usate ai fini politici dalla Repubblica Sociale Italiana per indurre i cittadini a contrapporsi ai “Liberator” e impedire con ogni mezzo la loro avanzata nel paese.
A Mantova le celebrazioni più imponenti si svolgono nel luglio 1944, dopo gli intensi bombardamenti sulla città che hanno causato quasi 200 vittime. Lo stesso vescovo invia una lettera ai sacerdoti per esprimere  il suo disappunto per il massacro. In una città profondamente scossa il regime vuole scatenare l’odio dei cittadini per gli “angloamericani”, sfruttando la sensibilità attraverso funerali pubblici, manifesti con bambini mutilati, e articoli sui giornali che fanno leva sul dramma collettivo. L’elevato numero di fotografie che documentano questi eventi è tutta campagna propagandistica per mostrare lo strazio umano, le macerie e le devastazioni causate dai bombardamenti.

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Alcune battaglie influenzano le sorti della guerra.

Messaggio  Annali il Lun Mar 14, 2016 10:26 pm

È questo il caso della battaglia di El Alamein, combattuta nell’ottobre del 1942 e destinata ad avere forti ripercussioni sull’andamento del secondo conflitto mondiale. Fino a quell’anno le truppe naziste avevano fatto quello che avevano voluto dopo l’invasione lampo della Polonia.
Il loro progetto prevedeva un’enorme manovra a tenaglia che avrebbe dovuto chiudersi sui giacimenti petroliferi mediorientali, sconfiggendo la Russia a nord e a sud gli inglesi con i loro possedimenti coloniali in Africa.
Se le truppe di Rommel avessero vinto a El Alamein, tutto l’Egitto sarebbe caduto in mano nazista e l’Inghilterra avrebbe subito un colpo mortale. Invece, dopo questa battaglia, nel giro di pochi mesi la Germania è costretta a ritirarsi dall’Africa.
Eppure Rommel “ La volpe del deserto” aveva cominciato bene la sua campagna. Alla fine di giugno i britannici erano in rotta: Tobruk è caduta e gli inglesi si ritirano lasciando sul campo materiali e prigionieri. Al Cairo le ambasciate sono prese d’assalto da numerose persone che chiedono il visto per la Palestina, si bruciano i documenti e re Faruk e l’ambasciata americana si affrettano a fare le valigie.
I tedeschi sembrano avere la vittoria a portata di mano, mentre in realtà la tattica di Rommel di non dare tregua al nemico li aveva lanciati in una sfibrante corsa da ovest a est e ora sono stanchi. L’avanzata germanica si ferma a tirare il fiato. Italiani e tedeschi marciano in uno stato quasi ipnotico e i rinforzi non si vedono arrivare.
A Rommel sono rimasti pochi carri ma tenta ugualmente un’offensiva per sfondare le linee difensive nemiche.
Nel frattempo a Londra accade qualcosa di decisivo, quando Churchill si convince di cambiare la strategia di guerra. Se prima era improntata al risparmio di uomini e mezzi, mandando avanti le divisioni anglo-indiane, ora decide di fare sul serio e mettere in conto anche la perdita di un certo numero di soldati britannici. Il prezzo per salvare Suez e non lasciare l’Africa.
A guidare le operazioni è scelto un generale, Bernard Montgomery, che assume il comando dell’8° armata, avvalendosi di una schiacciante superiorità di mezzi rispetto a quelli italiano-tedeschi. Il 23 ottobre scatta l’offensiva con l’appoggio di 800 aerei della Raf in rinforzo.
Presso El Alamein i britannici cercano di sfondare le difese tedesche aprendosi un varco tra i campi minati. Rommel si ammala.
Gli uomini di Montgomery subiscono pesanti perdite ma anche le già ridotte forze nemiche sono decimate. Solo il 2 novembre la linea difensiva della “ volpe del deserto” cede.
Di lì a poco, l’Africa sarà perduta per la Germania e i suoi alleati.


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Donne soldato

Messaggio  Annali il Lun Mar 14, 2016 2:08 pm

Sensi e controsensi...
Donna: Madre, Figlia, Sorella e poi... soldato?



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La battaglia di Azincourt

Messaggio  Annali il Mar Feb 02, 2016 10:46 pm

Nell’ottobre 1415, ad Azincourt, nella Francia settentrionale, francesi e inglesi si fronteggiarono in uno degli innumerevoli scontri della Guerra dei cent’anni.
Quella battaglia è ricordata come uno dei momenti più neri della storia di Francia e, da parte inglese, come uno dei più gloriosi del regno di Enrico V d’Inghilterra.
Furono la pioggia e il fango a fare la differenza.
La notte prima dello scontro piovve talmente tanto da trasformare il campo di battaglia in un acquitrino, rallentando le manovre dei francesi e la loro cavalleria, costretta ad arrancare nel fango. Divennero facili bersagli per gli arcieri inglesi, appiedati e non appesantiti da armature.
Uno schieramento di 8 mila inglesi e gallesi, prevalse su un’armata di 36.000 francesi. 
 
 

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Lo stress da battaglia

Messaggio  Annali il Gio Gen 28, 2016 12:49 am

I cavalieri medioevali, al cinema e nei racconti romantici, sono descritti come eroi coraggiosi e leali, che si battono sino alla fine senza paura. 
In realtà, secondo una ricerca eseguita nell’Università di Copenaghen emerge che nel medioevo, malnutriti, privati spesso del sonno, o costretti a dormire sulla nuda terra, avrebbero sofferto di grave stress psicologico. 
Durante le campagne militari, veder perire molti dei loro compagni, e quotidianamente esposti essi stessi al rischio di morte, non poteva non incidere sul morale. 
Lo studio si basa sulla rilettura di alcuni scritti (in parte mai studiati) come quelli di Goffredo di Charny, cavaliere e diplomatico francese vissuto nel Trecento. 
È lo sconforto che emerge dai racconti cavallereschi, che lottavano con paura, impotenza e delusione. 
Non dissimili da alcuni racconti di soldati della nostra epoca, sopravvissuti alle ultime guerre combattute sparse per il mondo, non propriamente armati di lancia, spada e cavallo bardato finemente, ma equipaggiati di armi meno “nobili”, al potere letale delle quali essi stessi spesso soccombono.
 
I guerrieri odierni soffrono ancora più dei cavalieri medievali di stress psicologico, la loro sofferenza ancor più terribile si chiama shock  post-traumatico. 
Basterebbe  solo pensare alle armi in dotazione agli eserciti, non solo delle maggiori potenze mondiali, per soffrire di qualunque tipo di terrore, stress o shock. 
Analizziamo alcune delle cosiddette armi di nuova generazione, armi a energia diretta, quindi a raggi laser, al plasma, al microonde. Una classe di armamenti che comprende numerosi dispositivi capaci di indirizzare sui bersagli svariate forme di energia non cinetica. 
La tecnologia laser è una delle maggiori che rientra nei programmi di ricerca, impiegata in vari dispositivi tattici. 
Al momento, tra le varie armi in sperimentazione nei laboratori dell’esercito americano, spunta un raggio laser utilizzato in funzione anti missile per la difesa dello spazio. 
Impiega, da quanto si apprende, sostanze come fluorite di deuterio, (che senza conoscere altro già metterebbe paura) capace di abbattere qualsiasi oggetto in volo, utilizzata su mezzi terrestri, aeri, navali e sui satelliti che orbitano intorno alla Terra. 
Montato su un Boeing 747 modificato, per esempio, vi è un laser chimico ad alta energia (COIL- Chemical Oxygen Iodine Laser) già in dotazione all’aeronautica americana dal 2003 ed è in grado di abbattere qualsiasi tipologia di missile balistico. Sistemi simili sono montati anche su mezzi blindati, di solito sugli Humvee, veicoli molto più grandi di una Jeep. 
Ancora avvolte dal mistero, sono le armi al plasma, legate pare alla scoperta di Nikola Tesla e al suo “Raggio della morte”, in fase di sperimentazione, dimostrando in molti test di essere in grado di perforare armature in kevlar e lastre d’acciaio. 
Un cenno alle armi a microonde non può mancare, queste non di storia recente ma risalenti a subito dopo la seconda guerra mondiale,impiegata per il controllo mentale e altri impieghi più o meno scientifici.. 
Viene classificata come arma non letale perchè il suo raggio penetra nella pelle solo per qualche millimetro, dando sensazioni di estremo bruciore. Nondimeno, l’esposizione prolungata potrebbe far insorgere gravi patologie, danni fisici e psicologici. Il suo utilizzo viene elencato, in diversi documenti ufficiali, come applicazione riguardo il controllo delle masse e dell’ordine pubblico. 
Inutile menzionare quali fantasmi raccapriccianti evochi la nomenclatura di tali armi, e non sono tutte, altre ve ne sarebbero, molto più subdole, ma credo di avere detto abbastanza. 
Se la scienza induce a evocare avvenimenti terrificanti, non può essere che solo una maschera ipocrita, un alibi per nuove forme di follia. 
Umanità ridotta a un’acquiescente complicità nella propria potenziale estinzione.
         
                             

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Cavalleggeri Ussari Ulani e Dragoni

Messaggio  Annali il Dom Gen 03, 2016 7:20 pm

La cavalleria austriaca fu considerata per decenni la migliore d'Europa e all'inizio delle Guerre Napoleoniche, i vertici dell'Esercito 'Austro- Ungarico credevano ancora in questa superiorità. 
L'Arma di cavalleria era divisa in reggimenti pesanti e leggeri: nei primi rientravano i reggimenti di Corazzieri e di Dragoni, nei secondi invece quelli di Cavalleggeri, di Ulani, e infine quelli di specialità Ungherese per eccellenza: gli Ussari, tipologia di cavalleria leggera estremamente efficiente copiata tra la fine del '700 e l'inizio del'800 da tutti gli altri eserciti europei. 
I Cavalleggeri e i Dragoni erano in sostanza la stessa specialità, la cui maggiore differenza stava nel colore dell'uniforme, verde per i primi e bianca per i secondi, tanto che alla fine del '700 si pensò di unificarli sotto la denominazione di Dragoni Leggeri. Tuttavia, 
senza una precisa ragione tra il 1801 e il 1802, si ritornò alla doppia denominazione. 
In vista dell’imminente guerra con la Francia, l'Imperatore aveva ordinato il reclutamento in tutte le regioni dell'Impero di una milizia territoriale ma il parlamento ungherese si rifiutò di eseguire quest’ordine, concedendo però l'autorità all'Imperatore, poiché Re d'Ungheria, di chiamare alle armi l'antica leva medioevale: l'Insurrectio, 
formata soprattutto da fanti, un corpo che aveva anche dei reggimenti di cavalleria leggera sullo stile degli Ussari. 
I Dragoni erano organizzati non in squadroni come la cavalleria, ma in compagnie come la fanteria, da cui provenivano i loro ufficiali. Un dragone era dunque un soldato addestrato al combattimento a piedi ma che sapeva combattere anche a cavallo. La flessibilità derivante dall'essere in pratica una "fanteria a cavallo" li rese un'arma efficace perché un reggimento di dragoni era anche meno costoso da costituire e mantenere rispetto a un reggimento di cavalleria. 
Rapportati alla cavalleria, i dragoni si trovavano in condizioni di svantaggio, per questo cercarono di migliorare la propria capacità equestre, i propri armamenti, per giungere ai livelli della cavalleria maggiore. 
Dalla fine del XVIII secolo alcuni reggimenti iniziarono a ricevere la denominazione di dragoni leggeri, poiché montavano cavalli più leggeri e rapidi, e portavano sciabole più maneggevoli. Erano addestrati all’esplorazione, alla schermaglia e ad altri compiti in cui era essenziale la velocità. Nei primi anni del XIX secolo la Gran Bretagna convertì i propri dragoni leggeri in lancieri e ussari.

 
  
                                  

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Storie Americane

Messaggio  Annali il Mar Dic 29, 2015 11:32 pm

Primo imperialismo americano: Cuba e dintorni
Fin verso la fine del milleottocento, gli Stati Uniti rimasero fedeli alla dottrina di Monroe, proclamata nel 1823: considerare le due Americhe come dominio riservato alla loro influenza senza occuparsi degli affari di altri continenti.
A dispetto di tale principio, nel paese si formò una corrente imperialista con un’attiva propaganda tesa a far uscire gli Stati Uniti dal loro isolamento, giustificando la propria politica con ragioni non solo di prestigio nazionale ma anche umanitario. Manifestavano la convinzione che la civiltà americana fosse la migliore possibile, la sola che potesse dare felicità a tutti i popoli.
La questione di Cuba offrì al partito imperialista l’occasione che cercava.
L’isola di Cuba apparteneva alla Spagna, ma era in continua rivolta contro la brutalità repressiva degli spagnoli. Gli imperialisti che volevano annettere l’isola, gli uomini d’affari che vi possedevano piantagioni e zuccherifici, e infine i molti cittadini sdegnati per l’oppressione, fecero appello al presidente statunitense Mac-Kinley perché rompesse le relazioni con la Spagna. Vi fu un incidente che portò alla guerra, ma durò soltanto  pochi mesi, durante la quale due flotte spagnole furono distrutte. Con il trattato di pace gli Stati Uniti ottennero Puerto Rico e le isole Filippine nell’oceano Pacifico. Cuba doveva inoltre diventare una repubblica indipendente.
La Spagna perdeva del tutto il suo impero coloniale, gli Stati Uniti gettavano le basi del loro.
Dopo la vittoria, gli Stati Uniti tentarono di fare del golfo del Messico e del mar delle Antille, un lago americano: intervennero a Cuba con ogni pretesto, tanto che nel 1914 l’isola era di fatto un loro protettorato. Lo stesso accadde per le repubbliche del Nicaragua e di Santo Domingo, paesi produttori di zucchero.
Provocarono un’insurrezione nella provincia di Panama, appartenente alla Colombia: si formò così la repubblica di Panama (1903) che accordò subito agli Stati Uniti ogni sorta di facilitazioni per la costruzione del canale progettato tra l’Atlantico e il Pacifico, costruzione che fu completata nel 1914.
Nel frattempo, gli Stati Uniti posero saldamente piede nel pacifico. La vittoria sulla Spagna aveva dato loro le Filippine; qualche mese prima avevano occupato le isole Hawaii; l’anno dopo occuparono una parte dell’isola di Samoa, nel Pacifico meridionale.
Ormai nessun problema riguardante l’Estremo Oriente poteva lasciare indifferenti gli Stati uniti.
  

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S.L.C. (Mio disegno in b e n)

Messaggio  misterred il Sab Dic 19, 2015 1:59 pm


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S.L.C. (siluro lenta corsa, detto "maiale")

Messaggio  misterred il Sab Dic 19, 2015 1:58 pm

Durante la seconda guerra mondiale, gli italiani utilizzarono il cosiddetto "maiale", ovvero un siluro opportunmente modificato per
trasportare due incursori di marina, e piazzare una carica di esplosivo sotto le navu nemiche entro i loro porti.
Il "maiale" navigava a pelo d'acqua a quota occhiali e individuata la nave, gli operarori sganciavano la testata esplosiva
e la agganciavano alla carena della nave avversaria. Un timer regolato per lo scoppio ritardato.
Spesso però gli incursori venivano catturati e "stivati" dentro la nave per costringerli a parlare. Ma, inutilmente, gli
italiani non riferino mai dove erano state allocate le cariche esplosive.
L'impresa più clamorosa fu quella di Alessadria, quando 2 corazzate e una cisterna vennero affondate.
6 uomini con pochissimi mezzi avevano messo in ginocchio la Royal Navy britannica (W.Churchill).

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Prima guerra mondiale, dicembre 1916

Messaggio  misterred il Lun Dic 07, 2015 10:57 pm

Storia : Prima guerra mondiale, cavalli e cavalieri.
Il 6 dicembre 1916 il Gen. Prussiano Mackensen entra a Bucarest insieme alla sua cavalleria e sul suo cavallo bianco.
Il kaiser celebrò la vittoria brindando a Champagne. Padroni di cinque capitali, gli Imperi centrali sognavano di vincere presto la guerra (Bruxelles,varsavia, Belgrado, Cettigne e Bucarest) mentre i paesi dell'Intesa nessuna.
Il Preasidente USA Wilson chiedeva la pace, ma ormai alla vigialia di natale 1916 non c'era alcun dubbio che la guerra mondiale si sarebbe trascinata a lungo.
Tutte le potenze in conflitto erano sicure di vincere la guerra. Il kaiser affermava di ottenere una volta la guerra il litorale fiammingo.
Nel 1914 c'era stata una sorta di tregua natalizia, nel 1916 ormai si sparava sempre, ogni giorno.
Era il terzo natale di guerra* (il 1916) e il Natale fu celebrato con le granate.
* Per l'Italia era il secondo anno di guerra.

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Il robot della NASA

Messaggio  Annali il Lun Nov 23, 2015 2:02 am

La Nasa lo ha tenuto segreto per più di una anno, da quando cioè, durante il Darpa Robotics Challenge dell’anno scorso, disse che stava lavorando al progetto di un robot umanoide, insieme a prestigiose università Usa, ma senza svelarne le caratteristiche. Ora eccolo: è R5 , (Valkyrie) alto un metro e 90, 125 kg, autonomia assicurata dallo zaino battery-pack.

                           

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Armi e soldati robot

Messaggio  Annali il Lun Nov 23, 2015 12:33 am

Le macchine dotate d’intelligenza artificiale costruite dall’uomo potrebbero ribellarsi contro il suo stesso creatore?
Apocalittici scenari ci rimandano ai film tipo Matrix o Terminator, però intanto l’esercito americano si pone la questione dei robot-soldati intelligenti.
Il Dipartimento della Difesa precisa che le armi computerizzate saranno progettate in modo tale d’avere sempre bisogno dell’autorizzazione dell'uomo per colpire altri esseri umani. La promessa arriva dopo un rapporto della “Human Rights Watch” nel quale si chiede un divieto internazionale per l’uso dei “robot killer”, che secondo l’organizzazione umanitaria potrebbero essere messi in azione entro i prossimi venti anni.
Veramente sistemi d’arma del tipo in grado di decidere da soli il loro bersaglio già esistono. Sono in dotazione alle navi della marina militare statunitense, capaci di individuare il fuoco nemico e di distruggere autonomamente i proiettili in arrivo. Aerei drone in grado di decollare e atterrare sulle portaerei, fare combattimenti in volo e rifornimento senza pilota, sono già realtà.
In un futuro non troppo lontano, un sistema d’arma automatizzato che possa riconoscere come “nemico” il proprio creatore e cominciare una guerra senza quartiere nei confronti degli esseri umani, è un pensiero oltremodo preoccupante..

  

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mostra di modellini in occasione del centenario dell'entrata in guerra dell'Italia (1a G.M.)

Messaggio  misterred il Gio Nov 05, 2015 10:48 am

Un aereo giapponese della seconda guerra mondiale : un Nakajima KI-43 Hayabusa (falco pellegrino)

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centenario dell'entrata in guerra del'Italia (1a G.M.)

Messaggio  misterred il Gio Nov 05, 2015 10:43 am

Cari amici, scusate per l'assenza. Sono stato impegnato in un importante evento storico-culturale (riflessioni sulla prima guerra mondiale e i suoi effetti.
A seguire una mostra di modellini di aerei della prima e seconda guerra mondiale.
Eccone uno
Il celeberrimo "FOKKER DR.1 DEL BARONE ROSSO (red baron, Manfred Von Richtofen)

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La ribellione non violenta del Mahatma Gandhi

Messaggio  Annali il Gio Ago 13, 2015 7:15 pm

L’8 agosto 1942, dopo la chiusura a ogni richiesta avanzata dal movimento politico independista indiano, il Mahatma Gandhi organizza in tutto il paese manifestazioni di protesta. Chiede agli inglesi di abbandonare l’India e lasciarne il governo alla sua gente.
Fu un deciso invito alla più grande ribellione non violenta della storia, alla quale il governo britannico reagisce con arresti di massa, violenze e repressioni senza precedenti.
Gandhi finisce agli arresti ma dalla prigione continua a professare la sua filosofia basata sulla ricerca della verità cui l’uomo deve tendere, con amore per il prossimo e rifiutando ogni forma di violenza.
Il governo britannico verso la fine del 1943, annuncia che a guerra conclusa lascerà il paese agli indiani e Gandhi risponde proclamando la fine della lotta.
Era raggiunto il grande obiettivo per il quale aveva lottato nel corso di tutta la sua esistenza.   


  

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Re: Il mondo in guerra

Messaggio  Annali il Sab Giu 06, 2015 9:35 pm

6 Giugno 1944, il D.Day.

Una data delle più importanti tra gli eventi della Seconda guerra mondiale.
In quel giorno, centinaia di migliaia di soldati americani, inglesi e canadesi sbarcarono sulle spiagge della Normandia.
Nell’estate del 1940, dopo la sconfitta della Francia da parte della Germania nazista, l’Inghilterra si era ritrovata sola a resistere contro le forze nazifasciste, ma il pericolo dell’invasione tedesca delle isole britanniche fu presto superato grazie alla resistenza della sua aviazione.  
Fu con il coinvolgimento nella guerra dell’Unione Sovietica, e soprattutto con quello degli stati Uniti, che si tracciarono diverse prospettive strategiche.
Da parte americana, fu stabilito per prima cosa, che, essendo la Germania il nemico più forte, ogni sforzo doveva essere indirizzato prevalentemente contro di essa, tramite uno scontro diretto, quindi con l’invasione del continente Europeo. Questo era l’intento del presidente americano Roosevelt e del capo di stato  maggiore dell’esercito statunitense, generale George Marshall, che nell’aprile del 1942 si recò a Londra per sottoporre ai britannici il piano americano.
Denominato in codice “Round up”, il piano era stato sviluppato dal generale Dwight Eisenhower e prevedeva lo sbarco di almeno 18 divisioni britanniche e 30 americane, necessarie per contrastare le circa 40 divisioni tedesche sul suolo francese, nell’area compresa fra Calais e Dieppe.
Nonostante l’approvazione formale da parte britannica, era lontana la prospettiva d’immediata azione sul continente, a causa della mancanza di supporto e di preparazione.
Come strategia alternativa, Churchill propose al presidente americano una possibile area di azione nelle colonie francesi del Nord Africa, la cui occupazione, insieme  all’offensiva britannica  in Egitto, avrebbe portato a una definitiva soluzione contro le forze dell’Asse in Africa settentrionale. L’operazione fu denominata Torch (torcia) che riuscì benissimo e determinò un profonda crisi irreversibile per le forze italo-tedesche in Medio Oriente.
Nel gennaio 1943 si tenne a Casablanca una conferenza per decidere dello sbarco in Sicilia, che ebbe luogo nel mese di luglio, portando alla caduta del fascismo e alla conquista dell’isola.
L’America si era proposta due obiettivi acconsentendo a sviluppare una campagna in Italia, il primo era di portarla fuori dalla guerra e di sottrarre forze tedesche dalla Francia, il secondo di fissare la data per lo sbarco sul continente, indicata per il primo maggio 1944.
Anche se la campagna in Italia non si sviluppò come previsto, i successi conseguiti – la resa dell’Italia, la conquista delle isole, aveva reso gli americani ancora più determinati.
Un supporto alle iniziative dell’America fu offerto da Stalin che, nel corso della conferenza di Teheran nel novembre 1943, chiese esplicitamente di aprire un nuovo fronte, per cui prese il via la fase finale dei preparativi per “Overlord” (signore feudale), denominazione con cui fu definita l’operazione.
L’assalto alle spiagge e in generale l’intero sbarco del D. Day (giorno decisivo), furono pianificati attentamente e con molta cura. In quel giorno era previsto lo sbarco di sei divisioni, con elementi di supporto, su cinque diverse spiagge, i cui fianchi dovevano essere assicurati dal lancio di tre divisioni aviotrasportate.
Eisenhower decise che il giorno dell’invasione sarebbe stato il 5 giugno, uno dei giorni ideali per le condizioni della marea e della Luna. Tra il 30 maggio e il primo giugno le unità britanniche e americane iniziarono l’imbarco a bordo delle navi e a questo punto, Overlord era pronto, mancava solo il via definitivo.
L’inconveniente fu rappresentato dal maltempo, per cui, anche se per il 3 giugno fu deciso di far salpare quei convogli che richiedevano più tempo per compiere il tragitto, si valutò la possibilità di un rinvio. I metereologi indicarono che per il 6, le condizioni del tempo se pur non ideali, sarebbero state  soddisfacenti, e dal momento che la decisione doveva essere presa e considerando che un rinvio avrebbe comportato lo sbarco e il reimbarco delle truppe, Eisenhower ordinò che il D. Day fosse il  6 giugno 1944. 

 




"Il giorno più lungo",  così è ricordato, quel fatidico 6 giugno, in cui si mischiano organizzazione, fortuna, disgrazie, impegno ed eroismo,fu sicuramente la battaglia che salvò l'Europa, cambiando definitivamente il corso della guerra nel vecchio continente. 

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Febbraio 1945 (70 anni fa)

Messaggio  misterred il Mar Feb 24, 2015 10:48 pm

ebbraio 1945 (70 anni fa)
Il 25 febbraio 1945 un violentissimo bombardamento effettuato da aerei americani B-29, provocava ingenti danni su Tokyio.
Ormai i bombardamenti aerei alleati distruggevan una ad una le grandi città tedesche e giapponesi.
Tra il 13 e il 14 febbraio furono effettuati dalla Raf (1) e dalla USAF (2) i bombardamenti sulla città di Dresda, liquefacendo letteramente la popolazione. Dresda non era un obiettivo strategico né militare, ma affollato di civili.
La strategia del Bomber Command alleato mirava a minare il morale delle popolazioni e affrettare la fine delle guerra.
Dresda ebbe più vittime (circa 200.000) di Hiroshima e nagasaki.
Coventry ormai un pallido ricordo.
Guernica (guerra civile spagnola) ormai lontanissima nel tempo ma era stata l'antesignana delle città sottoposte a bombardamenti.
Da Guernica in avanti la guerra non sarebbe stata più la stessa di prima.
Note : (1) R.A.F. =Royal Air Force; (2) U.S.A.F. = United States Air Force

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Fritz X

Messaggio  misterred il Gio Set 11, 2014 10:38 am

L'8 settembre 1943 il Maresciallo Badoglio annunciava al mondo l'uscita dalla guerra dell'Italia.
In realtà, si cambiava alleato, ma nessuno lo sapeva.
L'armistizio era stato firmato (in gran segreto) il 3 settembre in Sicilia (a Cassibile). Per l'Italia firmava il gen. castellano, in rigoroso abito civile (un doppiopetto grigio).
Il 9 settembre, una squadra navale italiana, formata da grandi navi corazzate e altre unità si stava dirigendo verso sud per contrastare uno sbarco alleato.
Poi tutto cambiò : dirigersi verso Malta.
Alla notizia dell'armistizio, i vertici della Germania si infuriarono e progettarono azioni di rappresaglia.
Una di esse fu l'affondamento del gioiello della  Marina italiana  la Regia Nave corazzata Roma.
Era il pomeriggio appunto del 9 settembre ed uno stormo di aerei con le croci nere della Luftwaffe sorvolava la formazione italiana, al largo della maddalena (in Sardegna).
Gli aerei tedeschi, Dornier Do 217, avevano nella loro pancia le temibile bombe radioguidate SD 1400, in gergo Fritz X.
L'antesignana delle bombe intelligenti, ancora rudimentale, ma con alette mobili che consentivano una approssimativa correzione di traiettoria durante la caduta. In coda, emetteva dei fumogeni per indicare la posizione al puntatore dell'aereo madre.
Era una delle temibili armi segrete di Hitler (assieme alle V1, V2, aerei a getto etc.).
Gli italiani non si preoccuparono all'inizio, pensarono che quella formazione li stesse sorvolando per attaccare obiettivi alleati e quindi non avesse intenzioni ostili.
L'attenzione però altissima sulle navi italiane.
Invece, i Do 217 avevano istruzioni precise affondare quante più navi italiane. E in parte ci riuscirono.
Una prima bomba radioguidata, colpi a vuoto in mare aperto; una seconda perforò la parte posteriore della corazzata Roma ed esplose in mare. La fortuna sembrava aiutare gli italiani.
Ma la terza fu inesorabile, guidata colpì tra il torrione trinato anteriore e la plancia, perforò la corazza ed esplose nel deposito munizioni stracolmo. Non osiamo immaginare l'esplosione che ne scaturì.
Non solo, ma un'altra corazzata l'ex Littorio (poi Italia) fu pure danneggiata da unaltra bomba.
La ROMA affondò trascinando con sè più di 1.300 marinai e l'amm.Bergamini.
Oggi li ricordiamo, per non dimenticare, per non dimenticarli.
Era il 9 settembre 1943

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Re: Il mondo in guerra

Messaggio  Annali il Mar Set 09, 2014 12:13 am

8 SETTEMBRE 1943
 
Il 12 giugno 1943, con grande spiegamento di forze gli alleati sbarcarono in Sicilia, tra Licata e Augusta, non incontrando che scarsa resistenza per le poche difese dell’isola e la sfiducia dei difensori, giungendo il 23 luglio a occupare Palermo.
In questa gravissima situazione, col territorio nazionale invaso, a Mussolini venne meno la fiducia dei suoi più vicini seguaci, il Gran Consiglio del fascismo votò un ordine del giorno nel quale si chiedeva al re il ripristino dello statuto. Lo stesso giorno, Vittorio Emanuele III lo fece arrestare e affidò al maresciallo Badoglio l’incarico di formare un nuovo governo.
Badoglio, comunicando agli italiani il 25 luglio 1943 di aver assunto il governo militare del paese, con pieni poteri, si espresse con determinata intransigenza: “Si serrino le fila intorno a Sua Maestà vivente immagine della patria.. La guerra continua. L’Italia duramente colpita nelle sue province invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni…. La consegna ricevuta è chiara e precisa…. Chiunque s’illuda di poterne intralciare il normale svolgimento o tenti di turbare l’ordine pubblico, sarà inesorabilmente colpito”.
La caduta del fascismo fu accolta con manifestazioni di esultanza popolare, mentre si ricostituivano i partiti politici perseguitati e soppressi dal regime.
Ebbe, tuttavia, inizio proprio allora un periodo d’incertezza e di pericolo, avendo Badoglio, per prendere tempo e per timore della dura reazione tedesca dichiarato che la guerra continuava. Nel frattempo, aveva inviato in segreto un emissario per prendere contatto con gli alleati e chiedere un armistizio.
Intanto i tedeschi, sempre più convinti di un imminente crollo italiano, inviavano nella penisola truppe ben armate, mentre gli alleati avanzano occupando tutta Sicilia e sottoponendo le grandi città italiane a massicci bombardamenti. L’8 settembre entravano a Salerno e nello stesso giorno fu dato l’annuncio dell’armistizio, firmato pochi giorni prima a Cassibile (Siracusa).
L’annunzio, dato senza che fosse preso alcun provvedimento per fronteggiare la reazione tedesca provocò lo sbandamento dell’esercito e precipitò il paese nel caos.
Senza lasciare disposizioni, il re e Badoglio fuggirono da Roma per timore di essere catturati, mentre nei territori occupati si ebbero episodi di tenace resistenza delle nostre truppe affiancate anche da civili.
Tuttavia, le truppe tedesche, non colte di sorpresa dall’armistizio, riuscirono a impadronirsi dell’Italia in pochi giorni occupandola militarmente.

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Il mondo in guerra

Messaggio  Annali il Mer Ago 06, 2014 11:44 pm

6 AGOSTO 1945: HIROSHIMA


La seconda Guerra Mondiale poteva dirsi ormai alla fine, con la vittoria degli Alleati.
Tuttavia il Giappone resisteva ancora accanitamente e alla fine di luglio i giapponesi respinsero un’intimazione di resa. Il nuovo presidente americano, Harry Truman, decise di ricorrere a un’arma, appena inventata, di spaventosa potenza. Il 6 agosto 1945, la bomba fu sganciata sulla città di Hiroshima.
Alle ore 8,15, di quel giorno, tre “B-29” apparivano improvvisamente nel cielo, uno di essi fermò i motori, scese in picchiata sulla città, sganciò la bomba atomica e, con una repentina conversione a destra, si allontanò a tutta velocità. La bomba precipitò rapidamente, esplose in una sfera di fuoco del diametro di sessanta metri e della temperatura di trecentomila gradi di calore. Lo scoppio proiettò verso il suolo fiamme velocissime rosse  blu e marroni, con il loro carico radioattivo, mentre una colonna di fumo bianco saliva verso il cielo. In quest’olocausto senza precedenti oltre duecentomila persone persero la vita e altrettante riportarono ferite gravi.


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Re: Il mondo in guerra

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