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Archeologia Misteriosa

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Tesori sommersi

Messaggio  Annali il Sab Feb 27, 2016 7:51 pm

Shi Cheng, cittadina eretta durante il governo della dinastia Han (25-200 d.C.), di grande valore storico e artistico, nel 1959 fu sacrificata dal governo cinese deciso a rinunciarvi per creare nella valle un bacino artificiale destinato ad alimentare una centrale elettrica.
Dopo aver eretto la diga per ostacolare il corso del fiume Xin’an, Shi Cheng è stata sommersa fino a scomparire sotto 40 metri d’acqua, sul fondo del lago artificiale Qiandao, perfettamente conservata perfettamente intatta.
La Città del Leone ha riposato indisturbata sul fondo del lago artificiale e dimenticata per 53 anni, fino a quando un funzionario locale responsabile del turismo, ha deciso di vedere cosa rimaneva dell’antica città sommersa. Con grande stupore, si è scoperto che il lago, proteggendo la città dall’erosione degli agenti atmosferici, era diventato una vera capsula del tempo, conservando intatto l’intero sito, con i suoi templi, gli archi commemorativi, strade asfaltate e abitazioni.
Ora questo patrimonio archeologico diventato uno delle maggiori attrazioni turistiche della zona, un paradiso per i subacquei, i quali hanno occupato le liste di attesa per osservare da vicino i tesori che il sito ha da offrire.
 

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La testa del dio Horus

Messaggio  Annali il Dom Gen 10, 2016 3:22 pm

Alcune statue sono riemerse durante gli scavi nella cosiddetta “Palestra”, il complesso monumentale di villa Adriana, che ora le nuove scoperte legano sempre più al culto delle divinità egizie. Fra quelle più straordinarie ritrovate c’è infatti, la testa zoomorfa del dio Horus in forma di falco, simile a quella in vista  nel Museo archeologico di Maratona, proveniente dal santuario di Brexisa della villa di Erode Attico.
  

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Le teste misteriose di Lydenburg

Messaggio  Annali il Dom Dic 27, 2015 10:14 pm

Un ragazzo, Ludwig von Bezing, aveva dieci anni quando nel 1957, giocando nel campo della fattoria di famiglia, nei pressi di Lydenburg, in Sud Africa, scoprì alcuni  pezzi di terracotta che sono in definitiva quelli oggi conosciute come teste di Lydenburg.
A più riprese, prendendo interesse per l’archeologia, il giovane, tornato in quel campo oltre pezzi per ricostruire sette teste, trovò anche vasi e perline di ferro e rame.
Attraverso la datazione del carbonio è stato appurato che le teste furono realizzate dai primi gruppi umani dell’età del ferro dell’Africa Australe.

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Castello con fantasmi

Messaggio  Annali il Mar Dic 22, 2015 11:11 pm

Chateau Miranda – Celles, Belgio
Il Castello venne originariamente costruito da aristocratici francesi sfuggiti alla rivoluzione. Durante la Seconda Guerra Mondiale lo Chateau Miranda divenne un orfanatrofio. Venne abbandonato nel 1980 e la famiglia rifiutò alle autorità il permesso di prendersi cura della struttura. A causa del suo passato, questo castello infestato rimane una delle mete preferite dai cacciatori di fantasmi.
 

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LA TOMBA DI SHIHUANGDI

Messaggio  Annali il Dom Dic 20, 2015 10:42 pm

Il mausoleo del primo imperatore cinese, dall’aspetto monumentale  e dalle considerevoli dimensioni, è stato scoperto nel 1974 ai piedi del monte Li, nella provincia dello Shaanxi. Secondo alcune fonti storiche sarebbe costituita da palazzi colme di pietre preziose e  che fiumi di mercurio liquido scorrano nei sotterranei. La tomba, opera di potere esaltante, era protetta da ingegnosi meccanismi di difesa.
A guardia del sepolcro, vi è un imponente esercito di terracotta, posto sui quattro lati come per una colossale disposizione militare, formata da oltre 8000 guerrieri, di altezza superiore alla media, completi di cavalli, armi e carri.
Le statue conservano ancora tracce di pittura e ogni volto ha tracce diverse, che testimoniano la composizione multi etnica delle armate imperiali.

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Re: Archeologia Misteriosa

Messaggio  Annali il Ven Dic 11, 2015 11:56 pm

Dal fiume Grijalva, nella vicina città di Nueva Quechula, Messico, sono emersi i resti di una chiesa risalente alla metà del XVI secolo.
L’edificio fu abbandonato nel periodo 1773.1776, a causa dell’epidemia di peste che colpì la zona.
Dal 1966, dopo la costruzione della diga era stato sommerso dall’acqua e ora, avendo la siccità ridotto il livello idrico, la chiesa è ritornata alla luce.
Era stata costruita da un gruppo di monaci sulla strada detta “dei re”, progettata dai conquistadores spagnoli.



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L'epopea di Gilgamesh

Messaggio  Annali il Dom Nov 22, 2015 11:42 pm

Alcune antiche tavolette recuperate da un museo del Kurdistan iracheno hanno riservato sorprese al momento della traduzione. In una di esse, un blocco d’argilla di 11 centimetri in caratteri cuneiformi, risalente al periodo neo-babilonese, si svelano particolari del viaggio di Gilgamesh, re di Uruk, e del consigliere Enkidu nella foresta dei Cedri (la casa degli dei) e dell’incontro con il feroce guardiano Humbaba. Nel frammento sono descritti anche rumori: versi cacofonici di uccelli, scimmie e cicale. Una descrizione  rara per la tradizione letteraria babilonese.
Enkidu uccide il terribile guardiano e distrugge la meravigliosa foresta, poi a quanto accennato nel reperto, si pente per averlo fatto, non solo pensando al castigo degli dei adirati per il taglio dei cedri sacri,, ma dimostrando anche  tardiva sensibilità ecologica.
La tavoletta, interamente tradotta, si trova ora esposta nel museo.
           
                  

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Gli idoli oculari della Mesopotamia

Messaggio  Annali il Mer Nov 18, 2015 7:35 pm

Seppur risalenti a più di 5.000 anni fa, si presentano con un tratto molto semplice, astratto e moderno, enigmatiche figure antropomorfiche con un corpo trapezoidale e grandi occhi.
Chi le abbia prodotte e cosa rappresentino, è ancora avvolto nel mistero.
Sono state ritrovate nel grande sito archeologico di Tell Brak, poco distante dalla riva destra del fiume Giaghgiagha, un affluente del Khabur, sulla carovaniera che congiungeva la Siria con l’Anatolia e la Mesopotamia. La regione era centro di grande commercio, dominata da diverse dinastie, tra le quali quelle di Ur e le assire.  
La scoperta del tempio, dedicato a una divinità sconosciuta, fa risalire la sua costruzione tra il 3200 e il 3500 a.C.  Fu durante gli scavi eseguiti nel 1937-38 che furono rinvenute le centinaia di piccoli idoli di dimensioni variabili dai 3 ai 6 centimetri di altezza, realizzati in alabastro bianco o nero, tutti con uno o più paia di occhi intagliati, a motivo dei quali il tempio fu conosciuto con il nome di “Tempio dell’occhio”.



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L'impero degli Inca

Messaggio  Annali il Mar Set 29, 2015 11:36 pm

Quanto si conosce degli Inca è solamente ciò che essi riferiscono nella loro storia “ricordata” e nella mitologia.
La storia ricordata riporta che vennero dal lago Titicaca, o dai dintorni, che dopo peregrinare vennero nella valle di Cuzco dove posero le basi del loro impero.
Questo è il fatto confermato dall’archeologia.
Nella reminescenza leggendaria si narra che il dio Sole creò il primo Inca, Manco Capac e sua sorella, sull’isola nel lago Titicaca. Il dio Sole ordinò loro di partire e di insegnare le arti della civiltà a tutti gli altri popoli che ancora vivevano nella barbarie.
Non si conosce l’epoca precisa della comparsa degli Inca, chiamati Quechua (poiché la loro lingua parlata era quechua), si sa che l’intera regione andina era spezzettata in molte unità politiche, ognuna con un idioma differente ma all’incirca allo stesso livello culturale. Coltivavano le stesse piante, dissodavano la terra con le stesse tecniche e tutte possedevano il lama addomesticato, perciò la versione che gli inca fornirono di se stessi, cioè che furono inviati dal dio Sole per far conoscere la cultura alle altre tribù andine, non trova riscontro nell’archeologia.
Gli Inca si estesero e lo fecero allo stesso modo di tutti gli imperi: con la conquista.
La guerra non era una facciata esteriore per impaurire il nemico, la guerra doveva essere vinta e la conquista doveva essere organizzata.
 
Il re Inca era abbigliato con il poncio a forma di tunica, il perizoma, i sandali, tutto sontuosamente tessuto di lana vigogna. I suoi ornamenti alle orecchie erano enormi, d’oro e ingemmati, aveva i capelli tagliati a frangia e portava una mazza con la testa d’oro. La sua corona era  fatta di lana rossa avvolta intorno alla testa. Sugli occhi gli ricadeva una frangia di nappine rosse ornate di cerchietti d’oro. Sulla sfarzosità del mondo dell’Inca non vi sono dubbi, l’ha confermato l’archeologia: i sepolcri hanno portato alla luce lettighe d’oro, splendidi esemplari di tessitura con le piume e di arazzi tessuti, appesi oggi nei più famosi musei del mondo.
I signori Inca erano dei sovrani assoluti, dovevano solo alzare la mano per mandare a morte con questo gesto chiunque lo avesse offeso. La loro divinità era indiscutibile.
La prima moglie dell’Inca era una regina. Agli inizi della dinastia incaica il sovrano sposava fanciulle di altre tribù per stringere alleanze, ma una volta divenuto capo supremo di tutto il territorio sposò la propria sorella in qualità di moglie più importante.
Il diritto di sposarsi all’interno del clan spettava solo all’Inca, era una consuetudine inviolabile. Questa la dichiarazione formale: “ Noi, l’Inca, ordiniamo e decretiamo che nessuno sposi la sorella, o la madre, né la sua prima cugina né la zia, né la nipote, sotto pena di essere castigato e di avere cavati gli occhi, giacché solamente all’Inca è concesso sposarsi con la sua sorella carnale.”
Lo scopo era evidentemente di mantenere pura la discendenza divina, in modo che dalla linea maschile di questo matrimonio provenisse il successore alla corona.
Gli Inca e i loro storici cancellarono tutte le tradizioni precedenti e ben presto, gli esperti che  con i loro “ quipù", passavano e ripassavano la storia, non parlarono più di quanto era accaduto anteriormente ai divini Inca. In tal modo, grazie alla manipolazione selettiva della storia, i nobili crebbero con l’unica conoscenza derivata dal punto di vista ufficiale. Ciò li rese pienamente convinti della loro divinità.
(Cosa abbastanza naturale, considerando che anche nella civiltà occidentale, nei secoli scorsi, vigeva l’idea che i re fossero tali per volere divino).

 

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Un calendario alla maniera degli antichi

Messaggio  Annali il Mer Set 02, 2015 2:19 pm

Il deserto dell’Atacama è uno dei posti migliori per le osservazioni astronomiche, senza inquinamento luminoso con favorevoli condizioni climatiche. Il luogo dove l’European Southern Observatory (ESO) ha installato cupole di varie forme e dimensioni.
Non vi cresce un filo d’erba, poche sono le piogge, se non dire nulle in alcune zone. Sono le montagne che lo delimitano, da un lato la Cordigliera della Costa e dall’altro le Ande, che impediscono all’umidità di passare.
La regione porta il nome di un minerale, l’atacamite, di un bellissimo colore verde.
In quel vasto mondo che richiama alla mente il paesaggio che sonde e robot ci mostrano di Marte, sono stati notati certi massi ben levigati, forse un tempo immersi nell'acqua di un torrente, alcuni disegnati su tutta la superficie, altri solo su piccole parti. Sono petroglifi che pare risalgano a circa un migliaio di anni fa, per opera di una cultura precolombiana che frequentava la zona quando erano presenti corsi d’acqua.
Vi predominano disegni che ritraggono animali e uomini stilizzati, onde e serpenti tanto elaborati da richiamare alla mente circuiti elettrici, mentre altri sono di chiaro riferimento astronomico, il Sole e la Luna. Varie spirali semplici e doppie, in senso orario o antiorario, erano simboli comuni in tutte le culture preistoriche dal chiaro significato, dietro una parvenza di aura magica, oltre che di  religioso, allo stesso tempo astronomico, riguardante il cammino del Sole durante l’anno.
Possiamo immaginare che gli antichi si chiedessero dove andasse a finire il Sole dopo il tramonto vedendo che ricompariva il giorno dopo un poco più a sinistra, ed ecco quindi perché i semicerchi superiori erano completati con quelli inferiori, rappresentati con una spirale allargata in senso orario, indicando il cammino del Sole dal solstizio invernale a quello estivo. 
  

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Re: Archeologia Misteriosa

Messaggio  Annali il Gio Giu 04, 2015 1:53 pm

Un luogo misterioso: Castel del Monte
 
Uno degli edifici esoterici più famosi della penisola è situato in Puglia, nelle Murge occidentali. E’ Castel del Monte, il castello ottagonale di Federico II di Svevia, costruito nel 1240.
L’ottagono è il passaggio dal quadrato alla circonferenza, rappresentante la conoscenza o il principio alchemico.
Durante gli Equinozi o i Solstizi, la luce forma un perfetto ottagono nel suo cortile. Otto sono i suoi saloni, otto le bifore gotiche.
Una corrente esoterica dei primi secoli, considerava questo numero pieno di segreti, in grado di evocare mistici poteri. All’interno, simboli e tecniche dei cavalieri Templari e Teutonici.
Il legame personale di Federico II, uomo di grande cultura, con il numero otto contraddistinse tutta la sua vita. Edificò vari edifici con architettura ottagonale oltre la straordinaria fortezza di Castel del Monte.
Fu senza dubbio l’incontro con i Cavalieri del Tempio e i dotti della sua corte con le diverse etnie di Ebrei, Greci, latini e Lombardi, che contribuì alla creazione di edifici i cui legami si protendevano verso il cielo. Pietre che celavano enigmatici segreti e misteri.
Federico II voleva unificare tutti i culti sotto un unico Dio, ma l’imperatore fu scomunicato e il progetto fallì.
    

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Re: Archeologia Misteriosa

Messaggio  Annali il Ven Feb 20, 2015 2:23 pm

Uomini Giganti dell'Antichità

Prove archeologiche e miti affermano che prima di noi fosse esistita una civiltà di uomini giganti, gli evoluti costruttori dei siti megalitici, esseri narrati dai tanti miti dove  identificare il gigante Golia del racconto biblico, o Polifemo dai mitici greci,  insieme ai molti altri nei miti del Nord Europa.  

Si scoprono resti umani fatti risalire a 265 milioni di anni fa di uomini giganti possibili progenitori di molte razze umane, estinti come i dinosauri ma che prima di scomparire lasciarono ampie tracce di opere imponenti cui noi, solo ora, possiamo ammirarne la bellezza e il maestoso collegamento con il cosmo e le stelle.


      

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Re: Archeologia Misteriosa

Messaggio  Annali il Ven Gen 23, 2015 1:42 pm

Erode, Re dei Giudei



Per due millenni, la tomba del leggendario personaggio era rimasta nascosta. L’archeologo Ehud Netzer, (recentemente scomparso) che dall’inizio degli anni Settanta aveva condotto le indagini nel palazzo fortezza, voluta da Erode il Grande, dopo una pausa forzata aveva ripreso le ricerche nella vasta area, ai piedi della collina in direzione di Gerusalemme, dove sorgeva il cosiddetto “Basso Herodium”.
Era quella, l’area in cui fu costruito un vasto complesso monumentale composto di palazzi, giardini, piscina e una strada rialzata lunga più di 300 metri e larga 30.
Voluta da Erode in funzione della sua morte, tutti gli edifici erano parte di un grandioso disegno, progettato per accogliere le celebrazioni funebri del re. La strada rialzata doveva servire alla processione.
L’Herodium era una struttura a forma rotonda di 63 metri di diametro, 30 di altezza e coronato da quattro torri, interamente circondato, dopo il suo completamento, da un riempimento di terra che ne ricopriva tutta la parte inferiore, pari al 20 per cento della sua altezza. Dopo questa aggiunta, la costruzione aveva assunto la particolare fisionomia a “cono dalla punta mozza” conservatasi fino al giorno d’oggi.
Passarono molti anni, per motivi legati al periodo storico carico di eventi burrascosi, prima che si potessero riprendere le ricerche del sepolcro del grande Re. Fu solo alla fine del 2005 che poterono essere riprese, più intense, senza trovare però trovare nulla da poter identificare con una tomba regale. Il suo ritrovamento avvenne in tempi recenti, dopo parecchie esplorazioni in cavità sotterranee senza che nessuna potesse essere, apparentemente, fatta coincidere con il sepolcro ricercato. Quando tutte le ricerche sembravano vanificarsi, l’idea di seguire il percorso che avrebbe potuto compiere un corteo funebre, che volesse raggiungere la cima del palazzo fortificato, risultò esatta. A circa due terzi della scalinata “ di 200 scalini di marmo bianchissimo” di cui parla Giuseppe Flavio nell’opera “Antichità Giudaiche”, si sono trovati i resti di un grande sepolcro principesco.
La tomba di Erode il Grande, il suo sarcofago, lungo 2,5 metri circa, in pietra di Gerusalemme, è venuta finalmente alla luce.
L’Herodium, è descritto da Giuseppe Flavio circa un secolo dopo la sua realizzazione nell’altra sua grande opera: “ La legge Giudaica”, insieme a tutta la storia inerente la vita, le guerre, la terribile malattia che lo avrebbe portato alla morte.

               

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Re: Archeologia Misteriosa

Messaggio  Annali il Gio Dic 04, 2014 10:06 pm

IL DOLMEN DELLE FATE (La Roche aux Fées)       
 
Nella Francia Nord Occidentale si trova un dolmen gigantesco denominato, il Dolmen delle Fate.
A costruire questo immenso dolmen francese, la leggenda racconta siano state le fate.
Le enormi tavole, in scisto rosso, provengono da almeno cinque chilometri di distanza, un tragitto giudicato assai disagevole e faticoso per semplici primitivi.
Questo il motivo per cui il grande dolmen è attribuito all’opera magica delle Fate, chiamato “La Roche aux Fées”.
Splendido esempio di architettura preistorica, il dolmen misura 19,5 metri in lunghezza e 6 metri di larghezza.  Sotto le sue nove tavole di copertura, una delle quali pesante più di 40 tonnellate, si cammina agevolmente in posizione eretta.
Ciò che stupisce di questo monumento, sta nella cura con la quale è stato realizzato l’ingresso: due pilastri squadrati, alti 1,4 metri e distanziati fra loro di oltre tre metri, sostengono una spessa tavola estremamente regolare e soprattutto, perfettamente orizzontale a tutt’oggi.
Questa struttura, particolare e unica nel nutrito panorama megalitico francese, aveva certamente voluto attribuirle un aspetto monumentale, a testimonianza della potenza di chi l’aveva realizzata.
Mentre la caratteristica comune dei megaliti era di svolgere funzione astronomica, il grande dolmen delle Fate era invece un tempio, splendido e imponente, dove manifestare la fede e la venerazione alla divinità cui era dedicato.
  

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Re: Archeologia Misteriosa

Messaggio  Annali il Mar Set 30, 2014 1:00 am

EDEN
 
Eden, il termine che indica il paradiso terrestre nei testi biblici è un’antica parola di una misteriosa lingua scomparsa, quella che parlavano gli antichi sumeri.
Per gli studiosi di preistoria l’idea del paradiso terrestre ha radici che si addentrano nei tempi remoti di 12000 anni fa, quando la fine dell’era glaciale aveva trasformato le pianure e le colline circostanti, il bacino del Mediterraneo in un ambiente temperato e più umido, sempre più favorevole alle condizioni di vita delle antiche bande di cacciatori.
L’abbondanza di risorse naturali permise per millenni ai nostri antenati di alimentarsi senza eccessive fatiche.
(“Genesi 2:8. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo affinché vi dimorasse”.
“Genesi 2:9. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi  graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male”).
La genesi racconta come Adamo ed Eva abbandonarono l’Eden cacciati dalla spada dell’angelo, dopo aver assaggiato il pomo del sapere ma oggi sappiamo che i nostri probabili progenitori ci hanno lasciato, oltre il senso di colpa, in tangibile eredità, un incredibile patrimonio di monumentali costruzioni e sculture colossali, che rivoluzionano  la nostra comprensione della preistoria.

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Archeologia Misteriosa

Messaggio  Annali il Lun Set 29, 2014 1:46 am

Circoli megalitici a Gobekli Tepe      

La storia è piena di vuoti, popoli primitivi che esplodono in civiltà tecnologiche, scimmie che diventano uomini, terre che appaiono e mari che scompaiono.
L’homo sapiens è l’ultima tappa di un cammino evolutivo, durato più di 5 milioni di anni.
Da quando ha fatto la sua comparsa in Africa, 200 mila anni fa, ha iniziato a colonizzare la Terra, passando per il Medio Oriente, le coste dell’Oceano Indiano, le steppe del Caucaso, fino a raggiungere l’Asia da un lato e l’Europa dall’altro.
Ogni migrazione ci viene raccontata da ritrovamento di fossili, manufatti, utensili, ricostruzioni, documenti, attraverso i quali possiamo comprendere come siamo arrivati a essere ciò che siamo oggi: uno straordinario miscuglio di gruppi etnici e culture diverse.
Gobekli Tepe è una collina a forma di pancia (questa potrebbe essere la traduzione del nome), si trova nella regione sudorientale dell’Anatolia, vicina alla città di Urfa.
Non è molto alta, una quindicina di metri appena, ma per i reperti che nascondeva dentro di sé, almeno finché non sono arrivati gli archeologi dell’Università di Heidelberg a portarli in superficie, potrebbe aspirare a essere considerata il sito di più grande fama mondiale.
Verso la fine del Paleolitico, quando mancavano ancora seimila anni alla costruzione delle Piramidi egiziane, a Gobekli Tepe una comunità di cacciatori–raccoglitori eresse un complesso monumentale caratterizzato da grandi pilastri di pietra scolpiti.
Sono a forma di “T” alti dai 3 ai 7 metri, larghi  1,5 circa e del peso che raggiunge anche le 5 tonnellate e ritraggono immagini di animali. Altri pilastri sono eretti a sembianze antropomorfe, simili a veri spiriti di pietra.
Sono inseriti in un muro che delimita uno spazio circolare recante al centro, altri due pilastri che sembrano confrontarsi. In questo modo creano l’effetto di coreografia sacra, suggerendo che si sia alla presenza di un santuario, il più antico sino a oggi.
A detta dell’autore della sua scoperta, l’archeologo preistorico dell’Istituto Archeologico Germanico, era con certezza un tempio, d’importanza senza confronti.
 
Prima della scoperta, chi mai avrebbe attribuito a quelle genti del X o IX millennio a.C. le capacità tecniche e organizzative tali da erigere un’opera simile? Immaginare come potesse elaborare simile struttura l’uomo intento a lavorare al sole vestito del solo perizoma, un uomo primitivo eppure capace di erigere un tempio imponente, decorato con sculture di notevole bellezza artistica. Un paradosso!
Ricordando che la stessa Stonehenge fu costruita sei o sette millenni più tardi.
Le indagini di Gobekli Tepe erano iniziate nel 1995, seguendo gli appunti di un archeologo americano che aveva segnalato negli anni sessanta la presenza probabile di un giacimento neolitico.
Dalla sua forma il team archeologico comprese che non poteva trattarsi di un’elevazione naturale, ma di una collinetta artificiale, anche perché si notarono che il terreno luccicava per la presenza di selci, residui d’intensa attività lavorativa, tipica dell’età neolitica, che ricopriva tutta la superficie.
Dagli scavi sono emerse quattro strutture circolari, formate da muri, in fango essiccato e frammenti di pietra, alti fino a tre metri. Questi circoli raggiungono il diametro tra i venti e trenta metri e sono databili alla più antica fase del sito. Nei muri sono inserite le grandi stele monolitiche decorate, di cui a tutt’oggi, ne sono state individuate 44.
Gli esseri rappresentati sui pilastri monolitici sono resi con tratti naturalistici e sono cinghiali, volpi, leoni, tori, gazzelle, avvoltoi, serpenti, ragni scorpioni e molti altri.
Nessuna figura di esseri fantastici vi appare, ossia leoni alati o tori con  teste umane, per esempio, che appariranno millenni  più tardi nell’iconografia delle grandi civiltà del vicino Oriente Antico.  
Rimane il mistero del perché, dopo lo sforzo di erigere il tutto, creare i cerchi di megaliti, ricoprirli d’incisioni, fregi e sculture, con procedimento sicuramente durato decenni, forse addirittura secoli, generazione dopo generazione, nasconderlo poi, sotto tonnellate di terra duemila anni dopo. L’impresa di spostare tutto quel terriccio dev’essere stata immane, quasi come la costruzione di Gobekli inizialmente. L’intero complesso del tempio volutamente occultato.

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