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La Musica di ogni tempo

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Messaggio  Annali il Gio Mag 07, 2015 4:59 pm

 PARTITURE PER TASTIERA DEL QUATTROCENTO
 
Tornando indietro nel tempo riscontreremmo nella storia della musica, la progressiva diminuzione delle fonti di musica strumentale a favore di quelle vocali. Il divario si fece molto più ampio all’avvicinarsi del Medioevo, fatto che non stupisce poiché sin dalla nascita della prima forma di scrittura musicale, i codici, in particolare quelli di destinazione liturgica, sono stati testimoni del solo repertorio vocale, relegando un’eventuale pratica strumentale a una prassi al più orale. 
La presenza perciò, di rare fonti di musica strumentale riconducibili al XV secolo assume un certo rilievo, dove spiccano quelle per tastiera incluse nel manoscritto di Buxheimer e Lochamer, redatti tra il 1440 e il 1470. Testimonianza quasi unica di un repertorio che dimostra maturità e complessità di stile sulla diffusione di una pratica organistica e tastieristica in genere. Il Buxheimer Orgelbuch si distingue per la presentazione di singolare scrittura, che riproduce graficamente la posizione delle note sulla tastiera. È questa una delle modalità più diffuse nella scrittura strumentale del XV e XVI secolo, a differenza della musica vocale, in cui predomina  la scrittura su righi musicali.

   
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Messaggio  Annali il Gio Mag 07, 2015 4:53 pm

L’ARS  NOVA di Guillaume de Machaut. (Reims 1300-1377) 
 

Guillaume de Machaut, poeta e compositore di musiche in una vasta gamma di stili e forme, dette grande impulso al movimento musicale definito  “Ars Nova”. La sua produzione, la più alta dell'espressione francese, contiene quarantadue ballate, diversi rondò, composizioni liturgiche, tutte opere particolarmente raffinate.

  
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Messaggio  Annali il Mer Gen 21, 2015 1:42 pm



Una delle stagioni più ricche nella storia della musica dell'età di Mezzo, è il XIV secolo, un periodo caratterizzato da grandi rinnovamenti tecnici che, dalla scuola polifonica di Parigi si diffusero nel resto dell’Europa.
Come le arti figurative sono dominate dalle innovazioni prospettiche di Giotto, così nella musica si assiste a sviluppi significativi, con la conquista definitiva di un sistema di scrittura musicale. In ambito fiorentino e italico in genere, la ballata e il madrigale furono protagonisti del nuovo clima creatosi, insieme alla cosiddetta “ars nova”, come definirono i teorici dell’epoca la fonte musicale del trecento.
Esistono preziosi manoscritti conservati alla Biblioteca Medicea Laurenziana e in quella Vaticana, che hanno messo in luce nuove fonti e allargate le prospettive e la visione sul trecentesco panorama musicale, ricco al punto da costituire le fondamenta per architetture polifoniche sempre più ricercate e complesse.
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Messaggio  Annali il Mer Gen 21, 2015 1:25 pm




Nel corso dei secoli il linguaggio musicale si è espresso, in modo più o meno celebrativo, all’esaltazione di un personaggio o di un evento. Un fenomeno, che dal XIV secolo in poi si è gradualmente sviluppato nel Rinascimento, per affermarsi pienamente nel corso del Seicento. Nella tradizione musicale anglosassone trova nell’esaltazione di un re o di un principe, la sua destinazione naturale nella vasta produzione di questo genere specifico. 
Parlando di queste forme musicali è d’obbligo ricordare la figura di Henry Purcell, prolifico autore di musiche di scena e di celeberrime opere, vissuto nella seconda metà del XVII secolo. Definito dai suoi contemporanei come l’Orpheus Britannicus, il maestro Purcell compose le sue opere tutte distinte da straordinaria originalità creativa. Le sue musiche adottano, quasi sempre, una ouverture strumentale spesso in stile francese, con uso frequente degli strumenti a fiato, presenza costante nelle musiche di tipo celebrativo e festoso. Le arie si susseguono secondo schemi che mai sono ripetitivi, con tutta la loro carica emotiva ad accentuare la regalità del contesto per il quale tali musiche furono concepite.
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Messaggio  Annali il Mer Gen 21, 2015 1:16 pm




 
Per il recupero della musica medievale e rinascimentale, orientato al reperimento e allo studio delle fonti più antiche, è stato compiuto un lungo percorso di approfondimento delle prassi esecutive strumentali e vocali, segnato dai risultati ottenuti con quanto viene prodotto oggi, nell’ambito di un’attenta rivalorizzazione delle forme esecutive originali. Negli anni cinquanta del secolo scorso, il controtenore Alfred Deller, creò il “Deller Consort”, un ensamble maschile votato all’interpretazione della polifonia. L’apporto innovativo di questo gruppo storico, che per la prima volta, rispetto alla tradizionale esecuzione a voci miste, proponeva interpretazioni della polifonia vocale affidate a sole voci maschili con parti di soprano e contralto eseguite da falsettisti. La sua scuola può considerarsi una pietra miliare nella storia della musica vocale antica.
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Messaggio  Annali il Dom Set 07, 2014 10:00 pm

Il rock si fa storia

Jeff  Buckley

È stato un navigatore delle stelle che ha fatto di "Grace” (1994), il suo unico vero album dove vi  ha trasfuso il suo genio creativo e un canto capace di spingersi dove nessuno è mai giunto prima, uno straordinario biglietto da visita e uno struggente testamento.
Non ha fatto parte di alcuna corrente e nessuno ha mai avuto il coraggio di provare a seguire la sua scia: è rimasto nella sua orbita solitaria a guardare il mondo dimenarsi e dall’alto ha lasciato cadere poche manciate di canzoni stupende, profondissime, costruite soprattutto su malinconiche policromie, folk - psichedeliche, a tratti anche accese di autentico furore rock’n roll, marchiate dalla sua voce ricca di mille sfumature, dolce nei sussurri e potentissima nei momenti di maggior tensione.
“ Grace” non è dunque rappresentativo di nulla se non di se stesso, uno di quei capolavori che, pur non vendendo milioni di dischi restano nella storia e lì rimangono, inattaccabili dal trascorrere degli anni. Ci sono, in quell’album, dieci splendide gemme, senza tempo nello spirito e sempre moderne nei suoni, con sette composizioni autografe e tre cover, che dipingono affreschi sonori intensamente visionari. Un mix di talento e sentimento, che senza la crudeltà di un fatale destino avrebbe illuminato per chissà quanto la scena Rock.
Tim trovò la morte nel fiume Wolf River, un affluente del Mississippi, il 29 maggio 1997.
Buckley è oggetto di un vero e proprio culto da parte dei fans, che vedono in lui la figura dell'artista maledetto e misterioso, come è stato per Jim Morrison o Kurt Cobain.
 
La sua interpretazione di Hallelujah, di Leonard Cohen, è stata classificata nel 2011 tra le 500 migliori canzoni selezionate dalla rivista musicale Rolling Stone, al numero 264.
La stessa rivista lo aveva piazzato, nel 2008, al numero 39 nella lista “The Greatest Singers of All Time".


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Messaggio  Annali il Dom Set 07, 2014 12:47 am

Il rock si fa storia - Bruce Springsteen
 Darkness On The Edge Of Town, l’ho scelto per rappresentare il punto di massima intensità espressiva del pensiero letterario e musicale di Springsteen, testimoniato nel 1978, dalle copertine di “Time” e “Newsweek”. Nella lotta per ribellarsi ai vincoli di un sistema cattivo, trovò il centro della sua ragione d’artista, comunicatore e simbolo di se stesso.
L’oscurità che ammanta i bordi della città è il buio dell’anima vagante di ogni cittadino del mondo che abbia coscienza del fatto che nessuno può dirsi veramente felice se tutti non sono felici. Il povero vuole essere ricco e il ricco vuole essere re e il re non è soddisfatto se non regna su ogni cosa: l’homo springsteeniano porta sulle spalle il peso insostenibile del peccato originale, lavora in una fabbrica e vive alla luce dei lampioni, si getta sulla strada con una Chevy del 69 alla ricerca d’una terra promessa che non esiste più, inghiottita dalle tenebre. E l’homo muore, pezzo per pezzo, lentamente. Una parabola potente e drammatica, questo è Darkness On The Edge Of Town.    


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Messaggio  Annali il Mer Set 03, 2014 2:19 am

IL ROCK SI FA STORIA


Gli anni ’80 sono finiti e si entra nei caotici ’90, durante i quali sembra di assistere all’estrema frammentazione dell’universo rock, privato della sua centralità, con il suo non essere più unico veicolo di comunicazione giovanile, in verità seguendo un processo già iniziato nel decennio precedente. In parte dovuto, è giusto precisarlo, alla non più tanto verde età dei suoi protagonisti e loro pubblico.Niente timori, nessuna paura, nulla è perduto, ancora una volta il rock novella fenice, dalle sue ceneri risorge. Arrivano i Nirvana nel settembre 1991 a colpire al cuore, l’immaginario adolescenziale, aggiungendo seduzioni squisitamente pop all’incontro fra punk e hard moderno.
Dunque il rock non era morto, ma era ancora rock?
Spentosi l’eco del grunge, le logiche evolutive di un rock partito ibrido, ha sempre trovato in altre contaminazioni lo stimolo a non fermarsi.
Una volta di più è stato dimostrato che volgersi creativamente al passato può essere il modo migliore d’inventarsi il futuro. Il rock lo fa da sempre e anche guardarsi indietro, può essere positivo se la scrittura è all’altezza del classicismo cui aspira. Quanti ne hanno camminato nella scia, basta far qualche nome per averne conferma. Ripartendo dagli ’80 ricordiamo R.E.M, Neil Young, Metallica, Bruce Springsteen, Lou Reed….
Bisognerebbe scrivere libri interi al riguardo, ma il tempo latita e arrivano gli anni ’90, dei quali all’inizio si stava raccontando.  Formidabili indubbiamente perché non ci hanno certamente  dato modo di annoiarci.
Mi prendo il tempo per decidere cosa conservare di quegli anni, o cosa buttare, che poi buttare sarebbe impossibile. Tutto rimane scritto nella memoria e le voci, quelle che hanno entusiasmato non si spengono e non si scordano a comando: sono lì a ricordarci che c’eravamo pure noi….con loro. 
1991: tre lustri dopo il precedente spartiacque, tracciando una linea di demarcazione tra il prima e il dopo, quando si parlava della morte del rock, arriva in vetta alle classiche un giovane con tutti i cromosomi al posto giusto per raggiungere la vetta delle classifiche americane.
 È Kurt Cobain, un ventiquattrenne che alla testa dei Nirvana con “Nevermind”, (appunto, come già citato) lancia un urlo alienante, un irresistibile abbraccio di punk e hard, con affioranti melodie pop.
Vigoroso, sanguigno ed essenziale, esprime urgenza di comunicazione magari confusa e contorta, ma sincera, indiscutibilmente.

 


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Messaggio  Annali il Dom Ago 24, 2014 3:02 am

IL ROCK SI FA STORIA


Degli anni ’70, necessario aprire un nuovo capitolo, per far posto a esordi di tutto rispetto, da Patty Smith, ai Ramones ai Talking Heads e molti altri che si apprestano a stupire all’ombra della Grande Mela. 
Da ricordare fugacemente la colonna sonora di “Saturday Nigth Fever” che nel 1977 con il suo fatturato avrebbe coperto i bisogni di buona parte del Terzo Mondo, e la comparsa di un piccolo grande uomo chiamato Bob Marley.  
Con Marley per la prima volta il rock subisce l’infiltrazione diretta da parte di una musica non uscita dai soliti santuari angloamericani. Certo era variante di soul e rhythm’n’blues: il mondo è una sfera, la storia un cerchio.
Gli anni ’70 cominciano a movimentarsi, è scoppiato il punk, anche se è vero che ad accorgersene è solo la stampa underground.
In realtà il punk non dice nulla di nuovo, inserendosi in una tradizione che da Eddie Crochran porta ai Sex Pistol prendendo lo spunto da The Who, innovativo è semmai l’atteggiamento, il tornare a farsi voce generazionale, il riprendersi il rock’n’roll sottraendolo alla presunzione del progressive.
Il punk è comunque tutt’altro che privo di padri, risultando da subito lampanti le sue contiguità con certo hard e con il “glam”. Il dopo sarà da un lato lo svelto insterilirsi in stile rigido e codificato, dall’altro l’evoluzione in New wave, fioritura di talenti come il rock non ne conosceva da dieci anni e non ne conoscerà forse più.
Gli anni ’60, iniziati con l’arrivo di Elvis Presley e la beatlemania, sono sepolti con Jim Morrison, nel luglio 1971.


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Messaggio  Annali il Mer Ago 13, 2014 5:51 pm

IL ROCK SI FA STORIA


Elvis Presley
Non è facile capire quando e con quale cantante sia nato il rock. Fu Elvis Presley che il 5 luglio 1954 registrò la canzone “Thats All Right Mama”, con il suono ruvido della sua chitarra e la voce singultante?  Mai nessun bianco aveva suonato così, capace di cantare come un nero, innescando una rivoluzione musicale.
Quella canzone che segnò la data d’inizio del rock l’aveva scritta otto anni prima, nel 1946, un bluesman nero, Arthur “Big Boy” Crudup. Nel mercato discografico statunitense del secondo dopoguerra la musica nera era sempre meno confinata nella comunità d’origine, anche se le barriere razziali erano ancora alte. Negazione assoluta del razzismo con il suo essere creatura splendidamente ibrida, il rock’n’roll portato sulla scena da Elvis Presley, nasceva dunque con le caratteristiche predatorie della cultura afroamericana.
La musica a lungo considerata la più giovane per eccellenza, è la più vecchia che il mondo abbia conosciuto.




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Messaggio  Annali il Mer Ago 13, 2014 2:06 am

IL ROCK SI FA STORIA


The Doors: Jim Morrrison
I Doors nulla avevano a che fare con I festival “tipo pace e amore".
Le loro esibizioni erano rituali duranti le quali Jim Morrison era Il “medico stregone”che guidava la cerimonia. Come un vero sciamano si rendeva conto dell’energia che era in grado di manipolare, capace di indurre nel pubblico uno stato d’isterismo estatico .
C’era allora una generazione di giovani che, istintivamente, all’interno della rivoluzione culturale, volevano che in questo loro mondo ci fosse posto anche per la magia. Erano quindi, alla ricerca di sciamani, che sapessero trarre dalla musica suoni e ritmi in grado di provocare scosse e vibrazioni nel corpo.
Morrison descriveva le sue esibizioni “come una specie di rito purificatore in senso alchemico”.  


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Messaggio  Annali il Mar Ago 12, 2014 1:24 am

IL ROCK SI FA STORIA

Per chi abbia vissuto gli anni ‘60, non può fare a meno di evocare un susseguirsi d’immagini alternativamente composte di esaltazioni e trionfi, ma anche drammatici avvenimenti.
Vi furono i Beatles accolti a New York da folle di ragazzine urlanti, e la fine di John F. Kennedy; Bob Dylan a passeggio per il Village e Martin Luther King con il suo sogno. Jim Hendrix che versa benzina e dà fuoco alla chitarra, studenti che offrono fiori ai poliziotti e il raduno di Woodstock. Il sogno dell’uomo che sbarca sulla Luna, Kruscev che all’ONU si leva una scarpa e la sbatte sul tavolo. Marilyn che ci viene portata via e non si sa ancora cosa fu; John Lennon e Yoko Ono e gli Who che fanno a pezzi gli strumenti alla fine delle esibizioni.
Tante facce di rivoluzionari, James Brown, Che Guevara, Richard Nixon e il Vietnam che brucia.
Chi c’era in quegli anni, magari vorrebbe esserci ancora, quando il mondo era giovane e almeno un po’, innocente.
Dopo tanti anni i ’60 rifiutano di andarsene, restano fermi nella memoria, convitati di pietra che hanno osservato i decenni seguenti vivere e morire.
Musicalmente crearono un corto circuito infinito: Dylan ha influenzato i Beatles e loro influenzano lui, inducendolo alla chitarra elettrica. I Birds trapiantano i Beatles nel folk americano; i Rolling Stones rileggono Muddy Waters, Otis Redding rilegge i Rollins Stones.
Si scavalcano gli steccati razziali esplode la rivoluzione sessuale e si disegnano gli orizzonti mentali di una generazione.
 Gli anni ’60 furono la colonna sonora suonata da una moltitudine di artisti, anni favolosi, anche se, non tutti portavano fiori nei capelli, neri, bianchi e latini uomini e donne a coniugare una musica non meno meticcia fra funk e psichedelia.
Mitici anni, certo, ma pure drammatici, con molte vittime al cambio del decennio, con Jim Morrison, Janis Joplin e Jimi Hendrix non più in questo mondo.
Nella sua celebre biografia, Jim Morrison scrisse “ Nessuno esce vivo da qui”. Quando fu ufficializzato lo scioglimento dei Beatles il 10 aprile 1970, divenne chiaro in modo lampante che gli anni ’60 erano finiti e per il rock anni ’70 inizino in una terra di nessuno mancando un disco a fare da spartiacque come era successo ai ’60 rispetto ai ’50.



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