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Con gli occhi e con la mente

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Con gli occhi e con la mente Empty Re: Con gli occhi e con la mente

Messaggio  spitfire il Dom Nov 29, 2020 9:34 pm

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Details at Iris Van Herpen Haute Couture Spring 2020 |

Swirls and Colors on Jupiter as seen from the robotic Juno spacecraft, image processed by Matt Brealey & Seán Doran, NASA
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Con gli occhi e con la mente Empty Re: Con gli occhi e con la mente

Messaggio  spitfire il Sab Mag 02, 2020 3:36 pm

Cosa vuol dire talento e fare quello che le passa per la testa...

Luca Luce, artista make-up che dipinge su di sè...in 3D

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Con gli occhi e con la mente Empty Il gioco degli Scacchi...

Messaggio  Annali il Gio Mar 26, 2020 5:36 pm

la passione per gli scacchi si diffuse intorno il IX secolo,, conquistando rapidamente tutti gli strati sociali, dai re alla gente più comune, dalle donne ai soldati.
L'invenzione è attribuita all'India dell'epoca più antica, così come le si attribuiscono l'aritmetica con l'uso dello zero, l'abaco, le cifre chiamate impropriamente arabe. Anticamente questo gioco, progenitore degli scacchi, si chiamava Chaturanga. Alcuni sui pezzi sono stati ritrovati nell'Uzbekistan meridionale. La presenza di una moneta del 761 d.C., ha permesso la loro datazione a quell'epoca, ma la raffinatezza della lavorazione rende inclini a pensare che il gioco fosse conosciuto da molto più tempo cioè dal I o II secolo, e che fosse diffuso tra i Persiani e gli Arabi, popoli che vantarono famosi campioni i cui trattati sono in parte giunti fino a noi.
Alcuni esperti sostennero che in Italia il gioco fosse giunto per mezzo dei legionari romani di ritorno dalle campagne in Oriente nel secolo II - III d.C., smentiti poi da evidenze scientifiche, anche se nei primi secoli dell'era cristiana, sembra che i soldati romani si dilettassero con un gioco da tavolo che presentava vaghe somiglianze con quello degli scacchi, ma più simile a un war game dei giorni nostri. Prevedeva l'impiego di dadi per muovere i pezzi, alcuni dei quali, intarsiati in osso sono stati rinvenuti nel 1932 in una necropoli romana in Molise, presso Isernia. Tali pezzi sono conservati al Museo Archeologico di Napoli...
Un altro importante ritrovamento avvenne nel 2002, in un palazzo tardo bizantino risalente al 465 d.C., nell'antica località di Butrini, (oggi in Albania) il che confermerebbe l'ingresso degli scacchi nell'Europa in epoca antica...
Nel rinascimento gli scacchi si diffusero in tutti gli strati sociali. Lo confermano trattati molto dettagliati, come il "Tractatus partito rum Schachorum tabularum et Merelorum Scriptus", scoperto nel 1950 nella Biblioteca Estense di Modena: 347 fogli finemente miniati.
In alcuni trattati medievali gli scacchi erano un modo per diffondere insegnamenti morali, come l'opera del frate domenicano Jacopo da Cessole, vissuto tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo. L'opera riabilitava il gioco dopo la messa al bando da parte di papa Alessandro II (1061-1073), che lo considerava un gioco d'azzardo...
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Con gli occhi e con la mente Empty Il gioco degli scacchi...

Messaggio  Annali il Dom Gen 19, 2020 5:37 pm

Alla fine di una partita di scacchi in cui il re avversario subisce un attacco mortale si proclama: Scacco matto! Un termine che probabilmente deriva dal persiano "Shah Mat", ovvero "Il re è morto"...
L'origine degli scacchi porta verso l'India nel VI sec. d.C. per poi giungere dopo molte trasformazioni alla Persia, l'Arabia e poi, il mondo occidentale con l'espansione dei Mori in Spagna.
Giunti in Europa grazie agli arabi gli scacchi si diffusero in tutte le corti entrando a far parte della formazione di nobili e cavalieri, sia come come esercizio di strategia e comando che come ammaestramento morale.
Subirono tuttavia gli anatemi degli ecclesiastici più radicali con l'accusa di distogliere il cristiano dai suoi doveri, quello di dedicarsi a dio.Le scacchiere insieme a dadi e carte finirono vittime dei "roghi delle vanità" che la chiesa ordinò più volte durante tutto il medioevo. Con l'arrivo di papa Leone X, grande appassionato degli scacchi, le cose migliorarono, infine nel 1608 con gli elogi agli scacchi firmati da san Francesco di Sales il gioco fu definitivamente riabilitato. Anche l'Illuminismo non poté che esaltare la componente razionale degli scacchi e i caffè di Parigi si riempirono di appassionati.
Nel 1972 gli scacchi presero la via di un nuovo aspetto, quello politico con la sfida tra il campione del mondo Boris Spasskij contro l'americano Robert J: Fischer. C'era la guerra fredda e le due superpotenze cercavano di superarsi in tutto, per la  Russia c'era da garantire una supremazia che durava da quasi mezzo secolo. Vinse l'americano e i russi persero lo scettro che però  si ripreso nel 1975 quando Anatolij Karpov riportò a Mosca l'ambito trofeo.
Poi che avvenne??? Che i computer impararono il gioco. Nel 1996 il sovietico Garry Kasparov, uno dei più grandi scacchista di tutti tempi, sfida e batte il computer, ma l'anno dopo il match, contro il  campione, lo vinse il calcolatore. Fu il Computer dell'IBm dal nome Deep Blue che scrisse una nuova pagina, tutta tecnologica del "nobilissimo" gioco degli scacchi...

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Con gli occhi e con la mente Empty Il dilettevole gioco dell'Oca

Messaggio  Annali il Dom Lug 12, 2015 10:41 pm

È un gioco tanto semplice, basato sulla casualità e la fortuna, che non richiede strategia, riflessione o calcoli astrusi, ed è arrivato sino a noi attraversando vari secoli di storia.
Per tradizione, il gioco sembra sia stato concepito insieme con altri, essi pure divenuti famosi, durante il lungo assedio sotto le mura della città di Troia  dal condottiero greco Palmeide, il cui nome pare sia fatto risalire al significato di  “uomo dalla mano palmata”.
Nacque, probabilmente a quell’epoca, come gioco iniziatico del personale percorso attraverso la vita. L’incertezza del futuro destino era impersonato dalla casualità del responso numerico ottenuto dal lancio di due dadi, una guida nel cammino della  buona o cattiva sorte, che via via si snoda nella spirale rappresentata dal tabellone.
Arrivato verso la metà del ‘500 alla corte del granduca di Toscana, Francesco I De Medici, fu poi donato dallo stesso al re di Spagna Filippo II.
Divenne famoso con il nome “ Nobile Gioco dell’Oca rinnovato dei Greci”, con riferimento al suo inventore.
In poco tempo il gioco venne conosciuto in tutta Europa, prima a Londra nel 1527, poi di nuovo tornato in Italia nel 1600, dove acquistò  accoglienza e fama soprattutto a Venezia.
Il primo tabellone di gioco pervenuto, con il nome “ Dilettevole gioco di Loca”, subì molte varianti nei soggetti delle caselle, con figure  riproducenti  città, animali, strumenti musicali e una variegata serie di riferimenti astrologici e alchemici.
Anche i trabocchetti e le fermate fanno parte del gioco, ma non mancano i bonus, rappresentati dall’Oca che appare ogni nove caselle, numero magico ricorrente, consentendo di replicare il conteggio ottenuto dal lancio dei dadi.
Si vince arrivando per primi all’ultima casella, la numero 63, conquistando il privilegio di entrare nel giardino dell’Oca.
L’insieme dei simboli e l’alternarsi delle tredici Oche nella costante del numero nove celano, nelle interpretazioni di ogni casella, il segreto di un’antica sacra spirale.
L’Oca, a suo perfetto agio nell’acqua sulla terra e nel cielo, messaggera dunque fra i tre regni, era tenuta in grande considerazione presso molti popoli.
In Cina in Giappone e in India, era onorata perché divenuta la cavalcatura di Brahma, ed era ritenuta animale sacro da Sumeri, Etruschi, Finni e Germani.
Per i Romani era simbolo di vigilanza e di custodia, come racconta l’episodio del Campidoglio. Per gli antichi Egiziani l’Oca era presente nei miti della creazione, dove il dio della terra Geb, marito di Nut, dea del cielo, secondo la tradizione fu trasformato in Oca e covò un uovo da cui nacque il Sole.
Nella Grecia antica, la grande Oca che trasportava in volo Afrodite divenne il simbolo dell’amore ideale. Presso i Celti era messaggera dell’altro mondo, custode intoccabile dei loro santuari.
L’Oca, instancabile camminatrice, fu anche un simbolo per i viandanti e i pellegrini in Terra Santa, come raccontano le cronache che la vedono al fianco dei fedeli verso Gerusalemme, sul cammino di San Giacomo. Molte costruzioni che ne segnano il percorso, infatti, sulle pietre recano impresse un marchio di riconoscimento: il Pédaque, ovvero la zampa dell’Oca.
Il gioco dell’Oca è stato ispiratore di alcuni romanzieri, di Giulio Verne ad esempio, nel suo romanzo: “ Il testamento di un eccentrico”. Durante il racconto vi sono frequenti interazioni tra la vita reale e il gioco, dal quale nessuno può recedere fino alla fine.
Al Gioco dell’Oca è stato dedicato anche un museo. Si trova a Rambouillet, nelle vicinanze di Parigi, dove sono custodite intere raccolte dei tanti tabelloni che si sono alternati nei secoli.

  
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Con gli occhi e con la mente Empty Proprietà del numero 24

Messaggio  Annali il Lun Mag 25, 2015 6:50 pm

Simbolismo
Il numero 24 rappresenta la ruota delle rinascite, (secondo R. Allendy). È il “meccanismo ciclico della natura: 4, collegato alla differenziazione cosmica:20, nell’equilibrio della creazione, cioè 2+4 = 6”
Per  Francis Warrain ( allievo di Johannes Keplero) rappresenta la combinazione dell’indivualità, consapevole e padrona di tutte le sue energie, con il Cosmo che sviluppa la sua completa armonia.
 

Con gli occhi e con la mente Giovanni_Keplero
                                    
Giovanni Keplero...


Ultima modifica di Annali il Gio Nov 21, 2019 4:31 pm, modificato 1 volta
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Con gli occhi e con la mente Empty Con gli occhi e con la mente

Messaggio  Annali il Ven Ago 01, 2014 3:34 pm

IL Dodecaedro
Si chiama così il solido costituito da dodici facce pentagonali. Dodici pentagoni che si toccano per un lato e collegati da una spirale si raddrizzano e si uniscono nello spazio, formano un dodecaedro. Il numero CINQUE per dodici volte. 
Il cinque secondo i Pitagorici, è il centro, l'armonia, il matrimonio fra il principio celeste, il 3 e il principio materno terrestre il 2. 
E' anche, come mostra il famoso disegno di Leonardo, il simbolo dell'uomo perfetto: l'uomo-microcosmo. 
I pentagoni esprimono la sezione trasversale del DNA e la simmetria generale del corpo umano. Il dodici è il numero delle divisioni spazio- temporali: il prodotto delle quattro direzioni per le tre dimensioni. Rappresenta dunque, l'universo intero. 
Dodici per cinque uguale a sessanta e di sessanta anni sono i cicli lunare e solare. 
Inoltre se si scompongono le facce pentagonali in trenta triangoli, otterremmo un solido di 360 elementi,tanti quanti sono i giorni del tempo siderale e i gradi della circonferenza.
Per qualche motivo, però, la conoscenza del dodecaedro, parve pericolosa per i pitagorici. Gli altri quattro solidi: tetraedro, cubo, ottaedro, icosaedro, si immaginava costituissero il mondo, terra,fuoco aria, acqua. Il quinto solido regolare, pensarono corrispondesse solo alla sostanza dei corpi celesti (da qui la nozione “quintessenza”) .
La gente comune doveva essere tenuta all’oscuro del dodecaedro, associato misticamente al cielo, l'immagine, la formula, il numero, l'idea del cosmo.




Ultima modifica di Annali il Dom Lug 12, 2015 10:49 pm, modificato 3 volte
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