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Filosofeggiando (Discussione)

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Storia del Cristianesimo

Messaggio  eroil il Gio Dic 01, 2016 6:22 pm

In età antica (Dal I-IIsec.a Costantino I Imp.dal 306 al 337)

Storicamente il cristianesimo nasce dal messianismo ebraico del I secolo, ovvero dall'attesa della liberazione
nazionale e religiosa, annunciata nelle profezie contenute nell'Antico Testamento.
Da qui le prime persecuzioni da parte delle autorità imperiali, che ritennero i cristiani sobillatori dell'ordine
costituito e non propugnatori di una particolare fede religiosa.

I primi cristiani erano Ebrei, e si ritrovavano in Sinagoga a pregare e discutere sul nuovo messaggio, per loro
il "Messia" era arrivato ed era Gesù. Per altri no, e da qui i primi "maltrattamenti" già in patria.  

Nel II secolo le chiese giudeo-cristiane iniziarono a prendere coscienza della propria indipendenza nei confronti
della religione sorella.
Quest'ultima era impegnata a riorganizzare le proprie strutture e basi religiose dopo la crisi successiva
alla distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 d.C.) mentre le chiese dei "gentili" continuavano ad espandersi.

Il Cristianesimo si opponeva sicuramente e palesemente alla cultura dominante, ma d'altra parte
anche i suoi intellettuali erano impegnati nella rielaborazione dei sistemi filosofici ellenici e nella loro

unificazione col monoteismo.
Molti intellettuali "classici" avevano nettamente separato la loro filosofia dalla religione, affermando
esplicitamente che gli dèi non esistevano.

Alla fine del III secolo, quindi, la società intera fu pervasa da uno spirito religioso talmente forte che i vecchi
culti, per nulla sopiti, si ridestarono, si trasformarono e si unificarono anch'essi rispondendo in modo creativo
alla sfida monoteista.
Ma, proprio quando il monoteismo divenne un fenomeno di massa, gli imperatori, in particolare Diocleziano
reagirono in modo aggressivo e perseguitarono i cristiani violentemente quanto in passato.
 
Quando, infine, Costantino si pose alla testa del movimento monoteista, all'inizio del IV secolo, ci fu ancora
una fase di discussione fra intellettuali di ogni categoria e di ogni confessione religiosa.
Proprio a tale scopo l'imperatore convocò nel 325 a Nicea il primo concilio ecumenico generale della Chiesa
durante il quale vennero condannate le dottrine eretiche del prete alessandrino Ario e venne elaborata la prima
organica stesura del credo cristiano.

Alla fine del IV e nel V secolo la crisi multilivello dell'impero arrivò a un grado talmente alto da portare sconforto
in ogni settore: militare, politico, civile, economico e culturale.
Il Cristianesimo divenne l'unica religione legale nel 391 con l'imperatore Teodosio, dopo di che la Chiesa divenne
intollerante e autoritaria.
La lotta alle idee divenne fondamentale per la gestione sociale.

La libertà di pensiero fu resa impossibile. Vendetta? Auto difesa?

Dal suo riconoscimento ufficiale era passato mezzo secolo, e dopo qualche decennio di diatribe teologiche, la Chiesa
cristiana ormai l'unica chiesa ufficiale, la chiesa con la "c" maiuscola divenne la sola istituzione che garantisse
il diritto, per i popoli e per i cittadini.

Nel 392 tutte le opinioni che discordavano con questa visione del mondo furono dichiarate illegali
e perseguite militarmente.


Ora qui sorge spontanea una domanda:
La Chiesa, intesa come filosofia Cattolica è ancora il Cristianesimo?
Non naturalmente quello delle origini, ma la sua evoluzione, oggi, dopo 2000 anni di storia.

Il Medioevo a detta di alcuni è stato il ritorno alla barbarie intellettuale
ma forse sotto certi aspetti...anche no!

eroil

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Messaggio  Annali il Ven Nov 25, 2016 12:07 am

Eroil di questa discussione "filosofica" ne è lo storico-divulgatore... io richiamo nel contesto il "Cammino del Pensiero".Riprendo da qui con "La Scolastica"
La Scolastica
In pieno Medioevo l’incontro tra fede cristiana e pensiero greco fornì due nuovi obiettivi alla filosofia: interpretare le Sacre scritture attraverso la ragione e dotare la chiesa di strumenti logici e dialettici utili a contrastare l’incredulità e l’eresia. A questi compiti si dedicarono filosofi della Scolastica (dalle varie scuole e università europee) che posero le basi della Teologia (scienza di Dio). Un anticipatore ne fu Giovanni Scoto Eriùgena (irlandese 810-870) che s’impegnò contro l’eresia della doppia predestinazione, secondo la quale alcuni uomini sarebbero destinati alla salvezza, altri alla dannazione.
Anselmo d’Aosta (1033-1109) Teologo, è considerato il fondatore della Scolastica. Contribuì a un linguaggio filosofico che fosse in grado di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio e la verità delle Scritture.
Bonaventura da Bagnoreggio (1221-1274) Teologo di Parigi, adattò il pensiero aristotelico alla dottrina cristiana, spiegando la fede come uno stato di estasi mistica.
Maestro Eckhart (tedesco 1260-1327) Fondatore della mistica tedesca fu condannato a morte come eretico. Partendo dal neoplatonismo, definì il pensiero come superiore all’essere e Dio come puro intelletto.
Tommaso d’Aquino (italiano) 1225-1274) Attivo all’Università di Parigi fu il più importante esponente della scolastica, distinguendo nettamente fede e filosofia. La sua dottrina (detta Tomismo) afferma che la filosofia è L’Ancella della Teologia, e che i due saperi si fondono nella Teologia razionale, grazie alla quale si possono dimostrare le verità della fede (l’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima.)
Guglielmo da Ockham (inglese 1280-1350) Insegnò a Oxford, anticipò l’Umanesimo e fu condannato per eresia. S’ispirò ad Aristotele per studiare i processi della conoscenza, fece ordine nella selva delle metafisiche scolastiche con un criterio di “economicità” (il rasoio di Ockham) che consiste nel tagliare ogni concetto superfluo. A questo si rifà la scienza oggi.

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L'impero e il cristianesimo.

Messaggio  eroil il Mer Nov 23, 2016 6:06 pm

Brava Signora Castellana, mi ha preceduto sul discorso della filosofia cristiana
ho preparato una sorta di premessa perché il discorso si fa un po' più serio
e per alcuni sulla religione non si scherza, ciò che sto per postare sembrerà slegato
dal suo, ma è solo questione di lettura, ovvero ciò che doveva venire scritto prima Smile 

Premessa:
Andando a parlare di religione/i c'è il pericolo di (involontariamente) offendere qualcuno,
ed è ciò che in assoluto voglio evitare per cui il mio parere religioso, o se volete il mio
"credo" non sarà esplicitamente esternato.
Se penserete di averlo scoperto da commenti o appunti su scritti storiografici che di seguito
saranno riportati nel proseguo di questa e delle prossime discussioni, essi sono solo atti dovuti
per onestà storica e dove non lapalissiani documentati con riferimenti alle fonti originali.   

Dunque; dicevo? A si... Rolling Eyes

L'impero romano e il cristianesimo ebbero a partire dal I secolo d.C. una storiografia comune,
Il cristianesimo fu fondato da persone convinte che Gesù di Nazaret fosse il Messia come
coloro che lo avevano conosciuto per primi  gli apostoli, o che non lo avevano mai incontrato
ma erano stati influenzati dai suoi insegnamenti come gli evangelisti Marco e Luca, oppure
che affermarono di aver avuto rivelazioni mistiche della sua natura divina, come Paolo di Tarso,
che favorì la fondazione di comunità cristiane dopo la sua conversione.

Il cristianesimo si diffuse inizialmente da Gerusalemme in tutto il vicino Oriente.
Fu adottato come religione di Stato dall'Armenia nel 301, in Etiopia nel 325, in Georgia
nel 337 e infine dall'Impero Romano nel 380.
Si diffuse in tutta Europa nel Medioevo e continuò ad espandersi nel mondo con le grandi
scoperte dal Rinascimento in poi diventando la maggiore religione al mondo.
Durante la sua storia il cristianesimo ha attraversato persecuzioni (ma ne ha anche provocate
ed eseguite) scismi e dispute teologiche che hanno sancito la nascita di diverse chiese distinte.
Le confessioni principali del cristianesimo sono il cattolicesimo, l'ortodossia orientale
e il protestantesimo.

Si lo so, il discorso potrebbe diventare barboso, per cui vedrò di sintetizzare in periodi
o fasi la storia del cristianesimo, e attingere da essi la filosofia cristiana in corrispondenza
a quella della civiltà occidentale, anche perché le comunità cristiane dell'europa orientale
non hanno conosciuto il fenomeno che in occidente passa sotto il nome di "Medioevo"!

Le fasi sono quattro:

1) epoca antica (I-V secolo)
2) epoca medievale (V-XV secolo)
3) epoca moderna: protestantesimo, Rivoluzione francese (XIV-XVIII secolo)
4) epoca contemporanea (XIX-XXI secolo): dalla Rivoluzione francese ai nostri giorni.

Che poi la quarta epoca sarebbe lo scopo di tutta la nostra presente
e futura discussione.

Dai su, che continua con la filosofia cristiana. Arrow

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Messaggio  Annali il Mer Nov 23, 2016 5:19 pm

Gnosticismo e Cristianesimo


Lo Gnosticismo (da gnosis conoscenza) influenzò il Cristianesimo delle origini accentuando la separazione platonica fra mondo delle idee e mondo dei fenomeni e quella fra anima e corpo. Gli gnostici basandosi sul dualismo orientale (netta divisione tra bene e male) invitavano a mortificare il corpo, sede del male, per esaltare l’anima riflesso del bene.
La maggior parte dei dotti cristiani, i Padri della Chiesa, erano di cultura greca, così il Cristianesimo fu imbevuto di elementi greci, ispirati soprattutto al pensiero di Platone.
Severino Boezio (latino, 480- 526) fece conoscere nel Medioevo il pensiero di Platone e di Aristotele, traducendo i loro scritti in latino. Caduto in disgrazia scrisse in carcere il suo capolavoro “La consolazione della filosofia”, in cui sostiene che i mutamenti della fortuna non influiscono sulla vera felicità.
Sant’Ambrogio (latino, 339-397).Profondo conoscitore del pensiero greco fu vescovo di Milano e avvicinò il giovane Agostino alle idee di Plotino sul problema del rapporto fra bene e male.
Sant’Agostino (latino, 354- 430). Vescovo di Ippona dopo aver aderito allo gnosticismo, si convertì al cristianesimo. Sostenne la verità della matematica e della dialettica e quindi la validità della ragione. Per lui il male è la privazione del bene e in sé non esiste, esistono, invece il male fisico e quello morale (cioè il peccato, causato dalla libera volontà dell’uomo. Suo il detto”Ama e fa ciò che vuoi”
Plotino (latino, 205-270). Fu il maggior esponente del Neoplatonismo, riprendendo il pensiero di Parmènide e di Platone definì il male come l’assenza del bene che per lui coincide con l’essere e la luce di Dio. Secondo Plotino Dio (l’Uno) è inconoscibile, l’uomo può solo intuirlo e cercare di unirsi a lui distaccandosi dal mondo materiale.
Paolo di Tarso (latino, circa 5-67). A lui si deve il primo tentativo di integrare i cristiani nello Stato imperiale, esortandoli a vedere nell’autorità romana la volontà di Dio.
Tertulliano (latino, circa 160-220). Usò gli strumenti della retorica classica per difendere i cristiani perseguitati. Fustigatore dei costumi invitava i fedeli a una vita di rinunce. Per Tertulliano, il corpo, come ogni altra creazione di Dio è innocente. Ciò che facciamo è responsabilità dell’anima.   




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Messaggio  Annali il Sab Nov 19, 2016 1:02 am

Filosofi Naturalisti

La filosofia occidentale nacque con gli interrogativi che per primi si posero i filosofi naturalisti, attivi sulla costa dell’Asia Minore fra il VII e il VI secolo a.C.
Partendo dall’osservazione della natura, cercavano le cause di fenomeni come la nascita, la morte e la trasformazione delle cose, indagando la realtà di là delle spiegazioni offerte dai racconti mitici, facendo ricorso alla razionalità.
 
Anassàgora (circa 496-428)
Portò le idee dei naturalisti nell’Atene del V secolo a.C. Per lui, all’origine del mondo vi era una mescolanza di semi da cui, grazie all’azione dell’”intelletto” (nous) si sarebbero formate le cose.
 
Anassìmene (586-528 a.C.)
Individuò il principio del mondo nell’aria, responsabile della vita animale e vegetale attraverso i processi di condensazione e rarefazione.
 
Talete (VII- VI sec a. C.)
Nativo di Mileto è considerato l’iniziatore della filosofia, intesa come ricerca della causa prima del mondo. Individuò tale principio nell’acqua, fonte di vita per la natura ma anche elemento su cui pensava galleggiasse la Terra.
 
Anassìmandro (610-547 a.C)
 
Allievo di Talete, per lui il principio del mondo era una sostanza indeterminata e infinita, che chiamò “àpeiron” (l’illimitato). Da questa si sarebbero sviluppati i quattro elementi: l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco.

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Piccola parentesi...ma restando in tema

Messaggio  eroil il Ven Nov 18, 2016 1:54 pm

Bene Annalì, leggo con piacere che "Filosofeggiando" sta diventando a tutti gli effetti
una discussione, sperando che qualcuno/a voglia affiancarci per migliorarne il contenuto...

"Solo il presente ci è tolto, dato che solo questo abbiamo"

(Marco Aurelio, Pensieri, II, 14)

Marco Aurelio Antonino Augusto fu imperatore dal 161 sino alla morte, avvenuta per malattia
nel 180 a Sirmio secondo il contemporaneo Tertulliano o presso Vindobona.
Associò al trono suo figlio Commodo. È considerato dalla storiografia tradizionale come
un sovrano illuminato, il quinto dei cosiddetti "buoni imperatori" il suo regno fu tuttavia
funestato da conflitti bellici, guerre partiche e marcomanniche, da carestie e pestilenze.

Nel film colossal del 2000 "Il gladiatore" l'imperatore Marco Aurelio viene
ucciso dal figlio Commodo. Incoerenza storica, il resto del film è un'altra
storia.

Prossima lettura e discussione?

L'impero e il cristianesimo...sorpresi? Ma no dai(forse) Rolling Eyes

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Messaggio  Annali il Mer Nov 16, 2016 7:44 pm

Filosofia terapeutica

Nei regni ellenistici nati dallo smembramento dell’impero di Alessandro Magno, fiorì la filosofia terapeutica, detta così perché rivolta a liberare l’uomo dalla sofferenza.
Dopo lo scetticismo inaugurato da Pirrone e proseguito da Carneade, (219-129 a.C.) si svilupparono l’epicureismo e lo stoicismo, che influenzeranno la cultura romana. A sintetizzare queste correnti, come ben spiegato da Eroil, sarà l’oratore e filosofo Cicerone (latino) e lo storico Plutarco, poi nel I secolo d.C.
Crisippo (281-284 a.C.) trasformò in dottrina il pensiero di Zenone di Cizio (231-263 a.C.) fondatore dello stoicismo. Per gli stoici l’anima ospita una scintilla della divinità e per questo l’uomo deve rinunciare alle manifestazioni irrazionali e alle passioni.
Epittèto (50-138 d.C.) rifacendosi al radicalismo di Crisippo, affermò che possiamo controllare solo le cose che ci appartengono (virtù, sapienza, ragione) e non quelle che non ci appartengono (fama, ricchezza, onori).
Pomezio e Posidonio (secondo secolo a.C) introdussero il pensiero stoico presso i romani, ma senza il rigore etico di Crisippo. Posidonio elaborò anche una teoria della storia: i popoli più vicini allo “stato di natura” secondo lui sono dotati di maggior forza morale, mentre l’abbondanza e prosperità portano alla decadenza.
Marco Aurelio (latino 121-180 d.) imperatore romano, fu anche filosofo stoico. Fece propria la lezione di Seneca (pure questa richiamata da Eroil) tanto nell’etica quanto nella politica. A lui si deve la concezione del monarca come “primo servitore dello Stato”.  

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L'età imperiale

Messaggio  eroil il Mer Nov 16, 2016 3:15 pm

L'avvento di Augusto e dell'Impero segnarono la fine del progetto culturale politico di Cicerone.
Con l'avvento del "princeps" e la crisi del senato, la filosofia si distacca sempre più
dalla politica e acquista toni individualistici legati all'etica e all'arte del vivere.
Fu lo stoicismo ad imporsi, in particolare attraverso Seneca come ideologia maggiormente
adeguata al nuovo ceto dirigente essendo basata sul rigore morale e sul senso del dovere
anziché sulla vita ritirata e sul distacco dalle cose pratiche, tipicamente epicureista.

Lo stoicismo intanto, s'interessava sempre più alle meditazioni religiose che nel mondo
greco-romano s'intessevano con interessi magici, misterici.
Incominciava a diffondersi il Cristianesimo, inizialmente soprattutto nei ceti più bassi
e fra gli schiavi.

Seneca Lucio Anneo (Corduba 4 a.C./Roma 65) filosofo, drammaturgo e politico romano
esponente dello stoicismo.
Breve riassunto della dottrina stoica:
Gli stoici dividevano la filosofia in tre discipline:
la logica, che si occupa del procedimento del conoscere.
la fisica, che si occupa dell'oggetto del conoscere.
l'etica, che si occupa della condotta conforme alla natura razionale dell'oggetto.


Essi portavano un esempio:
la logica è il recinto che delimita il terreno,
la fisica l'albero
l'etica è il frutto.

Più che un riassunto è un "sunto"! Spiegazione breve.
La logica per gli stoici, a differenza di quanto avveniva nel pensiero greco precedente
comprendeva oltre alla conoscenza e alla dialettica, anche la retorica.
Per "logica" infatti gli stoici intendevano non solo le regole formali del pensiero che
si conformano correttamente al Lògos, ma anche quei costrutti del linguaggio con cui
i pensieri vengono espressi.
Non a caso Lògos può significare sia ragione che discorso, oggetto della logica, quindi sono
proprio i ragionamenti espressi in forma di proposizioni.

Ma tornando al rapporto filosofico di Seneca, più che con limpero, con Nerone
che al tempo era l'immagine dell'impero...
Nel 55-56 egli invita Nerone con la sua opera " De clementia " ad assumere un ruolo di monarca
filantropo formatosi all'insegnamento della filosofia, ma pochi anni dopo rinuncia di fronte
al dispotismo dell'imperatore.

Tra i vari temi trattati, in particolare quello dedicato alla schiavitù che egli ritiene sia
una istituzione priva di ogni base giuridica, naturale e razionale.


Così anche per le differenze sociali:
"Che significa cavaliere, liberto, schiavo, sono parole nate dall'ingiustizia
da ogni angolo della terra è lecito slanciarsi verso il cielo."

(Epistole, 31)

"Chiedi quale sia la via alla libertà? Qualsiasi vena del tuo corpo"
(Seneca, De ira, V, 15)

Non per niente, come detto sopra:
"Incominciava a diffondersi il Cristianesimo"

Per chi vuol continuare a leggere o magari ad intervenire...

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Messaggio  eroil il Lun Nov 14, 2016 2:52 pm

Come fai notare tu Annalì il pensiero filosofico è tutto un susseguirsidi scoperte interiori,
poi rivolte verso ciò che circonda l'uomo e come il suo associarsi all'ambiente e ai suoi simili
deve avere delle regole precise ma nello stesso tempo duttili, non dogmatiche, appunto
per favorirne l'evoluzione.
Cicerone nelle sue "Tusculanae" definisce la filosofia guida dell'esistenza capace di unire uomini
e creare civiltà:
"Hai inventato le leggi, hai suscitato le comunità, hai dettato i doveri"

Ma poi è successo qualcosa che ha rallentato questo processo, dopo l'impero
romano...si, ma prima dobbiamo parlare un po' dell'impero, era un esere
unico o una torre di Babele con tante anime?

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Messaggio  Annali il Sab Nov 12, 2016 1:19 am

Prima della nascita della filosofia l’uomo cercava le risposte ai propri interrogativi solo nella religione e nel mito. Era il tempo del “pensiero mitico”.
Durante la ricerca del principio del mondo, i filosofi greci individuarono nell’uomo una componente interiore ritenuta l’anima. La loro riflessione mirò da un lato a definire il rapporto dell’anima con il corpo e con il mondo, dall’altro la separazione dell’essere dal divenire.
Empèdocle (492- 432 a.C. circa) scrisse sulla necessità e sull’infinità dell’essere, mentre Senòfane (VI e V sec a.C.) inaugurò la riflessione sulla morale (ovvero cosa è bene): per lui la “saggezza apportatrice di bene” (agathesophia) doveva servire al progresso della polis.
Eraclito (550- 480 a.C) Secondo il suo pensiero, il divenire e il mutamento universale sono caratteri insopprimibile del mondo: Tutto scorre (panta rei) e niente rimane immobile.
La ricerca filosofica doveva partire dall’ispirazione divina (il lògos, discorso o ragione) che guida l’anima dell’uomo saggio.
Pitagora (570-497 a.C.) Individuò due opposizioni fondamentali, riflesso del contrasto fra bene e male: la prima è quella tra l’anima (immortale e potenzialmente perfetta) e il corpo (in cui l’anima si reincarna). L’altra è quella tra il numero (principio ordinatore dell’universo, in grado di spiegare la natura) e il caos.
Zenone (V secolo a.C) Allievo di Parmènide, attaccò le teorie pitagoriche, dimostrando (per esempio con il paradosso di Achille e della tartaruga) che portavano a conclusioni assurde e che contraddicevano le loro stesse premesse.
Parmènide (V sec a.C.) Si ritiene sia stato il fondatore dell’ontologia, cioè della scienza dell’essere (òntos+lògos “ragionamento sull’essere"). Per Parmènide l’essere è pieno, unico, incontaminato e perfetto. Il passato e il futuro con la molteplicità appartengono invece al non essere. Il mondo dei fenomeni, molteplice per definizione e soggetto al divenire del tempo, sarebbe dunque illusorio e ingannevole.

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Ven Nov 11, 2016 1:40 pm

L'eclettismo di Cicerone
Premesso che:
L'eclettismo in filosofia indica un particolare indirizzo speculativo che diffusosi in età
ellenistico/romana, riuniva in sé più dottrine di diverse scuole filosofiche.

La filosofia romana pre Greca ha un suo fine pratico/politico: indicare un ideale di vita
per l'individuo e la società.
Un impulso decisivo alla diffusione della filosofia greca in Roma fu dato da Marco Tullio Cicerone
(Arpino 106 a.C./Formia 43 a.C.) che tradusse e scrisse in latino opere che formarono
la base della filosofia romana.

"Filosofia, guida dell'esistenza! Indagatrice della virtù vittoriosa avversaria dei vizi…
tu hai fatto nascere le città, hai chiamato a raccolta gli uomini che vegetavano dispersi

li hai uniti nella convivenza sociale…tu hai rivelato agli uomini le possibilità comunicative
del linguaggio e della scrittura.

Hai inventato le leggi, hai suscitato le comunità, hai dettato i doveri"
(Marco Tullio Cicerone, Tusculanae)

Il primo accostamento di Cicerone al pensiero greco avvenne nell'ambito di uno stoicismo
molto diverso dai suoi più antichi fondatori.
Lo stoicismo fu introdotto in Roma da Panezio di Rodi (185 a.C.-100 a.C.) che ne aveva
attenuato il rigore introducendovi apporti dal pensiero platonico ed aristotelico e rendendolo
così adatto alle esigenze di formazione culturale della classe dirigente romana.
Per cui, l'esigenza stoica di vivere secondo natura era stata trasformata nel vivere secondo
le attitudini dateci dalla stessa natura, così il saggio si realizza moralmente partecipando
al governo dello stato come membro della più ampia comunità razionale che si esprime
nella vita sociale e politica. Era vero che i sensi ingannano, ma la verità, la si può comunque
raggiungere con il retto uso della ragione.

"Io non sono uno di quelli il cui animo vaga nell'incertezza e non segue principi costanti.
Che mai ne sarebbe del pensiero o piuttosto della vita, se togliessimo il metodo non solo

di ragionare ma anche di vivere?"
(De officiis)

Quindi Cicerone vuole certezze, ma nello stesso tempo, non accetta i dogmatismi che generano
fanatismo per cui egli preferisce orientarsi verso un moderato scetticismo. E quindi il suo stato
ideale avrà dunque una costituzione mista dove sia presente il consolato, il senato aristocratico
e i comizi popolari.

In sintesi si potrebbe affermare che:
L'esperienza comune, il buon senso e il consenso su verità da tutti condivise sono antecedenti

a qualsiasi dottrina e, anche se non certe, sono probabili e bastano a guidare un ideale politico.


Questa sintesi potrebbe essere una delle risposte al quesito posto all'inizio di questa discussione.

L'età imperiale? Un po' di pazienza, per fare un impero ci vuole un "Augusto"
magari uno come Seneca ed alcuni amici suoi...che poi non è detto che il
suddetto impero duri a lungo...

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Roma e filosofia greca

Messaggio  eroil il Gio Nov 10, 2016 12:13 pm

Dunque, dove eravamo rimasti? Rolling Eyes
A si, la diffusione della filosofia Greca nell'impero romano giusto? Bene...(forse) 

Lucrezio (98 a.C./55 a.C.)

Un primo accostamento al pensiero greco, ancora in età repubblicana, fu il tentativo di Lucrezio 
di diffondere in Roma il pensiero epicureo.
Il pensiero di Epicuro era conosciuto in Roma dalla prima metà del II secolo a.C. quando
un decreto del 154 a.C.espelleva da Roma gli epicurei Alceo e Filisco per i loro costumi "licenziosi". 

Parentesi) Epicuro, chi? Esempio di pensiero epicureo:
Epicurus Samo 342 ac/Atene 270 ac discepolo dello scettico democriteo Nausifane
e fondatore di una delle maggiori scuole filosofiche dell'età ellenistica e romana,
l'epicureismo, che si diffuse dal IV secolo a.C. fino al II secolo d.C., quando, avversato
dai Padri della Chiesa subì un rapido declino, per essere poi rivalutato secoli dopo dalle
correnti naturalistiche dell'Umanesimo, del Rinascimento e dal razionalismo laico illuminista.

« Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando
ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi. »


(Epicuro, Lettera sulla felicità (a Meneceo)

Comunque il tentativo di Lucrezio non ebbe molto successo e del resto era politicamente
pericoloso in Roma, aderire all'epicureismo che sosteneva la convenzionalità delle leggi
dello stato, negava la religione tradizionale, e sostituiva all'impegno del cittadino
nella politica, considerata fonte di infelicità, il rapporto di amicizia.
Per questo Cicerone condannò l'epicureismo pur apprezzando la poesia di Lucrezio,
come un pensiero di filosofi "plebei".

Non andate via, Castellana permettendo, Cool si parlerà di Cicerone del suo
"ecletismo" e pensiero politico. Poi l'età imperiale...insomma, come si dice,
tanta carne a cuocere sul fuoco...sperando di non bruciare nulla.

To be continued Wink

eroil

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Sab Set 10, 2016 6:35 pm

Roma e filosofia greca.

Per parlare di come Roma importò il pensiero filosofico greco dobbiamo fare un salto indietro
nel tempo, come citato dalla signora Annali nel parlare degli etruschi; essi in pratica sono
tra i fondatori della città di Roma.
Tralasciando il mito, moderni studi storici e archeologici che si basano su fonti scritte,
su oggetti e resti di costruzioni tentano di ricostruire la realtà storica che sta dietro
il racconto mitico.

Secondo la storiografia moderna, Roma non fu fondata con un atto volontario ma nacque,
come altri centri contemporanei dell'Italia centrale, dalla progressiva riunione di nuclei abitati
sparsi, ancora privi di caratteristiche urbane villaggi di latini, sabini ed etruschi situati
sui sette colli.

Se si prende in considerazione la possibilità di risalire dal mare il tevere con navi o chiatte
per arrivare dove erano possibili scambi di merci e manufatti, è plausibile l'aglomerarsi etnico
per avere più peso commerciale e per difesa.
Il fenomeno e detto "sinercismo" in cui in un'area tribale le autorità fondano una città con
funzione di centro politico per coordinare villaggi e centri sparsi.

E chi appunto in quel contesto erano i più come dire, esperti? Si, gli Etruschi e volendo
spiega anche il perché furono i primi re di Roma.

Tornando al pensiero filosofico; esisteva, e ci mancherebbe, una filosofia latina caratterizzata
dalla diffidenza per la speculazione pura e dalla predilezione per la vita pratica e nell'ambito
delle arti e delle scienze l'atteggiamento di chi sceglie in diverse dottrine ciò che è affine
e cerca di armonizzarlo in una nuova sintesi. In parole povere gli antichi Romani erano
più portati ad agire, poi a discutere...  

Solo dopo la conquista della Magna Grecia dal II secolo a.C. la cultura greca comincia
a penetrare profondamente nel mondo romano.
All'inizio i romani guardano con sospetto alla cultura ellenistica che aveva messo in secondo
piano l'impegno speculativo e il valore della ricerca pura, essi temono che le sottigliezze
dialettiche e la spregiudicatezza razionale possano mettere in pericolo l'ordine costituito.
E quando con l'ambasceria del 155 a.C. Carneade in due conferenze dimostrò dapprima
l'esistenza della giustizia e nella seguente, tenuta il giorno dopo, la sua non esistenza,
questo suscitò scalpore e i filosofi furono messi alla porta dai senatori scandalizzati.
In seguito l'arrivo di altri filosofi e degli insegnanti greci che i Romani portarono a Roma
per educare i loro figli, fecero iniziare un inarrestabile processo di diffusione della cultura
greca in Roma.

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Gli Etruschi: un popolo antichissimo

Messaggio  Annali il Mar Set 06, 2016 11:48 pm

Nel II millennio a.C. un popolo misterioso era stanziato nella parte centro – settentrionale del nostro paese, nella zona che oggi corrisponde alla Toscana: erano gli etruschi, il cui vero nome, secondo Dionigi di Alicarnasso, (storico greco dell’età augustea) sarebbe stato “resenna”, che nella loro lingua voleva dire “popolo”. I greci però, li chiamavano “tirreni”, mentre i romani chiamavano gli etruschi prima “etruri” e poi “tusci”.
La loro civiltà ebbe un influsso determinante su quella romana, non solo per le realizzazioni architettoniche e urbanistiche che trasformarono Roma da borgo agricolo in città, ma per le credenze religiose che ebbero grande influenza sulla cultura, la religione e perfino il diritto romano.
La convinzione degli etruschi che qualunque evento fosse determinato da forze superiori, benevoli o malevoli, li portava ad attribuire capacità positive o negative a oggetti, cose e animali che agli occhi degli altri popoli erano innocui.
Lo storico Tito Livio scrisse che gli etruschi erano il popolo più attaccato alle pratiche religiose con una particolare competenza su questa materia. A Roma  trasmisero la pratica della divinazione attraverso il volo degli uccelli e quella di analizzare il fegato degli animali per trarne presagi.  
I romani appresero dagli etruschi a dividere gli alberi da “felici” (di buon augurio) a “infelici” (di malaugurio) e come tanti altri aspetti della civiltà etrusca, la credenza delle capacità magiche degli alberi fu ereditata dai romani nei primi secoli della città: i traditori, secondo la legge detta “della formula terribile” (lex horrendi carminis) erano fustigati a morte, dopo essere stati sospesi a un albero “infelice”.
Anche gli spettacoli gladiatori nacquero a imitazione dei combattimenti che gli etruschi usavano offrire al popolo nel corso dei funerali, come spettacolo in onore del defunto e a esaltazione della ricchezza e prestigio della sua famiglia. Si può dunque dire che la civiltà etrusca sopravvisse in molti aspetti di quella romana.
  
La leggenda dell'aruspicina 
Sì, si può dire che la religione etrusca ebbe un influsso determinante su quella che sarebbe stata proseguita da Roma fin dai primi secoli della fondazione.
Fu una religione rivelata da un fanciullo divino di nome Tages, raccolta e poi trasmessa da un sapiente di nome Tarconte, trascritta nei  “Libri tagenitici” che ne contenevano la disciplina divinatoria.

Apprendiamo da Cicerone la “Leggenda Di Tages”
 
Nel De Divinatione, racconta che il fondatore di Roma, Romolo, pose le fondamenta solo dopo aver preso gli auspici e che anche in seguito tutte le decisioni importanti riguardanti lo stato, sia in pace che in guerra, erano precedute da un ricorso agli auspici.
Maestri in questa arte, come già detto in altra parte, erano gli etruschi, che non trascuravano nessun genere di divinazione, per questa ragione i romani, secondo il racconto di  Cicerone, decisero di istruire dieci figli di famiglie eminenti appartenenti a gente etrusca, per evitare che unarte così importante scadesse da disciplina religiosa a oggetto di traffico e di guadagno.
Così, Cicerone, racconta la leggenda dell’aruspicina:
Si dice che un contadino mentre arava la terra nel territorio di Tarquinia, fece un solco più profondo del solito; da esso balzò all'improvviso un certo Tages che gli rivolse la parola. Questo Tages, a quanto si legge nei libri degli etruschi aveva laspetto di un bambino ma il senno di un vecchio. Accorse molta gente e in poco tempo si radunò tutta lEtruria. Tages parlò a lungo agli ascoltatori, che lo stettero a sentire con attenzione mettendo per iscritto  tutte le sue parole.
Nell'intero suo discorso era descritta tutta la scienza dell'aruspicina, che si accrebbe poi con la conoscenza di altre cose, ricondotte a quegli stessi principi. Ciò abbiamo appreso dagli etruschi stessi, conservata come la fonte della loro dottrina.


Ultima modifica di Annali il Sab Set 10, 2016 8:57 pm, modificato 1 volta

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Dom Ago 28, 2016 7:39 pm

Per andare avanti e capire l'ulteriore trasformazione bisogna dare i numeri e diamoli:

L'età ellenistica si fa convenzionalmente iniziare con il 323 a.C. anno della morte
di Alessandro Magno e terminare con la morte dell'ultima sovrana ellenistica,
Cleopatra d'Egitto e con la conquista romana del Regno tolemaico d'Egitto
(battaglia di Azio del 31 a.C.) che porta l'Oriente nell'orbita romana occidentale.

Se il periodo ellenistico viene però considerato come un fenomeno di internazionalizzazione
della cultura greca, la precedente datazione può essere ampliata segnandone il termine
con l'anno 529 d.C. quando l'imperatore Giustiniano nella sua campagna di persecuzione
dei pagani ordinò la chiusura dell'Accademia Platonica.

Se si considera la cultura greca infatti non come semplice erudizione ma come educazione
formativa dell'individuo, allora anche l'ultima fase della cultura romana è ellenistica,
così come
lo stesso Cristianesimo, che nei suoi rappresentanti più notevoli
da Dionigi l'Areopagita a Clemente Alessandrino, da Origene a Sant'Agostino contiene
elementi della cultura ellenistica.
Si può dunque distinguere un Ellenismo greco dal 323 al 31 a.C. ed uno romano dal 31 a.C.
al 500 d.C. 

Ma andiamo con ordine;

Dionigi l'Areopagita (V o VI secolo) è uno pseudonimo usato da un anonimo teologo e
filosofo siro, autore di un corpus di scritti mistici influenzati dal neoplatonismo.
All'interno dei suoi stessi scritti, l'autore si presenta come l'ateniese del I secolo "Dionigi, membro
dell'areopago", nominato negli Atti degli Apostoli.
Egli rivendica costantemente un'autorevolezza inferiore solamente a quella degli apostoli.
Si dichiara presente al discorso che san Paolo tenne all'areopago e conclusosi tra le risate
degli ateniesi (Atti, 17,22) egli, al contrario, si sarebbe convertito in quell'occasione
al cristianesimo e sarebbe divenuto successivamente vescovo di Atene.
Scritti comunque messi in dubbio da un lungo dibattito già nel medioevo, e oltre sino
ad Erasmo da Rotterdam, la conclusione si ebbe solo nel XIX secolo quando la pseudonimia
dell'autore fu riconosciuta, in quanto il loro contenuto dipende direttamente dal pensiero
del filosofo neoplatonico pagano Proclo.(Proclo Licio Diadoco Costantinopoli 412/Atene 485)

Tito Flavio Clemente;

conosciuto come Clemente Alessandrino (Atene 150 circa/Cappadocia 215 circa) è stato
un teologo, filosofo, santo, apologeta e scrittore cristiano greco antico del II secolo.
È uno dei Padri della Chiesa.
Clemente non ebbe grande influenza nello sviluppo della teologia, il Papa Gelasio I
nel catalogo attribuitogli, menzionava le sue opere ma aggiungeva:
"non devono in nessun caso essere accettate".
Fino al XVII secolo Clemente fu venerato come santo, la sua festa ricorreva il 4 dicembre.
Per gli studiosi non è stato facile riassumere i punti principali degli insegnamenti di Clemente
infatti, mancava di precisione tecnica e non ricercò mai un'esposizione ordinata.
È facile, perciò, mal giudicarlo.
Le regole della fede di Clemente erano ortodosse, accettava l'autorità delle tradizioni
della Chiesa, era un cristiano che accettava "la legge ecclesiastica" tuttavia, si sforzava
anche di rimanere filosofo e portava la speculazione sul perché della vita nelle materie religiose.
"Sono pochi coloro i quali avendo fatto bottino dei tesori degli egiziani, ne fanno arredi
per il Tabernacolo."
Egli si predispose, perciò, ad usare la filosofia come strumento per trasformare la fede
in scienza, e la rivelazione in teologia.
Per Clemente era problema essenziale mostrare come il cristianesimo fosse superiore
a qualsiasi filosofia, tuttavia cercava anche di spiegare che nella fede cristiana era
contenuto quanto di meglio la filosofia avesse prodotto prima di Cristo.

Origene di Alessandria (Alessandria d'Egitto 185/Tiro 254)

È considerato uno tra i principali scrittori e teologi cristiani dei primi tre secoli. Fu direttore
della «scuola catechetica» di Alessandria Interpretò la transizione dalla filosofia pagana
al cristianesimo e fu l'ideatore del primo grande sistema di filosofia cristiana.
(Da non confondere con l'omonimo filosofo pagano)

Scritti critici di testi finalizzata alla comprensione del significato;

1)I commentari, sono l'esito di un'approfondita lettura dell'Antico e del Nuovo Testamento.
 
2)Le omelie, sono discorsi pubblici sui testi delle Sacre scritture, spesso estemporanee
e registrate così come veniva dagli stenografi.

3)Gli scholia, sono note esegetiche, filologiche, o storiche su parole o brani della Bibbia
come le annotazioni dei grammatici alessandrini in calce agli scrittori profani.

Opere dottrinali;

De principiis,composto di quattro libri tratta, in successione, lasciando spazio a numerose
digressioni di:

1) Dio e la Trinità
2) il mondo e la sua relazione con Dio
3) l'uomo e il libero arbitrio
4) le Sacre scritture, la loro ispirazione e interpretazione.

Le opere filologiche, il cui prodotto furono gli Exapla, una vera e propria edizione critica
della Bibbia redatta per offrire alle varie comunità un testo unitario e attendibile.

Sant'Agostino (Tagaste 354/Ippona 430) è stato un filosofo, vescovo e teologo berbero
con cittadinanza romana, dottore e santo della Chiesa cattolica.

É troppo vasta la storiografia di S.Agostino ma un sunto si può...leggere
per riallacciare il discorso della filosofia greca al Cristianesimo.

Sintesi:
Per comprendere la dottrina di Agostino non si può prescindere dal suo vissuto esistenziale
trovandosi a sperimentare un insanabile dissidio tra la ragione e il sentimento, lo spirito
e la carne, il pensiero pagano e la fede cristiana, la sua filosofia consistette nel tentativo
grandioso di riconciliarli e tenerli uniti.
Fu proprio l'insoddisfazione per quelle dottrine che predicavano una rigida separazione
tra bene e male, luce e tenebre, a spingerlo ad abbandonare il manicheismo e a subire
l'influsso dello stoicismo e soprattutto del neoplatonismo, i quali viceversa riconducevano
il dualismo in unità.

Recependo il pensiero di Platone filtrato attraverso quello di Plotino, Agostino rielaborò così
la dottrina delle idee, o quella emanatistica dell'Uno, sulla base della concezione trinitaria
del Dio cristiano, che è insieme Sapienza, Potenza, e Volontà d'amore.
Essendo Dio principio unico e assoluto dell'Essere, non può esistere un principio a Lui
contrapposto, per cui il male è soltanto "assenza", privazione del Bene, imputabile
unicamente alla disobbedienza umana.
A causa del peccato originale nessun uomo è degno della salvezza, ma Dio può scegliere
in anticipo chi salvare, tramite il ricorso alla grazia, che sola consente alla nostra anima
di ricevere l'illuminazione.
Ciò non toglie comunque che noi possediamo un libero arbitrio.

A differenza della filosofia greca, dove la lotta tra bene e male non prevedeva un esito
escatologico, Agostino ebbe presente come questa lotta si svolge soprattutto nella storia.
Ciò condusse a una riabilitazione della dimensione terrena rispetto al giudizio negativo
che ne aveva dato il platonismo: ora anche il mondo e gli enti corporei hanno valore
e significato, in quanto frutti dell'amore di Dio.
Si tratta di un Dio vivo e Personale, che sceglie di entrare nella storia umana e il cui amore
infinito è la risposta all'ansia di conoscenza, tipica dell'eros greco che l'uomo prova per Lui.

Bene, ora volendo possiamo parlare di Roma...

To be continued. Smile

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Le filosofie ellenistiche

Messaggio  Annali il Sab Ago 27, 2016 11:31 am

Dopo la morte di Alessandro si aprì un periodo noto agli storici con il nome di “ellenismo”. In tal epoca si era affermato un tipo di struttura politica che finì con il recidere i legami tra individuo e comunità, trasformando in suddito chi era prima un libero cittadino. In questo nuovo clima non c’era più posto per un intellettuale integrato nella società com’era stato il poeta in epoca arcaica, o disposto a confrontarsi con essa sia pure per porne in discussione i principi, come avveniva con i filosofi dell’importanza di Platone o Aristotele. Si era verificata una netta separazione tra la cultura superiore, patrimonio di pochi (i filosofi) e una cultura popolare di scadente livello.
L’uomo ellenistico costretto a fronteggiare una crisi economica e politica di grandi proporzioni, cerca una guida per la propria vita quotidiana, un sistema per raggiungere la felicità. Il teatro d’azione per l’intellettuale non era più la “pòlis”ma la scuola, dove di là delle divisioni sociali o etniche, si riconosceva affine ad altri intellettuali, ossia il filosofo ora si sente cittadino del mondo.
Alla domanda a come può essere felice un uomo in una società ingiusta, priva di libertà, la risposta delle filosofie ellenistiche consisteva nell’allontanare qualsiasi motivo di turbamento, evitare quei casi dell’esistenza che potessero mettere in crisi il sapiente.  
L’individualismo e il ripiegamento verso una dimensione privata avevano trovato soluzione nelle due principali filosofie: l’epicureismo (mancanza di turbamento) e lo stoicismo, (mancanza di passioni) la prima dall’ateniese Epicuro, la seconda da Zenone di Cipro. Lo stoicismo proponeva un ideale di vita austera, tesa a eliminare ogni debolezza, ponendo un freno alle passioni, al contrario per l’epicureismo l’obiettivo doveva essere il piacere, unica vera fonte che porta alla felicità. Predicava il ritiro dagli affari del mondo: “Vivi nascostamente” era uno dei suoi motti, solo evitando ciò che produce dolore si conquista il piacere della serenità. Essendo inoltre, Epicuro, profondamente materialista, proponeva una visione scientifica e laica del mondo, priva d’implicazioni religiose: “Gli dèi esistono ma non si occupano delle vicende umane” scriveva.
Le filosofie ellenistiche concorsero a forgiare le classi dirigenti della nuova società greca e romana, specialmente l’ideale stoico, formato di austera autodisciplina, adatto per essere fatto proprio dalla civiltà romana.
 
 

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Megas Alexandros

Messaggio  Annali il Mer Ago 17, 2016 10:48 pm

Nella metà del IV secolo a.C., quando la Grecia intesa come corpo unico non esisteva e le città-stato si contendevano il potere combattendosi senza esclusioni di colpi, irruppe sulla scena un personaggio con il suo genio militare, la sua ambizione uniti a una forte organizzazione gerarchica: il re di Macedonia Filippo II.
Alessandro era il primo figlio di Filippo, la leggenda narra che quando nacque il tempio di Artemide a Efesto, una delle sette meraviglie del mondo, andò in cenere. Essendo il padre della dinastia argeade, il bambino discendeva da una figura mitologica: Eracle, l’Ercole dei Romani.  La madre era Olimpiade, principessa dell’Epiro, e il nonno materno Neottolemo, pronipote di Achille. La trisnonna era Andromaca, vedova di Ettore, figlio di Priamo re di Troia. Alessandro, nato a Pella, tra i suoi avi poteva contare mezzo Olimpo, ma in breve, li avrebbe oscurati tutti.
A tredici anni ebbe come maestro di cultura Aristotele che si occupò della sua educazione con ricompense principesche e risultati pessimi, tanto che il filosofo non si sforzò molto per modificarne l’indole ribelle e litigiosa, anche perché avrebbe potuto insegnargli ben poco senza usare la frusta e abbandonò al suo destino l’indocile allievo, al quale non parve vero di poter dire addio a un pedagogo molto noioso. Così, Aristotele, dopo dieci anni d’assenza, sufficientemente ricco e politicamente protetto ritornò ad Atene dove, nel 335 a.C., aprì una propria scuola: il Liceo.
 
Alessandro era un tipo temerario, impulsivo e brutale, dalla madre aveva ereditato il lato più irascibile del suo carattere, quel temperamento selvaggio che lo avrebbe portato a compiere gesti esecrabili.
Quando il padre lo chiamò in battaglia si schierò a fianco della cavalleria sul suo cavallo Bucefalo, che nessuno era riuscito a domare, rivelandosi un formidabile generale, lo stratega che sarebbe diventato, il grande Megas Alexandros.
In lui erano racchiuse capacità eccezionali, bellezza e un fisico temprato a ogni tipo di combattimento.
 
Alla morte di Filippo, ucciso durante il matrimonio di Cleopatra, sorella di Alessandro, fu immediatamente proclamato re dai suoi generali. Appena asceso al trono, fece assassinare il cugino Aminta IV per non correre rischi dinastici e un anno dopo represse un’incauta ribellione di Tebe radendola al suolo e deportando l’intera popolazione in Macedonia. Nel 330 mandò a morte il suo fido generale Parmenione insieme al figlio perché sospettati d’insubordinazione. Nel 327 uccise con le proprie mani il suo amico fedele, Clito, che gli salvò la vita durante la battaglia di Granico e nel medesimo anno fece una strage di giovani nobili macedoni perché si erano rifiutati di prostrarsi, come ordinato, al suo cospetto.
Tra tante conquiste, la sua vita si dipanava tra incontri con le personalità più eminenti del mondo antico e il sangue e il fango delle battaglie più cruente, quasi il giovane re si trovasse a scrivere pagine di storia e di gesta da leggenda.
 

La breve vita di Alessandro, che morì a soli 33 anni, non conobbe altro che accampamenti e spedizioni militari, nelle quali si dimostrò un generale di abilità straordinaria, capace di concepire progetti politici di stupefacente vastità. Negli ultimi anni di vita il suo governo si mosse secondo direttive del tutto originali che superavano di molto il modo di far politica greco, precorrendo nuove forme di potere che sarebbero in seguito state realizzate dallo stato romano.

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Lun Ago 15, 2016 7:41 pm

Filippo II di Macedonia (il "barbaro")

Filippo II Pella, 382 a.C. Aigai, 336 a.C. è stato il diciottesimo re di Macedonia dal 359 a.C.
al 336 a.C., e padre di Alessandro Magno e Filippo III di Macedonia.

È conosciuto oltre ad altre "piccole inezie" per aver conquistato militarmente
la Grecia nel 338 a.C., con la vittoria nella battaglia di Cheronea.

Filippo nacque a Pella, capitale dello stato macedone, figlio minore
di re Aminta III e della regina Euridice.
Alla morte di Aminta nel 370, gli era succeduto sul trono
il fratello Alessandro II durante il regno di Alessandro Filippo visse per un periodo come ostaggio
tra gli Illiri a seguito di un trattato che prevedeva uno scambio di ostaggi temporaneo.
Successivamente fu fatto ostaggio dai Tebani questo periodo della sua giovinezza fu il più
importante nella sua educazione.
A Tebe Filippo visse per tre anni riuscendo ad apprendere quanto più gli interessava, la lingua,
i costumi, la politica e soprattutto le tattiche militari. 
Alla morte di Perdicca durante una campagna contro gli Illiri, nel 360, Filippo prese il potere
come tutore del nipote ancora minorenne, Aminta IV in una situazione estremamente precaria
poiché dovette fronteggiare tre pretendenti al trono: Pausania, Archelao e Argeo. 
Oltre a problemi politici interni, gli Illiri, galvanizzati dalla morte di Perdicca, si preparavano
all'assalto finale, allo stesso tempo, i Peoni continuavano a saccheggiare le province settentrionali,
Atene e Tebe intrigavano per conquistare le città costiere, tra tutte Anfipoli, appoggiandosi
all'usurpatore ribelle Argeo, infine il re dei Traci Berisade appoggiava la presa del potere
di Pausania.

Certo che a quei tempi non era facile diventare Re, ma andiamo avanti... Rolling Eyes

Appena salito al potere avviò una profonda riorganizzazione dell'esercito e dello stato a lui
è dovuta tra l'altro la famosa falange macedone punta di diamante del suo esercito.
Nel frattempo si liberò dei nemici alle frontiere della Macedonia e dei pretendenti.

A ecco, bastava fare fuori tutti... Shocked forse

Gli Illiri, i Peoni e i Traci, i primi li sconfisse in una battaglia presso Monastir i secondi furono
trattenuti da ogni loro mira espansionistica con il versamento di una grande somma di denaro
gli ultimi sempre attraverso un versamento pecuniario, furono indotti ad assassinare
il pretendente al trono Pausania, infine Filippo riuscì a far assassinare anche Archelao.
L'ultimo pretendente, Argeo al comando di tremila soldati ateniesi cercò di far ribellare la citta
di Ege, fallito il tentativo fu costretto alla fuga.

...beh, qualcuno aveva anche un suo prezzo! Very Happy

Patto con Atene, contemporaneamente una pace con Atene gli permise di assicurare
a sé il dominio di Pidna (che, al tempo, faceva parte della Seconda Lega Delio-Attica)
in cambio della cessione di Anfipoli.
Nel 357 a.C. Filippo sposò Olimpiade, figlia del defunto re dei Molossi Neottolemo I conciliandosi
allo stesso tempo con questo popolo.

Guerra in Tessaglia: 

Il re fu coinvolto negli affari di Tessaglia dalla richiesta di soccorsi dagli Alevadi per fronteggiare
Tebe. Durante l'assedio di Metone (in Pieria 355/4 a.C.) Filippo perse la vista per una
ferita all'occhio destro.

Gli Alevadi lo richiamarono ed egli scacciò il nuovo tiranno di Fere, Licofrone; ma l'esercito
inviatogli in aiuto dagli alleati Focesi attaccò il sovrano di sorpresa e l'eccidio dei macedoni
causò la defezione delle unità rimanenti.
Ma Filippo non si scoraggiò, arruolò in Tessaglia circa ventimila unità e sconfisse definitivamente
Onomarco comandante dei Focesi, oltre che ad assicurarsi il dominio della regione.
Come segno di minaccia e provocazione verso la Grecia il re allestì un esercito per passare
le Termopili, ma fu fermato e costretto alla ritirata in prossimità del passo.

Guerra sacra: 

Intervenne successivamente nella Terza guerra sacra, scoppiata nel 356 tra le città greche
che si concluse con la pace di Filocrate nel 346, con la quale la Macedonia acquisì una
posizione di forza in Grecia.
Infatti, Filippo II ottenne due voti all'interno della lega sacra delfica (guadagnandosi anche
il predominio) sottraendoli ai Focesi, sconfitti nella guerra sacra.

In Grecia:

Nel 343 concluse un trattato di alleanza con la Persia, con il quale questa rinunciò
ad interferire nei territori europei.
Sotto la guida di Demostene, la città di Atene, a cui si aggiunse poi Tebe, si ribellò
all'egemonia macedone, ma Ateniesi e Tebani furono sconfitti nella battaglia
di Cheronea nel 338.

Filippo si fece quindi promotore della costituzione della Lega di Corinto che riunì le città greche
tranne Sparta. La lega si alleò con la Macedonia e Filippo venne nominato comandante supremo
del suo esercito. Con un pretesto, nel 336 un primo corpo di spedizione venne inviato
in Asia Minore, sotto la guida dei generali Parmenione ed Attalo, con lo scopo di preparare
il terreno per la lotta contro la Persia.

Morte:

A Ege, l'antica capitale, durante il banchetto per le nozze della figlia Cleopatra con il fratello
di Olimpiade Alessandro I, Filippo fu assassinato a soli 46 anni da un ufficiale delle proprie guardie
del corpo, Pausania di Orestide, quest'ultimo era una delle guardie del corpo del re che secondo
le indagini portate avanti da Aristotele aveva ucciso Filippo poiché era coinvolto in
un'intricata serie di amori.
Secondo Aristotele l'assassinio è stato ordinato da un potente santuario greco che vedeva
male l'influenza di re Filippo sui santuari.

Riflessioni:

Fu il più abile, energico e perspicace sovrano macedone e forse superiore, sotto molti aspetti
al figlio Alessandro Magno.
Sotto di lui la Macedonia si era evoluta da modesta potenza periferica a grande potenza ricca
di mezzi, con una rinnovata organizzazione militare e con un'estensione territoriale superiore
a quella che mai avesse avuto alcuno stato greco.

Egli pensò che il togliere la libertà ai Greci potesse essere compensato dalle grandi possibilità
economiche che la conquista dell'Asia avrebbe dischiuso alla nazione ellenica, ma l'amore di libertà
era così forte nei Greci, che essi, pur seguendo lui e poi Alessandro solo perché domati con la forza
furono sempre pronti a prendere le armi per riscattare la propria autonomia.

Tutto ok? Grazie per l'attenzione. Very Happy

eroil

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Ven Ago 12, 2016 7:41 pm

 Il Politico è un dialogo scritto da Platone in seguito al suo secondo viaggio in Sicilia
(366-365 a.C.) e dedicato a temi politici.
Come è noto, la politica costituisce uno dei principali interessi di Platone a questo scopo,
nella Repubblica egli tratteggia la fisionomia della città ideale organizzata in tre classi su
imitazione dell'anima umana e governata da un gruppo di sovrani filosofi.
È probabile che già nelle intenzioni di Platone ritenesse un'utopia uno stato così articolato
come in "Repubblica" avendo la funzione di modello per chi, educato alla filosofia, avesse
voluto e potuto risanare una città malata.
Tutto ruota intorno al tema della giustizia, e al momento storico che Platone viveva dopo
la guerra del Peloponneso, la presa della città ad opera di Crizia il quale instaurò il governo
dei Trenta Tiranni, e la condanna a morte del maestro Socrate.
Vediamo quindi il filosofo esporre teorie che vanno dalla parità dei sessi, alla condivisione
delle proprietà private, alla scomparsa della famiglia, e all'obbligo, per coloro che fossero
destinati a essere i "guardiani" a non avere nessun guadagno dal loro lavoro ed essere
mantenuti a spese dei cittadini.

E qualcuno nel secolo scorso (1900) pensò bene che non era poi un'idea barbina
attuare una società del genere, anche se presumo che gli artefici non sapessero
nulla di Platone e della sua "repubblica" ma solo per ribadire quanto sia
malvagia e irrazzionale la mente umana se portata oltre gli estremi del lecito. 
 
Fu il maoismo cinese che influenzò interpretato in modo estremista,
i Khmer Rossi, il nome con cui erano conosciuti i seguaci del Partito Comunista
di Kampuchea in Cambogia.
Per fortuna la cosa durà "poco" dal 1975 al 1979. Riuscendo però a operare
un genocidio di 2 milioni di cambogiani.


Il film su quel genocidio:
Urla nel silenzio (The Killing Fields) è un film drammatico inglese del 1984 diretto da Roland
Joffé, vincitore di tre premi Oscar, andati a: Haing S. Ngor come migliore attore non
protagonista, alla fotografia e al montaggio.

Tornando a noi;  il Politico è dedicato a ricercare una definizione, quella appunto di "politico"
si parte dalla considerazione che il politico '"uomo regale" non è tanto diverso da un padrone
di casa, capace gestire una città o una grande famiglia, e via via dividendo inizialmente
la scienza conoscitiva, di cui l'arte regale è una parte, dalle scienze pratiche e in seguito
dividendo di volta in volta in due l'oggetto di ricerca. con questo metodo si arriva alla
conclusione di "politico" come pastore di uomini.     
Tuttavia, una simile definizione non è affatto soddisfacente poiché si adatta non solo al politico,
ma anche al medico o al maestro di ginnastica, se allevatore è chi si prende cura del gregge
e se il politico è allevatore di uomini chi può negare che questo titolo si adatti anche al medico
e al maestro di ginnastica, i quali procurano il bene agli uomini?
Qui, salta fuori il mito e in particolare l'era di "Crono" questo passo è noioso anche per me,
quindi se ne volete sapere di più aprite il libro di storia a pag... Rolling Eyes una a caso tanto so già
che non studierete.
La conclusione è che nel cercare una definizione per il politico, ci si è rivolti a un modello
troppo elevato, divino, e quindi irraggiungibile in una comunità di esseri umani.

É ben chiaro quello che per Platone deve essere lo scopo della politica, tessere caratteri
e individui ricorrendo a modelli riconosciuti ben solidi così da generare un'unità politica.

I tipi di costituzione e le leggi:

1)Monarchia, cioè il governo di uno solo, tra tutti il migliore se chi governa è saggio
e agisce nel rispetto delle leggi
2)Aristocrazia, cioè il governo di pochi esperti
3)Democrazia retta da leggi, senza dubbio la forma di governo peggiore tra quelle in cui
vige un codice di leggi perché sottomessa ai capricci della moltitudine
4)Democrazia non retta da leggi, la più vivibile tra le forme di governo degenerate
5)Oligarchia, cioè il governo di pochi malvagi (nella Repubblica viene chiamata timocrazia)
6)Tirannia, cioè il governo di un tiranno, il quale mira unicamente al proprio tornaconto
disinteressandosi del popolo.

A questi sei si aggiunge un settimo, che consiste nel governo dei filosofi tratteggiato nella
Repubblica e che viene separato da tutti gli altri.

Conclusione:
Qual'è la più logica e la più attuale e attuabile di tutte queste forme politiche io non lo so...
come a mio modesto parere, non lo sapeva nemmeno Platone, a parte il settimo, ma solo in
forma teorica.
Vi posso solo dire una cosa; mi ritengo un uomo libero però amo la Tirannia...
...ma solo se io sono il tiranno...  Rolling Eyes


"...il destino gli evitò l’amarezza di assistere all’espansionismo macedone e vedere un “barbaro”
Filippo II il Macedone a capo del potere."

Fermi; che vi "storiografo" il "barbaro" Macedone...ok cercherò d'essere
più breve. Very Happy

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

Messaggio  Annali il Gio Ago 11, 2016 9:45 pm

Nella dottrina politica di Platone (Atene 427-347a.C.) per la prima volta nel pensiero umano si presenta uno stato costruito su un progetto teorico, o se vogliamo, il primo stato dell’utopia.
 
Platone, uno dei maggiori pensatori dell’antichità, aveva assistito agli eccessi della tirannide e a quelli della democrazia, sotto la quale era stato condannato a morte il suo maestro Socrate.
Dopo aver osservato il funzionamento della tirannide in Sicilia presso la corte di Dionisio, da quell’esperienza maturò la convinzione dell’inadeguatezza delle varie forme di stato a risolvere i problemi della convivenza tra gli uomini.
Per Platone l’interesse per il problema politico costituisce il fine stesso della sua riflessione filosofica e nella sua opera maggiore “La Repubblica” espone il progetto del suo stato ideale.
 
“Tutte le forme di governo che l’uomo ha sperimentato”, afferma, “sono imperfette e non generano altro che i vizi peggiori nei cittadini: il governo di pochi produce il tipo di uomo oligarchico “feroce e intollerante”; la democrazia produce l’uomo democratico “individualista corrotto, pronto a soddisfare ogni suo piacere”; il peggiore di tutti è, ovviamente l’uomo “tirannico”, esso, infatti, accentua su di sé il peggio della natura umana e non si ferma davanti a nulla. Ciascuna delle forme di governo è pertanto inadeguata perché si corrompe e si trasforma nell’altra continuamente. Il moltiplicarsi dei bisogni e delle inutili ambizioni porta inevitabilmente all’interno degli stati così governati, alle sopraffazioni e alle guerre”.
 
Da queste premesse Platone auspica nasca uno stato che possa badare a educare i cittadini in modo che solo i migliori siano chiamati a governare e secondo le sue prospettive, i migliori sono i filosofi. Lo stato ideale, dunque, sarebbe quello governato da un re-filosofo, il quale depositario della sapienza è in grado di garantire una perfetta giustizia.
Uno stato dove tutti i cittadini in esso sono concordi, niente più tensioni sociali, abolita la proprietà privata che genera desideri a non finire, e abolita pure la famiglia, un ostacolo al bene comune.
Giusto e solo proprio un’utopia, il suo progetto di stato ideale, ma perlomeno il destino gli evitò l’amarezza di assistere all’espansionismo macedone e vedere un “barbaro”, Filippo II il Macedone, a capo del potere.

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Mer Ago 10, 2016 6:19 pm

L'opera è stata suddivisa, dopo la morte dell'autore, in età alessandrina,
in nove libri, a ciascuno dei quali è attribuito il nome di una Musa.
L'originaria divisione doveva procedere per "motivi" a secondo della
nazione di cui parlavano.

1) Clio: Il libro iniziale contiene due motivi, quello della lidia e quello persiano.
Parla dei tre governatori della Lidia, Candaule, Gige, Creso; in particolare
l'autore rivolge la propria attenzione su quest'ultimo e su un altro grande condottiero,
Ciro II di Persia, per poi narrare della secolare ostilità, presente tra Europa e Asia,
individuando le cause di questa nella mitologia, in particolare nel rapimento di donne
come Io, Europa, Elena.

Dopo aver parlato della sconfitta di Creso, proprio ad opera di Ciro, descrive il popolo dei Medi
e dei Persiani, parlando anche dei comandanti di questi popoli unificati (oltre a Ciro,
Ciassare, Astiage) tratta poi la storia di Ciro fino alla conquista di Babilonia e alla sua morte,
avvenuta per mano della regina dei Massageti, Tomiri, nel 529 a.C.

2) Euterpe: Inizialmente lo storico descrive il regno di Cambise II, figlio e successore di Ciro.
Poi tratta gli usi e i costumi egizi (riti funebri, la medicina) la religione, la fauna (serpenti sacri,
ibis, fenici, lontre, ippopotami, coccodrilli) la geografia e la storia della regione, sottolineando,
in particolare, l'importanza del Nilo per gli Egizi.
 
Probabilmente affascinato dalla storia di questo popolo, descrive numerosi re egizi; Menes,
Nitokerty, Meri, Sesostris III, Abau, Ramesse III, Cheope (e la costruzione della Grande Piramide)
Chefren, Micerino, Seti I.

3) Talia: Racconta la conquista di Cambise dell'Egitto e dell'attacco di Sparta contro l'isola
di Samo, dominata dal tiranno Policrate, ostile anche a Corinto, dove regnava Periandro.
Dario I succede a Cambise.
Erodoto descrive poi la conquista persiana di Samo e l'ingresso a Babilonia. Inoltre è presente
una digressione sulla migliore forma di governo tra Otane (favorevole alla democrazia) Megabizo
(favorevole all'oligarchia) e Dario (favorevole alla monarchia) che al termine della discussione
risulta la preferibile.

4) Melpomene: Qui descrive la campagna di Dario in Scizia. Comincia dunque una lunga
digressione, di carattere logografico, su questo paese e sugli Iperborei,
(una terra leggendaria, patria dell'anch'esso mitico popolo della religione greca) e una
discussione scientifica sulla forma della terra. Alla Libia viene dedicata la seconda parte del libro.

5) Tersicore: Questo tratta l'argomento delle guerre persiane; comincia a narrare dell'occupazione
della Tracia da parte di Dario, l'insurrezione delle città ionie, guidata da Aristagora, l'ambascieria
inviata dal tiranno a Sparta e ad Atene (spunto che gli consente di parlare delle due "poleis")
la sconfitta della lega ionia.

6) Erato: Prosegue la narrazione della rivolta ionia. Introduce poi la figura di Milziade, il vincitore
della battaglia di Maratona, descritta in questo libro, oltre che ad una precedente sconfitta
navale della flotta persiana di Mardonio.

7) Polimnia: Qui viene narrata la spedizione di Serse, figlio di Dario, contro Atene e la Grecia.
Erodoto descrive con cura l'apparato militare persiano e ellenico. Dopo il sacrificio di Leonida
alle Termopili, i Greci chiedono aiuto al tiranno Gelone.

Cool Urania: La prima parte del libro concerne lo scontro navale della Battaglia di Capo Artemisio,
ove i Persiani arrivano a invadere l'Attica e a distruggere l'Acropoli di Atene. Poi viene descritta
dettagliatamente la battaglia di Salamina dove Temistocle riesce a sconfiggere Serse.
Nella parte finale del libro si trova una dissertazione sulla monarchia macedone, determinata
dal fatto che alle trattative fra Mardonio e Atene partecipa come mediatore Alessandro I
di Macedonia.

9) Calliope: Quest'ultimo libro, di conclusione all'opera, contiene la descrizione dell'invasione
dell'Attica ad opera di Mardonio, oltre che delle battaglie di Platea e Micale, entrambe
vittoriose per i Greci.

Il problema della conclusione:
Secondo alcuni critici, l'opera è stata interrotta da circostanze esterne, mentre il lavoro
era in corso, come la Guerra del Peloponneso.

I sostenitori della completezza dell'opera analizzano soprattutto l'ultimo libro
dove il colloquio tra Artembare e Ciro, che si conclude con la frase "prepararsi a non essere
più dominatori ma dominati", appare "palesemente conclusivo", adatto al tema della "Storia persiana".

Da ricordare che l'opera era destinata ad un uso orale-aurale, per cui non vi era la necessaria
presenza di un finale.

Sono stato conciso? Rolling Eyes Ma si dai! Very Happy

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Mer Ago 10, 2016 2:23 pm

Erodoto, considerato, "padre della storiografia", ed ecco che ritroviamo
la nostra "parolina" iniziale, storiografia, qualcuno potrebbe obiettare,
ma in fondo è simile a un copia e incolla odierno, beh, all'inizio era
un trasmettere verbalmente fatti e esperienze, io penso e dico a te
tu recepisci e memorizzi poi le comunichi ad altri, se ci fosse stato
un Pc nel mezzo...ma non usciamo dal seminato, mai vista una classe
più scalmanata della vostra, Rolling Eyes sarà perché non ho mai avuto una classe
e mai ho insegnato? Shocked

Dicevo!! Erodoto, considerato, "padre della storiografia", prima di
continuare, va detto che il concetto di storia nella grecia di Erodoto
era diverso da quello moderno che è più o meno una sequenza cronologica
di avvenimenti descritta in modo obiettivo e con metodo scientifico.
(scritto dai vincitori)
Nell'antica Grecia, la storia era considerata come maestra di vita
e aveva quindi un fine pedagogico e solo secondariamente scientifico.
Il fine della narrazione di Erodoto, come è possibile desumere dalla
introduzione di "storie", era quello di raccontare "gesta degli eroi",
anche se poi tale premessa sarà solo parzialmente mantenuta.

Erodoto considera gli avvenimenti, i valori della storia e le azioni
umane analoga e paragonabile a quella epica, in cui gli uomini agiscono
spinti dal desiderio di gloria nell'intento di lasciare un ricordo
eterno di sé.
Sebbene la ricerca storiografica tenda a razionalizzare il presente
nella ricerca di cause e conseguenze, la composizione di Erodoto 
non può fare a meno di ammettere l'esistenza di un'entità divina,
terribile e sconvolgente cui, in ultima istanza, andavano ricondotti
i rovesci del destino. E si, perché gli dei greci erano piuttosto
umani, molto gelosi della propia gloria e del propio potere.
L'uomo che ottiene troppa fortuna diventa superbo, ed incorre nella
loro invidia e viene privato della propia gloria o ucciso.
Egli deve quindi adeguarsi alla loro volontà, cercando di capirla
con le divinazioni, gli oracoli e l'interpretazione dei sogni.
Quella di Erodoto è uno schema mentale di asservimento alla divinità,
tipico dell'età arcaica. Una visione della Storia pericolosamente
mescolata dunque alla religione, ma di cui Erodoto supera i tranelli
grazie alla sua limpida onestà e logica intellettuale. 

Rifiuta di riconoscere come unica degna di attenzione la tradizione greca
affermando che a ogni uomo i propri costumi appariranno sempre i migliori,
che essi, usi e costumi, dei barbari meritano attenzione e rispetto in quanto
espressione per ciascun popolo della propria tradizione e cultura.
La modernità di Erodoto è chiara propio in questo passaggio culturale
e storiografico.

Erodoto presenta la sua opera, illustrandone lo scopo generale e il tema:

"Questa è l'esposizione della ricerca di Erodoto di Alicarnasso, perché
gli eventi umani non svaniscano con il tempo e le imprese grandi
e meravigliose, compiute sia dai Greci sia dai barbari, non diventino
prive di gloria; in particolare egli ricerca per quale ragione essi
combatterono tra di loro."


Fermi li, segue un (giuro) ristretto commento su "Le Storie"

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

Messaggio  Annali il Mar Ago 09, 2016 11:04 pm

Erodoto, (Storie) nella visione della storia affermatasi durante e dopo le guerre persiane che vide la contesa tra la coalizione greca e il re di Persia, tendeva a non considerarla come  lo scontro tra due potenze politiche, ma come il conflitto tra due forme opposte di civiltà.
Infatti, mostra di apprezzare usi e costumi che solo da un punto di vista linguistico definisce “barbari” (dal greco”balbettanti”, gente che parla una lingua estranea).
Dopo la vittoria nelle guerre persiane iniziò a maturare l’idea di una profonda differenza culturale rispetto ai popoli asiatici, così che divennero, nell’ideologia del secolo seguente, l’emblema di uno scontro di civiltà tra l’Asia e l’Europa: come dire uomini liberi e civili (i greci), contro gli arretrati, i “barbari”.
Un concetto che si sarebbe rafforzato nella mentalità dei popoli europei: lo scontro tra Occidente e Oriente, nozione non intesa in senso geografico, ma piuttosto in senso culturale e ideologico.
Da rilevare in questo contesto il paradosso dei romani visti dai greci come barbari, per poi a loro volta essere i primi ad adottare il termine non verso popoli proveniente dall’est, ma verso gli invasori calati dal nord.      

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

Messaggio  Annali il Mar Ago 09, 2016 6:24 pm

Quali sono le grandi leggi che governano il mondo in cui viviamo? È possibile trovare un unico principio che sia alla radice del tutto?

Sono a queste e ad altre simili domande che i greci e prima di loro altri popoli antichi avevano risposto con il linguaggio del mito. Cercando le risposte in un’indagine razionale a questo metodo di ricerca fu assegnato il nome di Filosofia “amore per la sapienza”.
Sino allora la sapienza era stata di natura mitico-religiosa, consistente in un patrimonio di verità trasmesso inalterato di generazione in generazione mai messo in discussione: il mito era una verità in assoluto, contenente tutto quanto era concesso di sapere.
La Grecia attuò il passaggio dal mondo del mito a quello del logos “la ragione”. Per la prima volta il pensiero dell’uomo divenne la misura della realtà: non era più il sacerdote o il poeta, ma l’intellettuale che pensava liberamente, contro ogni pregiudizio, affiancando un sapere laico alla religiosità.

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

Messaggio  eroil il Ven Ago 05, 2016 8:26 am

Annali ha scritto:
Brevemente vorrei, non analizzare, troppo difficile per le variabili da inserire, ma apportare solo concise considerazioni prima di approfondire, andando a ritroso nel tempo a più ampio raggio, il perché della deriva attuale.
Quali sono le cause occulte e profonde di molti mali dell’uomo contemporaneo?
 
Se avessimo la risposta, avremmo anche la soluzione...per amor di discussione si possono
considerare le migrazioni attuali come movimenti di popoli come avveniva ciclicamente nell'antichità?
Considera; ciò che succede oggi è figlio/nipote della colonizzazione effettuata dal 1800 al 1900
più o meno.
E poi in alcuni casi la magnanima indipendenza non supportata politicamente non essendo
più renumerativo territorialmente al 100% ! In questo contesto si salva solo l'Inghilterra
con l'istituzione del Commonwealth.

Per la cronaca: di norma, per Commonwealth si intende il Commonwealth delle nazioni
di 53 membri in inglese Commonwealth of Nations, in precedenza detto Commonwealth britannico
un'organizzazione internazionale fra Stati che abbiano fatto parte in passato dell'Impero Britannico.

Nell'antichità i popoli si muovevano perché insidiati da altri popoli o per cercare terre migliori, o solo
per conquista.
C'è similitudine con ciò che succede oggi?
É cambiato il modo di vivere dal "boom economico" del dopoguerra ad oggi?

Domanda la tua che genera altre domande, di cui probabilmente non vorremmo sapere le risposte,
ma tant'è, cerchiamo di ragionarci su e se pur nelle nostre piccole possibilità, vediamo se riusciamo
a dare un senso a tutto ciò.

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Re: Filosofeggiando (Discussione)

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