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Un viaggio attraverso la Storia

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I popoli del mare

Messaggio  Annali il Sab Apr 16, 2016 1:23 am

Il termine “Popoli del Mare” fa riferimento a un gruppo composto di dieci popolazioni provenienti dall’Europa meridionale, una sorta di confederazione, che sul finire dell’Età del Bronzo, navigando verso il Mar Mediterraneo orientale, invase l’Anatolia, la Siria, Palestina, Cipro e l’Egitto.
Le fonti antiche più importanti nelle quali sono citati i Popoli del Mare sono l’Obelisco di Biblo, databile tra il 2000 e il 1700 a.C., le Lettere di Amarna, la Stele di Tanis e le iscrizioni del faraone Merenptah.
 
 
I “Popoli del Mare” sono oggetto di dibattito tuttora in corso tra gli studiosi di storia antica.
Si tratta, in effetti, di un gruppo umano di cui si sa pochissimo, la cui scarsità di notizie ha favorito il fiorire di numerose di teorie e ipotesi, non si conosce il loro luogo di origine e nemmeno che fine abbiano fatto.
Alcuni indizi suggeriscono invece che per gli antichi egizi l’identità e le motivazioni di queste popolazioni erano note. Le poche informazioni che se hanno, provengono da fonti dell’antico Egitto risalenti alla 19° dinastia.
In realtà, le fonti egizie descrivono tali popoli solo dal punto di vista militare. Sulla stele di Tanis si legge un’iscrizione attribuita a Ramses II:
«I ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo come combattere, arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è mai riuscito a resistergli».
I resoconti di Ramses sulle razzie dei Popoli del Mare nel mediterraneo orientale sono confermati dalla distruzione di Hatti, Ugarit, Ashkelon e Hazor.
Molte delle invasioni dell’epoca, non erano soltanto operazioni militari ma erano accompagnate da grandi movimenti di popolazioni per terra e mare, alla ricerca di nuove terre in cui insediarsi.
 

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La partenza di Garibaldi

Messaggio  Annali il Sab Dic 19, 2015 1:04 am

“ Fu notato da noi che dopo l’ingresso del re di Napoli, la stampa officiale più non fece moto di Garibaldi, e parve che coloro i quali circondavano Vittorio Emanuele si adoprassero a far dimenticare un passato che sembrava far ombra moltissimo al presente.
Tardava a costoro il far dimenticare che da Marsala a Capua avean corso di vittoria in vittoria le lacere torme dei volontari, e che i due regni e la superba città di Napoli li avea messi tra le mani di Vittorio Emanuele quell’audace”avventuriero”che si chiama Giuseppe Garibaldi. Il nostro compito era finito, ma non ne veniva per conseguenza buona e legittima che ci si considerasse, così dall’oggi al domani, come “limoni ormai spremuti” e non buoni che a gettar via. Noto specialmente quelle tre parole, perché è fama che fossero pronunziate da Garibaldi nell’accomiatarsi dall’ammiraglio Parsiano, il quale, più affettuoso e meno altero di molti altri, s’era recato a dirgli addio. Vidi Garibaldi pochi momenti innanzi che partisse: era calmo e sorridente secondo il solito, ma qualche suo detto rivelò ciò che ognun di noi sentiva in cuor suo: lasciava Napoli contento di se stesso e di noi, ma tutt’altro che soddisfatto del modo con cui l’avean trattato coloro che erano onnipotenti presso il re, e che potevano chiamarsi i “nuovi padroni….” Lo vedemmo imbarcare e rimanemmo a contemplarlo con gli occhi pieni di lacrime: ritto sulla barca ed agitante il fazzoletto per salutarci ancora, mentre la robusta voga di sei marinai lo allontanava dalla spiaggia.
Il piroscafo che lo accolse per trasportarlo a Caprera si chiamava Washington, e parve che il destino volesse affratellati quei due nomi gloriosi. Il Washington fu salutato dalle salve del naviglio da guerra inglese ancorato nel golfo, ma le navi regie italiane non fecero mostra di accorgersi della partenza dell’uomo che aveva liberata mezza Italia.”
 

( Giuseppe Bandi. I Mille ) 
  

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Quanti erano i Mille?

Messaggio  Annali il Sab Dic 19, 2015 12:20 am

“ Non si è mai potuto stabilire con precisione il numero dei volontari che seguivano Garibaldi.
Anche l’elenco ufficiale, compilato nel 1878, che comprende 1088 uomini e una donna (Rosalia Montmasson, moglie di Crispi) è risultato inesatto. Sembra che il numero effettivo fosse superiore di qualche unità. Circa tre quarti dei Mille(questo termine entrò nell’uso più tardi) erano lombardi. (434, dei quali 180 bergamaschi), veneti (194 compresi i trentini) e liguri (156 quasi tutti genovesi). Tra i nuclei regionali minori  i più numerosi erano i toscani (78, in grande maggioranza livornesi e maremmani) e i siciliani (45, in maggioranza di Palermo e provincia )
 
(Candeloro. Storia dell’Italia moderna)

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Lemuria e Mu - Mitici continenti scomparsi

Messaggio  Annali il Dom Nov 08, 2015 11:03 pm

Lo scienziato britannico, Philip Sclater, zoologo, (1813) fu sorpreso di trovare fossili di lemuri sia in Madagascar, (dove ancora vivono questi primati), sia in India, ma non nella vicina Africa. Allora ipotizzò l’esistenza di un continente che univa le due regioni, poi scomparso in seguito a un cataclisma: “Lemuria”, sprofondato in fondo al mare nella notte dei tempi..
Agli inizi del 1800, la teoria della deriva dei continenti, non era ancora stata formulata e neppure quella della tettonica a placche.
Poi, le nuove conoscenze si distaccarono dalle teorie di Sclater, e di Lemuria s’impadronì Helena Blavatski, filosa esoterica ucraina, fondatrice della Società teosofica, che dopo averla trasferita nel Pacifico, ne fece il luogo d’origine di una delle sue dottrine che popolano la Terra. Fu così che Lemuria, entrò nel lessico dell’occultismo, insieme a un’altra terra misteriosa: il continente Mu.
All’origine di Lemuria, vi fu comunque una teoria scientifica basata su presupposti sbagliati, mentre Mu, nacque da un errore. Convinto della sua passata esistenza, fu James Churchward, colonnello in pensione, che, viaggiando, aveva udito molti racconti a proposito di continenti sommersi.
Scrisse un libro “Mu: The lost Continent”, pubblicato nel 1926, dove descrive un continente situato nel Pacifico, tra le isole Hawaii e le isole Fiji. Si convinse della sua esistenza soprattutto leggendo la traduzione del codice Troano, un manoscritto maya dell’epoca precolombiana, decifrato dall’archeologo Charles Etienne Brasseur circa settanta anni prima, dove si parla della terra sprofondata in seguito a un cataclisma citandone il nome: Mu. Si scoprì in seguito, che il codice era stato tradotto in modo sbagliato, che  parlava di astronomia e non dell’esistenza di Mu. Tuttavia, l’idea del continente sommerso persiste.
Il mito di Atlantide, il continente scomparso oltre le Colonne di Ercole, è ancora il più famoso, ma non certo l’unico.
Sono miti radicati in molte tradizioni, che resistono anche quando le evidenze scientifiche ne negano i presupposti.
Evidenze scientifiche? Nel mondo esistono luoghi tanto misteriosi, quanti non potremmo immaginarne…..
   

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Viaggi epici :la flotta di Zheng He

Messaggio  Annali il Sab Ott 17, 2015 10:29 pm

Nella Cina al tempo della dinastia Ming, fu costruita una flotta di grandi navi che sarebbe rimasta ineguagliabile per i successivi cinque secoli. La ricca flotta contava forse oltre 200 navi, al comando di un musulmano della Cina sud-orientale: Zheng He.
Come risultato degli epici sette viaggi effettuati fra il 1405 e il 1433, nazioni che si trovavano oltre l’orizzonte e all’estremità della Terra, furono assoggettate alla dinastia imperiale Ming.
Come conseguenza della missione di Zheng He, decine di governanti inviarono da tutto l’oceano Indiano ambasciatori in Cina, per rendere omaggio all’imperatore.
La flotta aveva anche l’obiettivo di trasportare le magnifiche lacche, porcellane e sete, vendute nei porti nei quali attraccava, ritornando in Cina con gemme, avorio, spezie, legni tropicali, persino una giraffa che, fece non poco scalpore. Attraverso tali scambi commerciali e culturali il mondo esterno alla Cina conobbe lo straordinario livello di civiltà raggiunto da quel paese nel XV secolo.
Secondo i resoconti storici della dinastia Ming, le navi dei tesori di Zheng He sarebbero state insolitamente grandi: 136 metri di lunghezza per 65 di larghezza. Dimensioni, queste, che lasciano perplessi gli esperti, poiché, a quanto si conosce, le navi di legno più lunghe di novanta metri sarebbero strutturalmente deboli.
Nella flotta composta di circa 200 navi alcune erano da guerra, mentre altre trasportavano acqua, cavalli, vettovaglie, 27.000 uomini fra marinai, funzionari governativi, soldati, mercanti, addetti riparazioni e altri.
Quei viaggi spettacolari non continuarono a lungo, avendo la Cina, abbandonato la sua politica culturale e commerciale verso altri paesi, non avendo più desiderio di guardare otre i propri confini. Un nuovo imperatore, coadiuvato da consiglieri confuciani, cercò di isolare il paese dalle influenze esterne. La splendida flotta divenne così una cosa del passato, le navi messe in disarmo e le cronache dei loro viaggi distrutte.
Solo in anni recenti, dentro e fuori la Cina, sono state portate a conoscenza le gesta di Zheng He, che con le sue gigantesche navi solcava i mari, dai porti dell’estremo Oriente e dell’Oceano Indiano, fino alla costa dell’Africa orientale.
 
 

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Ricorrenze…Il “putsch dell'agosto 1991” in Russia

Messaggio  Annali il Lun Ago 10, 2015 2:17 pm

La notte fra il 18 e 19 agosto 1991 Michail Gorbaciov fu sequestrato con la sua famiglia nella casa dove stava trascorrendo le vacanze. In quei giorni stava prendendo forma un nuovo patto federativo dell’URSS per cambiare la propria denominazione ufficiale da “Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche” ad altra definizione, con l’adesione di dodici dei paesi facenti dell’URSS.
Pochi mesi prima anche il 70% dei cittadini sovietici chiamati alle urne si era espresso favorevoli a una rinnovata idea di Unione.
Per impedire a Gorbaciov di prendere parte alla firma, fu trattenuto contra la sua volontà in Crimea, con un colpo di stato ordito dagli alti gradi del partito, timorosi delle incombenti novità.
Una conferenza stampa comunicò la falsa notizia sullo stato di salute di Gorbaciov e sulla sua impossibilità di governare il paese. Nel frattempo a Mosca giravano i carri armati con i moscoviti riuniti attorno alla sede del governo cercando di capire cosa stesse succedendo. Temevano il pericolo del ritorno al totalitarismo vissuto fino alla perestroica di Gorbaciov, ma Boris Eltsin, contrario al colpo di stato, con  la sua forte presa di posizione agì da stimolo sulle forze armate che rifiutarono l’ordine programmato dai golpisti di assalire il parlamento, disponendosi a difenderlo con i carri armati.
Tre giorni dopo Gorbaciov fu liberato, si dimise da presidente dell’URSS e da quel momento il grande paese chiamato “Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche” smise di esistere.

      

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Little big horn, la fine dei sogni di gloria di Custer

Messaggio  misterred il Dom Giu 28, 2015 3:12 pm

Storia :battaglia del Little big Horn 25 giugno 1876
Bene appassionati di storia e del west, ci siamo andremo a raccontare le ultime fasi
della battaglia più famosa del west.
Riepilogo.
Il territorio conteso era quello delle "Colline nere" (black Hills) nel Montana (a N degli USA).
Chiamate colline nere perchè ricche di alberi e vegetazione.
Ma oltre agli alberi c'era anche l'oro. Purtroppo per gli indiani.
Migliaia di cacciatori d'oro si riversarono nella zona in cerca di fortuna. E questa agli indiani non stava bene, che li attaccavano.
Il Governo americano quindi mandò l'esercito (U.S. Army e la Cavalleria U.S.Cavalry) a ristabilire l'ordine.
Il Ten.Col. George Armstrong Custer comanda il 7th Cavalry di stanza a Fort Abram Lincoln. Deve ricongiungersi con la fanteria di Dei gen. Terry e Gibbon (non lo farà).
Sotto il suo comando 12 Compagnie (Squadrons).
Sabato sera (24/6) pianifica l'attacco : divide il reggimento (meglo il battaglione considerate le compagnie ridotte di numero) in tre parti : 5 sotto il comando di Custer, 3 sotto il magg.Reno e 3 con il cap.Benteen. La 4a Rimane nelle retrovie
con i muli ed le vettovaglie.
Domenica mattina, Custer decide di sferrare l'attacco, alle 13 avvista gli indiani.
Fa caldo, è estate piena, tra le rocce e il deserto roccioso.
Le guide indiane avvertono Custer, che "laggiù gli indiani sono più numerosi delle cartucce di tutti i soldadi blu".
"Donnicciole!" sembra aver detto Custer. "Siete delle donnicciole!".
Intanto le compagnie di Reno sono attaccate da centinaia o forse migliaia di indiani.
I guerrieri attaccano gridando LAKOTA..LAKOTA oppURE HOKA HEY HOKA HEY.
Armati di archi e frecce, lance, pugnali, asce e qualche fucile preso ai bianchi chissà dove o venduto da farabutti assieme al wisky di pessima qualità.
Reno è in preda al panico, si rifugia con i suoi uomini in un boschetto e non si muoverà più. Verrà accustato di codardia, e morirà anni dopo alcolizzato.
Gli indiani aggrediscono i soldati nei pressi di un fiumiciattolo e li fanno a pezzi (stanno ancora bevendo, diranno poi).
Verso le 14 gli indiani di cavallo pazzo attaccano la colonna di Custer, che non si aspettava una reazione simile.
Sono migliaia urlanti e aggressivi.
Cavallo Pazzo incita i suoi guerrieri, vuole che il nemico (soldati) non faccia il quadrato, ma che si sparpagli in gruppi isolati per essere meglio colpiti.
Pomeriggio del 25/6, Custer è circondato, capisce che la situazione è ormai drammaticamente compromessa. Chiama il trombettiere Jhon Martin (Giovanni Martini, ex Garibaldino italiano, arruolato nell'US Army).
Martini non sa l'inglese, un ufficiale gli scrive l'ordine : Beenten accorri, porta munizioni.
Martin come un fulmine si parte alla volta del cap. Benteen. Le pallottole gli fischiano tutto intorno, passa in mezzo a nugoli di indiani che non lo inseguono credendolo un fuggiasco pauroso.
Venti minuti di corsa fino a fare scoppiare il cavallo, e Martini raggiunge Benteen e riferisce l'ordine.
Ma Benteen non può muoversi è intrappolato. Uscire allo scoperto sarebbe un suicidio per lui e i suoi uomini.
Martini sarà l'unico sopravvissuto della colonna di Custer.
Intorno alle 16,30 Custer e gli ultimi superstiti si rifugiano su di una altura, in cerchio si difendono come possono.
cadono uno ad uno. Custer impugna una pistola, al centro del cerchio, vicino alle bandiere del reggimento.
Ha una divisa chiara fuori ordinananza (sembrerebbe dai dipinti), con frange. Spara con la sua rivoltella. Incita gli uomini a resistere, sa che benteen da li a pochi minuti sarà accorso in aiuto. Ce la faranno.
I soldati blu sparano ai cavalli, si riparano dietro ad essi, E sparano con i loro fucili springfield. I sergenti sparano con le loro pistole.
Molti si suicidano per paura di finire torturati dagi indiani.
Molti impazziti dal terrore alzano le mani, chiedono pietà (Pity us, prisoners Lakotas), di essere fatti prigionieri.
Gli indiani non avranno pietà e non faranno prigionieri.
Sulla collinetta intorno alle 17,30 non c'è più nessuno vivo tra i soldati blu.
Gli indiani, cominciano il loro triste e macabro rituale. Scotennano, mutilano, sventrano i cadaveri. Li spogliano completamente portandosi via pantaloni, giacche blu, cappelli, orologi, collanine etc. etc.
Parte della famiglia di Custer muore su quella collinetta : il fratello TOM CUSTER trovato completamente svuotato nel cadavere. Il marito della sorella di Custer perirà pure lui.
Quanti sono i caduti americani? Non lo sapremo mai con esattezza. Gli indiani e le loro donne infatti, sventravano e mutilavano i cadaveri (secondo l'uso indiano) portandosi via parti dei corpi come trofei.
Oltre 260 sicuramente oltre civili (giornalisti) e guide indiane.
Gli indiani adesso contano di aggredire e distruggere le altre compagnie di Reno e Benteeen.
Ma gli viene difficile, infatti i soldati sono arrocatti nel boschetto e protetti da foglie, alberi e rocce.
Sta calando la notte. L'attacco cessa.
Rientra anche DE RUDIO, l'italiano complice di felice Orsini che aveva partecipato all'attentato contro Napoleone III, Felice Orsini verrà giustiziato. De Rudio condannato ai lavori a vita, poi rocambolescamente emigrerà negli USA e si arruolerà nell'US Army.
Altri italiani presenti non parteciperanno alla battaglia forse perchè nelle infermierie e altri al seguito del magg. Mc Douglas, di scorta alle salmerie.
Il giorno seguente gli indiani si ritirano, hanno avvistato la fanteria di Terry-Gibbon (oltre 4.000 uomini).
Gli scout di Terry troveranno sul piano e sulla collinetta luogo sel massacro, i corpi dilaniati dei soldati.
Occorreranno Giorni per seppellirli e bruciare il materiale abbandonato.
Solo Custer verrà trovato nudo ma integro.
Non si saprà mai perchè. Forse si è suicidato pochi attimi prima di essere catturato.
Molti indiani reclameranno l'uccisione di Custer, nessuna sicurezza però sull'autore.
Verrà ritrovata anche una cavalla, l'unico animale sopravvissuto alla strage.
La follia di Custer e la sua megalomania, lo hanno condotto (con i suoi uomini) al disastro.
I DAKOTA (DA-KO-TAH, trad.AMICI) hanno travolto e distrutta una colonna americana.
IL 4 LUGLIO 1876 gli americani festeggeranno il loro centeneraio con un velo di tristezza.
Nonostante la vittoria, per gli indiani sarà però l'inizio della loro fine.
Migliaia di soldati blu stavolta li inseguiranno fino ai confini del Canada (dove si rifugieranno gli indiani) per rinchiuderli nelle riserve.
Per gli indiani sarà la loro VITTORIA DI PIRRO, inutile ai fini del conflitto con i bianchi. Resterà però scolpita nei loro cuori come la grande vittorio contro l'uomo bianco.
Era il 25 giugno 1876, Domenica.

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Storia : George Armstrong Custer, eroe o antieroe?

Messaggio  misterred il Ven Giu 19, 2015 1:18 pm

Storia del west : Custer, detto anche Yellow hairs o boy general
Chi era realmente Custer? Si sa che era uno degli undici figli di un fabbro (probabilmente immigrato tedesco).
Sin da piccolo affascinato dalle avventure militari. Si iscrive a West Point. Dicono che sia arrivato l'ultimo. Irascibile, un duro a modo suo.
Grande precisione di tiro e cavaliere instancabile. Fu soprannomibato anche "deretano duro" per via della sua costanza nel cavalcare.
Scoppia la guerra civile americana (Guerra di Secessione".
E Custer fa il salto di qualità.
Tuttavia è coraggiosissimo. Temerario oltremisura. A 26 anni è gia "Brigadier generale.
Pregi e difetti convivevano in questo uomo che aspirava a grandi cose, a traguardi importabntissimi (quali financo la Casa Bianca).
Dicono che amasse gli animali, la famiglia, le arti.
In guerra durissimo con i nemici (faceva impiccare per un nollunna i confederati prigionieri) e con i suoi stessi uomini, ai quali chiedeva addestramento durissimo e sopra ogni resistenza umana.
Implacabile anche con i pellirossa. Sul fiume Wachita compie (secondo lui) una grande impresa, in realtà massacra donne e bambini inermi (nel 1868).
Otto anni dopo ne pagherà il cnto sulle rive di un altro fiume : Il Litle big horn (1876)

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GEORGE A. CUSTER

Messaggio  misterred il Mer Giu 17, 2015 11:11 am


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Giuerre Indiane (Montana U.S.A.)

Messaggio  misterred il Mer Giu 17, 2015 11:09 am

Storia : Giugno 1876, Montana (U.S.A) guerre indiane.
Una delle più famose battaglie durante le "guerre indiane" fu quella del Little big Horn (piccolo grande corno, affluente del big horn - grande corno).
Seguiremo passo passo tutte le fasi di quell'anno horribilis per gli USA, in cui l'esercito più potente del mondo fu sconfitto dai guerrieri indiani, per la megalomania e superbia del Ten.Col.George Armstrong Custer.
ANTEFATTO
si calcola che quando il primo uomo bianco mise il piede sul continente americano i bisonti fossero 50.000.000 (cinquanta milioni). Nel 1886 dopo le fucilate del Cody, si erano ridotte a poche migliaia.
Il bisonte (buffalo) era ed è un bellissimo esemplare chescorrazzava in grandi mandrie sulle pianure americane del nord incerca di cibo e acqua.
Il peso di un esemoplare poteva giungere fino a 1 tonnellata. Era fonte di sostentamento per gli indiani delle pianure.
Uccidere i bisonti, che a volta veniva abbattuti solo per estrarre la lingua che sotto sale (dicevano) fosse saporita, lasciando la carcassa e lapelliccia a marcire sotto il sole, era un modo per sterminare gli indiani. E i bianchi (wasichu) lo sapevano. E lo facevano.
Un buon cacciatore poteva abbattere fino ad 80 bisonti in un giorno. Un massacro immane che portò gli indiani delle pianure ad odiare i "bianchi" e a vendicarsi quando potevano.
Il gen. Sheridan vedeva negli indiani un ostacolo al progresso e alla civiltà americana. Si dice, pare, avesse detto la famosa frase : "l'unico indiano buono è l'indiano morto".
Non solo, gli indiani d'america non coltivavano ne mietevano, consideravano la terra la loro MADRE e la rispettavano tantissimo. Consideravano una follia la compravendita del terreno. Che dite? Mi sa che avevano ragione.
"Solo un folle può vendere la propria madre" (guerriero ALCE NERA).
8 GIUGNO 1874, Il Col. Terry comandò al Gen Custer di preparare una spedizione per verificare lo stato dei luoghi delle Black Hills (Colline Nere).
Chiaramente non era una spedizione scientifica o geologica. Mirava a far sloggiare gli indiani da quei territori.
Il 2 luglio 1874, Custer si muove da Fort Lincoln.
Da quella esplorazione, Custer (uno degli esploratori) scoprì un filone aurifero.
Stava per iniziare la CORSA ALL'ORO, sui territori indiani.
L'inizio della fine per gli indiani e la fine di Custer e dei suoi 300 uomini in giacca azzurra.(Segue.....)

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Re: Un viaggio attraverso la Storia

Messaggio  Annali il Dom Apr 19, 2015 3:11 am

PIRATI E CORSARI: FRANCIS DRAKE 
Salgari ci ha fatto conoscere, con suoi romanzi dedicati ai personaggi che infestavano i mari, le figure e le gesta avventurose dei pirati, talvolta donando loro personalità impregnate di eroico romanticismo. Ma questa mitologia popolare è ben lontana dalla cruenta realtà. 
Avventurieri che assalivano e depredavano, e spesso uccidevano, per impossessarsi di beni, navi e tesori di chi aveva la sventura di incrociarli sul mare. Costoro erano i pirati. 
Il giovane Francis Drake, giunto nei Caraibi, fu attirato dalle ricchezze del Nuovo Mondo e ben presto, per odio verso gli Spagnoli che detenevano il monopolio dei commerci, arruolò disperati di ogni nazionalità iniziando a depredare dapprima i convogli, poi addirittura i porti spagnoli. 
Il cugino, John Hawkins, si occupava del commercio degli schiavi dall’Africa, contrabbandando sulla rotta del ritorno spezie, o ricettando i tesori rubati dai pirati. Nel 1568 una spedizione di schiavi condotta da Hawkins e Drake fu sorpresa dagli spagnoli e parecchie navi inglesi furono affondate al largo del Messico. 
Drake, scampato alla furiosa battaglia, si ritirò dai Caraibi. Riprese a vagare per i mari nel 1577, quando, con quattro navi, partì da Plymouth e compì la circumnavigazione del globo, ritornando recando un ricco carico di spezie e tesori catturati agli spagnoli. 
In Inghilterra fu salutato come un eroe, e nominato nel 1581 dalla regina Elisabetta I, cavaliere e sindaco di Plymouth. Ricevette anche l’attesa “ lettera di corsa e rappresaglia” che gli dava diritto legale di assalire qualsiasi nave o porto spagnolo in nome di Sua Maestà, in cambio della metà del bottino. Da quel giorno non fu più un pirata, bensì un corsaro.
I sovrani legalizzavano la pirateria inventando "lettere di corsa" per riempire le loro casse. E i corsari divenivano eroi agli occhi del popolo che pativa ugualmente la fame: Nulla di cambiato sotto il sole. 
Anche ora la storia si ripete. I ricchi arricchiscono, più o meno onestamente e i poveri impoveriscono. Ma solo tristemente!



  

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aforismi & storia

Messaggio  misterred il Dom Feb 22, 2015 11:10 am

Aforismi & storia
"Gaecia càpta ferum victorem cepit....et artes intulit agresti latio".
Eh si, quando i barbari erano i Romani.
La Grecia, o per meglio dire il complesso dei popoi ellenestici fu assoggettato a Roma nel 146 a.C con la presa (e distruzione) di Corinto. Molte opere d'arte trafugate e portate a Roma. Città saccheggiata e distrutta.
No, non erano olandesi, erano Romani e purtroppo anche loro depredavano e distruggevano.
I "selvaggi" Romani, però erano ammirati dal mondo greco, tant'è che il poeta e scrittore latino "Orazio" lascio la frase che ancora oggi noi declamiamo :
"Graecia càpta ferum victorem cepit". la Grecia fu conquistata ma conquistò a sua volta il feroce conquistatore"
Orazio continua dicendo....."e porto l'arte nell'agreste Lazio".
Si, perchè la conquista della Grecia, mise a diretto contatto e confronto la civiltà Romana ancora rude e selvaggia e guerriera con il mondo colto e civilizzato greco.
Filosofia, poesia, arti e scultore ed educazione cultura del popolo greco.
Qualcuno addirittura intravedeva in questa cultura una minaccia al'educazione Romana austera e guerriera, rude e antica.
Ma, a poco a poco la cultura greca ebbe il sopravvento e ancora oggi miti e tradizione del momndo greco sono ricordate e riconosciute in tutto il mondo.
I Romani avevano conosciuto il mondo greco già con la conquista della Sicilia, conclusasi interamente con la seconda guerra punica (202 a.C.) ed erano stati a contatto co le civiltà fenicio-puniche.
In Sicilia, erano presenti templi, teatri, sculture e quant'altro di magnificenza proveniva delle arti e popolazioni greche migranti in Sicilia antica.

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Iwo-Jima, 23 febbraio 1945

Messaggio  misterred il Sab Feb 21, 2015 11:02 am

Quel giorno, i marines americani, dopo aver scalato la piccola collinetta denominata " Monte Suribachi", piantano la bandiera a stelle e strisce sulla vetta.
Sono 6 marines (tra cui un indiano pellirossa). 3 Moriranno durante le successive battaglie ad Iwo Jima, l'indiano morirà 10 anni dopo, alcolizzato e stressato dai postumi della guerra.
Iwo-Jima (adesso Iwo-To, coord. 141,19 E 24,47 N) era ed è un'isola di origine vulcanica (per questo chiamata Isola dello zolfo), brulla e senza vegetazione e senza acqua e quindi praticamente disabitata (all'epoca).
La battaglia si svolse tra il 19 febbraio e il 26 marzo 1945 e vide impegnati 71.000 marines contro circa 21.000 giapponesi.
L'intera guarnigione giapponese come costume nipponico si difese strenuamente e fu annientata totalmente.

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Strage di S.Valentino (1929)

Messaggio  misterred il Sab Feb 14, 2015 10:37 am

Il giorno di S.Valentino è il giorno degli innamorati, negli Usa, quello del 1929 è ricordato per un altro  motivo.

Chicago anni venti/trenta  : gruppi di gangsters si contendono il territorio per sviluppare i loschi traffici.
La lotta è dura e spietata. Infine prevarranno  gli uomini di "Al Capone", che elimineranno i rivali nel giorno di S. Valentino del 1929, a colpi di fucili mitragliatori.

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Patti Lateranensi

Messaggio  misterred il Mer Feb 11, 2015 10:55 am

storia : Patti Lateranensi
11 febbraio 1929, venivano firmati i cosiddetti Patti Lateranensi tra lo stato italiano e la Santa Sede.
Dopo l'occupazione di Roma nel 1870, si era prodotta una frattura tra il Regno d'Italia e la Chiesa di Roma, con scomuniche e chiusure da entrambe le parti.
Dopo molti anni, si arrivava ad un accordo e in quel giorno (appunto 11 febbraio 1929) si sanciva la ripresa dei rapporti regolari tra stato e chiesa.
La novità era il cosiddetto "matrimonio cncordatario" la nascita dello Stato del vaticano e altri accordi.
Molto però restava incompiuto e difatti nel 1984 tali patti sono stato oggetto di revisione da parte del governo Craxi.
La religione cattolica non è più religione di stato e l'insegnamento nelle scuole pubbliche venne regolato diversamente.
Adesso sono i laici ad insegnare nelle scuole pubbliche la cosiddetta "ora di religione" (di solito disertata dal 90% degli studenti).
Ma le polemiche non sono cessate del tutto, ancora oggi molti desidererebbero tolto il crocefisso dalle scuole pubbliche italiane.
Anche l'8 per mille è oggetto di discussioni e dibattiti.
Insomma, Patti e concordati che non trovano concordia.
Era il 1929, febbraio 11, Governo Mussolini.

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Un viaggio attraverso la Storia

Messaggio  misterred il Ven Feb 06, 2015 1:19 pm

Soldato blu
Chi non ha visto almeno una volta il famoso film "Soldato blu"?
Bene, per chi ha alzato la mano, provvedo a dare qualche chiarimento in merito.
In pratica le pianure americane erano ( e sono) sconfinate. I nativi abitatori di quelle zone, si dedicavano alla caccia dei bisonti che (come i nostri tonni un tempo) davano tutto l'occorrente per vivere : carne, pelliccia, ossa e tendini per armi e frecce etc, etc.
L'indiano delle pianure cacciava i bisonti ma non li sterminava come fece l'uomo bianco, ne prendeva la quantità necessaria per sopravvivere. I bisonti in grandi mandrie si spostavano da nord a sud e viceversa alla ricerca di erba da brucare.
Il periodo peggiore era l'inverno, ma in estate essi si dirigevano verse le fonti d'acqua per dissetarsi. Le tribù indiane li seguivano, montando e smontando i classici "tee-pee" che tutti conosciamo.
La frontiera americana era immensa, e con l'avvento dei coloni e la foprte emograzione, i bianchi (wasichu) andavano ad occupare le terre dei nativi indiani americani. Ne nascevano spesso e volentieri scontri e massacri, dall'una e dall'altra parte. Ma i bianchi erano troppo numerosi, e i pochi indiani sepuure coraggiosamente, li affrontavano nella vana speranza di fermare la loro avanzata micidiale.
Tali scontri portavano il governo americano a difendere i coloni, inviando la famosa cavalleria americana (U.S. Cavalry, che tutti conosciamo dai film americani).
La cavalleria nordista aveva l'uniforme composta da giubba blu e pantolani azzurro-grigi, e una banda gialla sui pantaloni (che identificava il raggruppamento cavalleggeri).
Un fazzoletto (giallo, grigio o altri colori, riparava la bocca e la gola dei cavalleggeri dalla polvere sollevata dagli zoccoli dei cavalieri).
Armati di fucili e sciabola, venivano chiamati anche "lunghi coltelli" dagli indiani (che non conoscevano le spade).
Il soldato blu, normalmente proveniva dall'Europa, era un emigrante che si arruolava per sbarcare il lunario (tedeschi, francesi, italiani, polacchi etc. etc.). Gli ufficiali erano prevalentemente americani e uscivano da west point.
Molti soldati disertavano e per chi catturato la pena era la morte (il gen. Custer era inflessibile con i disertori).
I cavalleggeri consideravo gli indiani inferiori e ubriaconi e li disprezzavano. Gli indiani a loro volta avevano un odio feroce verso i soldati perchè a volte compivano massacri e uccisioni (ricordiamo il wachita e il sand creek).
Nella parte sud (Arizona, texas,) i soldati blu dovevano vedersela con gli Apache di Geronimo, Ulzana, Cochise etc.
Nel nord erano i Soux i più accanita avversari dei soldati blu.
L'epopea della frontiera americana si chiude verso la fine del 1800, e delle guerre indiane restarà solo il ricordo e i film hollywoodiani.
Nella prateria e nei deserti americani, soffia il vento come allora ma non ci sono più i cavalleggeri vestiti di blu e gli indiani piumati.Nel mio disegno, ho ripreso a modo mio una copertina di un Tex (476), in cui si vede Tex alle prese con un "soldato blu".

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Re: Un viaggio attraverso la Storia

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