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Religioni - Dal sacro al profano

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Filosofie Orientali

Messaggio  Annali il Mar Set 27, 2016 2:12 am

Mantra Yoga - Gayatri Mantra 
La parola sanscrita gayatri è composta da due sillabe: “gai” che significa “cantare, o recitare cantando" e “trai”, che  significa “proteggere, liberare, salvare”. 
Quindi, letteralmente il mantra gayatri è un suono melodioso che ci protegge e ci libera.


Il Gayatri è una preghiera, o meglio un inno rivolto all’intelligenza universale, allo scopo di attivare nella propria vita il potere del discernimento e della lungimiranza. 
Infatti è stato sempre recitato all’alba, prima del sorgere del sole per simboleggiare appunto che la luce della saggezza entrando in noi disperde le tenebre dell’ignoranza.

                


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Ebraismo - la cabala

Messaggio  Annali il Ven Set 16, 2016 9:03 pm

La Cabala è un insegnamento di tipo esoterico, cioè solo per indiziati, trasmesso all’interno degli studiosi della Torah. Nata probabilmente in Europa in epoca medievale questa forma di misticismo è un’ulteriore interpretazione del testo biblico. Infatti, secondo la Cabala oltre il significato letterale simbolico e morale, nella Torah esiste un quarto livello d’interpretazione, quello segreto che può essere colto solo con la corretta chiave di lettura. La Cabala è dunque lo strumento che permette di accedere alla più profonda interpretazione dei testi sacri. 
Tutto si basa sul corretto calcolo (Sephirah) dei numeri presenti nel testo originale ebraico. Le Sephiroth (plurale di Sephirah) sono i diversi gradi attraverso i quali Dio agisce sul creato, sono 10 e la loro rappresentazione grafica corrisponde con l’albero della vita, in cui ogni Sephirah è collegata alle altre tramite 22 sentieri. Anche i nomi propri presenti nella Bibbia possono essere rappresentati da numeri aventi un significato cabalistico: infatti, anticamente in ebraico non esistevano segni grafici per indicare i numeri, ma ogni lettera aveva anche un valore numerico (meccanismo analogo presente anche nel nuovo testamento, nel Libro dell’Apocalisse). Uno strumento ulteriore di approfondimento riservato a persone con conoscenza della Torah e delle sue interpretazioni già molto avanzata.

       

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Re: Religioni - Dal sacro al profano

Messaggio  Charade il Lun Ago 29, 2016 7:24 pm

Re: Ufologia e dintorni Messaggio eroil Ieri a 1:32 pm
Ma come non lo sai? In fondo al capannone c'è anche la marmotta che impacchetta la cioccolata prima della spedizione... Avevo già letto i post, ritenendoli non commentabili.
+
Sfere bianche nei nostri cieli? Annali Ieri a 12:41 pm
Giorni fa, leggendo nelle pagine di un nostro comune amico, Luca 76, "Di tutto un po'", ci trovo una notizia, che se non mi ha stupita più tanto conoscendo sia per lui normale prassi divulgativa, ciò che mi ha creato maggior sconcerto è vi sia stato chi lo ha supportato concedendo credito a immaginifiche rivelazioni...
Mi riesce difficile credere che in momenti di grave allerta in tutto il mondo per gli atti terroristici attuati, una intera flottiglia, in barba a radar e osservanza stretta su ogni fronte, possa svolazzare indisturbata sulle nostre teste... Sono, a dire dell'amico, i nostri "fratelli extraterrestri" che avvertono di futuri sconvolgimenti... e con grandissima tecnologia si mostrano a chi vogliono, eludendo qualsiasi schermo operante della nostra aviazione militare e civile...
http://www.intopic.it/forum/offtopic/153894/p782/#3251391
http://www.intopic.it/forum/offtopic/153894/p782/#3251425

Incommentabile lo è senz'altro , ma volendolo fare lo stesso , visto che è probabile che ci legge , forse a qualcosa potrebbe servire , se non a lui , almeno a tutto quel seguito che da lui si fa circuire :


Luca del 76 apparso qui e nell'Aec , ma rimasto come mentalità scientifica nel 76 ac o dc …
(Di stesso livello i suoi acritici supporter) …
Alle ns domande di carosello , purtroppo non ha risposto sottraendosi sempre sul più bello …
http://j-pheonix.forumattivo.it/t1000-luca-giorgio-antonio-e-marco


Anzi , dopo l'ennesima strambata che non concepirebbe neanche Jimi Hendrix sotto fumo, siamo stati “minacciati” da una loro sedicente segretaria , in quanto le ns legittime obbiezioni erano per loro e per il loro credo abbastanza scomode … Un po' sulla falsariga di quegli ambigui politici che scappano e fuggono sempre dalle domande per loro incastranti -


Ho perso tempo nel guardare quest'ennesimo video , dove innanzitutto non si capisce come al solito un granché, poi può essere tutto o di tutto , tranne che per finalità quello che s'inventa codest'uomo …
Della serie non so cos'è quindi sarà quello che penso io - Ahh ahh , un tanto al kilo , ottimo ed abbondante ! …


Ammesso che fosse quel che dice, senza dimostrazione alcuna , sempre in barba ovvio ai controlli militari , ma questi dispettosi fratelli extra-celesti , cosa aspettavano a dire con chiarezza : ocio al terremoto che avverrà il 24 agosto 2016 ore 03.36 in zona Amatrice e limitrofi come epicentro ! … Cioè , un minimo di chiara comunicazione stampa o che ne so un cablogramma o simili -
Invece issi giocano sempre a nascondino e chi li giustifica gioca a rimpiattino …
Ahh , per alcuni la fede è un inconsapevole malanno , ma per altri scaltri (video-predicatori) un lauto guadagno -

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La Golden Rock di Myanmar (Birmania)

Messaggio  Annali il Sab Lug 16, 2016 5:16 pm

“La Roccia d’oro”, è tenuta in equilibrio, come racconta la leggenda, per un capello di Budda, in bilico su una montagna.
Circa 2.000 anni fa, sopra quella cima (altezza 1.100 metri) fu costruita una pagoda, dove ogni anno migliaia di persone si recano per attaccarvi una lamina d’oro,  sperando, in un po’ di fortuna da parte del Budda.

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Filosofie orientali

Messaggio  Annali il Ven Lug 15, 2016 1:12 am

Il Tempio del Cao Dai – Tay Ninh Vietnam.
Nella hall d’ingresso spicca un murale raffigurante i firmatari della “Terza alleanza tra Dio e l’uomo”:
Il dottor Sun Yan-sen (1866-1925) statista cinese e leader rivoluzionario, il poeta vietnamita Nguyen Binh Khiem (1492- 1587), e il poeta francese Viktor Hugo (1802-1885).
La sala principale è divisa in nove sezioni con gradini che rappresentano i nove passi verso il cielo, ogni livello segnato da una coppia di colonne. I fedeli raggiungono un nuovo livello in base ai loro anni come seguaci Cao Dai. In fondo al santuario otto colonne di gesso intrecciate con i draghi multicolori sostengono una cupola che rappresenta il cielo. Sotto la cupola c’è un globo gigante forma di stella  blu, con l’occhio divino che punta su di esso.
La più grande delle sette sedie è riservata per il papa Cao Dai, una posizione rimasta vacante dal 1933. Le prossime tre sedie sono per i tre uomini responsabili dei libri di legge della religione. Le restanti sedie sono per i leader dei tre rami del Cao Daismo, rappresentati dai colori giallo, blu, rosso.
Vicino all'altare sono ritratti sei personaggi importanti per Cao Daismo: Sakyamuni (Siddhartha Gautama, il fondatore del buddismo), Ly Thai Bach, una fata dalla mitologia cinese, Khuong Tu Nha, un cinese santo, Laotse, il fondatore del Taoismo, Quan Cong, dio cinese della guerra e Quan Am, la Dea della Misericordia.
 

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Filosofie Orientali

Messaggio  Annali il Mar Giu 21, 2016 1:02 am

La Meditazione Zen: Zazen
Secondo la tradizione, lo zazen era in origine la postura del Budda Shakyamuni, posizione con cui egli raggiunse la completa liberazione. La meditazione zen consiste  nel controllo della respirazione, della postura e  della mente. 
Zazen è un termine composto da za "da seduti" e zen parola giapponese che sta per contemplazione. Zazen è quindi la " meditazione da seduti" E' considerata come "Pratica dell'Illuminazione Silenziosa"
È la meditazione per il risveglio alla Vera Vita, per aiutare a superare i condizionamenti e attaccamenti che velano la realtà dell’esistenza umana. La parola Zazen, "seduti semplicemente", significa che ci sediamo in meditazione zazen  senza scopi e aspettative, senza nulla volere e pensare, senza l’idea di sedersi senza nulla volere e pensare. Il segreto e la difficoltà risiedono proprio in questa parola: semplicemente.
                 

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Filosofie orientali

Messaggio  Annali il Dom Giu 12, 2016 11:35 pm

"Oṃ Maṇi Padme Hūṃ"  è il mantra del Buddha della Compassione e protettore di chi è in imminente pericolo, uno tra i più noti e diffusi mantra del Buddismo.
Letteralmente il mantra può essere tradotto in "Om il Gioiello nel Loto Hum".Ha  il potere di sviluppare la compassione, grande virtù contemplata dal Buddismo.
"Oṃ" invoca la Natura di Buddha, l’energia pura come cristallo del corpo, della parola e della mente del Buddha dal mondo di pace e gioia esterne ed interne nella vita.
 
"Mani" in sanscrito significa "Gioiello" ed esprime l’energia maschile che, se purificata in beatitudine, aiuta a raggiungere il Corpo illusorio, ossia la trasformazione del corpo sottile nel corpo puro e astrale della divinità, fino a diventare per purificazione il Corpo della forma di Buddha
 
 
"Padme" significa "loto" ed esprime l’energia femminile che, se purificata in pace, aiuta a raggiungere la chiara luce e infine il corpo di verità di un Buddha;
 
"Hūṃ" è la sillaba che riassume in sé ciò che che si è al presente e ciò che diventerà in futuro. Implica il ricevere senza chiedere e indica la capacità di essere qui e ora e al tempo stesso d’immaginarsi in uno stato di vuoto, la capacità di dissolversi dal mondo per entrare in contatto con lo spazio.
    

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Religioni e filosofie orientali

Messaggio  Annali il Ven Giu 10, 2016 1:51 pm

L'Aum o Om, è la parola sacra per eccellenza, la Sillaba mistica. I Veda insegnano che è il mantra più sacro e rappresentativo della religione induista, considerato l'Uno che diventa molteplice. Rappresenta la vibrazione  originale,  manifestazione derivata al momento iniziale del Big Bang. 
E' il suono primordiale che insieme al Big Bang ha dato origine all'Universo,  interpretato come manifestazione stessa di questo suono. 
Secondo le scritture induiste, il mantra Aum rappresenta la sintesi e l'essenza di ogni mantra, preghiera, rituale, testo sacro, essere celeste o aspetto del Divino. 
                    
Nelle Upanishad Om rappresenta l'universo intero e la sua parte, il passato, il presente, il futuro, e l'eternità, il Sé universale."Aum" è il seme di tutti gli altri suoni.

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Quante Bibbie...

Messaggio  Annali il Lun Mag 23, 2016 11:32 pm

La prima pubblicazione della "Bibbia del re Giacomo” avvenne nel maggio 1611, ricevendo vasti consensi, specialmente dal clero che si compiacque di ricevere dalla mano di un re la Bibbia concepita per essere letta nelle chiese.
La prima traduzione del Nuovo Testamento inglese fu quella di William Tyndale, stampata a Worms nel 1525. A causa di quella traduzione Tyndale fu condannato per eresia dai vescovi inglesi, messo al rogo nel 1536, e tutte le copie del libro furono bruciate, per cui della prima traduzione ne esiste solamente una copia completa.
 
Enrico VIII, nel 1534, troncati i rapporti con la Chiesa di Roma, compì una mossa strategica per rafforzare la sua posizione quale capo della Chiesa d’Inghilterra, autorizzando una traduzione della bibbia in inglese, divenuta nota come la “Grande Bibbia”, rilegata in grande volume con caratteri gotici.
Nel 1560 fu la volta della pubblicazione di un’altra versione inglese della bibbia per opera di protestanti e puritani esiliati in Svizzera, la prima scritta in caratteri di facile lettura, con capitoli suddivisi in versetti. Era la “Bibbia di Ginevra”, stampata anche in Inghilterra nel 1566, con note e cartine a margine che aiutavano la comprensione del testo. Tuttavia, certe note non furono completamente gradite al pubblico più sensibile.
  
Si decise di pubblicare una Bibbia riveduta quando divenne palese che la “Grande Bibbia” non aveva riscontrato favore concorde e la “Bibbia di Ginevra” conteneva note controverse non accettate da molti lettori.
L’incarico di redigerla, nel 1568, fu dato ai vescovi della Chiesa d’Inghilterra che si servirono come testo di riferimento della “Grande Bibbia”. Si trattava di un grande volume corredato di numerose incisioni, pubblicato con il nome “Bibbia dei Vescovi”.
Tale bibbia non incontrò l’apprezzamento dei calvinisti, i quali rifiutavano titoli clericali e pertanto ebbero da eccepire sul termine “vescovi”.
Il favore non fu dunque unanime e ancora una volta si ricorse ad altra stesura, alla quale provvide il re, Giacomo I salito al trono nel 1603, che si fece promotore del progetto.
Affinché la nuova versione venisse accolta con favore  stabilì che fossero tolte note e   commenti  non graditi o risultanti irrispettosi.
Traendo spunto dalle precedenti Bibbie, si misero al lavoro sulle varie sezioni di testo quarantasette studiosi, suddivisi in sei commissioni in vari luoghi del paese, che produssero in pratica, una versione riveduta della “Bibbia dei Vescovi”.
La dedica riportata a fronte del Libro rendeva onore al re per l’iniziativa presa:
“ Al sommo e potentissimo principe Giacomo”.
I traduttori, nell’ampia prefazione originale, espressero il timore che la nuova traduzione non incontrasse il favore del pubblico, mentre invece  riscosse vasti consensi, divenendo la “Versione autorizzata”.  
         

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I Ching: Libro dei Mutamenti

Messaggio  Annali il Mar Mag 17, 2016 5:51 pm

Quanti sono gli anni del I Ching a nessuno  è dato saperlo perché la sua nascita si perde nella notte dei tempi.
Quattro sono ritenuti i padri del grande libro oracolare: Fu Hsi, il re di Wen, il duca di Chou e Confucio. Imperatori e re delle varie dinastie cinesi che  susseguirono nei millenni, aggiunsero di volta in volta sentenze e commenti finché la raccolta di tutti i 64 segni, rappresentati da esagrammi, si completò con re Wen, avo della dinastia Chou.
Come confermato da documenti storici il libro era usato come testo oracolare  con il titolo :“ I Mutamenti di Chou”.
Pervenuto a Confucio, ne trasse profondi insegnamenti che influirono in modo determinante il suo pensiero. Egli, infatti, al pari delle regole di vita contenute nell’I Ching asseriva che coltivando la propria personalità, affermandola e nobilitandola, si giunge a far regnare l’amore in sé e nella società.
Le grandi virtù esaltate da Confucio sono la giustizia e l’amore per l’umanità.
 
Attraverso i secoli il Libro dei mutamenti ebbe vicissitudini e alterna fortuna in Cina, dove i suoi responsi erano richiesti da filosofi e politici ma pure da gente comune ogni qualvolta necessitava prendere decisioni importanti.
Nel VI  o V secolo A.C. , l’I Ching era divenuta la base della dottrina taoista, dottrina che si basava sull’amore filiale, la devozione al sovrano, la sincerità, la compassione, la pazienza, la concordia, valori esaltati dai 64 esagrammi.
In Giappone è tutt’ora materia di studio nelle università, e consultato prima di intraprendere trattative.
In Europa si ritiene sia stato portato dai gesuiti intorno al 1600, ma redatto ancora con gli antichi ideogrammi, pressoché difficilissimi da tradurre.   
Fu nel 1911 che un missionario pastore, vissuto in Cina per oltre vent’anni, diede inizio alla traduzione in tedesco, impiegando ben 12 anni per portarla termine attraverso epoche drammatiche come la rivoluzione cinese del 1911 e  lo scoppio della prima mondiale.
La prima edizione tradotta fu portata a termine nel 1924 in lingua tedesca. Seguirono più tardi quella inglese nel 1949 e quella italiana nel 1950, ambedue originate dalla traduzione tedesca.
Queste due traduzioni ebbero l’autorevole prefazioni di karl Gustav Jung, che entrò nella struttura stessa del Libro dei Mutamenti, raccontando la sua diretta esperienza nella consultazione.
Da quel momento in poi, l’I Ching divenne patrimonio culturale, fonte di saggezza e di conforto spirituale per chi lo consultava.
 
Gli esagrammi sono rappresentati da linee intere e linee spezzate, principi fondamentali dell’esistenza: la linea intera  si riferisce al principio maschile positivo attivo ( Yang) e rappresenta quindi il cielo; la linea spezzata si riferisce al principio femminile negativo passivo (Yin) e rappresenta la terra. Queste linee raggruppate a tre a tre, composero gli otto tetragrammi, che rappresentavano  le forze della natura, la composizioni delle famiglie, l’ordinamento dello stato e da essi si traggono le previsioni e le risposte alle  domande.

  

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Un matrimonio mistico

Messaggio  Annali il Mer Gen 27, 2016 10:17 pm

La chiesa di San Pier Maggiore a Pistoia, risalente all’epoca longobarda,
in passato è stata tanto importante da ospitare un rituale decisamente insolito.
La chiesa presenta una splendida facciata in marmo bianco e verde, ospitante sull’architrave centrale Gesù, con accanto la madre Maria e  gli apostoli, mentre dona le chiavi a s. Pietro.
Attorno alla rappresentazione emergono, tra animali fantastici, alcuni green men, mascheroni dalla cui bocca escono piante e vegetali.
Sembra che il cristianesimo abbia riportato sui propri luoghi di culto strani personaggi, forse provenienti da antichi immaginari nordici, per catturare l’attenzione verso i pericoli di divinità pagane e quindi malvagie. Talvolta, però interpretate anche in modo positivo, quale rinascita della natura immortale.
A sinistra dell’entrata, sul muro esterno, si trova incisa una scritta enigmatica, di difficile decrittazione nonostante alla soluzione si siano dedicati a vario tempo parecchi studiosi.
La scritta: - Mihili mihili mihili – contrassegnata da tre croci a sinistra  e una conclusiva a destra, potrebbe essere letta, secondo certe tesi, quale  un’invocazione all’arcangelo Michele.
La chiesa, da tempo, è stata sconsacrata e non più aperta al pubblico, forse per disperdere il ricordo di un’inusuale  rito che vi si svolgeva nel passato.
Secondo un documento del 1561, nella chiesa avveniva il matrimonio mistico tra il nuovo eletto vescovo e la badessa del vicino convento, che rappresentava la figura della chiesa pistoiese, un rito rimasto attivo fino al XVI secolo, un richiamo agli antichi culti pagani nei quali l’unione tra uomo e donna significava unione tra uomo e Dio.
Lo sposo (il vescovo) arrivava in sella a un cavallo bianco, attraversando tutta la città, giungendo alla chiesa dove l’aspettava la “sposa”.
Un letto era parato a festa accanto all’altare maggiore, dove gli sposi avrebbero simboleggiato la consumazione del matrimonio mistico.
Lo sposo consegnato l’anello alla badessa lasciava la chiesa e si recava alla cattedrale.
Successivamente, nel corso degli anni, forse per non dar adito  a cattivi pensieri, il rito fu spostato sul sagrato e il letto sostituito da due scranni.
 

Oggi rimane solo un ricordo del mistico evento e l’interrogativo del perché una chiesa, tanto ricca di simboli e misteri sia stata sconsacrata e abbandonata, disperdendo le tracce di un culto unico al mondo. 
 

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Magia delle campane

Messaggio  Annali il Mer Dic 23, 2015 11:36 pm

Una forma di magia cristiana nell’Europa dei secoli bui e del medioevo fu l’uso delle campane. Si suppone sia derivato dalla dottrina pitagorica e dalla sua credenza correlata fra suono e forma.
Il suono può plasmare e indirizzare l’energia: per esempio il suono di una tromba per sua natura è un suono bellicoso, aggressivo, un suono di guerra, poteva quindi indicare la direzione verso cui i soldati dovevano caricare e poteva essere rappresentato come la furia esplosiva che permise alle trombe di Giosuè di abbattere le mura Di Gerico.
Il suono della campana, al contrario, diversamente da strumenti come il corno di ariete o il flauto di canna, non era un residuo del mondo naturale, essendo stata forgiata intenzionalmente a scopo sacro e rappresentava il trionfo dell’uomo sulla natura rigenerata, per cui, in un contesto religioso diventava un veicolo dello spirito.
La loro fabbricazione richiedeva una cura scrupolosa e, una volta terminate, erano benedette con una complicata cerimonia: ogni campana era spruzzata con acqua santa, purificata, consacrata e unta con olio perché  mettesse in fuga il demonio con il suo suono.
Talvolta era loro dato un nome come le spade, famosa fra tutte l’Excalibur di Artù.
Per capire l’importanza psicologica e spirituale che le campane esercitavano durante tutto il Medioevo, dovremo prima cercare di capire il terrore in cui vivevano i cristiani di quel tempo.
Gli insediamenti umani erano pochi, distanti e isolati gli uni dagli altri, circondati da miriadi di minacce: bestie selvagge, predoni, entità malvagie, idolatri nemici della chiesa. Ogni insediamento cristiano era un’enclave vulnerabile, immersa nella natura selvaggia.
Contro queste minacce lo scampanio sonoro costituiva un cerchio magico protettivo, una fortificazione difensiva, all’interno della quale vigeva l’ordine regolato da Dio.
Grazie a quel suono erano tenute a bada e allontanate le forze del male e dell’oscurità.
“ Dal suono delle campane che chiamano i cristiani alla preghiera, i demoni sono terrorizzati e fuggono, le potenze dell’aria sono cacciate”.
  
 

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L'oracolo di Delfi

Messaggio  Annali il Sab Dic 19, 2015 10:37 pm

 Secondo il mito, Zeus fece volare due aquile dai punti opposti dell’universo finché non s’incontrarono: il punto dove si verificò l’incontro, nel mezzo del santuario di Delfi, luogo sacro per eccellenza nonché  centro del mondo. È rappresentato da una pietra conica, a forma di mezzo uovo, chiamata appunto omphalos.  La pietra fu ritrovata nel corso degli scavi e ora è esposta al museo di Delfi.
 
 Delfi è l’oracolo per eccellenza, luogo sacro dedicato al dio Apollo, dove le persone si recavano per formulare domande sulle cose che ritenevano opportuno conoscere in anticipo.
 
Narra la mitologia, che in quei luoghi ricchi di boschi e di sorgenti, dove si riunivano le Muse, le Naiadi e le Ninfe delle acque, c’era una caverna abitata dal serpente Pitone, custode di un oracolo.
Fu ucciso da Apollo che volle impadronirsi del suo sapere e dominare l’oracolo. Da qui deriva il nome di Pizia o Pitonessa, attribuito alle donne che trasmettevano i responsi dell’oracolo.
 
Sul misterioso personaggio che forniva le risposte dell’oracolo si sa solo che la vita ei costumi della candidata dovevano essere irreprensibili. La scelta non era vincolata alla sua classe sociale e la nomina era vitalizia. Le Pizie s’impegnavano a vivere sempre nel santuario; al suo Apogeo, l’oracolo arrivò ad avere tre Pizie simultaneamente al suo servizio per essere in grado di far fronte a tutte le richieste che si susseguivano nella giornata.
I postulanti si presentavano all’ingresso offrendo un obolo come sacrificio sull’altare, poi al cospetto della Pizia formulavano verbalmente la domanda. A questo punto la Pizia seduta su un tripode in luogo riservato in fondo al tempio forniva il responso.
Le risposte dell’oracolo e delle pitonesse erano sempre molto precise, azzeccate, tanto che nessuno seppe mai spiegarsi come avvenisse.
Secondo la leggenda risalente ad autori cristiani, il tripode della Pizia era collocato sopra una profonda crepa nella roccia da cui emanavano vapori che sprofondavano la sacerdotessa in una specie di trance, la quale a sua volta, sembra masticasse foglie di lauro che hanno effetti allucinogeni.
La prima Pizia o Pitonessa pare si chiamasse sibilla, per cui questo nome divenne sinonimo della professione di profetessa.
 
La località in cui si trovava l’oracolo di Delfi era sacra e magica già molto tempo prima del XIV secolo avanti Cristo, come attestano i vasi che vi sono stati ritrovati, su cui sono raffigurati idoli in piedi con le braccia alzate o seduti su tripodi.
I primi templi dedicati ad Apollo e ad Atena furono costruiti verso la fine del VII secolo avanti Cristo, ma in tempi diversi andarono distrutti più volte, prima da incendi, poi da terremoti.
Nonostante l’oracolo andasse incontro a fasi di decadenza, perdendo prestigio, gli imperatori, come Adriano, continuavano a consultarlo.
Altri invece, come fecero Silla, Nerone e Costantino, anziché contribuire ad arricchirlo lo spogliarono dei suoi beni, finché l’Oracolo di Delfi nell’anno 390, fu chiuso ufficialmente da un editto dell’imperatore Teodosio, che volle farla finita con i presunti idoli del paganesimo.
 

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Re: Religioni - Dal sacro al profano

Messaggio  Annali il Mer Dic 16, 2015 10:52 pm

L'albero di Natale e la voce di Andrea Bocelli!


 

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L'albero di Natale

Messaggio  Annali il Mer Dic 16, 2015 9:38 pm

A quanto pare, dal punto di vista religioso l’albero di Natale affonda le sue radici in un lontano passato.
In circa 5.000 siti diversi, nelle zone della costa occidentale della Svezia, come nella vicina contea di Ostfold, in Norvegia, sono state rinvenute migliaia d’incisioni rupestri, risalenti a un periodo compreso tra il 1.800 e il 500 a.C., rappresentanti alberi sempreverdi quali l’abete rosso.
Che fossero considerati sacri, si ipotizza fosse dovuto  in parte alla rarità di questi alberi nei periodi in cui risalgono le incisioni.
In molte culture gli alberi sono simboli di vita, sopravvivenza e immortalità e potrebbe spiegare come e perché in quelle zone fossero eseguite incisioni che rappresentavano evidentemente l’abete rosso molti secoli prima che divenisse comune da quelle parti.
Sull’argomento è stato pubblicato un libro in collaborazione con l’Ufficio del Patrimonio nazionale Svedese, dove spiega che le immagini di alberi, che appaiono nelle incisioni rupestri, indicano che fin dall’età del bronzo la zona meridionale della Scandinavia era parte di un tessuto religioso e culturale, dove popoli che vivevano di agricoltura e di allevamento rapportavano religione e cosmologia alla loro realtà. Le credenze s’incentravano sull’eterno ciclo di vita, fertilità, morte e rinascita.
È evidente che le tradizioni legate agli alberi sempreverdi si sono diffuse ed entrate a far parte di quelle di molti altri popoli.
Il culto degli alberi divenne comune presso i popoli pagani dell’Europa e continuò a esistere anche dopo la conversione al cristianesimo. Sopravvisse in vari riti e costumi, tra cui l’usanza di mettere un albero di Natale all’ingresso o all’interno della casa durante le festività invernali.
Fu, comunque, nel 1841 che l’albero sempreverde cominciò ad acquistare la popolarità dicui gode tuttora, quando la famiglia reale britannica allestì un abete rosso per le celebrazioni natalizie.
Ancor oggi, in Scandinavia, si trovano le testimonianze silenziose incise sulla roccia dell’antica origine dell’albero di Natale.
Alcune di quelle incisioni sono state dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’Umanità.

       

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Il bosco magico dei Druidi

Messaggio  Annali il Sab Dic 12, 2015 10:22 pm

Nella Gallia la classe dominante era formata dai guerrieri e dai druidi.
I druidi, diffusi fra tutte le popolazioni celtiche, erano nello stesso tempo capi religiosi e giudici civili, ma non solo questo, erano anche gli intellettuali di quel popolo, che gestivano e conservavano il sapere da esso accumulato. Alcuni erano indovini, altri cantori che conoscevano e trasmettevano i canti della loro tradizione, molto importante in società che non conosce la scrittura, era la poesia, l’unico mezzo perché il popolo conservasse la memoria del suo passato e delle tradizioni.
Infatti, i celti non possedevano un loro alfabeto, solo in caso di necessità ricorrevano a quello greco.
Nella “Storia Naturale” di Plinio, la definizione di Druido viene collegata alla radice greca di quercia, parola che in celtico era duir, unita a vir, una parola che significa saggezza.
Semplificando si potrebbe arrivare alla definizione di: saggezza per mezzo della quercia.
Si dedicavano a celebrazioni pubbliche legate ai solstizi, agli equinozi, ai quattro momenti del passaggio dell’anno.
Il druido era connesso con tutto ciò che è invisibile, con la memoria degli antenati, del mondo, dell’universo. Insegnava a celebrare, vivere il rituale dello spazio sacro, del cerchio, delle direzioni degli elementi.
I druidi oltre che esperti di arti magiche e conoscitori delle proprietà medicinali delle piante, erano sacerdoti di una religione oscura. Praticavano sacrifici umani e predicavano una dottrina secondo la quale dopo la morte, l’anima si reincarna in un altro corpo. Si riunivano una volta all’anno in bosco sacro e segreto, interdetto ai profani, presso l’odierna Chartres, nella Francia del nord. Il loro sommo sacerdote
Rimaneva in carica per tutta la durata della sua vita.
Avendo grandissima autorità sul loro popolo, influivano notevolmente sulle decisioni politiche: furono loro ad alimentare la rivolta contro Roma, domata a fatica dalle legioni di Cesare, per questo quando la Gallia fu sottomessa, i druidi furono perseguitati, i santuari distrutti, i sacrifici umani interdetti  e la religione druidica vietata.
    

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Akhenaton il faraone maledetto

Messaggio  Annali il Dom Nov 15, 2015 1:09 am

Insieme alla sua sposa Nefertiti, Akhenaton, sovrano dei due Regni: l’Alto e Basso Egitto, istituì il culto di un unico dio, Aton, il disco solare, e proibì quello di altre divinità.
Divenuto re, alla morte del padre Amenofi III, nono re della XVIII dinastia, cambiò il proprio nome da Amenofi IV in Akhenaton e trasformò Aton nella divinità dello Stato. Aton divenne il dio tutelare del faraone e il faraone, per decreto, la divinità tutelare dei suoi sudditi.
Fu verso il quattordicesimo anno del suo regno che Akhenaton lanciò una campagna implacabile contro il dio Amon e la sua sposa Mut, ordinando che i loro nomi fossero cancellati da tutti i monumenti e dalle iscrizioni, e decise inoltre, di chiudere tutti i templi di tutti gli dei. Le conseguenze religiose e sociali di tale rivoluzione furono enormi, a cominciare dalla raffigurazione di Aton, rappresentato non in forma antropomorfa ma come un sole raggiante. Vietò tutte le rappresentazioni di divinità in forme umane o di animali e bandì anche le millenarie credenze legate alla morte, furono annullate e vietate le collocazioni di beni materiali nelle tombe. Trasferì la capitale da Tebe ad Akhetaton. (oggi Tell el- Amarna)
Annullò i procedimenti legati al giudizio finale dell’individuo nell’aldilà, poiché il dio dell’oltretomba Osiride, non era più venerato.
Akhenaton governò per circa diciassette anni, alla sua morte subentrò nella reggenza la sua sposa Nefertiti, già da lui destinata alla successione.
Dopo il breve interregno di Nefertiti, il trono passò a colui che divenne il faraone più celebre: Tutankhaton-Tutankhamon, forse figlio di Akhenaton e della sua seconda moglie kiya. Il nome di Nefertiti, ultimo baluardo della riforma religiosa monoteista, scomparve improvvisamente dalle fonti egizie, condannata all’oblio per aver voluto conservare il potere e continuare la politica religiosa del marito.
Il gruppo di funzionari incaricati di controllare l’operato del re bambino, che aveva appena dieci anni, cominciò a manovrare per riportare il paese al culto di Amon e al terzo o quarto anno di regno, Tutankhaton cambiò il proprio nome in Tutankhamon. Fu l’inizio della controriforma. In quel periodo il re, la corte e tutti gli abitanti abbandonarono Akhetaton, la capitale”eretica”, si riabilitò il tempio di Amon a Karnak e restaurati tutti gli edifici consacrati agli antichi dei.
Tutankhamon morì giovanissimo e senza eredi. Gli successe il generale Ay, che fu sostituito alla sua morte da un uomo forte dell’esercito, Horemheb.
Con lui si ritornò pienamente alla religione originaria e cominciò un vero e proprio processo di eliminazione della memoria di Akhenaton,  proseguita con la dinastia di Ramses I, un altro generale che non aveva avuto mai rapporto con la famiglia reale egizia.
Così l’eresia di Amarna fu sistematicamente disprezzata e ignorata a tal punto che, da quel momento, nelle liste dei re scomparvero i nomi di alcuni sovrani, cancellati dalle iscrizioni incise sulle mura dei templi, passando direttamente da Amenofi III a Horemheb.
Cancellare completamente il nome di Akhenaton fu tuttavia più difficile di quanto si possa immaginare, perché il suo pensiero arrivò al mondo occidentale attraverso la Bibbia, che nel Salmo 104 del Libro dei Salmi, riprende molti dei concetti dottrinali espressi nel”Grande Inno ad Aton”, dal faraone “maledetto” Akhenaton, da ritenersi espressione della prima religione monoteista della storia.
 

  

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Il diluvio di Zeus

Messaggio  Annali il Dom Ott 25, 2015 10:45 pm

Questo è uno dei tanti racconti della mitologia greca, un racconto del diluvio  provocato da Zeus per punire gli empi figli di Licaone .
Licaone si era attirato la collera di Zeus sacrificandogli uno dei fratelli più giovani.
Quando la notizia del delitto giunse sull’Olimpo Zeus, adirato, travestito da viandante, si recò da quei malvagi. Essi ebbero la sfrontatezza di offrirgli una zuppa in cui avevano mescolato le interiora di Ninimo, il giovane sacrificato, con quelle di pecora ma Zeus se ne accorse e rovesciò il tavolo. Li trasformò tutti in lupi e poi con il cuore pieno di disgusto, scatenò un’alluvione sulla terra che avrebbe dovuto distruggere tutto il genere umano.
Ma Deucalione, re di Ftia, avvertito da suo padre Prometeo il titano, costruì un’arca, la riempì di vettovaglie e vi salì con sua moglie Pirra, figlia di Epimeteo. Quando il vento cominciò a soffiare cadde la pioggia e i fiumi si precipitarono con fragore verso il mare che, gonfiandosi, spazzò via le città dalle coste alle pianure, finché tutto il mondo fu sommerso, salvo poche vette di monti. L’arca navigò per nove giorni e infine, quando la furia dell’acqua si placò, andò a posarsi sul monte Parnaso. Si dice che Deucalione fu rassicurato da una colomba che aveva mandato a esplorare in volo la regione.
Sbarcati sani e salvi, Deucalione e Pirra offrirono un sacrificio a Zeus Padre, andando a pregare nel santuario di Temi.
Essi supplicarono che il genere umano potesse rivivere e Zeus, udite le loro invocazioni, mandò Ermete a dire loro che qualunque cosa chiedessero sarebbe stata concessa.
A quel punto apparve Temi e ordinò a Deucalione e a Pirra di gettare alle spalle le ossa della loro madre.
I due rimasero perplessi, non capendo a quali ossa alludesse la Titanessa, ma poi capirono che era alle ossa della Madre Terra che alludeva e che le sue ossa erano le pietre sparse lungo la riva del fiume. Raccolsero le pietre e se le gettarono alla spalle e le pietre si trasformarono in uomini e donne.
Così rinacque il genere umano.

  

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Il diluvio nella leggenda indù

Messaggio  Annali il Dom Ott 25, 2015 10:27 pm

A Manu, (padre dell’Umanità e primo legislatore) portarono dell’acqua per lavarsi.
Mentre faceva le abluzioni, gli capitò tra le mani un pesciolino (Visnu nella sua incarnazione di Matsya), che gli diede questo comando: “Allevami ed io ti salverò quando il diluvio spazzerà via tutte queste creature”.
Il pesce istruì Manu su come averne cura. Allora gli disse quanto sarebbe avvenuto: “ In tale e in tal anno verrà quel diluvio, presta attenzione a questi miei consigli, costruisci una nave e quando l’acqua del diluvio sarà salita, dovrai entrare nella nave ed Io da esso ti salverò”.
Manu eseguì le istruzioni e durante il diluvio il pesce trasse la nave fino alla montagna del nord. Quindi disse: “Ti ho salvato. Assicura la nave a un albero ma non farti isolare dall’acqua mentre sei sulla montagna. Scendi solo quando gradualmente si sarà ritirata”
 


Ultima modifica di Annali il Dom Ott 25, 2015 10:47 pm, modificato 1 volta

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Vanità tutto è vanità -Salomone

Messaggio  Annali il Sab Ott 17, 2015 11:23 pm

Dal Libro II delle cronache.
1)      E Salomone figlio di Davide continuò ad acquistar forza nel suo Regno e Javhè, suo Dio, era con lui e lo rendeva oltremodo grande.
7) Durante una notte, dinnanzi alla tenda di adunanza, Dio disse  a Salomone: “Chiedi! Che cosa ti darò?”
A ciò Salomone rispose: “Tu sei Colui che hai esercitato grande amorevole benignità verso mio padre Davide e che mi hai fatto re in luogo di lui. Ora io ti chiedo Sapienza e Conoscenza affinché io possa uscire ed entrare dinanzi a questo popolo, poiché chi potrebbe giudicare questo tuo grande popolo?   
11) Per la ragione che hai chiesto conoscenza e non ricchezza, non beni materiali e nemmeno molti giorni, ti sono date sapienza e conoscenza; inoltre ti darò ricchezze e possedimenti e onori tali come ne ebbero mai nessuno che è stato prima di te, tali quali non ne avrà nessuno dopo di te.
17) Il re Salomone fece un grande trono d’avorio e lo rivestì d’oro puro. C’erano sei gradini al trono e uno sgabello d’oro e c’erano braccioli a un lato all’altro presso il luogo per sedere, due leoni stavano accanto ai braccioli. Altri dodici leoni stavano sui sei gradini, nessun regno ne aveva fatto di simili.
20) Tutti i vasi per bere di Salomone erano d’oro, e tutti i vasi della Casa della Foresta del Libano erano d’oro puro. Non v’era nulla d’argento , era considerato come nulla ai giorni di Salomone, che fu il più grande re di tutta la terra in ricchezza e in sapienza.
23) E tutti i re della terra cercavano la faccia di Salomone per udire sapienza che Dio gli aveva messo in cuore. 

  

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Chi temeva Caino?

Messaggio  Annali il Sab Ott 17, 2015 12:26 am

Gen.4:14 “ecco, tu mi scacci oggi dalla faccia di questo suolo e sarò nascosto dalla tua faccia; e sarò fuggiasco per la terra, e avverrà che chiunque mi troverà mi ucciderà”.
Gen. 4:17 “e Caino conobbe sua moglie, ed ella concepì e partorì Enok. Poi Caino costruì una città a cui diede nome Enok, dal nome di suo figlio”.
Chi mai avrebbe potuto uccidere Caino se non erano state create altre genti se non Adamo ed Eva, con la loro prole poi sopraggiunta?
Nella Bibbia è rivelato che per quanto concerne il tempo fra i fatti compiuti era trascorso un lungo periodo dalla nascita di Caino e Abele e al fratricidio.
Adamo aveva 130 anni quando nacque Seth, il terzo figlio, quindi erano trascorsi 100 anni dalla nascita dei due fratelli all’uccisione di Abele, un tempo sufficiente per la nascita di altri figli e che anche questi generassero altri figli. Di conseguenza c’erano numerose persone sulla Terra, tutte discendenti da Adamo ed Eva.
Chi avrebbe potuto uccidere Caino? Alla luce dei fatti espressi nelle Scritture, è che Caino non temeva gente straniera di altri paesi. A ucciderlo per vendicare la morte di Abele sarebbero stati i propri parenti. 

                                

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Il diluvio nelle culture antiche e nei miti e leggende

Messaggio  Annali il Gio Set 10, 2015 11:19 pm

Del diluvio biblico ne siamo a conoscenza per averlo letto e dato per avvenuto, in quanto fu il Dio creatore dell’uomo, (l’Adam ):“facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza (il DNA?) perché domini su tutte le altre creature della terra” , (genesi 1:26) che lo produsse irato contro le sue stesse creature, dichiarandosi pentito di averle create e decidendo di distruggerle con un diluvio universale.
Il racconto del diluvio contenuto  in Genesi, si riflette in molte mitologie di ogni parte del mondo, come vi fosse stata una fonte comune da cui attingere le proprie credenze.
Nella mitologia azteca si faceva riferimento a quattro età della Terra, nella prima delle quali abitata da giganti, subì un diluvio primordiale, dove le acque di sopra si mescolarono con quelle di sotto, senza più orizzonti e divenendo ogni cosa un oceano cosmico. Il dio che comandava l’acqua e la pioggia era Tlaloc.
Nella quarta età, invece, la dea dell’acqua si chiamava Chalchihuitlicue, il cui universo perì mediante un diluvio, per salvarsi dal quale gli uomini divennero pesci.
 
Anche gli Incas e i Maya del Messico e dell’America centrale, avevano le loro leggende del diluvio, o “haiyococab”, che significa acqua sulla terra.
Gli indiani guatemaltechi lo chiamavano “butic” parola che significa inondazione di molte acque  e sta per punizione divina con la quale l’umanità esistente viene cancellata per far posto alla comparsa di una nuova razza.
I miti del diluvio sono generalmente messi in relazione con la creazione e con la manifestazione del dio creatore. 
  
         
         La dea Chalchihuitlicue


Ultima modifica di Annali il Dom Ott 25, 2015 10:52 pm, modificato 1 volta

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Un uomo chiamato Adam

Messaggio  Annali il Gio Set 10, 2015 10:47 pm

Nel Libro della creazione si parla di un giardino, dove Adamo ed Eva divennero i progenitori dell’umanità prima di esserne scacciati dalla spada dell’angelo, a causa  della loro disobbedienza al Signore Dio.
Dov’era questo giardino? A est, nell’Eden, è scritto, situato fra i Sette Cieli, c’era un giardino creato per le delizie dell’uomo.
Eden, il termine che indica il paradiso terrestre nei testi biblici è un’antica parola di una misteriosa lingua scomparsa, quella che parlavano gli antichi sumeri.
 
In “Genesi 1:27” è scritto “Dio creò l’uomo a sua immagine”, mentre successivamente, sempre in “Genesi 2: 7”, si legge: “ Allora il Signore Dio plasmò l’uomo di polvere del suolo….”.
In questo versetto è usato il termine plasmò e non creò. Plasmò con la polvere del suolo, la terra, l’argilla. Nel testo ebraico da cui sono tradotte tutte le bibbie (il Codice di Leningrado) si legge che l’uomo è chiamato Adam, nome che viene da adamah, com’è chiamata la terra. Terra, polvere, argilla. L’argilla che i testi ebraici indicano proveniente da un antico idioma sumero dal significato “ciò che contiene la vita”.
Ora, tornando a Genesi 2:7 “…gli ispirò nelle narici il soffio vitale e divenne essere vivente”.
Da uno stralcio dello storico ebraico Giuseppe Flavio (37-105 d.C.) in Antichità Giudaiche, si legge: “ Quest’uomo lo chiamò Adamo, che nella lingua ebraica significa rosso, perché venne impastato con la terra rossa: tale è appunto la terra vergine e pura”.( Libro I:34-2)
 
Argilla uguale a cosa, dunque?  I primordiali strati argillosi, primi mattoni della vita, che provennero sulla Terra dallo spazio, secondo la teoria della panspermia, servirono da protezione dai raggi UV, e da sostanza catalizzatrice fondamentale per l’evoluzione. Infatti, i minerali argillosi catalizzano la formazione degli zuccheri, come il ribosio, e delle basi nucleotidiche, I primi quattro aminoacidi o le quattro basi azotate del DNA:adenina, guanina, citosina e timina, informazioni genetiche necessarie alla biosintesi di RNA e proteine, indispensabili per lo sviluppo e per il corretto funzionamento della maggior parte degli organismi viventi.

 
                

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John Milton: Il Paradiso Perduto

Messaggio  Annali il Gio Ago 06, 2015 1:54 am


Incisioni di Gustavo Doré 1832

John Milton (1608 - 74) 

The world was all before them,
Where to choose their place of rest,
And providence their guide:They hand in hand 
With wand`ring steps 
And slow,through Eden 
Took their solitary way.

Sono I versi che concludono il “Paradise Lost” di John Milton.
Il progetto che dio ha previsto per l’uomo, che inizia dalla creazione della luce, arriva alla sua ultima e conclusiva fase solo quando l’uomo, che ha mangiato il frutto dell’Albero della Conoscenza è punito e allontanato dall’Eden. La materia è scissa ormai in qualcosa di completamente nuova, infatti, coloro che si allontanano mano nella mano sono creature nuove, esseri umani a tutti gli effetti. La loro condizione non è stata data da dio, nonostante la sua onniscienza, ma da una scelta fatta liberamente dall’uomo, dal suo peccato.
 E libero sarà di scegliere il suo destino, mentre gli angeli ribelli resteranno dannati per sempre.

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Il potere distruttivo dell'Arca

Messaggio  Annali il Gio Gen 29, 2015 7:05 pm

L’Arca fu collocata in una  capanna di pastori nomadi, che fungeva da Tenda del Convegno, dove solo Mosè e Aronne, i due sacerdoti, potevano entrare.
Quando una densa nube calava sulla Tenda era il segnale che il Signore scendeva presso il suo popolo eletto e nessuno, nemmeno Mosè o Aronne, poteva entrare nella Tenda durante la sua permanenza, perché a nessuno era permesso di vedere il suo volto,  come disse a Mosè nel momento di consegnare le Tavole: “ Nessuno può vedere il mio volto. Nessuno può rimanere in vita dopo aver visto il mio volto”.
L’Arca però, era veramente inavvicinabile, un oggetto letale che rivelò la sua potenza mietendo le prime vittime proprio fra i figli del sacerdote Aronne, Abihu e Nadab, che ebbero la malaugurata idea di entrare nella tenda per recare offerte al loro Dio. Ignorarono il divieto e furono arsi dalle fiamme non appena al cospetto dell’Arca.
L’Arca,dunque, aveva il potere di dare la morte come un’arma distruttiva. 
Il popolo d’Israele recava con sé uno strumento tanto pericoloso, senza conoscere il segreto dei suoi raggi mortali?
Qual’era il suo fine ultimo?
Quanto fosse letale il potere dell’Arca è spiegato nel Libro  di Giosuè:

GIOSUÈ. LA PRESA DI GERICO
Ora. Gerico era saldamente sbarrata dinnanzi agli Israeliti; nessuno usciva e nessuno entrava. 
Disse il Signore a Giosuè: “ Vedi, io ti metto in mano Gerico e il suo re. Voi tutti prodi guerrieri, tutti atti alla guerra, girerete intorno  alla città, facendo circuito delle città una volta. Così farete per sei giorni. Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca; il settimo giorno poi girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe.
Quando suonerà il corno d’ariete, appena sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo entrerà, ciascuno dritto davanti a sé”.
Al settimo giorno essi si alzarono al sorgere dell’aurora e girarono intorno la città in questo modo per sette volte; alla settima volta i sacerdoti diedero fiato alle trombe e Giosuè disse al popolo: “ Lanciate il grido di guerra perché il Signore mette in vostro potere la città (….)”.
Allora il popolo lanciò il grido di guerra e si suonarono le trombe. Come il popolo ebbe udito il suono delle trombe e lanciato il grido di guerra, le mura della città crollarono; il popolo salì verso la città, ciascuno dritto davanti a sé e occuparono la città. Votarono poi allo sterminio, passando a fil di spada, ogni essere che era nella città, dall’uomo alla donna, dal vecchio al bambino, e perfino il bue, l’ariete e l’asino.
In quella circostanza Giosuè fece giurare “ Maledetto davanti al Signore l’uomo che si alzerà e ricostruirà questa città di Gerico! Sul suo primogenito ne getterà le fondamenta e sul figlio minore ne erigerà le porte!”.

                             

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Re: Religioni - Dal sacro al profano

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