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Storia Antica

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Essere cittadini romani

Messaggio  Annali il Sab Mar 05, 2016 2:03 pm

Cittadini romani si nasceva o si diventava. Romani si nasceva quando si era figli legittimi di un cittadino o figli naturali di una cittadina. Secondo il diritto, infatti, i figli nati dal matrimonio legittimo seguivano la condizione dl padre mentre quelli nati fuori dal matrimonio seguivano quella materna.
Romani si diventava, invece, quando, nati schiavi, erano liberati dal padrone secondo le norme di manomissione previste dal diritto civile: “manumissio censu, testamento e vindicta”.
La cittadinanza romana poteva essere acquisita anche collettivamente da appartenenti a una comunità politica alla quale lo stato romano faceva questa concessione, un’abitudine che rappresentò uno dei motivi di successo della politica di conquista di Roma.
Sul finire del secolo IV a. C. Roma era già una potenza imperiale e aveva sempre tenuto un atteggiamento senza uguali nell’antichità: agli stranieri da essa soggiogati offriva il beneficio e il privilegio di diventare cittadini romani.
Le ragioni che inducevano a desiderare la cittadinanza romana erano numerose e giustificano le insistenti rivendicazioni di questo diritto, culminate nella terribile guerra del 90- 89 a. C. che costrinse il senato a concedere la cittadinanza a tutta l’Italia. In primo luogo i cittadini romani potevano essere condannati a morte solo da un’assemblea di cittadini, e non da un qualunque magistrato, come accadeva a chi non era romano, inoltre non potevano essere sottoposti a tortura fisica e fustigazioni. E ancora, solo i cittadini romani potevano esercitare i diritti politici.
Quando la situazione cambiò e il nuovo governo non consentì la partecipazione diretta vi furono altre ragioni che indussero gli stranieri a desiderare di essere cittadini stranieri: per gli appartenenti  alle classi più elevate dei territori conquistati la cittadinanza era la sola via per far parte dei gruppi dirigenti, senza contare la sensazione di essere parte e non sudditi, dello stato dominatore. La propaganda romana a questo proposito era tanto efficace che quanti ottenevano la cittadinanza non coglievano l’aspetto negativo di una concessione che li privava della loro identità di origine.

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Guai ai vinti

Messaggio  Annali il Dom Dic 20, 2015 11:26 pm

"Vae victis" frase che secondo lo storico Livio fu pronunciata dal capo dei galli Senoni.
Brenno era un valoroso capo dei Galli. Nell’anno 390 a.C.  guidò i suoi uomini presso l’Italia, scontrandosi con i romani presso il fiume Allia, a nord  di Roma.
I romani furono sconfitti e la città venne occupata e saccheggiata.
I galli miravano soltanto a un grosso bottino di guerra perciò comunicarono al Senato romano che avrebbero lasciato la città dopo il pagamento di una grande quantità d’oro.
Un episodio particolare narra che i romani protestarono perché i Galli usarono una bilancia imprecisa per pesare il prezioso metallo.
Allora Brenno gridò: - Guai ai vinti! – e gettò sul piatto della bilancia la propria spada, facendolo pendere tutto dalla parte a lui favorevole, imponendo così la sua autorità. 
   

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Il Trionfo consolare

Messaggio  Annali il Sab Set 26, 2015 10:19 pm

La costituzione romana si preoccupava di controllare le manifestazioni d’individualismo, i personaggi troppo popolari o eminenti, suscitavano il sospetto nelle istituzioni. Per questo motivo si regolavano gli onori a cittadini influenti. Caso tipico è rappresentato dal trionfo, riconoscimento che costituiva la glorificazione pubblica di un generale vittorioso.
Il trionfo era concesso ai generali vincitori solo in certe circostanze: in particolare se nella battaglia condotta fossero stati uccisi almeno cinquemila nemici. Era quello il momento in cui si celebrava la gloria di un generale e al tempo stesso in momento in cui egli deponeva i suoi poteri davanti al popolo. Nel giorno stabilito era organizzato un grande corteo per le vie di Roma fino al Campidoglio. Ad aprire il corteo erano i senatori e i magistrati, poi portate in processione le parti più notevoli del bottino di guerra. Seguiva il generale sopra un carro d’oro, con il viso dipinto di rosso e una corona d’oro in testa.
Dietro in catene erano i capi nemici prigionieri e la moltitudine delle genti vinte, destinate a essere vendute come schiavi. Infine i soldati vittoriosi chiudevano la parata cantando inni derisori.
Il significato del trionfo consolare era inteso anche come il sancire l’inferiorità dei vinti di fronte al popolo romano. L’immagine del re macedone Perseo, prigioniero, sconfitto dal generale Lucio Emilio Paolo a Pidna, rappresentò uno degli esempi più evidenti del concetto di catastrofe, com’era inteso dal mondo greco, del passaggio da uno stato di massima potenza a uno di assoluta umiliazione. Perseo non era, infatti, semplicemente il re dei macedoni, ma era anche l’erede di Alessandro Magno che veniva trascinato in catene nel corteo di un console romano.
Ecco come Plutarco racconta la vicenda:
“I figli del re camminavano condotti come schiavi, seguiti dai precettori che li invitava a tendere le mani verso la folla per impietosirla. Erano due maschi e due femmine che non capivano completamente la grandezza della sciagura a causa della giovane età. Dietro i figli seguiva Perseo avvolto in una tunica scura e le babbucce ai piedi, poi tutto uno stuolo di parenti e amici con il volto distrutto dal dolore.
Perseo aveva supplicato Lucio Emilio Paolo di risparmiargli la vergogna, ma il generale lo aveva deriso per la sua vigliaccheria e gli aveva risposto: "Questo non è in tuo potere, ora come prima”.

 

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Una clamorosa sconfitta romana:La battaglia di canne

Messaggio  Annali il Lun Lug 27, 2015 12:17 am

Una delle più grandi sconfitte dell’esercito romano si consumò nel 216 a.C. in una delle più aride pianure delle Puglie lungo il corso del fiume Otranto.
La vittoria toccò ad Annibale che portò i cartaginesi a un passo dalla vittoria nella seconda guerra punica. La schiacciante vittoria fu senz’altro da attribuire all’abilità tattica del condottiero cartaginese, in grado di sfruttare le potenzialità diverse di suoi uomini e le condizioni naturali del campo di battaglia.
Annibale si schierò in modo d’avere il vento alle spalle, così che quando iniziò a soffiare sulla pianura aperta e sabbiosa, sollevò un gran polverone che passando sopra le loro teste colpì il volto dei soldati romani causando nelle loro fila scompiglio e confusione. Inoltre dispose i reparti del suo esercito in modo tale da lasciare al centro dello schieramento i soldati meno esperti, così che le truppe sfondandolo furono circondate dall’esercito cartaginese.
In una zona di combattimento il console Lucio Emilio Paolo, anche se all’inizio della battaglia fosse stato ferito gravemente, non solo attaccò più volte Annibale con una fitta schiera, ma risollevò in alcune zone le sorti della battaglia.
Infine i cartaginesi ricaccarono i pochi superstiti e quelli che riuscirono a recuperare i cavalli si dettero alla fuga.
Il tribuno militare Gneo Lentulo, avendo scorto il console coperto di sangue seduto sopra un sasso, gli disse: “ Lucio Emilio di cui gli dei devono aver cura poiché sei il solo a non aver colpa del disastro di oggi, prendi il mio cavallo finché ti rimane forza”. Il console rispose: “ Bravo Geo Lentulo! Ma fai attenzione a non perdere in un inutile senso di pietà il poco tempo che hai per fuggire dai nemici. Va’ e riferisci pubblicamente ai senatori che fortifichino la città”.
Così Tito Livio racconta della battaglia di canne


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Aelia Capitolina (Gerusallemme)

Messaggio  misterred il Gio Apr 09, 2015 12:36 pm

Storia : Gerusalemme divenne Aelia Capitolina
Molto sappiamo di Gerusalemme e dove si trova, ma pochi sanno che durante la dominazione romana, per un certo periodo cambiò nome e divenne Aelia Capitolina.
Già nel 70 d.C, l'imperatore Tito aveva distrutto il tempio e con i proventi costruito il Colosseo (inaugurato circa dieci anni dopo).
Adriano, che era succeduto a Traiano, toccò il compito di domare l'ennesimo rivolta che nasceva in quei territori, da sempre ostili alla dominazione Romana.
Fu così che Adriano (nel 132-135 d.C.) domò la rivolta e distrusse la città, facendo edificare nuovi templi e nuove case. I cittadini furono tutti allontanati e la città fu ribattezzata "Aelia Capitolina" in onore a Giove, massima divinità romana del tempo.
Il tempio inglobò il vecchio tempio, il luogo del calvario di Cristo e il Santo Sepolcro (che poi fu realizzato molto tempo dopo).
Insomma la città cambiò volto e nome. I Romani intendevano cancellare il glorioso passato della città antica.

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10 marzo 241 a.C. BATTAGLIA DELLE EGADI, la sicilia diviene prima provincia Romana

Messaggio  misterred il Mar Mar 10, 2015 2:13 pm

Polibio Libro I
"...La guerra sorta tra Romani e Cartaginesi ebbe termine dopo essere durata ventiquattro anni....."
Si,durò dal 264 al 241 a.C.
In quella guerra i Romani persero settecento navi e i Cartaginesi cinquecento (dice Polibio).
La Battaglia delle Egadi cambiò il corso della storia nel Mediterraneo.
C'è chi dice che la Battaglia delle Egadi sia stato il grande scontro navale di tutti i tempi.
I Romani presero 10.000 progionieri.
La Prima guerra punica che si svolse principalmente in Sicilia occidentale, vide pure una disfatta
navale dei Romani nella Battaglia di Trapani (249 a.C.)
Trapani, la città falcata, chiamata appunto "Drepani" (falce) per la particolare forma che è visibile
dal mitico Monte Erice, il monte di Venere Afrodite per via di un famoso tempio eretto in onore della Dea.
Polibio dice che non fu la fortuna ad aiutare i Romani nella vittoria ma l'audace proposito di egemonia
assoluta e che infine attuarono.
D'altra parte, la fortuna aiuta gli audaci si dice no? Fortuna audaces Juvat.
Oggi è una giornata di sole, come probabilmente lo fu duemiladuecento anni or sono.
Era il 10 marzo 241 a. C.

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Traiano e il suo Foro a Roma

Messaggio  misterred il Dom Feb 15, 2015 11:29 am

Storia : TRAIANO e il suo Foro a ROMA (Urbs)
Oggi scriveremo dell'Imperatore Traiano. Brevemente e non ci dilungheremo, solo i tratti salienti.
Nasce ad Italica in Spagna; suo nome completo Marco Ulpio Nerva Traiano.
Per descrivere la vita e le imprese di Traiano non basterebbero pagine e pagine, e fiumi di inchiosto, tantitissimo da dire e descrivere. Noi, per brevità diremo solo le cose essenziali.
Nella sala d'ingresso della Corte Suprema di Washington c'è un busto che lo ritrae.
Uno dei migliori imperatori romani, grande statista, filantropo, benefattore, amante della giustizia e contribuì al benessere del popolo.
Si dice, dicesse :"tratto tutti, come vorrei che l'imperatore trattasse me privato cittadino".
Durante il suo mandato, l'impero romano raggiunse la massima espansione.
Promulgò leggi e riforme sociali anche in materia agraria e contadina, per favorire lo sviluppo e il benessere degli agricoltori.
Fu appellato : "Pater Patriae, Pontifex Maximus, Optimus Princeps".
Si dice cavalcasse a fianco dei suoi soldati, vivendo come loro le difficoltà delle campagne miitari.
Non fu particolarmente severo contro i cristiani né invitava i magistrati a ricercarli.
Di lui si ricorda il "foro Traiano e la colonna Traiana" (a Roma).
Un'opera grandiosa e che contribuì a dare all'Urbs un nuovo assetto stradale elogistico.
Il foro Traiano infatti e ra composto da una pubblica piazza (Foro propriamente detto), una basilica giudiziaria, due biblioteche e la colonna (che c'è ancora) e il mercato coperto.
Il foro era il posto dove si scambiavano merci e affari e si amministrava la giustizia.
Il foro e la basilica furono inaugurati il 1° gennaio 112.
Tra le due biblioteche uno spiazzo la famosa colonna Traiana, formata da un piedistallo quadrato e la colonna propriamente detta.
La colonna contiene in bassorilievi le gesta dell'imperatore durante le guerre daciche.
Una costruzione davvero monumentale e che all'origine era sormontata da una colossale statua dell'Imperatore poi trafugata durante le invasioni barbariche.
L'imperatore morì nel 117 (d.C.) e le sue ceneri racchiuse in una urna d'oro, poste alla base della colonna.
Le ceneri furono poi anch'esse trafugate e disperse.
L'architetto della colonna fu un certo Apollodoro di damasco.
Traiano, generoso, lento all'ira e clemente, così dicono le cronache di lui.
Genereso perchè incline a condonare le imposte se eccessive, ma soprattutto oltre che stratega militare e statista, uomo vicino agli altri uomini.
Ce ne fossero, di questi tempi.

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Re: Storia Antica

Messaggio  Annali il Dom Feb 08, 2015 1:30 am

La secessione dell’Aventino
 
Nel linguaggio politico il termine “secessione” indica una separazione volontaria di una parte della comunità o del territorio che controlla. La prima secessione della tradizione occidentale è quella della plebe, del 494 a.C. I patrizi, per evitare rivolte durante le guerre contro volsci, equi e sabini, promettono di ridurre i debiti dai quali è gravata la plebe, disattendendo però alla promessa e causando la ribellione tra le genti. Soldati e plebei si ritirano sul Monte sacro, o secondo altre versioni sull’Aventino.
Per sedare la rivolta fu concesso ai plebei di poter nominare due magistrati, i tribuni della plebe, inviolabili e con diritto di veto sulle decisioni dei consoli.
La tradizione attribuisce a Menenio Agrippa, inviato sull’Aventino per ricomporre la pace sociale, un discorso in cui la comunità è paragonata a un corpo umano che non può sopravvivere senza la cooperazione e la concordia fra le sue parti.
La logica aristocratica indicava i patrizi corrispondenti al ventre e i plebei alle mani, che, con il loro lavoro permettevano al ventre di nutrirsi, il qual ventre, apparentemente ozioso, assicurava la sopravvivenza di tutto il corpo.
L’apologo di Agrippa è così descritto e tramandato da Tito Livio:
“ Si racconta che quando le parti del corpo avevano tutte una propria autonomia e la facoltà di parola, si adirarono contro lo stomaco, perché senza faticare  aveva come unica occupazione quella di godere del cibo che gli veniva consegnato. Allora le altri parti del corpo decisero di cospirare a suo danno: le mani si rifiutarono di portare il cibo alla bocca, la bocca si rifiutava di accettare il cibo, i denti si rifiutarono di masticarlo. L’unico risultato che ottennero fu quello di rendere debole non solo lo stomaco, ma tutte le parti del corpo. Compresero allora (le mani) che il compito dello stomaco era molto importante, perché, se nutrito, permetteva a tutto il corpo di funzionare.”  
 
Però, quell’Agrippa! Voi lavorate mani che intanto io “magno”!
 
Si potrebbe trarre, da tale apologetico “raccontino”, moderna political-morale…

  

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Re: Storia Antica

Messaggio  Annali il Mar Nov 25, 2014 1:23 am

La legione romana


Lo strumento militare che consentì a Roma d’imporre il suo dominio su altri popoli fu l’esercito, organizzato secondo il sistema della legione. Tutti i cittadini di età compresa tra i diciassette e i sessanta anni erano potenzialmente soggetti al servizio militare.
In origine le legioni in servizio permanente erano due, una per ciascun console, ognuna comprendente circa quattromila soldati.
Inizialmente l’esercito romano combatteva a ranghi serrati schierati in falange, con le guerre sannitiche però, dovendo combattere in luoghi impervi determinò un cambiamento che conferì all’esercito una notevole efficienza. Da quel momento le legioni erano schierate su quattro file: davanti stavano i “velites”, armati con frecce e fionde; in seconda fila c’erano gli “hastati”, giovani armati pesantemente; alle loro spalle stavano i “principes”, contingenti con maggior anzianità e dietro ancora, per ultimi erano le truppe scelte, i “triarii”, che intervenivano nella battaglia al momento decisivo determinando l’esito dello scontro.
La caratteristica più importante della nuova legione fu l’ordinamento manipolare: i soldati non erano schierati in falangi compatte ma divisi in piccole unità, dette appunto “manipoli”, trenta per ogni legione, ognuno con centoventi soldati che combattevano separatamente.
Questa innovazione strategica fu l’arma segreta dei romani, che consentì loro di vincere persino contro la leggendaria falange macedone. Ai fianchi delle legioni si ponevano gli “equites”, che avevano comunque un’importanza inferiore nella tattica di combattimento. Fu da questa scarsa importanza attribuita alla cavalleria che i romani subirono alcune delle più gravi sconfitte della loro storia.
La disciplina militare era severissima: se una legione dava prova di codardia, il comandante poteva punirla con la “decimazione”, mettendo a morte soldati scelti a caso, sino alla proporzione da uno a dieci, da cui il nome.
   

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Re: Storia Antica

Messaggio  misterred il Dom Ott 19, 2014 10:30 am

L'uomo ha da sempre trattato malissimo gli animali.
Ma, ha trattato da sempre malissimo pure i suoi simili.
Purtroppo.

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Re: Storia Antica

Messaggio  Charade il Sab Ott 18, 2014 1:06 pm

Certo che se i cavalli avessero parola , forse vorrebbero/potrebbero dire la loro ! Sad
Magari una sorta di pianeta delle scimmie con i cavalli come protagonisti che montano o le scimmie o gli umani o i romani a scelta , tanto il significato è lo stesso -  Shocked

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Storia Antica

Messaggio  Annali il Sab Ott 18, 2014 1:56 am

Giulio Cesare e il cavallo d’ottobre
 
Per riportare la disciplina nell’esercito romano, Giulio Cesare nel 46 a. C., condannò a morte due fra i soldati ammutinati per non aver ricevuta la paga.
Furono decapitati nel Campo Marzio, le loro teste portate nel Foro Romano e infisse alla porta della Regia, dimora del pontefice massimo.
Una pena di morte uguale al rito d’una cerimonia religiosa che ogni 15 d’ottobre si celebrava a Campo Marzio, sacrificando al dio Marte un cavallo, la cui testa era affissa alla parete di un edificio pubblico. L’animale sacrificato era scelto tra i vincitori delle gare con i carri nel corso della cerimonia.  
La vittima del sacrificio era un cavallo, perché, scrive Plutarco, essendo il cavallo un animale bellicoso era molto gradito al dio della guerra. Questo spiega il motivo del singolare supplizio per i due soldati ribelli: Cesare aveva ordinato un’esecuzione che fosse al tempo stesso punizione esemplare e sacrificio a Marte.
Uomini sacrificati come i cavalli d’ottobre per glorificare un dio.

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Re: Storia Antica

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