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Serendipità

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Onde dallo spazio

Messaggio  Annali il Gio Ott 22, 2015 12:10 am

Due secoli fa l’universo conosciuto era composto solo dalla Via Lattea e i migliori telescopi di quei tempi potevano scrutare stelle pianeti e oggetti nebulari solamente all’interno della nostra galassia. Quando Edwin Hubble utilizzò il più grande telescopio degli anni venti presso l’Osservatorio di Mount Wilson per studiare le variabili Cefeidi, mise in evidenza che le distanze erano enormi rispetto all’ambito galattico, rivelando che tali stelle si trovavano al di fuori della Via Lattea e che dunque esisteva un universo extragalattico  in cui la nostra galassia è solo una fra tanti miliardi di oggetti a lei simili.
Dopo il 1930 i confini osservativi si allargarono ancor di più e l’universo oltre che “essere visto” con gli occhi fu anche studiato con le “orecchie”.
 Tutto ebbe origine quando un giovane ingegnere dei Bell Telephone Laboratories, fu incaricato di determinare la direzione di arrivo dei disturbi a radiofrequenza generati dai temporali, disturbi che interferivano con l trasmissioni radiotelefoniche transoceaniche  verso l’Europa. Trovando una direzione preferenziale si sarebbe potuto schermare le antenne da quei disturbi, migliorando la qualità delle comunicazioni. Fu costruito in quel caso un apposito ricevitore a 20 MHz composto da un’antenna orientabile in modo da stabilire con certezza la direzione di arrivo delle interferenze. Dopo un anno di ascolto il ricercatore concluse che i disturbi non erano causati solo dai temporali, perché ve n’era uno che si ripeteva ogni 24 ore ed era troppo regolare per una perturbazione atmosferica.
 In quel modo  fu scoperta accidentalmente la prima sorgente radioastronomica situata nella costellazione del Sagittario, che inaugurò una nuova scienza e nuova tecnologia, dedicate allo studio della radiazione che i corpi celesti emettono nella stessa zona dello spettro elettromagnetico cui appartengono le frequenze usate per le telecomunicazioni .
Era nata la radioastronomia.
Si era cercata una cosa e se n'era trovata un'altra, appunto una nuova scienza e nuova tecnologia.
    

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Serendipità

Messaggio  Annali il Ven Ott 03, 2014 3:09 am

La velocità della luce
 
Molte scoperte scientifiche sono state fatte in parte dovute al caso o, all’intuito, ossia alla serendipità, termine dovuto a Horace Walpole, personaggio eccentrico che tra le sue varie stranezze amava coniare nuove parole. Passò alla storia dopo aver inventato la parola  “serendipità” nel 1754, comunicando la notizia a un suo lontano parente, scrivendogli dopo aver letto la favola “ I tre piccoli principe Serendip”, nome antico dell’isola di Sri Lanka.
Nella storia i tre principini nei loro viaggi scoprono continuamente, per puro caso o per loro perspicacia, cose che non andavano cercando.
In questa situazione ben si colloca l’ambito scientifico, in modo rilevante l’astronomia, dove spesso vi è stato chi, andando a caccia di comete scopriva invece nebulose planetarie, o chi, impegnato a trovare un metodo per la determinazione della longitudine in mare, scoprì invece che la luce non ha velocità infinita individuandone pure il valore.
Fu il danese Olaf Roemer, mentre tentava, riprendendo il lavoro iniziato da Gian Domenico Cassini, di trovare un metodo per definire la longitudine in mare, che scoprì invece che la luce non ha velocità infinita, determinandone pure il valore.
La luce si propaga non istantaneamente, come si era sempre creduto, ma con velocità finita e misurabile.
Roemer analizzò i tempi di occultazione di Giove da parte dei satelliti, calcolandone i ritardi, misurando i quali e conoscendo l’entità della maggiore distanza coperta dalla luce, fu possibile calcolare la velocità  dividendo tale distanza  per il ritardo accumulato.
Il calcolo della velocità della luce da lui eseguito, forniva un valore di 220.000 km/s, decisamente lontani dai 300.000 Km/s misurati attualmente, ma, tuttavia, risultava molto elevato rispetto alle velocità note all’epoca.
Si giunse alla prima prova concreta della finitezza della velocità di propagazione della luce e del suo valore numerico.
 Era l’anno 1676. Da quel momento, cessava l’illusione di poter conoscere quanto avviene nel cosmo nel momento in cui si produce.
La fondamentale scoperta è ricordata con una targa posta all’ingresso dell’Osservatorio Astronomico di Parigi. Avvenuta mentre si cercava altra cosa.

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