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La musica: magia d'ogni tempo

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Re: La musica: magia d'ogni tempo

Messaggio  Annali il Mar Set 16, 2014 1:12 am

Il rock si fa storia
 
Chuck Berry 
 

Gran parte di tutto quanto è stato identificato come rock ‘n’ roll, riferito a un preciso modo di suonare i riff e una certa quadratura metrica, può essere ricondotta all’esplosione creativa del giovane Chuck Berry, che sapeva molte cose sull’uso della chitarra elettrica e come si scrive un testo che batta il tempo in tre minuti al pari della vera sezione ritmica. Non c’è padre del rock’n' roll che possa vantare la quantità di canzoni che scrisse nella sua stagione più feconda. Autore raffinato, Chuck riuniva l’ironia del passo di “papera”, il candore dell’adolescenza e un modo consapevole di trascrivere il blues e l’hillibilly a uso della nuova gioventù. Le sue composizioni corrispondono in larga parte al senso profondo del roch’n' roll, alla sua capacità di rompere gli schemi facendosi egli stesso schema rinascendo ogni volta dalle sue ceneri. Nessun’altra forma di comunicazione ha saputo sfidare il tempo come ha fatto il rock’n’ roll. Buona parte del merito è di chi ne ha costruito le fondamenta: un gruppetto di operai specializzati, in mezzo ai quali Berry ne era il capomastro.  

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Re: La musica: magia d'ogni tempo

Messaggio  Annali il Mar Set 09, 2014 1:07 am

La musica jazz

Frank Morgan

È stato un sassofonista contralto dalla notevole genialità musicale, iniziò la sua carriera quando aveva 22 anni, il suo primo disco lo incise nel 1955, anno della morte di Charlie Parker del quale era considerato l'erede naturale.
Raccontava spesso che la sua vita era cambiata nel momento in cui sentì Charlie Parker prendere un assolo.
Aveva completato gli studi presso la Jefferson High School, una scuola per soli neri. Sollecitato dal padre iniziò a suonare nei club della Central Avenue, con Parker sempre presente per valutare i progressi del suo protetto.
Per la dipendenza alla droga trascorse molti anni in carcere dove già si trovava l’altro celebre jazzista Art Pepper, divenendo il solista principe della band di San Quentino insieme ad altri grandi nomi del jazz. Frank era molto orgoglioso di essere in quella banda e senza dubbio raffinò le sue doti di musicista in compagnia di quei grandi musicisti detenuti per cause connesse agli stupefacenti.
Verso la metà degli anni ottanta, chiusi per sempre i conti con la giustizia, Morgan ritorna alla ribalta con la sua immutata bravura musicale. Ne 1985, dopo circa trent'anni dal precedente, registrò un nuovo album, “ Easy Living” suonando meravigliosamente bene per altri vent’anni.
Fu colpito da un ictus nel 1998, ma continuò a registrare e a suonare dal vivo. Fino alla sua morte nel 2007, pubblicò 16 album.



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Re: La musica: magia d'ogni tempo

Messaggio  Annali il Dom Set 07, 2014 10:00 pm

Il rock si fa storia

Jeff  Buckley

È stato un navigatore delle stelle che ha fatto di "Grace” (1994), il suo unico vero album dove vi  ha trasfuso il suo genio creativo e un canto capace di spingersi dove nessuno è mai giunto prima, uno straordinario biglietto da visita e uno struggente testamento.
Non ha fatto parte di alcuna corrente e nessuno ha mai avuto il coraggio di provare a seguire la sua scia: è rimasto nella sua orbita solitaria a guardare il mondo dimenarsi e dall’alto ha lasciato cadere poche manciate di canzoni stupende, profondissime, costruite soprattutto su malinconiche policromie, folk - psichedeliche, a tratti anche accese di autentico furore rock’n roll, marchiate dalla sua voce ricca di mille sfumature, dolce nei sussurri e potentissima nei momenti di maggior tensione.
“ Grace” non è dunque rappresentativo di nulla se non di se stesso, uno di quei capolavori che, pur non vendendo milioni di dischi restano nella storia e lì rimangono, inattaccabili dal trascorrere degli anni. Ci sono, in quell’album, dieci splendide gemme, senza tempo nello spirito e sempre moderne nei suoni, con sette composizioni autografe e tre cover, che dipingono affreschi sonori intensamente visionari. Un mix di talento e sentimento, che senza la crudeltà di un fatale destino avrebbe illuminato per chissà quanto la scena Rock.
Tim trovò la morte nel fiume Wolf River, un affluente del Mississippi, il 29 maggio 1997.
Buckley è oggetto di un vero e proprio culto da parte dei fans, che vedono in lui la figura dell'artista maledetto e misterioso, come è stato per Jim Morrison o Kurt Cobain.
 
La sua interpretazione di Hallelujah, di Leonard Cohen, è stata classificata nel 2011 tra le 500 migliori canzoni selezionate dalla rivista musicale Rolling Stone, al numero 264.
La stessa rivista lo aveva piazzato, nel 2008, al numero 39 nella lista “The Greatest Singers of All Time".

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Re: La musica: magia d'ogni tempo

Messaggio  Annali il Dom Set 07, 2014 12:47 am

Il rock si fa storia - Bruce Springsteen

 Darkness On The Edge Of Town, l’ho scelto per rappresentare il punto di massima intensità espressiva del pensiero letterario e musicale di Springsteen, testimoniato nel 1978, dalle copertine di “Time” e “Newsweek”. Nella lotta per ribellarsi ai vincoli di un sistema cattivo, trovò il centro della sua ragione d’artista, comunicatore e simbolo di se stesso.
L’oscurità che ammanta i bordi della città è il buio dell’anima vagante di ogni cittadino del mondo che abbia coscienza del fatto che nessuno può dirsi veramente felice se tutti non sono felici. Il povero vuole essere ricco e il ricco vuole essere re e il re non è soddisfatto se non regna su ogni cosa: l’homo springsteeniano porta sulle spalle il peso insostenibile del peccato originale, lavora in una fabbrica e vive alla luce dei lampioni, si getta sulla strada con una Chevy del 69 alla ricerca d’una terra promessa che non esiste più, inghiottita dalle tenebre. E l’homo muore, pezzo per pezzo, lentamente. Una parabola potente e drammatica, questo è Darkness On The Edge Of Town.    


Ultima modifica di Annali il Mer Ott 29, 2014 3:05 am, modificato 2 volte

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Re: La musica: magia d'ogni tempo

Messaggio  Annali il Mer Set 03, 2014 2:19 am

IL ROCK SI FA STORIA


Gli anni ’80 sono finiti e si entra nei caotici ’90, durante i quali sembra di assistere all’estrema frammentazione dell’universo rock, privato della sua centralità, con il suo non essere più unico veicolo di comunicazione giovanile, in verità seguendo un processo già iniziato nel decennio precedente. In parte dovuto, è giusto precisarlo, alla non più tanto verde età dei suoi protagonisti e loro pubblico.Niente timori, nessuna paura, nulla è perduto, ancora una volta il rock novella fenice, dalle sue ceneri risorge. Arrivano i Nirvana nel settembre 1991 a colpire al cuore, l’immaginario adolescenziale, aggiungendo seduzioni squisitamente pop all’incontro fra punk e hard moderno.
Dunque il rock non era morto, ma era ancora rock?
Spentosi l’eco del grunge, le logiche evolutive di un rock partito ibrido, ha sempre trovato in altre contaminazioni lo stimolo a non fermarsi.
Una volta di più è stato dimostrato che volgersi creativamente al passato può essere il modo migliore d’inventarsi il futuro. Il rock lo fa da sempre e anche guardarsi indietro, può essere positivo se la scrittura è all’altezza del classicismo cui aspira. Quanti ne hanno camminato nella scia, basta far qualche nome per averne conferma. Ripartendo dagli ’80 ricordiamo R.E.M, Neil Young, Metallica, Bruce Springsteen, Lou Reed….
Bisognerebbe scrivere libri interi al riguardo, ma il tempo latita e arrivano gli anni ’90, dei quali all’inizio si stava raccontando.  Formidabili indubbiamente perché non ci hanno certamente  dato modo di annoiarci.
Mi prendo il tempo per decidere cosa conservare di quegli anni, o cosa buttare, che poi buttare sarebbe impossibile. Tutto rimane scritto nella memoria e le voci, quelle che hanno entusiasmato non si spengono e non si scordano a comando: sono lì a ricordarci che c’eravamo pure noi….con loro. 
1991: tre lustri dopo il precedente spartiacque, tracciando una linea di demarcazione tra il prima e il dopo, quando si parlava della morte del rock, arriva in vetta alle classiche un giovane con tutti i cromosomi al posto giusto per raggiungere la vetta delle classifiche americane.
 È Kurt Cobain, un ventiquattrenne che alla testa dei Nirvana con “Nevermind”, (appunto, come già citato) lancia un urlo alienante, un irresistibile abbraccio di punk e hard, con affioranti melodie pop.
Vigoroso, sanguigno ed essenziale, esprime urgenza di comunicazione magari confusa e contorta, ma sincera, indiscutibilmente.

 

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Re: La musica: magia d'ogni tempo

Messaggio  Annali il Mer Set 03, 2014 2:07 am

IL ROCK SI FA STORIA


Gli anni ’80 hanno una gran fretta di irrompere alla ribalta, ancora propulsi di energia settantasettina, arrivando con tre mesi di anticipo, con un gruppo newyorchese di nome Talking Heads. Trafficando con il funk, dichiarano inevitabilmente la fine della centralità del rock, mettendolo sullo stesso livello di altre musiche popolari e facendolo evadere da quel vasto perimetro degli stili che l’hanno formato.
I Talking Head sintetizzano e i Clash catalogano e assorbono. Da posizioni antitetiche gli uni e gli altri anticipano lo spirito guida degli anni ’80 e ancor di più dei ’90. Due decenni leggibili da un certo punto di vista come un unicum.
Schiacciati, per restare in ambito strettamente rock, gli anni ’80 hanno patito, fra la nuova onda da un lato e il grunge dall’altro, una perdurante sottovalutazione, mentre meritano esegesi attente: per la capacità di rileggere le radici del rock con la sensibilità del post- ’77.
Gli anni ’80 negli States sono forse soprattutto gli anni in cui l’hip hop da fenomeno solamente newyorkese che era conquista il paese e il mondo il giorno dopo.
E la gran Bretagna? Non sta a guardare ma paga l’eccesso di orgoglio indotto dall’aver messo a soqquadro il rock con i Sex Pistols.
In scena entra il pop più rumoroso che si sia mai sentito ma le cose migliori accadono a fine decennio, quando si trovano innovazioni che dipingono di nero l’indie-rock.
Poi naturalmente gli ’80 gli anni degli U2, di Prince, di Madonna, di Bruce Springsteen di Born In The USA che riempie gli stadi ovunque.
 E sono anche  quelli della caduta del Muro di Berlino.

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Re: La musica: magia d'ogni tempo

Messaggio  Annali il Mer Ago 27, 2014 12:13 am

LA MUSICA JAZZ
Art Pepper

Non sono mai stata una patita del jazz, lo ammetto, però talvolta  mi sorprendo ad ascoltare a bocca aperta un brano suonato da un mostro sacro di questo genere musicale.  Ho ritrovato durante una delle mie incursioni nel profondo blu del web, Art Pepper, sax e clarinetto, del quale un articolo ne ricordava il trentennio della morte. 
Lo avevo ascoltato tanto tempo fa nella versione d’un brano di Cole Porter. Sembrava, con il suo strumento, volesse aggredire la musica come per tirarle fuori l’anima. Era il suo stile, l’unico modo in cui sapeva suonare e quella sua grinta fu la cosa che più mi piacque. 



Ultima modifica di Annali il Mer Set 03, 2014 2:25 am, modificato 1 volta

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Re: La musica: magia d'ogni tempo

Messaggio  Annali il Dom Ago 24, 2014 3:02 am

IL ROCK SI FA STORIA


Degli anni ’70, necessario aprire un nuovo capitolo, per far posto a esordi di tutto rispetto, da Patty Smith, ai Ramones ai Talking Heads e molti altri che si apprestano a stupire all’ombra della Grande Mela. 
Da ricordare fugacemente la colonna sonora di “Saturday Nigth Fever” che nel 1977 con il suo fatturato avrebbe coperto i bisogni di buona parte del Terzo Mondo, e la comparsa di un piccolo grande uomo chiamato Bob Marley.  
Con Marley per la prima volta il rock subisce l’infiltrazione diretta da parte di una musica non uscita dai soliti santuari angloamericani. Certo era variante di soul e rhythm’n’blues: il mondo è una sfera, la storia un cerchio.
Gli anni ’70 cominciano a movimentarsi, è scoppiato il punk, anche se è vero che ad accorgersene è solo la stampa underground.
In realtà il punk non dice nulla di nuovo, inserendosi in una tradizione che da Eddie Crochran porta ai Sex Pistol prendendo lo spunto da The Who, innovativo è semmai l’atteggiamento, il tornare a farsi voce generazionale, il riprendersi il rock’n’roll sottraendolo alla presunzione del progressive.
Il punk è comunque tutt’altro che privo di padri, risultando da subito lampanti le sue contiguità con certo hard e con il “glam”. Il dopo sarà da un lato lo svelto insterilirsi in stile rigido e codificato, dall’altro l’evoluzione in New wave, fioritura di talenti come il rock non ne conosceva da dieci anni e non ne conoscerà forse più.
Gli anni ’60, iniziati con l’arrivo di Elvis Presley e la beatlemania, sono sepolti con Jim Morrison, nel luglio 1971.



 

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Re: La musica: magia d'ogni tempo

Messaggio  Annali il Dom Ago 17, 2014 3:47 pm

La musica Jazz


MILES DEWEY DAVIS ( maggio 1926- settembre 1991)

Trombettista d’eccezione, musica morbida, perfetta. La sua musica si offre all’ascolto come un oggetto liscio senza cuciture o sbavature. Era un uomo che guardava alla realtà con occhio lucido, disincantato. Organizzava la sua musica senza spiegare nulla a nessuno, geloso delle strutture, delle sue soluzioni armoniche, limitandosi a inviare segnali gestuali ai componenti del complesso.
Nel 1965 formò un nuovo quintetto con il quale, definito “stellare”, impresse il suo nome nella storia del jazz. Grande innovatore fu ideatore di numerosi stili jazz, fra cui il cool jazz, l'hard bop, il modal jazz e il jazz elettrico o jazz-rock.
Dotato di personalità laconica e difficile, si era guadagnato il soprannome di “principe delle tenebre”, per la qualità notturna di molta della sua musica. Nella realtà, chi lo conobbe da vicino lo descriveva quale persona gentile, spesso insicura, che utilizzava l’aggressività come mezzo di difesa.
Davis non esitò mai a reinventare la musica per la quale era conosciuto, nemmeno dopo il successo del rock, quando passò a una sonorità totalmente elettrica, sfidando talvolta l’ostilità della critica. Il suo grande carisma, oltre dall’enorme produzione artistica di valore indiscusso, scaturiva dalla sapiente costruzione della sua immagine, che lasciò anche traccia nel costume. Un musicista del XX secolo che fu, nel contempo, artista rivoluzionario e icona della cultura pop e del’industria dello spettacolo e dei concerti. 



Ultima modifica di Annali il Dom Ago 24, 2014 3:07 am, modificato 2 volte

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Re: La musica: magia d'ogni tempo

Messaggio  Annali il Sab Ago 16, 2014 1:58 am

LA MUSICA JAZZ 


Charlie Parker (1920-1955)


 Una delle sue frasi celebri: “La musica è la tua esperienza, i tuoi pensieri, la tua saggezza. Se non fa parte della tua vita, non potrà uscire dal tuo strumento”. 
Il debutto di Charlie (bird) Parker è avvenuto a Kansas City nel 1937 con l’orchestra di Jay McShann, e di pochi anni dopo, nel 1941, la sua apparizione sulla scena di New York. 
Il suo stile molto personale, chiamato poi “Bebop”, traeva le radici da swing e blues, apportandovi improvvisazioni ardite che influenzeranno molti musicisti dell’epoca, sassofonisti che imitarono il suo modo di suonare. La sua figura carismatica, uno dei più influenti e innovativi nella storia del jazz, spinse molti appassionati verso il sassofono contralto.
Nel 1945 incide insieme a Dizzie Ghillespie ed è allora che la sua fama esplode, segnando per sempre la storia del jazz con una rivoluzione nel mondo musicale afro-americano.
La sua composizione “Ko Ko” è da considerarsi il primo brano in stile “bebop”, per renderne omaggio al quale la biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, nel 2002, lo introdusse nella lista del National Recording Registry.
In suo onore fu aperto a New York, nel 1949, un locale jazz chiamato appunto “Birdland”, dove Parker si esibiva in molte occasioni. Il locale fu un punto di riferimento per gli amanti del jazz e non solo, frequentato da tante celebrità del mondo del cinema.
La decadenza di Parker avvenne per gli eccessi smodati di droghe e alcool che lo portò a essere rinchiuso in una clinica per malattie mentali, il “Camarillo State Mental Hospital", dove rimase ricoverato per sei mesi.
Dopo la sua dimissione, pulito e sobrio, incise alcune delle sue migliori registrazioni tra cui il brano celebre “ Relaxin’ at Camarillo”.
La morte lo colse quando aveva solo trentaquattro anni. È ricordato come uomo brillante, colto, dotato di grande talento, capace di fantastiche improvvisazioni, e come tale rimarrà nel cuore di chi nel suo personaggio aveva colto l’ispiratore di una beat generation in forma jazz.


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Messaggio  Annali il Mer Ago 13, 2014 5:51 pm

IL ROCK SI FA STORIA


Elvis Presley
Non è facile capire quando e con quale cantante sia nato il rock. Fu Elvis Presley che il 5 luglio 1954 registrò la canzone “Thats All Right Mama”, con il suono ruvido della sua chitarra e la voce singultante?  Mai nessun bianco aveva suonato così, capace di cantare come un nero, innescando una rivoluzione musicale.
Quella canzone che segnò la data d’inizio del rock l’aveva scritta otto anni prima, nel 1946, un bluesman nero, Arthur “Big Boy” Crudup. Nel mercato discografico statunitense del secondo dopoguerra la musica nera era sempre meno confinata nella comunità d’origine, anche se le barriere razziali erano ancora alte. Negazione assoluta del razzismo con il suo essere creatura splendidamente ibrida, il rock’n’roll portato sulla scena da Elvis Presley, nasceva dunque con le caratteristiche predatorie della cultura afroamericana.
La musica a lungo considerata la più giovane per eccellenza, è la più vecchia che il mondo abbia conosciuto.




 


Ultima modifica di Annali il Sab Ago 16, 2014 11:37 pm, modificato 1 volta

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Messaggio  Annali il Mer Ago 13, 2014 2:06 am

IL ROCK SI FA STORIA


The Doors: Jim Morrrison
I Doors nulla avevano a che fare con I festival “tipo pace e amore".
Le loro esibizioni erano rituali duranti le quali Jim Morrison era Il “medico stregone”che guidava la cerimonia. Come un vero sciamano si rendeva conto dell’energia che era in grado di manipolare, capace di indurre nel pubblico uno stato d’isterismo estatico .
C’era allora una generazione di giovani che, istintivamente, all’interno della rivoluzione culturale, volevano che in questo loro mondo ci fosse posto anche per la magia. Erano quindi, alla ricerca di sciamani, che sapessero trarre dalla musica suoni e ritmi in grado di provocare scosse e vibrazioni nel corpo.
Morrison descriveva le sue esibizioni “come una specie di rito purificatore in senso alchemico”.  


 


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Messaggio  Annali il Mar Ago 12, 2014 1:24 am

IL ROCK SI FA STORIA
Per chi abbia vissuto gli anni ‘60, non può fare a meno di evocare un susseguirsi d’immagini alternativamente composte di esaltazioni e trionfi, ma anche drammatici avvenimenti.
Vi furono i Beatles accolti a New York da folle di ragazzine urlanti, e la fine di John F. Kennedy; Bob Dylan a passeggio per il Village e Martin Luther King con il suo sogno. Jim Hendrix che versa benzina e dà fuoco alla chitarra, studenti che offrono fiori ai poliziotti e il raduno di Woodstock. Il sogno dell’uomo che sbarca sulla Luna, Kruscev che all’ONU si leva una scarpa e la sbatte sul tavolo. Marilyn che ci viene portata via e non si sa ancora cosa fu; John Lennon e Yoko Ono e gli Who che fanno a pezzi gli strumenti alla fine delle esibizioni.
Tante facce di rivoluzionari, James Brown, Che Guevara, Richard Nixon e il Vietnam che brucia.
Chi c’era in quegli anni, magari vorrebbe esserci ancora, quando il mondo era giovane e almeno un po’, innocente.
Dopo tanti anni i ’60 rifiutano di andarsene, restano fermi nella memoria, convitati di pietra che hanno osservato i decenni seguenti vivere e morire.
Musicalmente crearono un corto circuito infinito: Dylan ha influenzato i Beatles e loro influenzano lui, inducendolo alla chitarra elettrica. I Birds trapiantano i Beatles nel folk americano; i Rolling Stones rileggono Muddy Waters, Otis Redding rilegge i Rollins Stones.
Si scavalcano gli steccati razziali esplode la rivoluzione sessuale e si disegnano gli orizzonti mentali di una generazione.

 Gli anni ’60 furono la colonna sonora suonata da una moltitudine di artisti, anni favolosi, anche se, non tutti portavano fiori nei capelli, neri, bianchi e latini uomini e donne a coniugare una musica non meno meticcia fra funk e psichedelia.
Mitici anni, certo, ma pure drammatici, con molte vittime al cambio del decennio, con Jim Morrison, Janis Joplin e Jimi Hendrix non più in questo mondo.
Nella sua celebre biografia, Jim Morrison scrisse “ Nessuno esce vivo da qui”. Quando fu ufficializzato lo scioglimento dei Beatles il 10 aprile 1970, divenne chiaro in modo lampante che gli anni ’60 erano finiti e per il rock anni ’70 inizino in una terra di nessuno mancando un disco a fare da spartiacque come era successo ai ’60 rispetto ai ’50.



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