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La poesia: rime nuove rime antiche

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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Sab Feb 10, 2018 10:24 pm



Dalla raccolta “La cifra” (1981), traduzione di Domenico Porzio
Elaborazione grafica a cura di Poesie in forma di rosa
Dipinto nella grafica:“Le rose sanguinanti” (1930) di Salvador Dalì

Very Happy
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  Annali il Gio Feb 08, 2018 11:50 pm

Oggi cercavo un romanzo tra i mille e più sparsi per ripiani, cassetti, scatole poste ovunque persino sotto il letto, senza trovarlo... In compenso ho ritrovato il libro di poesie di Nazim Hilmet...
Aperte le pagine ho riletto questa dove il poeta turco ha concentrato tutto il suo vissuto...

NAZIM HILMET
 
Berlino gennaio 1962.
 
Sono nato nel 1902
Non sono più tornato
nella città natale
non amo i ritorni indietro
quando avevo tre anni
abitavo ad Alep
con mio nonno pascià
a 19 anni studiavo a Mosca
a 49 ero a Mosca di nuovo
e dall’età di 14 anni
faccio il poeta.
 
Alcuni conoscono bene le varie specie
delle piante altri quelle dei pesci
io conosco le separazioni
alcuni enumerano a memoria i nomi
delle stelle io delle nostalgie.
 
Ho dormito in prigioni e anche in alberghi di lusso
Ho sofferto la fame compreso lo sciopero della fame
Quando avevo trent’anni hanno chiesto
La mia impiccagione
A 48 mi hanno proposto
Per la medaglia della pace
E me l’hanno data
A 36 anni ho attraversati in sei mesi
I quattro metri quadrati
Di cemento
Della segregazione cellulare.
 
Ero di guardia davanti alla bare di Lenin nel ‘24
E il mausoleo che visito sono i suoi libri
Non sono rimasto schiacciato
Sotto gli idoli crollati.
 
Nel ’51 con un giovane compagno
Ho camminato verso la morte
Nel ’52 col cuore spaccato ho atteso la morte
Per quattro mesi sdraiato sul dorso
Sono stato pazzamente geloso delle donne che ho amato
Non ho sparlato degli amici
Dietro le loro spalle
Ho sempre guadagnato il mio pane
Col sudore della mia fronte
Che felicità
 
Mi sono vergognato per gli altri e ho mentito
Ho mentito per non far pena agli altri
Le mie poesie sono pubblicate
In trenta o quaranta lingue
Ma nella mia Turchia
Nella mia lingua turca
Son proibite
 
Il cancro non l’ho avuto
Ma non è necessario che l’abbia
Non sarò primo ministro
D’altronde non ne ho voglia
Anche non ho fatto la guerra
Non ho camminato per le vie
Sotto gli aerei in picchiata
A sessant’anni mi
Sono innamorato  
 
In una parola compagni
anche se oggi a Berlino sono sul punto
Di crepar di tristezza
Posso dire di avere vissuto
da uomo
E quanto vivrò ancora
E quanto vedrò ancora
Chi sa.

Non c'è che dire... è molto più che una poesia...


Ultima modifica di Annali il Ven Mar 02, 2018 12:47 pm, modificato 1 volta
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Gio Feb 08, 2018 11:20 pm

(segreto scorrere)

Questo sentiero ci sfugge e sembra
non finire mai. Così è la sera,
la direzione del sole e la fatica
di tutti i seminati. Il paesaggio
ci fa vedere il suo volto nascosto,
la sua distanza più debole, la sua promessa
sul punto di rompersi ogni giorno.

Il tempo che ci rimane è molto prezioso,
e la sua impronta deve rimanere,
pulita e nuda, adesso, dentro la tela.
Arriva la notte e la sua venuta è sempre
più di un colore: un sentimento
molto puro e pericoloso. Il giorno
che perdiamo, la luce ormai appena visibile:
spesso sono solo ombre
che chiedono di essere trattate
con speciale dedizione, guardando
un po’ più in là della loro tristezza,
del loro argomento finale.

Perché quello che cerchiamo
finalmente è qui, nello scorrere segreto,
innamorato e dolce, del paesaggio,
nel suo inconscio in pace
e luminoso.    

Vicente Valero
Poeta contemporaneo spagnolo
(1963, Ibiza Spagna)
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Mar Feb 06, 2018 11:32 pm

Il mare

Prima che il sogno (o il terrore) intrecciasse
Mitologie e cosmogonie
E che il tempo prendesse forma in giorni,
Il mare, il sempre mare, era lì, eterno.
Chi è dunque il mare? Chi è quel violento
Essere antico che rode i pilastri
Della terra ed è uno e molti mari
Ed è abisso e splendore, caso e vento?
Lo si guarda ogni volta per la prima
Volta, con lo stupore che le cose
Elementari destano: maliose
Sere, la luna, il fuoco d’un falò.
Chi è il mare, io chi sono? Lo saprò
Il giorno che tien dietro all’agonia.

Jorge Luis Borges

Da L'altro, lo stesso (1964)
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  spitfire il Mer Gen 31, 2018 8:45 am

Sono quella che sono.
Un caso inconcepibile
come ogni caso.

In fondo avrei potuto avere
altri antenati,
e così avrei preso il volo
da un altro nido,
così da sotto un altro tronco
sarei strisciata fuori in squame.

Nel guardaroba della natura
c’è un mucchio di costumi: di
ragno, gabbiano, topo campagnolo.
Ognuno calza subito a pennello
e docilmente è indossato
finché non si consuma.

Anch’io non ho scelto,
ma non mi lamento.
Potevo essere qualcuno
molto meno a parte.
Qualcuno d’un formicaio, banco, sciame ronzante,
una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.

Qualcuno molto meno fortunato,
allevato per farne una pelliccia,
per il pranzo della festa,
qualcosa che nuota sotto un vetrino.

Un albero conficcato nella terra,
a cui si avvicina un incendio.

Un filo d’erba calpestato
dal corso di incomprensibili eventi.

Uno nato sotto una cattiva stella,
buona per altri.

E se nella gente destassi spavento,
o solo avversione,
o solo pietà?

Se al mondo fossi venuta
nella tribù sbagliata
e avessi tutte le strade precluse?

La sorte, finora,
mi è stata benigna.

Poteva non essermi dato
il ricordo dei momenti lieti.

Poteva essermi tolta
l’inclinazione a confrontare.

Potevo essere me stessa – ma senza stupore,
e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso.





Wisława Szymborska


Ultima modifica di spitfire il Mer Gen 31, 2018 8:48 am, modificato 1 volta (Motivazione : size)
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Dom Gen 28, 2018 1:09 am

Pensierino serale®️

Penso...
A quello che nella vita ho fatto,
a quello che c'è ancora da fare.

Penso...
A quello che rifarei ma non posso,
a quello che potrei rifare.

Penso...
M'è venuto sonno buonanotte
e non pensiamoci più,
fino al canto del gallo...

Eroil
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  Annali il Sab Gen 27, 2018 2:09 am

Se tutto fosse vano

SE.....
Se non crediamo 
nell’amicizia 
Se l’amore 
fosse solo 
fredda parola 
Se spegniamo 
ogni luce 
nell’Universo 
Se simili 
a foglie 
nel vento 
ci disperdiamo 
Se ogni giorno 
moriamo 
in solitudine 
Se ci alimentiamo 
di speranze 
frustate 
o disillusioni 
Se tutto 
Se ogni respiro 
Se le emozioni 
creano il vuoto 
dentro 
e fuori di noi 

Il mondo intero 
diventerebbe 
un immenso Obitorio..
Spento.. Buio

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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  spitfire il Mer Gen 24, 2018 12:28 am

Sí, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, piú in là, piú oltre.

Al di là di te ti cerco.
Non nel tuo specchio
e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, piú oltre.

Al di là, ancora, piú oltre
di me ti cerco. Non sei
ciò che io sento di te.
Non sei
ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene,
e non è me.
Al di là, piú oltre ti cerco.

E per trovarti, cessare
di vivere in te, e in me,
e negli altri.
Vivere ormai di là da tutto,
sull’altra sponda di tutto
—per trovarti —
come fosse morire.









Pedro Salinas
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  controvento il Dom Gen 21, 2018 10:09 pm

L’ore cortesi che squisite danno 
le forme al tuo bel viso, onde ogni sguardo 
è avvinto, quel potere empio s’avranno: 
fare meschino quel ch’era gagliardo. 
Il tempo senza posa estate infonde 
al tristo inverno, ch’entro lei s’inuna: 
gelide linfe stringono le fronde, 
beltà innevata è persa in plaga bruna. 
Non rimanesse estate distillata, 
liquida essenza in carceri di vetro, 
beltà dal proprio effetto rovinata 
senza rimedio avrebbe il tempo tetro. 
fior distillato, se l’inverno avanza 
perde il sembiante, e non dolce sostanza. 

W. Shakespeare
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Ven Gen 19, 2018 12:09 am

Silentium

Taci, nasconditi ed occulta
i propri sogni e sentimenti;
che nel profondo dell'anima tua
sorgano e volgano a tramonto
silenti, come nella notte
gli astri: contemplali tu  e taci.

Può palesarsi il cuore mai?
Un altro potrà mai capirti?
Intenderà di che tu vivi?
Pensiero espresso è già menzogna.
Torba diviene la sommossa
fonte: tu ad essa bevi  e taci.

Sappi in te stesso vivere soltanto.
Dentro te celi tutto un mondo
d'arcani, magici pensieri,
quali il fragore esterno introna,
quali il diurno raggio sperde:
ascolta il loro canto...e taci!...
  
 Fëdor Ivanovič Tjutčev (1830)
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Gio Dic 21, 2017 8:54 pm

Natale

Non ho voglia di tuffarmi
in un gomitolo di strade
Ho tanta stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi cosi
come una cosa posata
in un angolo
e dimenticata
Qui non si sente altro
che il caldo buono
Sto con le quattro
capriole di fumo
del focolare

Giuseppe Ungaretti

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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  spitfire il Dom Dic 10, 2017 12:45 am

Dall’ombra delle cupole nella città delle cupole,
un fiocco di neve, tormenta al singolare, impalpabile,
è entrato nella tua stanza e si è fatto strada 
fino al bracciolo della poltrona dove tu, alzando lo sguardo
dal libro l’hai scorto nell’attimo in cui si posava. Tutto 
qui. Null’altro che un solenne destarsi
alla brevità, al sollevarsi e al cadere dell’attenzione, rapido,
un tempo tra tempi, funerale senza fiori. Null’altro
tranne la sensazione che questo frammento di tempesta,
fattosi niente sotto i tuoi occhi, possa tornare,
che qualcuno negli anni a venire, seduta come adesso sei tu, possa dire:
«È ora. L’aria è pronta. C’è uno spiraglio nel cielo».



Mark Strand
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  spitfire il Sab Dic 09, 2017 11:57 pm

Per te io curo questi fiori,
fulgido assente!
Si fendono le vene di corallo
della mia fucsia – ed io semino e sogno –

I gerani si tingono di chiazze –
umili margherite si frastagliano –
dirada il cactus le spinose punte
per mostrare la gola –

Stilla aromi il garofano
presto colti dall’ape –
un giacinto nascosto
sporge il capo arruffato –
esalano profumi
da fiale così tenui
che ti domandi come li serbassero –

Fiocchi di raso spargono le rose
sferiche sulla ghiaia del giardino –
pure – tu non sei qui –
e vorrei che i miei fiori
non avessero più rossi colori–

Che sia felice il fiore
e il suo signore – assente –
mi dà solo dolore –
in un calice grigio mi rinchiudo –
umilmente – per esser d’ora in poi
la tua margherita –
in lutto di te!



Emily Dickinson



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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  spitfire il Mer Dic 06, 2017 4:03 pm

Un giorno ch’io versavo amare lacrime; che, disciolte in dolore, 
fluivano scomparendo tutte le mie speranze; e me ne stavo
solitario presso l’arido tumulo in cui, sepolta entro un angusto
spazio, era l’essenza della vita mia; solitario cosí come nessuno
fu solitario al mondo, premuto da un indicibile sgomento, ridotto
a non essere ormai se non il senso stesso della disperazione;
come giravo attorno supplichevole gli sguardi, e non
potevo muover passo né innanzi né indietro; e m’avvinghiavo
con anelito senza fine alla vita che mi fuggiva spenta; discese
dalle azzurre lontananze, giú dai vertici della mia beatitudine
trascorsa, un brivido crepuscolare.
          Si strappò, di colpo, ogni legame fra la nascita e me. Fu
la catena della Luce, infranta. La malinconia confluí entro un
nuovo imperscrutabile mondo. E tu, Estasi notturna, e tu, Sonno
divino, sopravveniste.
          Il paesaggio, intorno, si sollevò a poco a poco. Sul paesaggio
aliò, dissolvendosi, il mio spirito risorto. Il tumulo si
sfece in una nuvola di polvere. E oltre la nuvola io vidi, trasfigurato,
il vólto dell’Amata. Negli occhi, Le riposava l’Eterno.
Presi le mani Sue. Il pianto divenne, tra di noi, un rifulgente
vincolo infrangibile. Millenni furono spazzati in lontananza, come
uragani. Piansi al suo collo l’estasi di quella vita nuova. Fu
il primo, unico sogno. E da quell’attimo soltanto, s’infuse in
me una fede immutabile, eterna, nel Paradiso della notte.
       E nella Luce sua: l’Amata.



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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Mar Dic 05, 2017 4:38 pm

La gatta

Era una gatta, assai trita, e non era
d’alcuno, e, vecchia, aveva un suo gattino.

Ora, una notte, (su per il camino
s’ingolfava e rombava la bufera)
trassemi all’uscio il suon d’una preghiera,
e lei vidi e il suo figlio a lei vicino.

Mi spinse ella, in un dolce atto, il meschino
tra’ piedi; e sparve nella notte nera.

Che nera notte, piena di dolore!
Pianti e singulti e risa pazze e tetri
urli portava dai deserti il vento.

E la pioggia cadea, vasto fragore,
sferzando i muri e scoppiettando ai vetri.
Facea le fusa il piccolo, contento.

Giovanni Pascoli

Massa, 1885    

(sez: Poesie famigliari
e d’altro genere, 1882-1885)
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Mar Nov 28, 2017 11:02 pm

Danza

Nella notte del giardino
   sei gitane
vestite di bianco
   ballano.
Nella notte del giardino
   incoronate
con rose di carta
   e visnaghe.
Nella notte del giardino
   i denti perlacei
scrivono l'ombra
   bruciata.
E nella notte del giardino
   le loro ombre
   si allungano
e raggiungono il cielo
   violacee.

Federico Garcìa Lorca
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  spitfire il Dom Nov 26, 2017 10:51 pm

Prima del triste e difficile addio
non dire che non ci sarà altro incontro.
Ho il dono segreto e strano
di farmi da te ricordare.

In un altro paese, nell’esilio lontano
un tempo, quando verrà il tempo,
ti ripeterò con un’unica allusione,
un verso, un moto della penna.

E tu leggi come il pensiero mi ha ridato
e le tue parole di un tempo e l’ombra,
guarda di lontano come ho trasfigurati
questo giorno o quello appena trascorso.

Quale altro incontro vuoi per noi?
Con un unico verso ti restituisco
i tuoi passi, inchini, sguardi, parole –
di più da te non mi è dato.





Nina Nikolaevna Berberova
Berlino, 1923
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  spitfire il Sab Nov 18, 2017 10:40 am

Con uno sguardo mi ha resa più bella,
e io questa bellezza l’ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.

Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.

Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d’amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un’invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell’abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola, Venere dall’onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.
Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.


(Wisława Szymborska)



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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  controvento il Lun Nov 13, 2017 9:46 pm

Fantasia

Lascia sempre vagare la fantasia,
È sempre altrove il piacere:
E si scioglie, solo a toccarlo, dolce,
Come le bolle quando la pioggia picchia;
Lasciala quindi vagare, lei, l’alata,
Per il pensiero che davanti ancor le si stende;
Spalanca la porta alla gabbia della mente,
E, vedrai, si lancerà volando verso il cielo.



John Keats
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  spitfire il Lun Nov 13, 2017 12:36 am

Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio
e non c’è piú posto per le parole
e a poco a poco ci si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.





Da lontano
Pierluigi Cappello
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  spitfire il Sab Nov 11, 2017 11:51 pm

L’alba vana mi coglie sull’angolo deserto di una strada; sono sopravvissuto alla notte.
Le notti sono onde altere: onde di tenebra blu, dalle cime incombenti, cariche d’ogni sfumatura del bottino abissale, di cose incredibili e desiderabili.
Le notti offrono sempre misteriosi regali e rifiuti, cose metà cedute, metà trattenute, gioie con un emisfero cupo. È così che si comportano le notti, te lo  giuro.
I flutti, quella volta, mi hanno lasciato i soliti relitti, i consueti detriti: qualche amico aborrito per parlare, musica per i sogni, e il fumo di ceneri amare. Cose del tutto inutili per un cuore affamato.
La grande ondata ha portato te.
Parole, parole qualsiasi, la tua risata; e tu così pigramente, così incessantemente bella. Abbiamo parlato e tu hai dimenticato le parole.
L’alba disastrosa mi coglie in una strada deserta della mia città.
Il tuo profilo che si volta e si allontana, i suoni che compongono il tuo nome, la cadenza della tua risata: ecco gli splendenti giocattoli che mi hai lasciato.
Li osservo nella luce nascente, li perdo, li ritrovo; li descrivo ai pochi cani randagi, alle poche stelle randagie dell’alba.
La tua vita ricca e oscura…
Devo raggiungerti in qualche maniera: metto via gli splendenti giocattoli che mi hai lasciato, voglio il tuo sguardo nascosto, il tuo vero sorriso, quel sorriso beffardo e solitario che il tuo impassibile specchio conosce.

                                                                       
                                                                     II
Con cosa posso trattenerti?
Ti offro povere strade, tramonti disperati, la luna dei laceri sobborghi.
Ti offro l’amarezza di un uomo che ha guardato a lungo, molto a lungo, la luna solitaria.
Ti offro i miei antenati, i miei morti, i fantasmi che i vivi hanno onorato oggi col bronzo: il padre di mio padre ucciso ai confini di Buenos Aires con due pallottole dentro i polmoni, morto barbuto che i suoi soldati avvolsero in una pelle di vacca; il nonno di mia madre, ventiquattrenne appena quando guidò la carica dei suoi trecento uomini in Perù, ormai spettri su cavalli svaniti.
Ti offro ogni intuizione racchiusa nei miei libri e quanta virilità o buon umore ha la mia vita.
Ti offro la lealtà di un uomo che non fu mai leale.
Ti offro la mia essenza, salvata non so come, quel centro del cuore che non tratta parole, non traffica coi sogni e non è mai toccato dal tempo, dalla gioia o dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una rosa gialla vista anni fa al tramonto, prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa, teorie su di te, notizie vere e sorprendenti al tuo riguardo.
Ti posso dare la mia solitudine, le mie tenebre, la fame del mio cuore; cerco di allettarti con l’incertezza, il pericolo, la sconfitta.



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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Mer Set 20, 2017 11:03 pm

Ieri ®

Quando sorridendo
sull'ultimo respiro
dicesti ciao...
Giorni mesi anni contai
ma ripensandoti
è ieri che t'incontrai.

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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Sab Set 02, 2017 10:10 pm

Donna e gatta

Lei giocava con la sua gatta,
e quale meraviglia era vedere
la mano bianca e la bianca zampa
trastullarsi nell’ombra della sera.

Lei nascondeva – scellerata! –
sotto i guanti di filo nero
le unghie d’agata assassine,
taglienti e chiare come un rasoio.
Anche l’altra faceva la sdolcinata
e ritraeva gli artigli acuminati,
ma il diavolo non ci perdeva nulla...

E nel boudoir dove sonoro
tintinnava il suo aereo riso
brillavano quattro punti fosforescenti.

Paul Verlaine
(da Poesie saturnine, 1866)
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Mar Ago 08, 2017 12:45 pm

Alla finestra sognando...

Plenilunio d'agosto ®️

Quattro passi saltellando
m'allontano cercando
da recuperare, un sasso

All'orizzonte la linea di luce
s'avvicina devo tornare
è ora, di rimettere...
i piedi a terra.
 
Eroil


Ultima modifica di eroil il Ven Ott 13, 2017 11:04 pm, modificato 1 volta
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Re: La poesia: rime nuove rime antiche

Messaggio  eroil il Ven Lug 14, 2017 11:55 pm

Sedevano sorseggiando il tè

Sedevano sorseggiando il tè
e parlavano molto d'amore.
I Signori facevan gli estetici,
le Dame eran dolci e sensibili.

«L'amor dev'esser platonico»,
sentenziò il magro consigliere.
Ride ironica la consigliera,
e intanto sospira: «Ahimè!»

Spalanca la bocca il canonico:
«L'amor - dice - non sia brutale
perché ciò la salute danneggia.»
Sussurra la ragazza: «Ma come?».

Aggiunge, assai mesta, la contessa:
«L'arnor è certo una passione!»
e porge intanto, molto cortese,
una tazza al signor barone.

C'era a tavola ancora un posto,
e tu, mia cara, l'hai mancato.
Chissà con che grazia, tesoro,
del tuo amore avresti parlato.

Poesia di Heinrich Heine
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